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Antipasti e stuzzichini

Antipasti e stuzzichini/ Economiche/ Secondi

Di sogni e cucina veloce con i burgers al tonno

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Anche oggi è una giornata di nebbia intensissima, calda ma con l’umidità che ti penetra nell’anima, eppure io con la fantasia galoppo come al solito e immagino di trovarmi nell’atmosfera della campagna britannica, in una zona impervia, isolata, di vivere in un grande cottage e allora mi ritrovo ad organizzare i pasti e la vita di un’intera famiglia che vive al suo interno.

Mi vedo uscire nel freddo della campagna con jeans e galosce per strigliare i cavalli e nutrire le capre, non prima di aver ammollato nel cognac una bella quantità di canditi per preparare il pudding da mangiare la sera a cena, poi mi immagino a rientrare in casa carica di legna da buttare nel camino perchè il cottage è grande e si raffredda in breve tempo.

Nel pomeriggio preparo un the caldo da servire con gli scones e ci ritrova tutti davanti al camino per chiacchierare, lontani anni luce da cellulari ed internet, tanto in questa zona impervia di collegamenti non ce ne sono… di solito approfitto di questi momenti per sprofondare in un libro e vivere mille avventure che altrimenti mi sarebbero precluse.

Forse dovei mettere nero su bianco le storie che puntualmente mi invento e magari ne uscirebbe qualcosa di carino, certo è che la mia voglia di scrivere è sempre inversamente proporzionale rispetto al poco che parlo: sono taciturna e tranquilla, ma con una penna in mano nessuno mi ferma più! 🙂

Dopo tanti giorni di riposo forzato, pur non essendo ancora nel pieno della forma fisica, sono tornata in cucina con tanta voglia di sperimentare e di creare qualcosa di buono, quindi ho iniziato in maniera blanda con questi burgers di tonno, facili e di preparazione velocissima! Ancora non ce la faccio a stare delle ore in piedi, quindi se siete a corto di tempo fateli e avrete un pasto sfizioso o un antipasto carino in poco tempo.

Ingredienti:

200 g. di tonno sott’olio non sgocciolato

140 g. di pangrattato

1 o 2  cucchiai di olive verdi

4 filetti di acciuga sott’olio

2 cucchiaini di capperi

1 uovo

1/2 bicchiere di latte

1 cucchiaio di prezzemolo tritato

1/2 limone

Procedimento:

Amalgamare tutti gli ingredienti in un robot da cucina, tranne il limone che andrà spruzzato sui burgers cotti, poi formare delle palline da infornare a 180°C. per circa 20/25 minuti in modalità ventilata; a fine cottura accendere il grill per pochi minuti in maniera tale da avere la superficie un po’ dorata.

Volendo cuocerli sulla piastra sarà sufficiente schiacciarli un po’ tra mani e poi appoggiarli sulla piastra ben calda rigirandoli ogni tanto.

Servire accompagnandoli con un’insalata fresca condita con del limone, che andrà spremuto anche sui burgers.

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Antipasti e stuzzichini/ Arte, storia ed architettura/ Bevande/ Ifood/ Un po' del mio mondo

Un sabato al Caffè San Marco

Gli interni del Caffè San Marco

Gli interni del Caffè San Marco

Sabato 3 ottobre, un sabato qualunque, come al solito costellato dai consueti impegni: spesa, pulizie di casa, cani a passeggio… poi casualmente do un’occhiata all’app di Facebook sul telefonino e, grazie ad un post di Cristina, vengo a sapere che Jessica è in visita nella nostra città: la mia prima reazione è una sonora protesta perchè anch’io voglio conoscere la “napoletana che viene da Seattle” e, detto fatto, complice mio figlio che si è eclissato a casa di un amico, il marito al lavoro, i miei genitori che non hanno combinato altri danni, i cani che sono democratici rinunciando al giretto lungo e Jessica che è molto disponibile… ci incontriamo davanti allo storico Caffè San Marco, all’interno del quale è in procinto di svolgersi una visita guidata (premesso, scovata da Jessica… perchè gli “indigeni” come la sottoscritta queste cose col cavolo che le sanno 🙂 !).

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Il caffè e i libri…

E insomma…. ne è uscito un pomeriggio bello, divertente, rilassante, pieno i chiacchiere nemmeno ci conoscessimo da un decennio, perchè lei è così, semplice, solare, verace ed esplosiva! Una forza della natura, accompagnata da Matteo, simpatico quanto lei e che mi hanno fatta sbellicare dalle risate… un incontro che a pelle è andato alla grande e io ad istinto non ho mai sbagliato!

Ho avuto modo così di sapere che lo storico Caffè San Marco nacque nel 1914 quale sala da biliardo e che venne parzialmente convertito in caffè per intrattenere le mogli dei relativi frequentatori, pur essendone proibita la tazzina alle donne (che però bevevano la cioccolata e forse tanto male non andava….), per divenire poi negli anni com’è ora… o quasi visto che due anni fa è stata nuovamente convertita un’ala del caffè al fine di poter ospitare alcune presentazioni letterarie, con conseguente vendita di volumi stampati. Del resto i suoi tavolini sono sempre stati occupati dagli intellettuali della città, quali Umberto Saba, James Joyce, Italo Svevo e Giani Stuparich, abitudine ancora portata avanti da molti studenti che su quei tavolini scribacchiano riempiendo quaderni di appunti o ripetendo intere lezioni di esame.

Libri, libri e ancora libri!

Libri, libri e ancora libri!

Alla descrizione del contesto ambientale e storico si è accompagnata anche una dettagliata spiegazione in merito al caffè, alle miscele usate e scelte personalmente dallo storico locale sino alla tostatura che viene effettuata in perfetta autonomia presso l’unica torrefazione di Trieste che ancora funziona a legna: in questo modo si ottiene un caffè al 90% arabica e 10% robusta intriso dell’aroma del legno e delle sue resine, un caffè “da conversazione” come è stato definito e come abbiamo avuto modo di assaggiare, una bevanda che non disturba il sonno nemmeno se gustata a pomeriggio inoltrato.

Il caffè all'origine

Il caffè all’origine

Il caffè verde

Il caffè verde

Chicchi crudi e tostati a confronto

Chicchi crudi e tostati a confronto

Il prodotto finale

Il prodotto finale

Di notevole interesse è la macchina che viene usata per riempire la tazzina, in quanto l’acqua scende a caduta verticale e non viene portata in orizzontale come in tutte le macchine espresso che vengono usate abitualmente: mi astengo dai dettagli tecnici perchè non sarei in grado di dare delle spiegazioni dettagliate e corrette, ma già l’aspetto estetico è notevole!

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Il nostro pomeriggio insieme non si è esaurito con il tour del caffè, ma si è prolungato in tutto relax ad un tavolino del San Marco dove abbiamo assaggiato una prelibatezza, tipica delle nostre zone, che Jessica non conosceva: un calice di Hugo, cocktail a base di sciroppo di fiori di sambuco, Prosecco, acqua minerale frizzante, lime e foglie di menta… che l’ha conquistata! Insomma, un altro punto a favore di Trieste… tant’è che penso per lei i nostri simboli d’ora in poi saranno piazza dell’Unità, affacciata sul mare, e lo Hugo 🙂

Lo Hugo

Lo Hugo

Torna ancora a trovarci Jess, con la tua travolgente simpatia… questa volta è stato un incontro improvvisato in mezzora (con tanto di foto scattate al cellulare perchè nella fretta ho dimenticato anche la  reflex), ma per la prossima volta lo Hugo ce lo organizziamo con cura!

Jess, a sinistra, ed io... l'incontro è stato talmente frettoloso che le foto sono state scattate tutte con il cellulare!

Jess, a sinistra, ed io… l’incontro più repentino della storia delle Bloggalline!

Antipasti e stuzzichini/ Dolci e desserts/ Economiche

“Chifeleti”, dolcezza dell’infanzia

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Pochissime righe per riproporre un’altra delle ricette della mia infanzia: questa era la mia merenda “lussuosa”, quella che la mamma mi regalava grazie all’avanzo di impasto degli gnocchi (qui quelli con le susine).

Spesso la merenda la preparava il papà, una fetta di pane cosparsa di sale, olio e origano e poi subito infornata per qualche minuto, se mi andava bene c’erano le “schnitte”, pane ammollato nel latte zuccherato e fritte (magari uno di questi giorni le facciamo insieme), talora qualche “palačinka” avanzata dalla cena golosissima della sera precedente, ma i “chifeleti” erano proprio il massimo, mangiati caldi e morbidissimi, con il sapore della pasta di patate che andava a fondersi con il dolce dello zucchero a velo… un’estasi! Peccato che li trovassi in cucina solo quando la mamma faceva avanzare un pezzettino di impasto degli gnocchi: è incredibile come questi ricordi rimangano impressi nella mente e spesso mi chiedo se anche a mio figlio rimarranno questi frammenti di infanzia profumati nel suo cuore goloso!

Eh, qui c’è poco da dire…  si lavora l’impasto a rotolini per poterne fare la forma che vedete nella foto, con le estremità incurvate, e si friggono nell’olio di semi bollente (mai usare quello di oliva perchè ne coprirebbe il sapore); una volta assorbito l’olio in eccesso spolverizzare con dello zucchero a velo e mangiarli caldi… sono deliziosi!

E’ una merenda povera, ma quanto più sana rispetto a merendine e creme spalmabili?

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Antipasti e stuzzichini/ Economiche/ Ricette vegetariane

Il rosmarino dell’estate

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Le giornate si avvicendano già torride segnando un giugno come da anni non ne vivevo, l’aria in casa è pesantissima e i ventilatori solo in parte riescono a muoverla regalando un sollievo lieve e fugace, il mare è a pochi minuti di casa ma gli esami di mio figlio incombono sulla mia serenità come un branco di avvoltoi e il suo profumo rimane il protagonista dei miei desideri più reconditi mentre, giorno dopo giorno, incoraggio lui e anche me stessa con la consapevolezza che manca ancora pochissimo alla libertà.

L’estate è la mia stagione, quella che sento a pelle anche se mi toglie la voglia di faticare in cucina, di stare ai fornelli con il sudore che mi scorre lungo la schiena, che mi incolla i capelli alla fronte, che mi regala la sensazione di camminare a piedi nudi sentendo il tepore della terra sotto di me, che mi fa sentire il contatto con la madre di tutte le cose; l’estate è la mia pelle che si abbronza a dei livelli incredibili, che scorre morbida sotto l’olio di oliva che ogni giorno spalmo dopo averla lasciata a cuocere al sole senza pietà, a seccare alla salsedine sino a sentirne il profumo sugli abiti; l’estate è il sole che stinge i miei capelli scurissimi, è il mare che me li arriccia e li rende indomabili, è il profumo delle acacie e del sambuco, è l’odore penetrante del rosmarino e della salvia, è la stagione dei piatti freddi, vegetali e ricchi dei colori che la natura ci regala.

Oggi il cielo vira dall’azzurro più intenso al grigio plumbeo e tra un tuono ed un acquazzone riesco a tirare un sospiro di sollievo grazie alla brezza che alita dalle finestre spalancate sul bosco, un soffio di pace che alleggerisce queste giornate pesanti e di stanchezza da sfinimento, un respiro che mi fa tornare in cucina per chiudere in un vasetto tutto il profumo del rosmarino.

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Ingredienti:

una scatola di fagioli cannellini

una cipolla

un pizzico di sale

olio q.b.

aceto di mele q.b.

una manciata di foglie di salvia e una di aghi di rosmarino (freschi)

Procedimento:

far appassire la cipolla in poco olio, poi aggiungere gli altri ingredienti e frullare tutto insieme sino ad avere una crema perfettamente amalgamata; spalmata sul pane fresco o sulle bruschette è imbattibile…. tanto semplice e quasi banale quanto gustosa e perfetta per le giornate bollenti che ci aspettano! E per alleggerire anche i periodi più pesanti….

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Antipasti e stuzzichini

Tortine salate alla crème fraîche

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E’ innegabile: sono assente dal blog causa periodo infausto!

Antefatto: mio figlio ce la mette tutta per farsi bocciare in terza media nonostante la spiccata intelligenza che lo contraddistingue, ma con una pigrizia indescrivibile nei confronti di tutto quanto richieda anche il minimo sforzo, il tutto condito da un tris di docenti denominati “TDC” (a voi la triviale interpretazione) che non gliene fanno passare mezza ai limiti della persecuzione. Nel mentre mia mamma si fa operare agli occhi (niente di che, intervento di routine), anche se la routine mia del dover correre ovunque non viene contemplata nel pacchetto “stress a mille”; il tutto affiancato da un periodo lavorativo da paura, con una mole di lavoro anomala e abbastanza complessa.

Oggi: mio figlio ha dimostrato di non avere la zucca vuota recuperando sette insufficienze in un mese, con buona pace dell’unica megera che da tre anni sta cercando inutilmente di bocciarlo e che nemmeno quest’anno lascerà intentata la faccenda, la mamma sta bene e ci vede come una lince, in ufficio è sempre un delirio ma se lavoro con serenità non mi pesa assolutamente. A seguito di ciò torna anche la voglia di rimettere le mani in cucina e di provare qualche cosa di sfizioso: una parentesi delicata e gustosa ad inframezzare una dieta che mi sta dando parecchie soddisfazioni.

Ho appena sfornato queste tortine, stavo per addentarne una quando Polly (canina terribile) ha ben pensato di inondare il pavimento del salotto di cacca (no, non di popò, qui si parla proprio di una cacca micidiale), decido di mettere da parte le tortine, pulisco e disinfetto, finalmente mi siedo sul divano per scrivere il post e lo trovo minato da “Polly la vomitilla” che oggi ha proprio deciso di non darmi tregua. Bene, l’importante è avere il figlio promosso. Il resto sono bazzeccole.

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Per la pasta al vino:

100 g. di vino bianco secco

80 g. di olio evo

300 g. di farina

1 pizzico di sale

Per la farcitura:

un vasetto di crème fraîche

salame affumicato (ho usato il domača salama delle mie zone)

pistacchio di Bronte

Preparazione:

La pasta al vino è semplicissima e l’ho preparata emulsionando il vino con l’olio e successivamente aggiungendo la farina e il sale (procedura Bimby: emulsione 10 sec. vel. 4 e poi impasto 1 minuti vel. spiga, ma anche con il robot è un attimo), lasciar riposare l’impasto anche se io non l’ho fatto altrimenti Polly mi avrebbe distrutto la casa prima che io riuscissi a preparare le tortine. Poi ho steso l’impasto negli stampini monoporzione e ho farcito con la crème fraîche, ho infornato in forno preriscaldato a 200°, e subito abbassato a 180° ventilati, per mezzora; a tortine raffreddate ho aggiunto il salame e il pistacchio spezzettato grossolanamente ottenendo un bel connubio tra l’acidità della crema, il sentore affumicato del salame e il dolce delicatissimo del pistacchio. Insomma… un’idea semplice semplice, ma perfetta anche per un aperitivo, magari con l’utilizzo di pirottini mignon.

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Antipasti e stuzzichini/ Economiche

Un primo maggio per il lavoro e la democrazia

Ero solo una bambina che il nonno passava a trovarmi dopo aver sfilato nel corteo del primo maggio e, orgoglioso, mi regalava la cosa a lui più cara: il suo garofano rosso… e poi tranquillamente beveva il suo caffè con il “cicchetto”, il bicchierino di grappa, sempre nello stesso bicchiere, quello che ancora troneggia nella credenza della mamma.

Oggi il mio nonno non c’è più, sono decenni che non posso più godere della sua compagnia, eppure mi sembra ieri che sentivo il suo vocione tuonante nelle mie orecchie di bimba, mi sembra di aver appena trascorso un pomeriggio nel cortile di casa sua, a dondolarmi sull’altalena che aveva costruito con le sue grandi mani forti di contadino.

Il nonno non aveva studiato, ma aveva lavorato al porto, aveva coltivato la campagna, aveva fatto la guerra, aveva le scarpe enormi con le quali faceva chilometri perchè non guidava, non aveva mai preso la patente perchè era nato nel periodo delle carrozze a cavalli; io ho studiato eppure la mia laurea e il mio master sono nulla a confronto dell’intelligenza e dell’acume del nonno e chissà cosa direbbe se oggi sapesse che sto ticchettando parole in suo onore sul monitor di un computer (e che sarà mai un computer?…. già me lo sento… 🙂 ).

Il nonno sin da piccina mi ha insegnato il valore del lavoro, la forza delle mani e dell’onestà, un po’ come nel libro “Cuore”, in cui il muratorino lasciava una scia di vernice o di calce sul divano dell’amico, e questi veniva fermato dal padre nell’azione di ripulire, spiegando che il lavoro non è mai sudiciume perchè chi lavora lo fa per guadagnarsi la pagnotta.

Mai come quest’anno sento il primo maggio, con ribrezzo dinanzi alle attività che hanno voluto ugualmente tenere aperto al pubblico perchè ci sarà pure una crisi molto sentita, ma il dovuto rispetto ai lavoratori io  lo sento in maggior misura, conscia del fatto che un giorno di stipendio in più male non fa; quest’anno, forte del lavoro che svolgo, mi rendo conto che la democrazia è rimasta solo una parola stampata sulla Carta Costituzionale, a pari dell’enunciato “il lavoro è un diritto” perchè non faccio altro che ratificare licenziamenti palesemente travestiti da “riorganizzazioni economiche” non sottoponibili ad alcuna censura perchè le norme purtroppo ci legano le mani avvallando le porcate alle quali sono costretta ad assistere.

C’è uno svilimento di qualsiasi diritto, c’è un tentativo di imbrigliare qualsiasi libertà di pensiero, di opinione, di parola che fa paura e non è solo un modo di dire perchè a me questa dittatura silente spaventa davvero in quanto non dichiarata e che ancora ci fa credere di avere dei diritti: popolo italiano, svegliati e tira fuori gli attributi perchè con il sorriso stampato sui loro volti ci stanno fregando anche la libertà, perchè rendono il vivere quotidiano talmente complesso da scoraggiare chiunque, perchè stanno complicando il sistema scolastico per farci desistere dall’istruirci, perchè un popolo ignorante è facilmente manovrabile. Io sono nata libera e voglio vivere liberamente!

Ho scelto un piatto semplice, nemmeno è una vera ricetta, ma rappresenta il potere operaio: quanto si possa fare con un semplice tozzo di pane.

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Ingredienti:

200 g. di acqua

100 g. di latte intero

un cucchiaino di zucchero

una bustina di lievito di birra essiccato

250 g. di farina di grano duro

250 g. di farina di grano tenero

un cucchiaino di sale

olio evo q.b.

una manciata di sale grosso

mezza cipolla

Procedimento:

Impastare a lungo finchè l’impasto non si incorda: se avete l’impastatrice è perfetto, io ho usato il Bimby a vel. Spiga per 4 minuti, lasciar lievitare finchè l’impasto raddoppia e stendere su una leccarda ben oleata, successivamente forare la superficie con i rebbi di una forchetta, cospargere di sale grosso, ancora olio evo e della cipolla a fettine sottili. Infornare, preriscaldando, a 200°C per mezzora (io ho usato il ventilato mettendo nel forno una pentola d’acqua).

Io l’ho farcita con una fetta di prosciutto crudo delle mie zone (prosciutto del Carso), ma sta bene con qualsiasi insaccato, formaggio o mangiata tiepida così com’è.

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Antipasti e stuzzichini/ Pesce

Il polpo in bottiglia per vivere una cena raffinata senza stress!

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Le foto sono state scattate al volo (senza luce) prima che planassero gli avvoltoi…. quindi mi scuso per la scarsa qualità!

Contro ogni aspettativa dettata dalla pigrizia che mi ha colto in questi giorni di festa sono già qui a raccontarvi del mio capodanno lontano da ogni possibile fonte di stress: il Natale in casa mia è sempre un po’ scadente a causa dei rapporti tesi che ho con i suoceri e che, di conseguenza, dividono la famiglia in due (io dai miei genitori e marito e figlio dall’altra parte)… fortuna che la prendo con filosofia non essendo una fanatica del 25 dicembre, da me vissuto solo come una festa d’atmosfera e lontano anni luce dal significato religioso che, per un’atea anticlericale come la sottoscritta, chiaramente non rappresenta nulla.

Un po’ mi dispiace perché la vivo sempre come una festa da trascorrere in famiglia, ma se non altro mi sono risparmiata megapranzi pallosi che non mi divertono affatto, tombole che odio dal profondo del cuore e ammennicoli simili; il capodanno invece mi piace, lo amo particolarmente specie quando mi riserva l’occasione, com’è accaduto lo scorso anno, di stappare una bottiglia di spumante in mezzo ad un paesaggio innevato, nel gelo dei monti e sotto un cielo trapunto di stelle come in città mai si potrà vedere.

Questo 31 dicembre mio marito ha lavorato sino alle 22.00 perché gli è toccato uno dei turni peggiori, ma si sa che i mezzi pubblici circolano sempre e come tale è giusto che il servizio venga garantito: potevo non fargli trovare una cena curata e ricca d’amore?

Mi sono imposta di non stressarmi mai più per alcun motivo al mondo perché sono una persona emotiva e sensibile, quindi soggetta a somatizzare tutto, e ciò vale anche in cucina: massima organizzazione, minimo sforzo e massimo risultato! Dalle vacanze estive mi era rimasto del pescato nel congelatore, dal quale ne ho ricavato sia le seppie per il secondo sia un bel polpo da utilizzare per l’antipasto: a dire il vero non che l’abbia conservato per tanti mesi appositamente, ma proprio non sapevo come cuocerlo al meglio. Ho tratto l’ispirazione da un’idea vista in rete tempo addietro e quindi ecco qui la ricettina!

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Ingredienti:

1 polpo di almeno 1 kg. (il mio era di kg.1,160)

la buccia di due arance

qualche foglia di alloro

un pizzico di sale

Procedimento:

Cuocere il polpo in pentola a pressione unitamente alla buccia di un’arancia (che tolgo con il pelapatate per evitare di avere anche la parte bianca) e a qualche foglia di alloro oltre ad un po’ di sale; dal sibilo proseguire la cottura per 40-45 minuti circa.

Una volta raffreddato tagliarlo a pezzettoni e inserirlo in una bottiglia in plastica precedentemente tagliata asportandone il collo (di acqua o altra bibita) alternando con un’altra buccia di arancia tagliata grossolanamente, poi appoggiarvi sopra un peso (io ho usato una bottiglia di birra piena d’acqua) e premere un po’ di volte sino a far uscire il liquido in eccesso; alla fine riporre un giorno ed una notte nel frigorifero mantenendovi sopra il peso.

Al momento di servire sarà sufficiente tagliare la bottiglia per estrarre il “salsicciotto” da affettare comodamente in quanto il liquido rimasto avrà gelificato mantenendo il tutto compatto: servire con qualche fetta di lime e dei chicchi di melagrana (se la tagliate a metà e la “schiaffeggiate” un po’ sul palmo della mano i chicchi cadranno a pioggia senza alcuno sforzo).

Ho affiancato al polpo un paio di fettine di salmone affumicato, del guacamole e ho accompagnato il tutto con un drink a base di Aperol e frizzantino aromatizzato con una fetta di arancia…. e poi non ditemi che il cenone è stressante!

Ovviamente il resto del cenone è finito nella slow-cooker che mi ha portato Babbo Natale, la quale ha cucinato per me mentre leggevo un libro accoccolata sul divano con un po’ di buona musica in sottofondo…. che voglio condividere con voi perchè è davvero un inno all’amore!

Buon anno compagni e compagne di blog…. e che la salute e la serenità siano con voi!

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Antipasti e stuzzichini/ Ricette vegetariane

I miei limoni gialli

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Talvolta non è solo un frutto, è qualcosa di più, per me l’arancio e il limone sono gli agrumi del sogno, soprattutto il limone mi porta al sogno del mare, non di quello che bagna generosamente la mia città e che amo alla follia, ma di quello “un pochino più giù”, quello che vedi come una distesa blu cobalto quando scendi da una strada ripida a picco su un’immensa distesa turchese circondata dal verde argentato degli ulivi.

Il limone è perfetto in una ciotola di ceramica turchese, mentre luccica sotto quel raggio di sole ancora estivo che penetra dalle imposte blu e vorrei conservarlo per tutto l’anno, con il suo profumo intatto e la sua essenza fresca e piena di energia, con il suo succo depurativo e che riesce ad esaltare qualsiasi piatto, dal dolce al salato.

Ho visto alberi di limone a picco sul mare, sporgenti da rocce che sembrano cadere da un momento all’altro e che invece resistono ai venti della costa, ho provato una sensazione di refrigerio solo a vedere questo connubio di colori: giallo limone, verde ulivo e blu mare… e da quella volta la mia casa è disseminata di limoni giallissimi e di accessori turchesi, così posso sognare il mare anche a gennaio.

E’ il colore predominante nelle ceramiche che adoro, quel giallo meraviglioso che si sposa al blu, quelle perfette per rendere accogliente una cucina, quelle perfette per servire un piatto profumato di Marocco, di Grecia, di Sicilia… quello che, pasticciando e sperimentando, ho realizzato qui sotto.

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Ingredienti:

peperoni piccoli tondi e piccanti

pomodorini secchi sott’olio

origano (ho usato quello raccolto alle pendici dell’Etna)

cous cous (con una noce di burro)

olive nere greche

limoni sotto sale (ho usato quelli portati dalla Sicilia)

capperi di Pantelleria

semi di sesamo tostati

olio evo

Procedimento:

premesso che la quantità degli ingredienti è puramente a piacere, ho iniziato tagliando la calotta superiore dei peperoncini e sbollentandoli per circa quindici minuti, conservando eventualmente la calotta asportata per richiuderli una volta farciti; a parte ho preparato il cous cous, utilizzando quello precotto cui basta aggiungere dell’acqua calda per farlo rinvenire, che poi ho mescolato a tutti gli altri ingredienti, ricordando di dissalare un po’ i capperi e tagliuzzando i limoni a cubetti e, comunque, facendo molta attenzione alla quantità finale di sale.

Ho riempito i peperoni con questo mix di profumi, conservando qualche semino per mantenerne la nota piccante e ho terminato la preparazione con una manciata di semi di sesamo leggermente tostati in padella…. che dev’essere assolutamente abbondante!

A questo punto passo ad un paio di dritte per quanto riguarda i limoni sotto sale:

ho sistemato in un contenitore di vetro dei grossi limoni biologici, interi, alternandoli con del sale grosso, del pepe nero in grani, delle foglie di alloro, qualche chiodo di garofano e qualche stecca di cannella; lo spazio rimanente l’ho riempito con dell’acqua, ho chiuso il barattolo e l’ho lasciato a marinare nel frigorifero per (almeno) venti giorni, che nel mio caso si sono tramutati in alcuni mesi….

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Antipasti e stuzzichini/ Economiche/ Ricette vegetariane/ Secondi

Il profumo di settembre

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E’ trascorso del tempo oramai da quando detestavo settembre, povero mese maltrattato solo perché rappresentava la fine della mia stagione preferita, perché segnava la fine delle giornate trascorse a sguazzare nel mio mare, la fine di pomeriggi pigri a godersi le carezze del sole sulla pelle e anche l’inizio degli impegni, di un lungo inverno di fatica e lavoro, senza nemmeno un giorno di ferie se non qualche giorno libero dall’ufficio solo per studiare o per sostenere qualche esame. Ora gli impegni sono diversi, forse seguire mio figlio con la scuola è ancora più faticoso e frustrante perchè l’impegno non è più in prima persona, perché ogni giorno devo mediare tra le spesso eccessive richieste scolastiche e la sua esasperazione che alla fine si concretizza in rifiuti che ledono solo la sua posizione… e l’estate comunque finisce, la temperatura è più mite, però ho imparato che si può godere della giornata di sole e scendere al mare ugualmente, che il fresco della sera può essere piacevole, che i colori cambiano e anche le nuove sfumature hanno una loro poesia perché la natura è viva e come tale va recepita.

Penso sia una consapevolezza diversa di sé, un’accettazione del momento, un saperlo cogliere lontano anni luce dall’arroganza dei vent’anni, quando tutto o è bianco o è nero, quando esistono solo la spensieratezza estiva e le calde serate a fare baldoria, quando la passione è alle stelle e si vive al ritmo della musica e nell’intensità dei tramonti… ora è diverso, ci sono i silenzi contemplativi, anche quelli in piena solitudine, se nessuno mi chiama per uscire mi sta benissimo, finalmente posso prender fiato e riprendere il contatto con la mia vita senza la frenesia che contraddistingue ogni istante del quotidiano. Posso sedermi sul balcone, annusare l’aria e sentire il profumo che cambia e che, ieri sera, era quasi lo stesso che sentivo nelle sere di primavera avanzata, quando eravamo già proiettati verso la “mia” stagione… perché io vado sempre ad olfatto, l’aria profuma di odori diversi a seconda della stagione e le mie sensazioni si agganciano sempre ai ricordi olfattivi, quelli potenti che riescono a metterti in subbuglio l’anima.

Sento sempre più profumo di rinascita, anche se si sta virando verso il freddo dell’inverno, e ritorna prepotente la voglia di passeggiare lungo il mio mare, quello che d’inverno è meraviglioso nel suo bianco e nero, quello che ti regala la sensazione di affacciarti sul Baltico perché se il nord Adriatico viene spazzato dalla bora la sensazione è la stessa, il freddo intenso, l’aria tersa e il profumo di sale appena accennato, gli spruzzi bianchi dei marosi che si infrangono sulla scogliera… ecco, questo è diventato per me settembre, non un mese di transizione ma da assaporare nella sua pienezza.

La cucina di settembre può essere un compromesso equilibrato di sapori e di freschezza e di consistenze tiepide, perché no? E allora ho preparato questi spiedini rigorosamente vegetariani, ma non vegani perché la cosa mi è un po’ antipatica, a base di polpettine di lenticchie ancora tiepide e di ciliegine di mozzarella fresche, inframmezzate da pezzettini di peperone bianco dolce per evitare la commistione tra i due e mantenere l’equilibrio, per godere di un boccone fresco come l’estate e di una polpettina tiepida del colore dell’autunno, il tutto su un letto di verdura mista, di ciò che il mio orticello casalingo ancora mi ha offerto, un misto tra vari tipi di verdura a foglia verde e di portulaca, erba spontanea che mi ha invaso mezzo balcone e che però è parecchio gustosa, specie se ravvivata anche da un pizzico di menta fresca…. ecco, qui c’è tutto ciò che settembre ancora mi ha generosamente offerto!

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Ingredienti per circa 35 polpettine:

150 g. di lenticchie pesate a crudo

180 g. di pane raffermo grattugiato

1 uovo medio

un pizzico di fiocchi di sale affumicato Falksalt

tre spicchi d’aglio

3 peperoncini di Cayenna essiccati

olio evo q.b. per le polpettine e altrettanto per la cottura in padella

una manciata di prezzemolo dolce appena colto

Preparazione:

  • cuocere le lenticchie in pentola a pressione calcolando 15 minuti dal sibilo, con l’aggiunta di un pizzico di sale;
  • poi mescolare tutto con il robot da cucina, “impolpettare” le biglie e passarle in una padella con un velo di olio evo finchè avranno un aspetto dorato;
  • infilzare tutto in uno spiedino alternando polpettine, mozzarella e peperone bianco crudo;
  • adagiare gli spiedini sull’insalata precedentemente condita.Immagine 013

Dopo tanto tempo vi lascio con un po’ di musica, si tratta di uno dei brani che preferisco in assoluto da sempre e che trovo si adatti perfettamente a questo momento….

 

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Antipasti e stuzzichini/ Autoproduzione/ Etniche/ Ricette vegetariane

Contaminazioni mediterranee

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Ogni viaggio per me diventa un’occasione per annusare il mondo, dove profumi e sensazioni si mescolano in un vortice di emozioni assolutamente inscindibili, dove incontro culture diverse e umanità di ogni tipo, da conoscere, da approfondire e dalle quali imparare sempre qualcosa di nuovo, in una commistione culturale che possa allargare i miei orizzonti e rendere la mia mentalità più aperta ed elastica.

Ogni viaggio diventa un’esperienza sensoriale prima di ogni altra cosa, prima di ciò che posso apprendere da chiese, palazzi e musei perché la cultura di un popolo passa innanzitutto per i profumi e i sapori della cucina… solo dopo aver annusato ed assaggiato le spezie di un mercato riesco a collegarle ai colori di un affresco o alle stuccature dorate di un palazzo, solo allora posso capirne le radici storiche, l’esegesi culturale, come solo dopo aver capito la storia di un popolo riesco ad entrarne nella relativa mentalità e ad assimilare tutto ciò che possa ampliare i miei limiti mentali.   

Quando lessi la ricetta pubblicata da Margherita iniziai a pensarci su, con la tentazione di provarci perché mi sembrava una cosa semplice e realizzabile, una bellissima idea fare il paneer in casa, poi comunque mi feci un giretto nel web per saperne di più perché alla fine io sono una curiosona! E ho appreso che si tratta di una ricetta sudasiatica (पनीर  in Hindi), diffusa in India e Pakistan, preparata senza l’uso del caglio, senza il sale e perfetta sia al naturale che come base per altre preparazioni, oltretutto molto diffusa anche in altri paesi in mille varianti e dai molteplici nomi… insomma, perfetta e versatile anche per i miei pasticci in cucina! Non che con un litro di latte ne esca molto, però alla fine si ottiene un ottimo formaggio spalmabile a basso costo, specie se si parte dal latte del discount che alla fine si acquista con pochi centesimi.

La preparazione è semplicissima in quanto è sufficiente far arrivare il latte a bollore, aggiungere 3/4 cucchiai di aceto bianco (o limone) e mescolare: il latte si caglierà subito e, non appena raffreddato, basterà versarlo in un colino rivestito con una pezza di cotone o di garza e strizzare la parte solida; il caglio rimasto potrà essere riciclato per una successiva cagliatura, anche se meno decisa rispetto a questa ottenuta con l’acidificazione oppure tenerlo da parte per la preparazione di crepes salate.

Una volta versato il paneer in una ciotola l’ho mescolato con del prezzemolo tritato (io ho usato quello del mio balcone, molto dolce e delicato), ma avendo del coriandolo penso si ottenga il massimo del risultato, poi ne ho fatto delle palline e le ho ripassate nella farina di pistacchio di Bronte, acquistata alla Vucciria di Palermo e dal sapore delicatissimo e particolare.

Volevo utilizzare alcune delle chicche acquistate in vacanza, ma l’idea di limitarmi a replicare delle ricette tipiche, che sicuramente i siculi preparano meglio di me, non mi interessava particolarmente… al contrario mi si sono illuminate le papille gustative quando ho conosciuto il pistacchio di Bronte, così versatile sia nei piatti salati che in quelli dolci.

Con il paneer si possono fare delle “biglie” dolci altrettanto strepitose e delicatissime, ma queste ve le preparerò la prossima volta!

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Ingredienti:

1 l. di latte intero (che sia fresco o UHT non cambia)

3 o 4 cucchiai di aceto bianco (dipende dal grado di acidità) o di limone

un mazzetto di prezzemolo

q.b. farina di pistacchi di Bronte

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