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Etniche/ Light/ Ricette vegetariane/ Secondi

Melanzane al caprino

Non mi faccio viva dai primi mesi dell’estate, lo so, ma avevo bisogno di un periodo di stacco totale, provata da un caldo infernale, dagli oramai ricorrenti problemi con i genitori anziani, stanca morta da non reggermi in piedi, da crollare sul divano all’ora di cena per poi non riuscire a dormire a causa della troppa stanchezza.

Mi sono dedicata a me stessa, ho spento il pc, ho trascorso più tempo possibile al mare, ho nuotato per ore ogni giorno, ho bevuto litri e litri di acqua e ho curato l’alimentazione come non mai, ho voluto iniziare un percorso che mi aiutasse a riprendere la forma perduta a causa dell’eccessivo stress e delle preoccupazioni, ho chiuso completamente porte di stanze che non mi appartenevano più, ho lasciato fuori maleducazione e cattiveria, ho deciso che la mia strada dev’essere questa, un blog indipendente, aperto a delle collaborazioni perché sono sempre stimolanti, ma con la libertà di decidere da sola quali passi intraprendere, quando e se pubblicare.

Ho trascorso due settimane in Francia, una vacanza bellissima e a mia misura che mi ha ricaricata, il tutto documentato in una quantità esagerata di scatti, molti ancora da sistemare e che prima o poi vedranno la luce anche su queste pagine, ma con calma perché sto avendo una vita molto complicata e faticosa…

Oggi la proposta è semplice, sperimentata dopo aver visto questo post, incuriosita dal sapore mediorientale di questa ricetta, sicuramente perfetta per il regime alimentare che sto seguendo: c’è chi la trova favolosa, da far esplodere le papille gustative, e penso che ciò sia legato sia alla qualità della melanzana scelta, sia a quello del sommacco, purtroppo di non facile reperibilità in Italia. Quello utilizzato nella ricetta dalla quale ho tratto gli ingredienti è a base di melograno essiccato, sicuramente più acidulo, mentre io ho usato il classico sommacco libanese, che già di suo è complicato da trovare. Il sapore, anche a causa della pessima qualità della melanzana da supermercato, sicuramente ne ha risentito: sperimentate, ma solo se avete le melanzane dell’orto e cercate di trovare un buon sommacco, fresco e saporito, altrimenti lasciate perdere.

Il caprino a me non piace, ma qui ci va, ci va proprio perché il connubio di sapori che si ottiene è perfettamente equilibrato, con la sapidità del formaggio, l’amarognolo dell’ortaggio e l’asprigno del sommacco. E’ la perfezione. Se gli ingredienti sono perfetti (i miei non lo erano).

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Melanzane al caprino
Tempo di preparazione 5 mins
Tempo di cottura 45-60 mins
Porzioni
Ingredienti
Tempo di preparazione 5 mins
Tempo di cottura 45-60 mins
Porzioni
Ingredienti
Istruzioni
  1. Lavare bene le melanzane e disporle in una teglia intere e con il picciolo, nel frattempo portare il forno a 190° ed infornare per 45-60 minuti (io ho usato la modalità ventilata), in maniera tale che la polpa si cuocia al vapore grazie alla buccia. Poi tagliarle a metà e condirle con sale, pepe ed olio, disporvi qualche cucchiaiata di caprino, del sommacco ed ancora un giro d'olio. Servirle ancora calde.

Etniche/ Primi

Puntini di sospensione e noodles al pollo

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Ci sono giornate come frasi dense di punti di sospensione, in cui non sai nemmeno se e come finirà,

ci sono giornate piene di punti interrogativi, quando ogni certezza diventa una scommessa con se stessi,

ci sono giornate costellate di punti esclamativi, quelle in cui ti senti un leone e sei pronto a sbranare l’umanità.

Le mie giornate più recenti sono traballanti tra i punti di sospensione e quelli interrogativi, con un infinito alfabeto di stanchezza che si ripete sempre uguale a se stesso come le note di un refrain…

Sono momenti in cui ogni tanto spunta un punto esclamativo, uno di quelli ricchi di convinzione perchè sai che non puoi continuare a correre facendo lo slalom tra sospensioni ed interrogativi, sai che serve un gesto di amore verso se stessi, un qualcosa che va al di là dell’indossare un abito che fa star bene o un velo di trucco del colore giusto.

Questo mio punto esclamativo si chiama alimentazione, quella che troppo spesso ho tralasciato guadagnando chili inutili e perdendo energia: oggi ricomincio da me, da un tema scritto appositamente per me stessa, perchè il tempo manca, perchè mi voglio coccolare con un cibo appagante, perchè sono disposta a fare dei sacrifici solo se la pancia è comunque soddisfatta, perchè riesco a condurre il filo del discorso solo se non è troppo complicato.

Ho scoperto i noodles e sempre più spesso sperimento, provo, tento… giocando con gli ingredienti che ho a disposizione perchè l’importante è il risultato che dev’essere assolutamente light senza perdere in gusto, colore e profumo, perchè anche i punti sospensivi possono divenire dei punti fermi, perchè le interrogazioni possono trasformarsi in esclamazioni di gioia per la mia costanza!

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Ingredienti:

100 g. di noodles di riso

olio di sesamo q.b.

un pizzico di sale aromatizzato

salsa di soia q.b.

salsa di pesce q.b.

120 g. di petto di pollo

una grattugiata di rafano fresco

cavolo cappuccio q.b.

porro (parte verde) q.b.

Procedimento:

Riscaldare dell’acqua per ammollarvi i noodles, come da istruzioni sulla confezione e, nel frattempo, ripassare velocemente in un wok il petto di pollo tagliato a pezzettini con un pizzico di sale aromatizzato (non amo la carne troppo intrisa di salsa di soia), poi aggiungere un goccio di olio di sesamo, la salsa di soia e quella di pesce ed unire le verdure tagliate fini, farle saltare un po’ ed aggiungere una generosa grattugiata di rafano.

Non appena i noodles saranno pronti, scolarli ed unirli al condimento nel wok, far saltare ancora un po’ il tutto sino ad amalgamare gli ingredienti.

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Etniche/ Ricette vegetariane

Zuppa con i noodles (senza alcuna cognizione di causa)

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Finalmente è arrivata la bora a spazzare via la nebbia dai cieli della mia Trieste, dopo giorni di umidità intensa e coperti da una coltre di nebbia da far concorrenza alla Val Padana, un vento fortissimo che ci ha regalato l’aria tersa, il cielo privo di nubi, un sole che è una meraviglia: raffiche a 120 chilometri orari che hanno iniziato a mettermi a dura prova nei miei spostamenti in scooter, nonostante chi lo usi sempre sappia quali sono i punti “caldi” (per modo di dire… 🙂 ) in cui prestare maggiore attenzione, dove le raffiche si incanalano creando dei vortici d’aria pericolosi e in grado di rovesciare chiunque.

Però fa freddo, tanto freddo, le raffiche si insinuano ovunque, non servono abiti caldi se il vento è in grado di oltrepassarli, sono necessari giubbotti lunghi a tenuta perfetta, guanti, sciarpe e tutto ciò che aiuti a bloccare gli spifferi gelidi; in questa settimana ho usato tanto lo scooter tra le corse in ufficio e tutti i colloqui con i docenti di mio figlio, tre pomeriggi a raggiungere una scuola ubicata in una zona dove la bora soffia ancora più forte rispetto al centro cittadino… erano anni che non soffrivo così tanto il freddo!

Poi uno si aspetta di rincasare e trovare un ambiente caldo e confortevole, di sentire immediatamente le guance andare in fiamme per il calore domestico… e invece niente, tiè! Da quando ci hanno applicato le termovalvole l’impianto di riscaldamento non funziona più a dovere e in casa a stento si raggiungono i 18 gradi, che per una freddolosa come me è un dramma, quindi vivo di the caldo e zuppe a volontà 🙂

Spesso rincaso molto tardi rispetto alle ore canoniche dei pasti, quindi bisogna organizzarsi prima e siccome non sempre ci riesco, stavolta ho provato a rendere “zupposi” dei noodles che richiedevano solo quattro minuti di cottura (meglio di così…), usando un po’ gli ingredienti a casaccio, senza alcuna cognizione di causa, per l’appunto, ma ottenendo un pasto caldo buono buono che ho poi ripetuto più volte!

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Ingredienti:

olio di sesamo q.b.

mezzo porro (ho usato la parte verde)

una manciata di funghi (quelli che volete, qui ho usato i porcini freschi, ma la volta precedente ho utilizzato quelli essiccati in casa dell’anno precedente)

salsa di soia q.b.

fish sauce q.b.

un pizzico di sale

125 g. di noodles di frumento

acqua a volontà (con un litro ne escono tre belle scodelle piene)

Procedimento:

Tagliare il porro a rondelle e farlo saltare nell’olio di sesamo caldo, poi unire la salsa di soia (io ho utilizzato gran parte di fish sauce e poca di soia perché sono intollerante a quest’ultima), aggiungere l’acqua, versare anche i funghi affettati, aggiustare di sale e coprire per pochi minuti; versare anche i noodles e cuocere per il tempo indicato sulla confezione (4 minuti nel mio caso)… pochi minuti per una zuppa saporita e appagante!

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Etniche/ Primi/ Ricette vegetariane

Finalmente i soba (con il risucchio!)

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Da lungo tempo nella mia dispensa risiedevano alcune confezioni di soba, ultimo ricordo di una meraviglioso pacco di golosità etniche regalatemi da mio cugino, legato al Giappone oramai da anni a seguito di un matrimonio internazionale e che conosce bene la mia passione per il cibo tipico di tale paese.

Ci ho pensato tantissimo perché temevo di sbagliare la cottura, pur avendo avuto da lui la ricetta da utilizzare, poi alla fine,  come al solito, ho fatto a modo mio, in particolar modo in vista della prossima scadenza del prodotto.

I soba sono una sorta di spaghettini marroncini realizzati con la farina di grano saraceno, vengono confezionati a mazzetti (le dosi citate in ricetta), tant’è che solitamente si considera un mazzetto a testa: noi siamo in tre e prima di sentirmi dire che son pochi ne ho usati quattro 🙂

Avendoli preparati caldi ho usato la versione “zupposa”, ma  si tratta fondamentalmente di un piatto da gustare freddo e quindi perfetto per l’estate, oltretutto  ogni boccone andrebbe accompagnato da una sorta di risucchio per gustare al meglio anche la parte brodosa, che a noi sembra comico, ma nella cultura orientale ha un significato, legato al gradimento, più profondo; io l’ho voluto preparare caldo e anche un po’ a modo mio,  secondo i miei gusti, pur senza stravolgere alcuni degli ingredienti cardine della cucina nipponica.

La mia è una preparazione un po’ occidentalizzata per carenza di materiale, tuttavia andrebbero serviti sugli zaru, una sorta di piccoli vassoi in bambù, e accompagnati da una teiera cubica contenete l’acqua di cottura da utilizzare, a termine del pasto, per allungare ciò che rimane del condimento e farne un brodo leggero molto gustoso da bere.

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Ingredienti:

4 dosi di soba

1 porro (ho utilizzato la sola parte bianca perchè era molto grosso, ma personalmente trovo che anche quella verde stia benissimo)

2 cucchiai di semi di sesamo

3 cucchiai di salsa di soia

2 cucchiaio di aceto di riso

4 cucchiai di olio di sesamo

acqua q.b.

Procedimento:

Cuocere i soba in acqua non salata per il tempo indicato sulla confezione (la mia indicava quattro minuti), nel frattempo tostare i semi di sesamo in un padellino antiaderente, poi metterli da parte e affettare il porro; nel frattempo, in una ciotola, mescolare la salsa di soia, l’olio di sesamo, l’aceto di riso e un po’ di acqua per ottenere la parte liquida (se fossero stati preparati freddi ne sarebbero bastate un paio di cucchiaiate); scaldare il wok e versarvi il condimento in cui andremo a far saltare il porro affettato, successivamente vi aggiungeremo i soba e, solo da ultimo, il semi di sesamo. Far saltare ancora un po’ sino ad amalgamare gli ingredienti e servire.

PS: ho beccato il marito che, zitto e nascosto, tentava di grattugiarci sopra il parmigiano!

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Etniche/ Primi/ Ricette vegetariane

A passi lenti sotto la pioggia

IMG_3196Il tempo è cambiato e, nonostante ci si stia affacciando appena al mese di agosto, in queste giornate di pioggia e di estrema variabilità sento già un pizzico di autunno incombente e con un po’ di tristezza mi rendo conto di essermi giocata giugno, il mese più bello, alle prese con i libri scolastici, e di essermi bruciata una parte di luglio, mese stupendo, a causa dell’eccessivo calore che mi ha tolto ogni briciola di energia.

Tra un mese sarò già lontana, finalmente a godermi le vacanze e al cui ritorno non potrò più nuotare nel mio mare: ecco l’aspetto che più mi deprime, non tanto la mancanza dell’estate in sé quanto quella dell’acqua salata, del profumo di alghe, del riemergere tra gli scogli evitando le cozze e gli anemoni, dell’aroma nel naso perché è vero che il mare profuma di estate e libertà.

Allora mi affaccio al panorama strano di questa giornata, sotto un cielo plumbeo in cui le nuvole scure rotolano incessantemente, sferzate da un vento insistente e gelido, e passeggio lentamente nonostante le goccioline di pioggia quasi autunnale, a passi lenti per arrivare all’autunno più tardi possibile perché l’estate voglio che duri ancora un po’, perché ho ancora bisogno di annusare il mare, perché un mese scarso voglio farlo durare almeno sessanta giorni.

Ho voglia di un comfort food che però non risulti autunnale, un qualcosa che mi coccoli più di una insalata estiva senza però farmi sentire pronta per l’inverno perché non lo sono affatto, un qualcosa che possa coniugare le verdure di cui sono ghiotta con il tocco esotico degli altri ingredienti usati, che sia di velocissima preparazione perché ho ancora tanta vita da godere e mi serve molto tempo libero, che sia leggero e che mi faccia sentire già un po’ in vacanza.

Ecco i miei noodles di riso semplici semplici ma pieni di sapore 🙂

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Ingredienti:

noodles di riso (le boccucce di casa mia richiedono 100 g. a testa)

zucchine (da qui in poi le quantità sono a gusto personale)

carote

aglio (uno spicchio)

zenzero (circa 1 cm)

buccia di lime (parte esterna)

erba cipollina

olio di sesamo

salsa d’ostrica (un cucchiaio)

Procedimento:

Far saltare in padella l’aglio tritato con lo zenzero in poco olio di sesamo e successivamente aggiungere le zucchine  e le carote a striscioline (le mie sono state tritate perché erano piccolissime e bitorzolute) facendole saltare appena il tempo di avere un minimo di cottura senza però che perdano la croccantezza; aggiungere da ultimo un po’ di buccia di lime tritata grossolanamente e una piccola quantità di salsa d’ostrica.

Lasciar rinvenire i noodles di riso nell’acqua calda non salata appena il tempo indicato sulla confezione, scolarli delicatamente e aggiungerli alle verdure, mescolando il minimo indispensabile per non scuocerli e rovinarli: impiattare con qualche filo di erba cipollina sminuzzata ad insaporire il tutto.

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Etniche/ Light/ Pesce

Riso thai e salmone per accogliere l’estate

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E’ innegabile, finalmente la stagione è cambiata e il sole scotta, il cielo è azzurrissimo e anche i pochi cumuli bianchi sono spazzati da quel lieve soffiare da est-nord est; ben conscia del fatto che l’estate ci sta dando solo i primi assaggi e che ben presto arriveranno i consueti santi del ghiaccio a farci provare ancora un ultimo brivido, la mia voglia di mare si fa sentire.

La scogliera è a cinque minuti da casa eppure sono relegata tra le mura domestiche a causa della scuola e degli infiniti volumi da studiare, ripetere, dalle interrogazioni continue cui sottopongo mio figlio, godendomi il sole solo dal balcone con la disperazione di tutta la famiglia.

Ho voluto portare almeno in tavola un tocco di freschezza, complice un filetto di salmone che giaceva congelato e qualche ingrediente un po’ diverso nascosto nella dispensa, per non trascurare il gusto anche in questo periodo in cui finalmente sono riuscita a mettere a dieta tutta la famiglia.

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Ingredienti:

250 g. di filetto di salmone

300 g. di riso thai

1 lime

circa 1 cm. di radice fresca di zenzero

1 cucchiaio di salsa d’ostriche

1 cucchiaio di salsa di pesce

q.b. di olio di sesamo

Procedimento:

ho tagliato a cubetti il salmone facendolo saltare velocemente nel wok con un po’ di olio di sesamo, poi ho aggiunto le due salse, lo zenzero grattugiato e il lime (scorza grattugiata e il succo), preventivamente “fatto rotolare” sul tavolo premendo leggermente con le mani altrimenti spremerlo risulta molto faticoso e si perde gran parte del succo.

A parte ho cotto il riso nel rice cooker (rigorosamente senza sale perchè il condimento è a base di due salse molto sapide), quindi si tratta di una cottura che si sviluppa mediante costante assorbimento dell’acqua da parte del riso che risulterà, pertanto, estremamente soffice.

L’ho servito in queste deliziose ciotoline e l’abbiamo gustato tiepido: fresco, delicatissimo e con un tocco estivo!

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Carne/ Etniche/ Light

Da oggi inizia il progetto bikini (con il petto di pollo al latte di cocco)!

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Dopo mille tentativi di perdere peso, prontamente falliti a causa della perenne disorganizzazione della sottoscritta e della scarsa collaborazione del proprio partner, oggi sono qui di nuovo, con una pianificazione ferrea dopo aver trovato il coraggio di affrontare il mio peggior nemico, sua odiosità la bilancia… no, non sono riuscita a sfondarla, ma c’è mancato poco, motivo per cui due giorni fa il progetto “meno venti chili alla volta” è decollato, inizialmente con una buona verdurona cruda detox, con un secco rifiuto alla birra offerta a cena dal marito, con della frutta ridotta a gelato sugar-free che, grazie all’aria incorporata, soddisfa il palato (ma ne riparleremo), con un caffè al mattino che accelera il metabolismo e conferisce un senso di appagamento e sazietà, con tisane e the a volontà…. sino ad arrivare alla cena di stasera (confesso che ci ho inserito anche un trancio di pizza ed un boccale di birra ieri sera a cena, ma il sabato sera mi concedo una coccola).

Premetto che io abitualmente la carne non la mangio, sia perchè non ne vado matta, ma soprattutto per una questione etica, perchè dopo aver visto le mucche andare al macello, rinchiuse e stipate in quegli enormi rimorchi con gli occhioni di bontà liquida, con i nasoni umidi e morbidi, con la consapevolezza del loro destino… beh, non ce l’ho proprio fatta più ad affrontare una bistecca; qui un po’ di carne, ma pocapocapocadavveropochissima mi serve, almeno all’inizio, altrimenti non mi organizzo… diciamo il tempo di trovare delle alternative che soddisfino il fabbisogno alimentare e il palato.

Ho acquistato una sola confezione di petti di pollo, uno per la cena di stasera mentre gli altri verranno porzionati e surgelati per le prossime preparazioni ed è proprio con questo piatto di carne che inizio un periodo di ricette solo adatte ad un regime calorico controllato, ma con gusto! E’ inutile, a me piace mangiare, anche se fortunatamente non sono affatto golosa: mangio con gusto, ma solo se ho appetito, altrimenti nulla, sono inattaccabile ed incorruttibile… purtroppo spesso, causa gli orari di lavoro, ai fornelli c’è il marito, al quale chiedi l’insalata e ti ritrovi con un piatto di gnocchi al gorgonzola… e così i chili, giorno dopo giorno, vanno ad accumularsi sul mio quasi metro e settanta spalmandosi per benino!

Il mio peso attuale è assolutamente scandaloso, nemmeno a chiedermelo perchè mi vergogno e non lo dico a nessuno, ma mano a mano che procederò in questo percorso di amore per me stessa ne pubblicherò i risultati raggiunti: dopo il primo giorno avevo perso 700 g., che saranno pure di acqua, che sarà pure che i primi chili scendono subito, ma a me ha dato soddisfazione!

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Inizio con questo pollo al latte di cocco, alternativa al consueto petto grigliato, veloce e appagante!

Ingredienti (ho calcolato le dosi per due persone):

due petti di pollo

una cipolla media

uno spicchio di aglio

un peperoncino rosso

q.b. olio evo

un cucchiaino di curcuma in polvere

un cucchiaino di curry in polvere

q.b. di latte di cocco

Procedimento:

Scaldare le cipolle affettate sottili nell’olio, aggiungere lo spicchio d’aglio schiacciato, i peperoncini (amo il sapore piccante quindi i semini li ho lasciati) e la curcuma, poi togliere lo spicchio d’aglio e aggiungere il pollo tagliato a cubetti, poi unire anche il curry e, un po’ alla volta, il latte di cocco sino a cottura ultimata e ad ottenere una cremina.

Pronto… velocissimo e dietetico!

Perfetto da servire con una porzione di riso basmati (che io ho evitato per non sforare il budget calorico quotidiano).

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Antipasti e stuzzichini/ Autoproduzione/ Etniche/ Ricette vegetariane

Contaminazioni mediterranee

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Ogni viaggio per me diventa un’occasione per annusare il mondo, dove profumi e sensazioni si mescolano in un vortice di emozioni assolutamente inscindibili, dove incontro culture diverse e umanità di ogni tipo, da conoscere, da approfondire e dalle quali imparare sempre qualcosa di nuovo, in una commistione culturale che possa allargare i miei orizzonti e rendere la mia mentalità più aperta ed elastica.

Ogni viaggio diventa un’esperienza sensoriale prima di ogni altra cosa, prima di ciò che posso apprendere da chiese, palazzi e musei perché la cultura di un popolo passa innanzitutto per i profumi e i sapori della cucina… solo dopo aver annusato ed assaggiato le spezie di un mercato riesco a collegarle ai colori di un affresco o alle stuccature dorate di un palazzo, solo allora posso capirne le radici storiche, l’esegesi culturale, come solo dopo aver capito la storia di un popolo riesco ad entrarne nella relativa mentalità e ad assimilare tutto ciò che possa ampliare i miei limiti mentali.   

Quando lessi la ricetta pubblicata da Margherita iniziai a pensarci su, con la tentazione di provarci perché mi sembrava una cosa semplice e realizzabile, una bellissima idea fare il paneer in casa, poi comunque mi feci un giretto nel web per saperne di più perché alla fine io sono una curiosona! E ho appreso che si tratta di una ricetta sudasiatica (पनीर  in Hindi), diffusa in India e Pakistan, preparata senza l’uso del caglio, senza il sale e perfetta sia al naturale che come base per altre preparazioni, oltretutto molto diffusa anche in altri paesi in mille varianti e dai molteplici nomi… insomma, perfetta e versatile anche per i miei pasticci in cucina! Non che con un litro di latte ne esca molto, però alla fine si ottiene un ottimo formaggio spalmabile a basso costo, specie se si parte dal latte del discount che alla fine si acquista con pochi centesimi.

La preparazione è semplicissima in quanto è sufficiente far arrivare il latte a bollore, aggiungere 3/4 cucchiai di aceto bianco (o limone) e mescolare: il latte si caglierà subito e, non appena raffreddato, basterà versarlo in un colino rivestito con una pezza di cotone o di garza e strizzare la parte solida; il caglio rimasto potrà essere riciclato per una successiva cagliatura, anche se meno decisa rispetto a questa ottenuta con l’acidificazione oppure tenerlo da parte per la preparazione di crepes salate.

Una volta versato il paneer in una ciotola l’ho mescolato con del prezzemolo tritato (io ho usato quello del mio balcone, molto dolce e delicato), ma avendo del coriandolo penso si ottenga il massimo del risultato, poi ne ho fatto delle palline e le ho ripassate nella farina di pistacchio di Bronte, acquistata alla Vucciria di Palermo e dal sapore delicatissimo e particolare.

Volevo utilizzare alcune delle chicche acquistate in vacanza, ma l’idea di limitarmi a replicare delle ricette tipiche, che sicuramente i siculi preparano meglio di me, non mi interessava particolarmente… al contrario mi si sono illuminate le papille gustative quando ho conosciuto il pistacchio di Bronte, così versatile sia nei piatti salati che in quelli dolci.

Con il paneer si possono fare delle “biglie” dolci altrettanto strepitose e delicatissime, ma queste ve le preparerò la prossima volta!

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Ingredienti:

1 l. di latte intero (che sia fresco o UHT non cambia)

3 o 4 cucchiai di aceto bianco (dipende dal grado di acidità) o di limone

un mazzetto di prezzemolo

q.b. farina di pistacchi di Bronte

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Etniche/ Pesce

Sono ritornata!

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In questo lungo periodo alcune di voi si sono preoccupate per la mia prolungata assenza, quindi mi sembra doveroso almeno motivarla: innanzitutto mio figlio ha seriamente rischiato una bocciatura a causa di un docente che lo ha preso di mira, quindi ho fatto l’impossibile per dedicarmi a lui e cercare di aiutarlo il più possibile, anche a scapito di molte ore di permesso chieste sul lavoro e che ora mi trovo a dover recuperare in quanto il mio contratto non prevede permessi retribuiti. Da ultimo il mio portatile, già più volte riparato, ha definitivamente ceduto: contavo di acquistarlo a fine luglio, ma a mio figlio  era stato promesso un regalo per la promozione e quindi che regalo sia…. rimandando ulteriormente l’acquisto del computer perchè le mie possibilità economiche sono limitate.

Ora sto faticosamente postando per il tramite di una ciofeca di notebook la cui tastiera salta in continuazione e la cui connessione è lenta da far paura, ma stasera ho realizzato un piattino talmente veloce e saporito che non potevo non proporlo!

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Ingredienti:

una porzione di filetto di pollock dell’Artico

1 cucchiaio di salsa di ostriche

3 cucchiai di salsa di pesce

olio evo q.b.

una manciata di semi di sesamo

una spruzzata di vino bianco secco

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Procedimento:

ho riscaldato la padella con poco olio evo e ho fatto dorare, da ambedue i lati, il filetto di  pollock, ho poi versato il vino proseguendo la cottura a fuoco lento e a pentola coperta per alcuni minuti, ho successivamente aggiunto le salse e i semi di sesamo, ho atteso che il tutto si amalgami e ho impiattato.

Il risultato è stato una pietanza dal sapore orientale, come piace a me, magra e saporita; perfetto è l’accompagnamento con il riso tuttavia io ho intinto nel sughetto della rucola appena raccolta ed era deliziosa… almeno non ho esagerato con i carboidrati!

Un bacione e spero di rifarmi viva quanto prima!

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Antipasti e stuzzichini/ Etniche

Inarisushi, lo street food d’Oriente

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Nel “pacco delle mille meraviglie” che mi è stato donato dal mio cugino nippo-svizzero c’era anche una strana busta che stentavo a provare: ci ho messo qualche mese, approfittando del fatto che si trattava di una preparazione impacchettata sottovuoto e che quindi mi concedeva qualche dilazione temporale…. alla fine l’ho chiamato e gli ho chiesto aiuto perchè proprio non ricordavo cosa dovessi farne (le istruzioni c’erano, ma espresse con gli ideogrammi… 🙁 )!

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Nel mentre facevo ricerche sulla preparazione ho scoperto che si chiamano Inarisushi e che non sono altro che delle “taschine” di tofu fritto in cui va inserito il riso, trattato alla stessa maniera utilizzata per la preparazione del sushi, ossia risciacquato ripetutamente per fargli perdere l’amido, bollito e condito con dell’aceto di riso; per arrivare a realizzare queste strisce di tofu, lo stesso va fritto più volte per farlo arrivare ad una temperatura elevata e ottenendo un prodotto chiamato “aburaage”.

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Vi sono delle varianti anche per questo piatto: abbiamo il Fukusa-zushi (帛紗寿司) e il Chakin-zushi (茶巾寿司), che ricordano di più una omelette, anche se, in tutta onestà, non so bene quale sia la variante che ho messo in tavola, so solo che fortunatamente ho aperto la busta e ho trovato le tasche di tofu pronte, bastava staccarle e aprirle con molta cautela (operazione difficoltosa perchè tendono a rompersi) e riempirle di riso, poi condire con il sugo già pronto, a base di soia e molto d0lce.

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Non serve far altro perchè il calore del riso appena bollito sarà sufficiente a riscaldare il tofu e il sugo: è un piatto dal sapore strano, dolce e gradevolissimo, quasi uno spuntino o un antipasto, molto leggero e perfetto se l’appetito è scarso… chiaramente prepararlo da sè in casa mi sembra impraticabile se non siete degli esperti in cucina orientale, ma se lo trovate in qualche negozietto etnico non lasciatevelo scappare, è una delizia!!!

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Dall’immagine della confezione si nota quale sarebbe la presentazione perfetta…ma vi giuro che non vi sono proprio riuscita, erano scivolosi e fragilissimi…..

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