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Autoproduzione/ Bimby/ Dolci e desserts

Potevo farmi mancare il latte condensato?

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Da qualche parte, nel mentre cercavo di riprodurre con il Bimby più golosità possibili, senza dover acquistare prodotti industriali pieni di calorie, ho scovato questa ricetta… è un post veloce veloce, ma è talmente semplice che vale davvero la pena di provare!

Premetto che io l’ho fatto con il Bimby, riducendo notevolmente i tempi di preparazione, ma mi è stato detto che lo stesso risultato lo si ottiene cuocendo il tutto a fuoco moderato e mescolando con costanza sino ad addensare il latte.

Ingredienti:

200 g. di zucchero semolato

200 g. di latte intero

30 g. di burro

20 g. di amido di mais

mezzo cucchiaino di aroma naturale di vaniglia

Procedimento Bimby:

inserire nel boccale lo zucchero e l’amido e tritare a vel. Turbo per 30 secondi complessivi;

aggiungere il latte e la vaniglia impostando 30 minuti a 90 gradi, velocità 3, avendo l’accortezza di aggiungere anche il burro dal foro centrale dopo circa 5 minuti;

a fine cottura impostare ancora 10 minuti, temp. Varoma, a velocità 2.

Il risultato è stato un latte condensato che iniziava ad assomigliare un po’ al dulce de leche, ma assolutamente squisito: da provare nei dessert, nel gelato, sopra i dolci.. o a cucchiaiate come ho fatto io (lo so…non ditemi nulla…ma era così buono…)!

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L’umiltà di un passo indietro

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Nel mentre sembravo scomparsa dall’orizzonte e commentavo poco i vostri bellissimi post nonostante li leggessi sempre, a causa di un periodo difficile, complicato e controverso che non mi lasciava nè il tempo materiale nè la serenità per postare qualcosa, in realtà qualcosa ogni tanto riuscivo a combinarlo, magari la sera, esausta dopo tante fatiche… una di queste cose ce l’ho fatta parzialmente ad abbozzarla in un post, per poi essere immediatamente tradita dal portatile; oggi ho deciso di riesumarla e di vedere se ce la faccio a pubblicare tutto!

In questo periodo mi sono svagata cercando di dar sfogo alla mia fantasia, in maniera tale che potessi realizzare qualcosa che mi desse soddisfazione e mi distraesse dagli altri guai che mi hanno accompagnata: per anni ho realizzato bigiotteria e altre amenità più o meno inutili, tra cui peluches, pupazzetti, bomboniere, costruzioni in cartone di vario tipo per il nanetto e via discorrendo, quindi mi sono posta la domanda se fossi stata in grado di realizzare qualcosa con materiale di poco conto.

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Nelle ultime settimane il lavoro mi ha portato a contatto con una varietà umana più disperata del solito, con un aumento esponenziale di licenziamenti, di mancate tutele, di miseria e di rassegnazione e, nel contempo, mi son dovuta destreggiare tra la necessità di fare degli acquisti e la triste realtà di trovarmi in bolletta, sennò che gusto c’è? Come si fa ad aguzzare l’ingegno? Io sono una tosta, non mi arrendo mai e quindi ho deciso, nel momento di maggior miseria, di rinnovare mezzo salotto: me la sono cavata con cinquanta euro tra divani (ben due!), tavolino e trasporto e l’angolo appena arredato mi piace molto più di prima, quindi che c’è di meglio di un bel cuscino nuovo morbidissimo e molto nordic style? Casualmente ho trovato chi stava eliminando una bellissima imbottitura nuova e, altrettanto casualmente, tra i maglioni scartati da mio figlio, ne ho trovato uno color fango, bellissimo, a coste e con la cerniera, che ho tagliato all’altezza del torace (sotto le maniche, per intenderci) e ricucito sui lati superiore ed inferiore, potendolo poi sfilare, per il tramite della cerniera, in caso di lavaggio. Con le maniche, accuratamente rifinite, ho ottenuto dei manicotti carinissimi e caldi caldi da usare d’inverno sulle magliette, come uno scaldamuscoli: forse li abbellirò con qualche decorazione, ma per ora l’idea si sta dimostrando funzionale ed originale anche così com’è.

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Forte della soddisfazione avuta, nel mentre stavo progettando un altro paio di cose, la nostra Polly si è mangiata la custodia del flauto del piccolo: quale migliore occasione per esordire con un convintissimo “Te ne cucio una io!”?  Ho trovato, ravanando tra gli scampoli, una striscia di alcantara avanzata da un divano, l’ho imbastita al rovescio, rigirata al diritto e cucita tutta a sottopunto (ho una vecchissima macchina da cucire della bisnonna, ma è talmente fuori mano che per due cuciture mi sono rifiutata di utilizzarla), sforacchiandomi le dita ma gioendo di soddisfazione; la pattellina è stata rifinita con delle pieghe e poi ripiegata su se stessa, come da foto, in maniera tale da ottenere una busta perfettamente richiudibile. Il laccio è stato fatto utilizzando una stringa di una tuta da ginnastica tagliata in due parti e fissata alla busta, poi richiusa con una coulisse riciclata non rammento da dove; il figliolo ha chiesto anche lo stemmino a decorare il tutto, almeno per rendere più virile l’effetto ottico finale!

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Ho sempre amato lavorare con la fantasia e con le mie mani, ma qui si è trattato davvero di fare un passo indietro, un gesto di umiltà e di apprezzamento per le piccole cose, perchè senza il sacrificio non si ottiene nulla e so che anche i pochi euro che ho risparmiato possono fare la differenza tra una settimana con il frigorifero pieno e una settimana con il frigorifero vuoto, pertanto ho deciso che le mie piccole soddisfazioni nel riuscire a mettere un soldino in più nel barattolo delle emergenze vanno condivise con l’auspicio che possano tornare utili a chi veramente ha bisogno di sopravvivere con nulla e forse non ha nè la creatività nè la manualità che mi contraddistinguono.

Ho degli altri progetti in cantiere, che spero di postare a breve tra una ricetta e l’altra, perchè l’umiltà di fare un passo indietro rispetto al progresso e al consumismo dilagante talora fa davvero bene arricchendoci di valori che non necessariamente sono scontati.

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Lo yoghurt della nonna di Diana, profumatissimo, con poca spesa e per tutti gli usi!

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Poco più di un anno fa pubblicai un articolo su come farsi lo yoghurt in casa senza yoghurtiera nè alcun fermento, poi, poche sere fa, chattando con una persona che in realtà non conosco bene ma che apprezzo sempre di più e che si trova in un momento difficile a causa delle profonde ingiustizie perpetrate sul luogo di lavoro, abbiamo iniziato a scambiarci ricette economiche e, va da sè, di antica origine.

Io come sempre curo la casa e me stessa solo con prodotti semplici e naturali che per lo più autoproduco, un po’ per convinzione personale ambientalista e un po’ (anzi, parecchio) per una questione economica, che ultimamente è sempre più pesante; in questa occasione però ho ascoltato lei perchè è una donna forte, indipendente, sempre curatissima nonostante la situazione che sta vivendo, perchè è una donna bellissima e generosa, che affronta le difficoltà sfamando per primi i cinque cani trovatelli che ha strappato a morte certa, perchè è una donna di grande cultura, che ha attraversato mezza Europa e ciò le ha permesso di acquisire un’apertura mentale non da poco.

Lei viene dalla Transilvania, regione meravigliosa che non mancherò di visitare a breve, e ha a suo favore la grandezza di portare sempre con sè le tradizioni familiari nonostante tutti gli anni spesi in giro per il mondo e questa volta mi ha voluto donare una chicca che mi ha lasciata a bocca aperta: lo yoghurt fatto dal nulla e nel modo più naturale possibile, una preparazione perfetta a scopo alimentare, estetico, curativo… da usare come si preferisce perchè di costo irrisorio e naturale al 100%!

Sarà sufficiente lasciare un bicchiere di latte, in cui avrete inserito un pezzo di buccia di arancia, per due giorni a temperatura ambiente, coperto con una garza (io ho usato un po’ di carta da cucina fissata con un elastico): finito! Lo yoghurt è pronto… l’ho filtrato per togliere il siero (che alle piante fa benissimo, ma se lo bevete non è da meno) e poi l’ho mangiato: gradevole, con un tono un po’ pungente dovuto alla fermentazione (ci vuole poco ad abituarsi se pensate che questo è il vero yoghurt, non quello industriale che alla fine diventa un dessert) e con un profumo di arancia molto piacevole….

Grazie Diana!

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Autoproduzione/ Bevande/ Conserve/ Un po' del mio mondo

Colori di settembre e preludio d’autunno ♥

 

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I colori non sono solo colori, sono sensazioni ben precise e hanno un carattere proprio: il rosso è una patata bollente, il bianco è la morbidezza dell’ovatta, il marrone è morbidissimo e caldo, l’arancione non è solo solare, ma anche il colore dei boschi di ottobre, quando le foglie virano dal verde al giallo, per poi raggiungere punte di rosso fuoco come quelle del sommacco dei miei boschi.

Settembre detestato per decenni, foriero di un disagio profondo, del termine delle scorribande estive fatte di spiagge e discoteche, delle nuotate in notturna quando l’acqua è fluorescente sotto la luna piena, settembre da poco apprezzato grazie ad un nuovo amore nei confronti dell’autunno, caldo, romantico ed accogliente, stagione di riposo dopo gli eccessi estivi, il calore e il divertimento sfrenati.

Settembre, stagione di piccole coccole, di colori caldi e di tazze di the con i dolcetti, di passeggiate nei boschi con la famiglia, preludio di caldarroste con il vino novello e di di cioccolate calde con la cannella, settembre di fichi e di more, ma anche di bacche di sambuco, succose e scurissime, che ti lasciano le dita viola quando le raccogli, con cui fare la marmellata per le crepes o aromatizzare la grappa, ma questa volta ho dato la precedenza alle frequenti tossi invernali di mio figlio e ho preparato lo sciroppo, che è buonissimo da bere anche diluito con acqua e limone.

Il procedimento è semplicissimo e con poco lavoro ho fatto scorta di bottiglie per l’inverno, come una formichina, ma sarebbe stato un peccato non sfruttare questi preziosi doni di stagione che la natura ci offre!

Dopo aver sgranato le bacche le ho frullate molto velocemente e ho aggiunto metà dell’acqua prevista dalla ricetta e il succo di limone, poi ho lasciato macerare ventiquattrore in un contenitore di vetro coperto da un piatto; trascorso il tempo necessario alla macerazione, ho filtrato il liquido con un colino da the e solo a questo punto ho aggiunto il resto dell’acqua, lo zucchero e portato ad ebollizione, in modo da versare immediatamente lo sciroppo nei vasetti o nelle bottiglie precedentemente sterilizzati ed ottenere il sottovuoto capovolgendo il contenitore.

Un cucchiaio di sciroppo puro è ottimo per la tosse mentre, volendo preparare una bibita dissetante, diluire una parte di sciroppo con quattro di acqua, aggiungere del ghiaccio e una fetta di limone (io qui ho usato l’arancia).

Ingredienti:

200 g. di bacche sgranate

400 g. di acqua

100 g. di zucchero

il succo di mezzo limone

E’ stata bello e rilassante la preparazione di questo sciroppo, dopo aver sgranato una quantità non da poco di bacche, insieme ad un’amica che imparava da me il procedimento, con gli insetti che uscivano dal sacchetto facendo sobbalzare mio figlio (e anche la mamma che li doveva accompagnare sul balcone, lo confesso….), ma ridendo come pazze e, per una volta, pensando un po’ a noi stesse con calma e tranquillità, scambiandoci chiacchiere e piccoli segreti… sarà stata la rilassata atmosfera di settembre?

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Vi lascio con un po’ di buona musica, con uno dei brani che prediligo, in grado di riconciliarmi con il romanticismo che prelude all’autunno….

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Autoproduzione/ Bevande

Latte di mandorle

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Gli esperimenti anti-lattosio continuano e stavolta sono abbastanza soddisfatta: nel mentre attendo che il calore si plachi un po’ mi dedico a tutto quanto richieda poca cottura, se non addirittura nulla!

Ho dato una sbollentata alle mandorle per poterle pelare agevolmente e le ho messe in un contenitore con dell’acqua, ho aggiunto un pizzico di sale e una cucchiaiata di zucchero di canna, ho frullato con il minipimer molto bene perchè non mi andava di filtrare il latte ottenuto: alla fine, nonostante sia certa della sua provenienza di sintesi, ma mi piace sentire i sapori decisi, ho aggiunto anche un po’ di aroma mandorla… insomma, alla salute ci tengo, ma non sono fissata nè con il biologico, nè con il vegan, nè con nessun’altra idea assolutistica in merito al cibo! Io il sapore di mandorla lo voglio percepire!

A dire il vero il liquido ottenuto andrebbe filtrato più volte con una garza e lo scarto di filtratura (l’okara) è ottimo da aggiungere ai dolci, tralaltro lo si può agevolmente congelare, ma a me piace sentire tra i denti quei piccolissimi frammenti di mandorla, soprattutto perchè lo bevo a colazione con i cereali, quindi un po’ più denso è gradevole.

Stavolta sono decisamente soddisfatta del risultato e mi sento ripagata di aver consultato una marea di blog (che ringrazio in blocco…) per cercare la soluzione migliore… penso di averne aperti almeno una ventina e le molteplici versioni, pur simili tra loro, mi hanno messa un po’ in crisi! Naturalmente gli esperimenti continuano….

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Ingredienti: 

100 g. di mandorle

1 litro d’acqua

1 pizzico di sale

1 cucchiaio di zucchero di canna

aroma rhum (o mandorla)… solo per i golosi!

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Autoproduzione/ Conserve/ Dolci e desserts

Lemon curd, una golosità estiva!

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Quest’estate è strana, instabile, si passa dal sole cocente alla pioggia, alla bora… ti prepari per il mare e in pochi minuti ti ritrovi costretto a cambiare i tuoi programmi, così com’è stato oggi, giornata in cui si è andati dal sole alle nubi, per poi cambiare mille volte di seguito… e ce ne siamo andati in centro!

Non ero convinta, pensavo di ritrovarmi in un centro città spopolato a favore della costa, a causa del caldo e della crisi economica che, comunque, si sente pesantemente… e invece ho trovato le strade affollatissime, piene di artisti di strada, di voglia di vivere la bella stagione, voglia di panini all’aperto e di aperitivi, complice anche l’affollamento degli “apprendisti marinai” della nave scuola statunitense appena approdata nel nostro porto.

Questa è la vita che mi sono goduta, mi è dispiaciuto quando siamo rincasati, amo questa vita lenta dell’estate, il poter spilluccare qualcosa in giro, tutti insieme in armonia, con marito, figliolo e cagnetta, sono momenti deliziosi che adoro, mi sembrano un regalo dopo l’affanno dell’inverno, è un po’ come essere in vacanza in compagnia della mia città e del mio mare!

Al ritorno mi sono goduta ancora un momento rilassante in cucina, a preparare questa crema deliziosa, che d’estate è gradevolissima sia nei dolci che sul pane, ma io me la mangio a cucchiaiate quando ho voglia di coccolarmi un po’!

Il lemon curd l’ho scoperto qualche anno fa e l’avevo già postato sul blog che poi mi è stato cancellato, quindi lo volevo proprio rifare!

In un pentolino ho versato l’uovo intero e i tuorli e mescolati con una frusta, a fuoco medio, insieme con lo zucchero e il succo di limone; solo a cottura quasi ultimata  ho aggiunto il burro, mescolato ancora un po’ e… finito!!! La cosa più semplice del mondo con pochi minuti di cottura e senza soffrire sui fornelli….

Ora me la sto mangiando a cucchiaiate appena estratta dal frigorifero…. deliziosa!

Ingredienti:

1 uovo intero + 4 tuorli

100 g.  di zucchero

40 ml. di limone

15 g. di burro di ottima qualità (io uso quello bavarese) 

Piazza Unità d'Italia al tramonto, mentre il sole si tuffava nel mare

Piazza Unità d’Italia al tramonto, mentre il sole si tuffava nel mare

Tramonto sulle rive di fronte a piazza Unità

Tramonto sulle rive di fronte a piazza Unità

La nave scuola che ci ha fatto visita

La nave scuola che ci ha fatto visita

Quanto amo questo mare... qui è dove facciamo il bagno!

Quanto amo questo mare… qui è dove facciamo il bagno!

Il Canale di Ponterosso, braccio di mare che lambisce il centro città, in notturna

Il Canale di Ponterosso, braccio di mare che lambisce il centro città, in notturna

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Autoproduzione/ Bevande/ Ricette vegetariane

Latte di riso (alla faccia dei prezzi folli del supermercato)

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Possibile che chi è intollerante a qualche alimento debba spendere il triplo per la spesa?

Prima di partire per le vacanze ho fatto un po’ di scorta di latte di riso, almeno il minimo per tirare avanti qualche giorno e per poter fare colazione senza incorrere in una colite da lattosio, ma…. mi sono resa conto, nell’acquistare più confezioni, seppure al discount, della botta di soldi che mi è partita! Considerando che un litro lo consumo in tre giorni mi è sembrato un po’ eccessivo, quindi non mi sono data per vinta e ho iniziato i miei esperimenti per prepararmelo da sola.

Ho versato in una pentola a pressione 50 gr. di riso originario, ho aggiunto 1 litro d’acqua e un pizzico di sale: dal sibilo ho proseguito la cottura per dieci minuti, poi ho frullato il tutto con il minipimer, ho aggiunto tre cucchiai di zucchero di canna e ho risolto il problema, così… semplicemente e in barba ai prezzi proebitivi imposti dal commercio! Il latte così ottenuto va filtrato prima di imbottigliarlo, finchè non si arriva ad avere un liquido abbastanza “pulito”, quindi anche più di una volta, se necessario.

Diciamo che il sapore è molto diverso da quello acquistabile sui banchi del supermercato (nella preparazione industriale vengono aggiunti alcuni enzimi che apportano delle migliorie organolettiche al prodotto) e, volendo modificare un po’ il risultato, può essere utile aggiungere un paio di cucchiai di olio di semi ed, eventualmente, un po’ di estratto di vaniglia o della cannella, ma sono tutti esperimenti personali e da porre in atto a proprio gusto; personalmente il mio prossimo obiettivo è quello di provare la ricetta con l’utilizzo del riso basmati, nella speranza di migliorare il risultato! Comunque sia, se anche non vi piace da bere, è un’ottima soluzione per cucinare evitando il latte vaccino… ed è sempre un bel risparmio!

Io di solito riciclo le bottiglie di salsa di pomodoro in quanto sono perfette per conservarvi i succhi di frutta e anche questa volta si sono rivelate utilissime…. sicuramente ho meno spese e meno pesi da portare a casa!

Riepilogo degli ingredienti:

50 g. di riso originario

1 l. di acqua

1 pizzico di sale grosso

3 cucchiai di zucchero di canna

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Autoproduzione/ Un po' del mio mondo

Il calore ritrovato

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Eravamo in un prato della Val San Nicolò, una delle più belle località della Val di Fassa, ero seduta in mezzo all’erba con il mio piccolo Federico, che ancora non camminava, l’avevamo fatto scendere un po’ dallo zaino per farlo sgranchire (e  per far riposare le spalle del papà) e lui tentava di sgambettare con le sue primissime pedulette arancioni, era un amore!

Yoghi, la nostra prima cagnetta, della quale sono ancora follemente innamorata anche se non c’è più, correva felice nei prati con le sue zampette corte ad una velocità folle, seguendo chissà quali tracce in un ambiente completamente incontaminato, si allontanava sempre più, ma io avevo fiducia in lei e sapevo che sarebbe ritornata da noi.

In quel periodo ho avuto sempre fiducia in tutto, la mia fede nella famiglia era incrollabile, nessuno avrebbe mai potuto convincermi che prima o poi qualche problema si sarebbe presentato: insieme abbiamo superato difficoltà di ogni tipo, mi era stato detto che quando sorgono problemi economici anche la famiglia crolla, invece noi li abbiamo affrontati più uniti che mai!

Questa è stata l’immagine che mi ha sempre sostenuta, anche nei momenti bui, anche quando il mondo mi è crollato addosso… questa è stata l’immagine che mi ha salvata perchè mentre mi stavo perdendo è a ciò che ho pensato e, mentre mi scendevano le lacrime di nostalgia e di dolore e nonostante ci fosse chi mi diceva che oramai era una realtà perduta che mai sarebbe ritornata, sapevo che era quella la mia vita e che la rivolevo a tutti i costi perchè, se così non fosse stato, l’avrei rimpianta per sempre.

Ho faticato a risolvere molti problemi, purtroppo ho dovuto allontanare tutti coloro i quali hanno interferito negativamente nella mia vita, alcuni tagli sono stati molto dolorosi, ma posso dire che quel quadretto è di nuovo presente, che sono serena e felice, anche se il dolore che mi è stato inferto rimarrà sempre presente dentro di me e ancora riemerge…

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E’ stato un processo lungo, molto lungo, ma l’ho portato a termine grazie all’amore di cui sono sempre stata circondata e che la mia famiglia ha elargito a piene mani e la prova l’ho avuta quando mi sono ritrovata a cucire questi cuoricini: sono sempre stata affascinata da cuori ed orsacchiotti, sono le immagini che mi attirano da sempre, e questi li ho realizzati con delle campionature di stoffa che mi vennero date gratuitamente e che mi dispiaceva buttare poichè sono dei tessuti davvero bellissimi… li ho ritagliati, all’interno ho inserito dei piccoli pezzi di felpa  ripiegata e poi ho ricucito il tutto con del filato di lana con punti a vista, semplici e romantici!

E’ la dimostrazione che ho nuovamente dell’amore da donare…

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Autoproduzione/ Conserve

Andando per campi… sciroppo di sambuco

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Nei primi anni in cui uscivo con il moroso (sempre lui, oramai mio marito), ogni tanto il poveraccio cedeva e mi faceva contenta con una bella giornata di trekking dolomitico: all’epoca ero magrissima e molto allenata, quindi lo facevo morire di fatica… ma mai come la volta in cui mi portò a fare il giro delle Tre Cime di Lavaredo, una camminata che è uno spettacolo, consigliata però su due giorni con il classico pernottamento al Rifugio Locatelli; quella volta, purtroppo, scese tanta di quella pioggia che fummo costretti a ripiegare su un alberghetto di paese per poi fare l’intero giro in giornata… un massacro! Al Locatelli però ci arrivammo ugualmente e una coppia di ragazzi ci consigliarono lo strudel di mele e un bel bicchiere di sciroppo di sambuco, che ancora non conoscevo… lo strudel si scioglieva in bocca, molto diverso dallo strudel tipico della mia zona e lo sciroppo era qualcosa di divinamente squisito….

Successivamente ho scoperto che questo magnifico elisir, leggermente dolce, acidulo e rinfrescante era semplicemente dello sciroppo di sambuco preparato abitualmente dai valligiani, essendo la zona ricca di alberi profumatissimi… ora sono anni che lo preparo e ogni qualvolta lo offro a qualcuno ne rimane colpito per il perfetto equilibrio che si crea tra il profumo intenso dei fiori, quasi mielato, e il fresco acidulo del limone.

I fiori vanno raccolti in zone distanti dal traffico poichè non vanno lavati, altrimenti le infiorescenze si rovinano, e vanno posti in un recipiente insieme all’acqua e ai limoni tagliati a pezzetti (io li divido in quarti) e lasciati macerare  al sole, coperti da un foglio di alluminio, per tre giorni, rimescolando il tutto una volta al giorno per evitare che le parti esposte all’aria ammuffiscano; il terzo giorno si filtra tutto in una pentola, strizzando bene i fiori e i pezzetti di limone, si aggiunge lo zucchero, lo si fa sciogliere mescolando e si porta ad ebbollizione, tenendo la pentola coperta.

A questo punto si travasa: se lo volete conservare utilizzate le bottiglie della salsa di pomodoro, ben lavate e sterilizzate, che poi andrete a capovolgere come si fa con i vasi di marmellata, mentre per l’uso immediato va bene qualsiasi bottiglia, che però andrà conservata nel frigorifero.

Al momento di servire, lo sciroppo andrà diluito con acqua ghiacciata e dell’altro succo di limone, ottenendo una bevanda fresca e dissetante d’estate, ottima per curare la tosse d’inverno, con l’aggiunta di un po’ di Prosecco è un ottimo aperitivo e sappiate che si sposa divinamente con lo strudel di mele!

Riepilogo degli ingredienti:

15 infiorescenze di sambuco

4 limoni

1,5 l. di acqua

1,5 Kg. di zucchero

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Autoproduzione

Un’idea velocissima di riciclo: le spugnette per i piatti!

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Dalle mie protratte pause ed assenze oramai l’avrete capito che sto attraversando un periodo pienissimo di impegni e di stress, cosa che mi dispiace moltissimo perchè amo stare con voi e scambiare quattro chiacchiere, ma l’anno scolastico volge oramai al termine e non voglio perdere d’occhio il discolo che ha appena recuperato un po’ di votacci, al lavoro è un delirio poichè mi è stata levata la collega che collaborava con me e sto letteralmente scoppiando… la sera rincaso e a malapena riesco a mettere insieme un cena passabile, quindi non me ne vogliate…. al ritorno dalle vacanze spero di portarvi una ventata di mare con qualche scatto pieno di ricordi e magari un bel reportage!

Nel frattempo posto questa idea: nulla di che, ma ho messo insieme queste spugnette mentre seguivo mio figlio con i compiti, sono di realizzazione velocissima, non richiedono particolare precisione e costituiscono pur sempre un risparmio, anche se minimo: in questi ultimi mesi sto lavorando come una pazza perchè i licenziamenti aumentano ogni giorno che passa e mi si spezza il cuore nel vedere tante persone che, seppur dignitosamente, si presentano da me con gli occhi gonfi di pianto… allora penso che anche un minimo gesto di risparmio possa costituire un piccolo passo, un aiuto per chi non ce la fa, per chi conta i centesimi anche per le cose più banali, per quelle che ai più sembrano scontate.

Ci sono stati dei periodi in cui ho contato anch’io i centesimi perchè era appena trascorso un mese più pesante degli altri, so che accadrà ancora, ma qui ci sono delle persone che vivono tale realtà come una quotidianeità dalla quale non riescono a scappare e quindi continuerò sempre a dire di non buttare nulla, di aguzzare la fantasia e di ricrearsi la vita, anche con poco… non è la soluzione, ma ogni piccolo passo è un aiuto in attesa di risorgere!

Ho conservato per qualche tempo le retine dei limoni, delle arance, degli scalogni e delle patate (quest’ultime sono le più rigide e ruvide, perfette per la pulizia delle pentole), le ho ritagliate con cura e le ho cucite insieme in maniera tale che non sfilaccino, creando dei cuscinetti: all’interno ho inserito quelle più ruvide e corpose, all’esterno quelle più morbide, in maniera tale che nel lavaggio più difficile sia sufficiente premere un po’ la spugnetta per avere un effetto abrasivo più marcato.

Potete anche accostare i colori in modo da farne di più carine, magari sovrapposte e cucite insieme, ma io ho preferito dar corso alla praticità e via!

Non è molto, ma quanto costa una confezione di spugnette al discount? Più di un euro, almeno da me…. e con un euro e mezzo, facendo un calcolo veloce e impreciso, acquisto tre chili di farina… e allora anche queste piccole idee possono aiutare noi nel risparmio e la natura che avrà qualche retina di plastica  in meno da smaltire!

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