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Autoproduzione/ Bevande/ Conserve/ Vini e bevande

Arancello, con il cuore nel colore dell’estate

Ci sono istanti di cui mi innamoro, colori e profumi che mi entrano nel cuore, emozioni che mi rimangono impresse nell’anima come timbri indelebili.

Ci sono momenti in cui mi fermo rapita ad osservare e mi manca il fiato, istanti in cui mi si mozza il respiro e rimango fissa ed incantata.

Ci sono attimi in cui mi sento parte unica di questo meraviglioso universo ed in totale comunione con la natura, perfetti respiri di libertà assoluta.

Ci sono dei pezzetti di vita in cui tutto è armoniosamente completo pur nella bellezza dell’imperfezione, morsi di esistenza in cui questa vita è ancora più bella.

Ci sono forme perfette, simpatiche, che regalano un sorriso solo a vederle, c’è la sfera, così perfetta, liscia, morbida, priva di angoli insidiosi, così levigata da rotolare ovunque la si appoggi.

C’è la perfezione di un’arancia, con il suo profumo intenso, che mi riporta il cuore al Mediterraneo, che mi riporta l’emozione al mare estivo, c’è la sua rotondità così assoluta, una sfericità che solitamente sui banchi dei nostri supermercati settentrionali non si può ammirare, una geometricità incredibile che non poteva non racchiudere il suo aroma intenso in un liquore con il colore carico di un elisir.

 

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Arancello
Tempo di preparazione 10 mins
Tempo di cottura 10 mins
Tempo Passivo 15 giorni
Porzioni
75 ml.
Ingredienti
Tempo di preparazione 10 mins
Tempo di cottura 10 mins
Tempo Passivo 15 giorni
Porzioni
75 ml.
Ingredienti
Istruzioni
  1. Pelare le arance con un pelapatate i modo da prelevare solamente la parte esterna della buccia, metterle in un vaso di vetro con l'alcool e lasciare 15 giorni a macerare, scuotendo spesso in modo da smuoverle. Sciogliere lo zucchero nell'acqua, togliere dal fuoco, lasciar raffreddare e versarvi l'alcool dal quale saranno state tolte le bucce e strizzate, mescolare bene e filtrare il tutto con una garza, imbottigliare e servire freddo dopo almeno una settimana di riposo. In alternativa, se non fate uso di alcoolici, è perfetto per la preparazione di dolci.

 

 

Antipasti e stuzzichini/ Autoproduzione/ Ricette vegetariane

Nord chiama Sud: alivi cunzati (olive condite)

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La preparazione di questa semplicissima ricetta, povera eppure saporitissima, mi ha riportata ai miei viaggi estivi in terra salentina (nonostante la preparazione tipicamente sicula), quelli che affrontavo con una cara collega e durante i quali ci divertivamo come delle matte: partivamo la sera con il treno e l’indomani scendevamo a Lecce, rigorosamente senza cuccetta e arrivando stravolte a destinazione, ma già impazienti non appena la ferrovia iniziava a sfiorare i primi fichi d’india, maturi e succosi, splendidi nel loro color del sole.

Mi ha riportata ai pomeriggi nelle campagne attorno a casa sua, dove gli ulivi facevano da padroni con quelle meravigliose foglioline argentee ad aggraziare i tronchi enormi e massicci che le sostenevano, sono ritornata al ricordo di quel mare splendido in cui l’Adriatico e lo Ionio si sposano in una lieve scia bianca, di quelle case bianche in pietra leccese con le terrazze di un candore abbagliante sulle quali era impossibile salire senza gli occhiali neri a proteggere dal riverbero, tra i pomodori stesi ad asciugare come tante piccole bandiere rosse profumate.

Mi sono ritrovata sulla costa tra le palme quando, con lo zainetto pronto, affrontavamo delle grotte meravigliose in cui ogni centimetro di pietra sembrava un gioiello incastonato nella roccia, mi è tornata alla memoria una giornata meravigliosa al mare quando io, nata in riva alle scogliere, mi sono gettata tra i flutti agitati e spumosi mentre lei tremava solo a vedermi, quando prendevo l’onda per ritornare sulle rocce senza nemmeno un graffio, quando io, bruna e dalla carnagione scura, mi abbrustolivo al sole cocente mentre lei rimaneva vestita per non bruciare la sua pelle lattea di rossa naturale.

Penso queste siano state le mie vacanze più belle, quelle in cui con diecimila lire di benzina tirate fuori a fatica andavamo ovunque, turiste (super) fai-da-te, a bordo di una Fiat 126 scassatissima dotata di un’autoradio ancora più scarsa, tant’è che cantavamo a squarciagola per coprire il frastuono del motore, acuito dai finestrini spalancati visto il caldo torrido del luglio mediterraneo. E, sulle note di “Ci vorrebbe il mare” (nostro must del periodo), i miei ricordi volano ancora intrisi di dolcezza…

Tornando al presente, poco prima di Pasqua mi hanno regalato un barattolino di olive appena colte, provenienza Slovenia, cosa che mi ha fatto un immenso piacere ma che continuavo ad osservare con un misto di curiosità e terrore non sapendo che caspita farne.

L’idea migliore che potessi avere (meglio di Google!) era quella di rivolgermi alle Bloggalline per avere delle delucidazioni: non che ci sperassi molto visto che mi sembrava di trovarmi davanti ad un genere merceologico molto anomalo e invece… dopo una botta di incredulità delle amiche bloggers in merito al periodo della raccolta (boh, le olive istriane saranno diverse da quelle mediterranee, che ne so….) è accorso in mio aiuto un nutrito gruppo di gallinelle meridionali che (ancora non smetto di benedirvi) sulle olive sapevano tutto, ma proprio tutto! Ho visitato i loro blog, uno ad uno, non me ne sono perso mezzo, e alla fine eccomi qui con la mia personale versione di olive condite che, vi assicuro, sono qualcosa di incredibilmente buono, un concentrato di profumi mediterranei che solo a sentirli sembra di essere già in vacanza 🙂

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Ingredienti (quantità a piacere):

olive appena raccolte

aglio

peperoncino

origano

sale

buccia di arancia (senza la parte bianca)

Procedimento:

colpire le olive con un batticarne al fine di estrarne il nocciolo, risciacquarle bene finchè l’acqua risulta limpida e porle a bagno per una settimana, cambiando l’acqua quotidianamente, affinchè perdano il sapore amaro; preparare un battuto di aglio, peperoncino e buccia d’arancia (con il pelapatate è un attimo), aggiungerlo alle olive ben colate dall’acqua, metterci un po’ di sale, dell’origano e un po’ d’olio extra vergine, mescolare il tutto e lasciar insaporire qualche giorno, sempre controllando che non ammuffiscano (la mia mamma le ha dovute buttare 🙁 ).

Volendo conservarle per più tempo sarà sufficiente porle in un vasetto sterilizzato e ricoprirle completamente d’olio.

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Autoproduzione/ Letture

“La custode del miele e delle api” di Cristina Caboni

Immagine tratta dal web

Immagine tratta dal web

Ho perso la strada.
Ma l’erica mi dona coraggio.
Con l’acacia ritrovo la forza.
Perché il miele è la mia casa.

Molte bloggers lo conoscono già molto bene, vista l’iniziativa legata al libro risalente allo scorso settembre, che io ovviamente mi sono persa in quanto ero all’estero priva di connessione wifi, ma la tentazione è stata talmente tanta che alla fine ho preso l’ebook, senza assolutamente pentirmene.

Mi sono quindi imbattuta in una lettura diversa dal solito, molto delicata e poetica, la cui protagonista è Angelica che, sin da quand’era una bambina, ha un rapporto speciale con le api, tant’è che ne ha fatto una professione itinerante in quanto viaggia ovunque con il proprio camper al fine di dispensare consigli agli apicoltori: in sua compagnia le api danzano perché lei le rispetta, mai ha prelevato più miele di quello che avanza all’alveare per la propria sopravvivenza, lei modula un canto e le api la seguono con una poesia ammaliante.

La meraviglia di quest’opera risiede nei riti antichi, nei luoghi intatti  dell’infanzia di Angelica, del contatto costante con il mare e della sua perseveranza nel difendere a tutti i costi la natura incontaminata dalla speculazione edilizia: lei sa opporsi con tutta l’anima al potere del denaro, essendo in grado di vivere solo grazie ai regali che le api le forniscono periodicamente, e alla fine trova sostegno proprio in Nicola, amore del passato mai dimenticato nonostante le loro vite abbiano preso delle strade divergenti ma che, inizialmente, sembra invischiato nei torbidi interessi finanziari e speculativi del fratello.

Nicola prende le distanze da tutto ciò, difendendo a spada tratta Angelica e il suo amore per l’ambiente, per le api, per l’origine di tanta bellezza che ammanta l’isola sarda in cui il romanzo è ambientato, perché capisce la passione della donna che ancora ama, perché comprende la poesia della natura che li circonda… ed è grazie alla sua caparbietà che l’ecosistema non subirà alcun danno lasciando le api al loro posto e il cuore di Angelica sereno.

La storia narrata è particolare, diversa dalle solite banali trame stereotipate, le parole dell’autrice scorrono dolcemente e con tanta poesia come solo una donna sarebbe in grado di fare, è un romanzo femminile a tutto tondo, ma ciò che più mi ha colpita è stato il rapporto ancestrale che si sviluppa tra la protagonista e i ritmi della natura, nonché la descrizione stessa dell’ambiente, di una magnifica terra bagnata dal mare; è un libro che profuma davvero di cera e di miele poiché la descrizione è talmente intensa da sentirne l’aroma tra le pagine e per rendere al meglio quanto potente sia la forza della natura ci vengono lasciate anche alcune ricette a base di miele e di cera d’api.

Già all’epoca avevo proposto queste preparazioni, ma ora ho voluto approfondire con una delle ricette proposte in calce al libro… visto che quale foodblogger non ho potuto partecipare all’iniziativa legata al romanzo, ho voluto interpretare in maniera un po’ diversa l’accostamento a quest’opera così bella.

Di solito sul viso uso solo una goccia di olio extravergine di oliva e devo ammettere che è meglio di qualsiasi crema vi sia in commercio: è adatto ad ogni tipo di pelle, anche tendente al grasso, perché riequilibra alla perfezione il suo aspetto; lo uso anche sul corpo, sui capelli… potevo non essere attirata da questa ricetta?

Crema per il viso (io ho raddoppiato tutte le dosi):

un cucchiaio di cera d’api purissima

un cucchiaino di miele (ho usato il millefiori)

qualche goccia di olio vegetale (ho usato l’extra vergine di oliva)

Procedimento:

sciogliere la cera a bagnomaria e poi aggiungere il miele e l’olio.

Crema per il viso

Naturalmente ho provato anche questa crema per le mani (raddoppiando anche qui le dosi), sempre in alternativa alla mia solita autoprodotta:

un cucchiaino di cera d’api

qualche goccia di miele (sempre millefiori)

un cucchiaio di olio extravergine di oliva

due gocce di olio essenziale di limone (che avevo terminato, quindi ho usato l”arancio amaro che con il millefiori si sposa alla perfezione)

Procedimento:

sciogliere la cera a bagnomaria e poi aggiungere il miele, l’olio e, da ultimo, l’olio essenziale.

Crema per le mani: uno scatto al volo prima che solidificasse perchè il giallo oro è splendido!

 

In questa nebbiosa giornata grigia la luce era pochissima per avere delle belle foto, ma il colore della cera e del miele è riuscito a dare un po’ di calore e a regalare un raggio di sole….

Autoproduzione/ Conserve/ Dolci e desserts

Al calore del fuoco (confettura di zucca, mele e cannella)

L’autunno piano piano, spingendo dolcemente, è riuscito ad allontanare l’estate, la mia stagione del cuore, quella pigra al sole cocente, quella del mare sempre e comunque, quella passionale ed infuocata al tramonto, per trovarmi spiazzata ed impreparata dinanzi al giacchino che ben presto ha lasciato posto al cappotto, alle zucche e ai cavoli sui banchi dei mercati, al termometro che la mattina mi gela i pensieri al primo sguardo, alla ricerca dell’acqua calda anche per lavarmi i denti, alla copertina la sera sul divano perchè sono peggio di Linus.

L’autunno è amato da molti perchè è mite, ma qui al nord inizia già a stringere la morsa, ad entrarti nelle ossa quando alle sei del mattino sei costretto a lasciare il piumone ed essere già pienamente operativo con gli occhi pieni di sonno a cercare il primo caffè della giornata, quando ti affacci alla finestra  e il cielo è grigio e ghiaccio, quando la bora sferza gli alberi dinanzi casa e le foglie, ad una ad una, iniziano a ricoprire il terreno come un manto dorato.

L’autunno però è anche il profumo della legna al fuoco, del calore dei caminetti,del fascino di una tazza di vin brulè al rientro da una giornata faticosa, del piacere di una doccia bollente che ti accoglie nel suo abbraccio confortevole, delle domeniche mattina che trascorrono lente tra una stiracchiata sotto le coperte e un libro sul divano, intervallate solo da poche uscite nelle scarse  ore di luce appena tiepida a fare un po’ di scorta di sole per tutta la settimana.

Alla fine anche l’autunno ha i suoi momenti di lentezza e di pigrizia come quelli che ci dona l’estate, una pigrizia maggiormente rigenerante perchè faticosamente conquistata da giornate più pesanti, fredde, imbottite in abiti ingombranti dai quali io vorrei uscire sognando isole dell’Egeo, una pigrizia per me difficile da combattere perchè i primi freddi mi gelano i pensieri, le emozioni, i desideri… l’unica reazione conseguente al freddo che mi penetra ovunque è entrare in cucina, dove c’è luce, ci sono profumi e consistenze a stimolarmi, dove c’è il calore del fuoco, dove posso iniziare a mescolare, annusare, assaggiare e creare, fuggendo all’inverno incombente e immaginando solo colori caldi ed intensi come il sole, dove posso sopravvivere sognando già il mio mare estivo che mi attende per una nuova stagione a scaldarmi il cuore.

Confettura di zucca, mele e cannella

Ingredienti:

500 g. di polpa di zucca

200 g, di mela al netto degli scarti

250 g. di zucchero di canna

1 limone

due cucchiai di cannella in polvere

Procedimento:

Premesso che per cuocere le confetture potete utilizzare il metodo Ferber, che ho già sperimentato su queste pagine (qui), questa volta ho preferito adottare la tradizionale cottura a fuoco lento, in vista dei tempi lunghi necessari alla zucca per ammorbidirsi: l’ho tagliata in pezzettini molto piccoli e volendo potete anche aiutarvi con pochi colpi di frullatore, dopodichè l’ho unita alle mele a cubetti, al limone e allo zucchero, facendo sobbollire per il tempo necessario all’addensamento. Solitamente parto dall’idea di proseguire la cottura a bassa temperatura per tre ore, ma alla fine controllo sempre in corso d’opera poichè la varietà del prodotto usato fa cambiare completamente le carte in tavola! Le mele possono essere più o meno acquose, lo stesso vale per la zucca, quindi io questa volta l’ho cotta per pochissimo tempo, in realtà meno di un’ora visto che già il tutto era addensato, limitandomi ad aggiungere la cannella solo all’ultimo istante.

Nel mentre la confettura sobbolle sterilizzare i vasetti, che andranno poi riempiti sino all’orlo, chiusi bene e capovolti sino a completo raffreddamento.

Il risultato è molto particolare: non dolcissima nel senso che non è zuccherina, ma con la dolcezza delicata della zucca e mitigata dall’asprezza della mela… vale la pena provarla!

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Questo scatto appartiene a mio figlio che, munito di cavalletto, si è impegnato per aiutarmi… citazione dovuta!

Autoproduzione/ Economiche

Un po’ di frugalità per un sorriso in più

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Diversi mesi fa iniziavo a postare alcuni suggerimenti mirati al risparmio, oltretutto ben accolti da molti amici di questo salottino virtuale che mi invitavano a stilarne degli altri, poi però, a causa di mille problemi, imprevisti ed intoppi vari, non ho proseguito su questa strada… a mio avviso commettendo un errore non di poco conto perché chi si affaccia sul web non sono solo persone benestanti che ricercano la ricettina sfiziosa o la fotografia ricercata che fa apparire anche l’insalata più banale come un dipinto di Rembrandt.

Cerco sempre di utilizzare ingredienti semplici, di facile reperibilità, di stagione e possibilmente a chilometri quasi zero, sia per etica personale sia perché, inutile girarci intorno, le mie finanze non sono particolarmente floride: lavoriamo ambedue in casa, ma quando dallo stipendio se ne va più della metà solo in tributi versati allo stato c’è poco da farci i salti di gioia!

Stavo entrando al discount, arrovellandomi la testolina sull’acquisto o meno di alcune confezioni di carne in scatola per le cagnette (antefatto: ero in partenza e il frigorifero del camper non ne voleva sapere di raffreddare quindi di acquistare carne fresca manco a parlarne, Bubu è allergica a qualsiasi tipo di cibo preconfezionato per cani… a voi le conclusioni…), conscia del fatto di avere in tasca solo dieci euro, detratto il mutuo, le bollette e le spese fisse: nell’assurdità della situazione e non volendo privare mio figlio del viaggio da lui tanto chiesto ed atteso con ansia e trepidazione, mi sono fermata un attimo a valutare e, nel contempo, ad osservare una persona anziana che, aiutata da un bastone, frugava nei cassonetti posti all’ingresso del discount in cerca di avanzi. Questa è la realtà, sono fortunata perché pur tiratissimo, un viaggio lo posso fare, ma c’è chi non mangia, chi ha fame, chi non ha un centesimo per curarsi e questo me lo ha fatto notare mio figlio pochi giorni fa dicendomi: “Mamma, ma lo sai che ultimamente vedo tanta gente giovane senza denti? Perché?”… forse perché nessuno te li rimpiazza i denti perduti se non hai il portafoglio a fisarmonica? Perché l’assistenza pubblica i denti te li toglie se stai male ma non te li ricostruisce? Sono tutti segni tangibili del malessere dilagante, piccole spie di grossi disagi che (e questo mi fa un piacere immenso) anche un ragazzino come lui è riuscito a cogliere perché ciò mi dimostra che ai giovanissimi non sempre tutto è dovuto, ma che hanno una sensibilità.

E dopo tutto questo sproloquio arrivo al dunque: accanto alla cucina che ho sempre portato avanti tornerò anche a postare quei piccoli stratagemmi che in capo al mese possono aiutare al risparmio, anche minimo, ma che può divenire considerevole se sommato ad un certo livello di attenzione. Voglio iniziare da alcuni prodotti di uso comune, non alimentare, cercando di citare le case produttrici solo se strettamente necessario perché non voglio privilegiare nessuno né tantomeno risultare di parte: nessuno mi paga per farlo (magari 🙂 ), ma se un prodotto di nicchia va valorizzato ritengo corretto farlo.

Sgrassatore per la cucina 

Cosa serve:

una confezione riciclata da un precedente sgrassatore o dallo spray per i vetri

1 cucchiaio di soda Solvay (cioè carbonato di sodio, non soda caustica che è idrossido di sodio!)

2 bicchieri di aceto (possibilmente bianco)

22 cucchiai di detersivo per piatti (o Marsiglia liquido)

acqua (del rubinetto!) q.b. a riempire la restante parte vuota del flacone

20 gocce di olio essenziale di tea tree (facoltativo)

Iniziare versando i vari ingredienti nel flacone, molto lentamente poiché il contatto tra l’aceto e la soda produrrà una grande quantità di schiuma: sarebbe auspicabile effettuare l’operazione all’interno del lavello per evitare di impiastricciare il piano di lavoro. A “schiuma terminata” versare l’acqua necessaria ad ultimare la capacità del flacone, eventualmente aggiungere l’olio essenziale di tea tree in quanto è antibatterico, anche se io speso lo ometto perché comunque ha un costo.

Con questo prodotto si puliscono benissimo i fornelli, anche se appena usciti da una sessione di frittura all’ultimo spruzzo, si sgrassano perfettamente le pentole prima di metterle nella lavastoviglie ad evitare di ungere tutto il resto (che dopo una frittura non è un evento raro), si puliscono senza problemi tutti i piani di lavoro, io ci lavo pure i davanzali delle finestre perché non contiene nulla di aggressivo, il tutto senza intossicarsi vista la compatibilità ambientale degli ingredienti usati e senza spellarsi le mani con additivi chimici. Il costo? Pochi centesimi….

Autoproduzione/ Bimby/ Conserve/ Dolci e desserts/ Economiche

Una gelatina che profuma di Natale!

IMG_2293-001Ci ho pensato oggi, all’ultimo momento per regalarne qualche vasetto, ma non avevo il tempo per poter seguire i fornelli con la cura necessaria ad evitare qualche disastro, quindi io la propongo con il Bimby per comodità, ma sappiate che un frullatore ed un pentolino saranno sufficienti (e un mestolo in mano per evitare i disastri che io temevo)!

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Ingredienti:

arance (io tre grosse)

zucchero semolato (io 300 g. per pareggiare il peso netto del succo dell’agrume)

Procedimento:

ho pelato a vivo le arance avendo cura di conservare la buccia esterna (che io tolgo con il pelapatate… è comodissimo), metterle nel boccale e frullarle a vel. 5 per 15 secondi.

Cuocere 10 min. a 100° a vel.1, passare il succo con un colino, poi aggiungere lo zucchero (pari peso rispetto al succo rimasto) e riprendere la cottura per un’ora, temp. Varoma (senza coperchio dosatore), vel. 1.

Invasare dopo aver precedentemente sterilizzato i vasetti e capovolgere: a me ne è uscito un vasetto della marmellata pieno.

Sarà un pensierino natalizio molto gradito e, soprattutto, è splendida spalmata sul pecorino stagionato!

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Autoproduzione/ Bevande

Matite colorate

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Sparse sul tavolo a colorare la mia vita, le mie emozioni che virano dal calore dell’arancione alla serenità intensa del blu cobalto, passando per un intenso verde chiaro, quello del rilassamento, lo stesso dei prati di montagna in piena estate; ho sempre visto la vita a colori, dai sogni in rosa al fascino della nebbia e del suo grigiore, che talora ammanta i momenti di malinconia, di respiri struggenti che durano un attimo perché la luce calda dell’affetto è sempre dietro l’angolo, la stessa luce di una casa immersa nella foschia, quella di un camino acceso che riscalda le guance e il cuore.

Il mio è sempre stato un mondo colorato dai bigliettini adesivi e dagli evidenziatori, da libri distrutti a forza di colorare, evidenziare, sottolineare più e più volte, finchè nella memoria rimangono i colori legati ai concetti, finchè l’apprendimento non diviene variopinto.

La mia vita ha i cappottini turchesi d’inverno, per cacciare il grigiore di novembre, ha i maglioni di lana arancione per colorare la neve di gennaio, è sempre piena di matite e pennarelli ovunque, che non si fermano su un foglio bianco, ma vanno a decorare tutto ciò che trovano, accompagnandosi sempre ad inserti adesivi, nuvolette e cuoricini.

Questa cremina è stata preparata con il popone, il melone a pasta bianca, ma mi è venuto spontaneo fotografarla con il giallo allegro dei limoni perché alla fine la si fa anche con questo agrume che adoro, l’importante è renderla pannosa e fruttata: è una reminescenza coloratissima delle mie vacanze, il ricordo di una crema arancione a base di melone, ma anche gialla a base di limoni di Sorrento, talvolta bianca e morbidissima come questa…. l’importante è provarci e questa è la mia versione.

limoncello (2)

Ingredienti:

500 g. di melone cantalupo (baciro, popone… o come lo volete chiamare) a pezzi per il meloncello, oppure la scorza esterna di 8 limoni non trattati per il limoncello

500 ml. di alcool buongusto

1 kg. di zucchero

500 ml. di latte

500 ml. di panna

un cucchiaino di vaniglia

Procedimento:

Versare in un grosso contenitore di vetro la frutta e aggiungere l’alcool, lasciando a macerare almeno venti giorni. Trascorso tale periodo mettere un una pentola lo zucchero, il latte, la panna e la vaniglia, far sobbollire sino a che lo zucchero non si scioglie, successivamente aggiungere l’alcool filtrato  e, da ultimo, la frutta, per poi frullare tutto con il minipimer.

Imbottigliare filtrando nuovamente e lasciare a riposo nel congelatore almeno venti giorni prima di consumare.

limoncello (1)

limoncello

Un’altra piccola carrellata degli scatti estivi, simbolo del mio profondo legame con il mare e dell’ispirazione che ne è scaturita anche in cucina.

Lipari

Lipari

Lipari

Lipari

Lipari

Lipari

Per me la solarità è tutta in queste note….leggete anche le parole perchè ne vale davvero la pena…

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Autoproduzione/ Conserve

Bonjour Alsace!

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Che però, detto tra noi, le confetture mi hanno sempre incantata e mi hanno fatta sentire a casa: il profumo del caramello che inondava casa mia nelle giornate in cui la mia mamma si prendeva la “giornata libera” da qualsiasi altri impegno perchè si sa che gli spignattamenti richiedono tempo e dedizione!

Eppure mi chiedevo com’è che Nonna Papera riuscisse a sfornare in continuazione delle crostate e dei barattoloni di marmellata, considerando la velocità con la quale Ciccio se le sbafava e, nel contempo, anche ad occuparsi dell’orto.

Ci doveva proprio essere un metodo marmellatoso a me sconosciuto che non richiedesse lavori mostruosi  come le cinquecento ore di cottura messe in atto in casa mia, con conseguente prova del piattino che al cemento armato gli faceva un baffo, ma che in compenso si sarebbe conservata sino al battesimo dei pronipoti senza mezzo grammo di muffa o rischi di botulino (che, a quanto pare, all’epoca nemmeno esisteva.. 🙂 ).

Poi un giorno, in un angolino del web già all’avanguardia, lessi qualcosa circa una preparazione alquanto alternativa, successivamente associata a quello che in effetti è il cosiddetto “metodo Ferber”, dal nome di Christine Ferber, una genialissima alsaziana di Strasburgo che ha avuto l’ardire di aprire una splendida bottega in perfetto stile “Chocolat” e che, pur tenendo dei prezzi a peso d’oro, lavora moltissimo! A Strasburgo ci sono stata qualche anno fa, ma ovviamente chi la conosceva quella che viene chiamata “la fata marmellata”?

A questo punto bisognava assolutamente rimediare e… sì… un tocco di bacchetta magica e mi sono trasformata in Nonna Papera! Il tutto complice un magnifico mazzo di lavanda che una collega mi ha gentilmente regalato, direttamente dal proprio orticello!

Ho raccattato la frutta che avevo nel frigorifero, un chilo tra pesche noci e quello che rimaneva di un popone, ho pelato il tutto e l’ho tagliato a cubetti (non buttate le bucce delle pesche, io le ho frullate con il latte e ne è uscita una merenda squisita), poi vi ho aggiunto lo zucchero, la buccia di un limone grattugiata, il relativo succo e un paio di cucchiaiate di fiori di lavanda chiusi in una garza pulitissima, per poi lasciare il tutto nel frigorifero per almeno un’ora… io ce l’ho lasciata sino a sera perchè nel mezzo dovevo sbrigare delle commissioni, quindi ho ottenuto parecchio succo.

Successivamente ho versato tutto in una pentola, portato a bollore (e spento subito la fiamma)  e, una volta raffreddato, rimesso nel frigorifero per tutta la notte coprendo bene il contenitore per evitare di contaminare gli odori dei vari alimenti; l’indomani ho filtrato bene il succo e tolto la garza con i fiori di lavanda, versato nuovamente nella pentola e cotto per un ulteriore quarto d’ora, successivamente ho aggiunto la  frutta e ho fatto sobbollire il tutto sino ad addensamento avvenuto. Nel caso in cui venga utilizzato il rapporto frutta-zucchero 1:1 il tempo di cottura sarà veramente ridotto, ma io di zucchero ne ho usato poco perchè non amo molto il sapore dolce… comunque sia la prova piattino non mente mai! Poco prima di invasare ho aggiunto anche mezzo cucchiaino di cardamomo in polvere… dona davvero quel tocco particolare in più!

Con la marinatura la morbidezza dei pezzetti di frutta è garantita, tuttavia io ho dato una brevissima frullata con il minipimer, solo per ridurne la dimensione (altrimenti mio figlio non me la mangia)!

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Ingredienti:

1 kg. tra pesche noci e popone (o baciro o melone cantalupo… per il nome regolatevi in base alla vostra zona di provenienza)

500 g. di zucchero di canna o muscovado (io ho usato quello semolato per una questione economica)

succo e buccia di un limone grosso

mezzo cucchiaino di  cardamomo in polvere

un paio di cucchiai di fiori di lavanda

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Antipasti e stuzzichini/ Autoproduzione/ Etniche/ Ricette vegetariane

Contaminazioni mediterranee

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Ogni viaggio per me diventa un’occasione per annusare il mondo, dove profumi e sensazioni si mescolano in un vortice di emozioni assolutamente inscindibili, dove incontro culture diverse e umanità di ogni tipo, da conoscere, da approfondire e dalle quali imparare sempre qualcosa di nuovo, in una commistione culturale che possa allargare i miei orizzonti e rendere la mia mentalità più aperta ed elastica.

Ogni viaggio diventa un’esperienza sensoriale prima di ogni altra cosa, prima di ciò che posso apprendere da chiese, palazzi e musei perché la cultura di un popolo passa innanzitutto per i profumi e i sapori della cucina… solo dopo aver annusato ed assaggiato le spezie di un mercato riesco a collegarle ai colori di un affresco o alle stuccature dorate di un palazzo, solo allora posso capirne le radici storiche, l’esegesi culturale, come solo dopo aver capito la storia di un popolo riesco ad entrarne nella relativa mentalità e ad assimilare tutto ciò che possa ampliare i miei limiti mentali.   

Quando lessi la ricetta pubblicata da Margherita iniziai a pensarci su, con la tentazione di provarci perché mi sembrava una cosa semplice e realizzabile, una bellissima idea fare il paneer in casa, poi comunque mi feci un giretto nel web per saperne di più perché alla fine io sono una curiosona! E ho appreso che si tratta di una ricetta sudasiatica (पनीर  in Hindi), diffusa in India e Pakistan, preparata senza l’uso del caglio, senza il sale e perfetta sia al naturale che come base per altre preparazioni, oltretutto molto diffusa anche in altri paesi in mille varianti e dai molteplici nomi… insomma, perfetta e versatile anche per i miei pasticci in cucina! Non che con un litro di latte ne esca molto, però alla fine si ottiene un ottimo formaggio spalmabile a basso costo, specie se si parte dal latte del discount che alla fine si acquista con pochi centesimi.

La preparazione è semplicissima in quanto è sufficiente far arrivare il latte a bollore, aggiungere 3/4 cucchiai di aceto bianco (o limone) e mescolare: il latte si caglierà subito e, non appena raffreddato, basterà versarlo in un colino rivestito con una pezza di cotone o di garza e strizzare la parte solida; il caglio rimasto potrà essere riciclato per una successiva cagliatura, anche se meno decisa rispetto a questa ottenuta con l’acidificazione oppure tenerlo da parte per la preparazione di crepes salate.

Una volta versato il paneer in una ciotola l’ho mescolato con del prezzemolo tritato (io ho usato quello del mio balcone, molto dolce e delicato), ma avendo del coriandolo penso si ottenga il massimo del risultato, poi ne ho fatto delle palline e le ho ripassate nella farina di pistacchio di Bronte, acquistata alla Vucciria di Palermo e dal sapore delicatissimo e particolare.

Volevo utilizzare alcune delle chicche acquistate in vacanza, ma l’idea di limitarmi a replicare delle ricette tipiche, che sicuramente i siculi preparano meglio di me, non mi interessava particolarmente… al contrario mi si sono illuminate le papille gustative quando ho conosciuto il pistacchio di Bronte, così versatile sia nei piatti salati che in quelli dolci.

Con il paneer si possono fare delle “biglie” dolci altrettanto strepitose e delicatissime, ma queste ve le preparerò la prossima volta!

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Ingredienti:

1 l. di latte intero (che sia fresco o UHT non cambia)

3 o 4 cucchiai di aceto bianco (dipende dal grado di acidità) o di limone

un mazzetto di prezzemolo

q.b. farina di pistacchi di Bronte

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Autoproduzione/ Bimby/ Dolci e desserts

Potevo farmi mancare il latte condensato?

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Da qualche parte, nel mentre cercavo di riprodurre con il Bimby più golosità possibili, senza dover acquistare prodotti industriali pieni di calorie, ho scovato questa ricetta… è un post veloce veloce, ma è talmente semplice che vale davvero la pena di provare!

Premetto che io l’ho fatto con il Bimby, riducendo notevolmente i tempi di preparazione, ma mi è stato detto che lo stesso risultato lo si ottiene cuocendo il tutto a fuoco moderato e mescolando con costanza sino ad addensare il latte.

Ingredienti:

200 g. di zucchero semolato

200 g. di latte intero

30 g. di burro

20 g. di amido di mais

mezzo cucchiaino di aroma naturale di vaniglia

Procedimento Bimby:

inserire nel boccale lo zucchero e l’amido e tritare a vel. Turbo per 30 secondi complessivi;

aggiungere il latte e la vaniglia impostando 30 minuti a 90 gradi, velocità 3, avendo l’accortezza di aggiungere anche il burro dal foro centrale dopo circa 5 minuti;

a fine cottura impostare ancora 10 minuti, temp. Varoma, a velocità 2.

Il risultato è stato un latte condensato che iniziava ad assomigliare un po’ al dulce de leche, ma assolutamente squisito: da provare nei dessert, nel gelato, sopra i dolci.. o a cucchiaiate come ho fatto io (lo so…non ditemi nulla…ma era così buono…)!

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