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Un po’ del mio mondo

Un po' del mio mondo

La vita in due cuori uniti

Margot, quasi trenta chili di dolcezza

Ci sono dei periodi in cui scompaio da queste pagine, questa volta sono sparita dal web, con pochi commenti ai blog che seguo abitualmente, sono scomparsa da Facebook, da Instagram, dalla vita sociale e dalla serenità: la mia mamma è stata molto male, il peggio è passato e posso serenamente affermare che ora sta meglio di me, sicuramente è più riposata, anche se ancora non è minimamente autosufficiente, se è appena rientrata a casa e ciò porta me ad un ulteriore accumulo di stanchezza perché tutto il carico dei problemi e dei lavori da fare è sulle mie spalle.

Ho voglia di sognare, di un tocco di luce, di una vita in bianco e rosa, di sfrondare i rami secchi (eh sì, in questo periodo mi sono scontrata anche con del veleno gratuito, ma passo oltre e ignoro la spazzatura) e nonostante la stanchezza infinita che mi sta dilaniando comunque in me c’è la voglia di rinascita. Ancora una volta.

Perché quando tutto va a rotoli ti aggrappi alla vita e ti butti a capofitto nel nuovo, tanto lo sai che non hai nulla da perdere e solo da guadagnarci: ho cambiato alimentazione, ho inserito più allenamenti che riesco tra i mille impegni che ancora non riesco ad evitare, ho cambiato l’header del blog (sempre parigino resta però 🙂 ), ho creato un angolo zen sulla scrivania dell’ufficio, un piccolo giardino costellato di tocchi bianchi e rosa, ho adottato un’altra cagnolona.

La mia dolcissima proprietaria di coda si chiama Margot e questa è la novità della quale parlavo nel post precedente, una tenera splendida creatura che per un anno intero è vissuta nella totale reclusione di uno scantinato buio e che per l’anno successivo è stata ospite delle volontarie, in attesa che il mio cuore incontrasse il suo, che i nostri occhi si amassero alla prima scintilla.

Mi sono affacciata molto poco al web, ma appena l’ho fatto ho incontrato lei e ne è valsa davvero la pena perché mi è sembrato che mi fosse stata mandata da Polly, la mia dolcissima pelosotta partita per il ponte la primavera scorsa, lasciandomi in un mare di lacrime e con il cuore gonfio di disperazione, lasciando la sorellina Bubu smarrita e confusa… la abbraccio e, anche se sembra assurdo, è come se abbracciassi lei, una lei ancora più affettuosa, più espansiva, più dolce e caciarona 🙂

Chiedetemi se sono felice… sì, lo sono, non ancora serena perché sarebbe troppo pretenderlo in questa situazione, ma tutto inizia a volgere per il meglio e chi sogna in bianco e rosa non può non essere felice, vero?

Oggi non si cucina (e non si scattano foto artistiche perché Margot va presa al volo!), non ne ho il tempo e di questo mi scuso anche con le aziende che hanno riposto in me la loro fiducia (mi rifarò alla grande a breve, lo prometto), ma un momento insieme a voi lo volevo avere, un momento di sogni in bianco e rosa!

Questo è stato l’ultimo articolo pubblicato sul vecchio dominio ospitante il blog, e avendolo perso nel trasferimento, ho voluto riproporlo con un copia incolla (perdendomi anche le 31 condivisioni facebook, porca miseria!), pertanto ho voluto ricopiare anche i vostri bellissimi commenti, le cui dovute risposte riporterò in calce a questo post, una per ciascuna di voi poichè siete state tante carine e non trovo giusto che un problema tecnico mi abbia mangiato quanto stavo scrivendo!

6 COMMENTS

  • Reply

    MELANIA

    7 febbraio 2018 at 19:23Quante cose però si riesce a fare solo se lo si vuole. Arrivano questi momenti Tati, ma con forza e costanza si riesce a superare ogni cosa. A volte, occorre solo tempo. Serve allontanarsi dal superfluo per afferrare l’essenziale.
    Sono felice di leggere che tua mamma sta meglio. Felice tu ti stia concentrando sulle cose che più ami fare. Tienile strette a te. Non ti lasciare abbattere dalla stanchezza, Trova la forza che è in te. E avanti tutta! Ti stringo piano e con affetto.

  • @Melania: è dura, durissima, apprezzo ogni singolo minuto che riesco a ritagliare per me stessa, nonostante questo si traduca costantemente nel crollare miseramente sul divano a causa della stanchezza cronica che mi assale… però ce la voglio fare perchè quando c’è la volontà si ottiene tutto e poi, diciamocelo chiaro, un cambio di blog in questo periodo per me è stato un autentico suicidio!
    Ti stringo in un abbraccio caldo. 

    Reply

    MILE

    7 febbraio 2018 at 19:39Tati… Alle volte conviene tacere e ascoltare… Ti abbraccio forte con un sorriso.

  • @Mile: dolcezza… grazie di cuore!

    Reply

    IPASTICCIDITERRY

    7 febbraio 2018 at 20:42E sono qui a dare anche il mio abbraccio a Margot, felice vi siate trovate. Sono davvero contenta che la tua mamma stia recuperando e spero tanto possa presto finire anche il tuo tour de force. Sai quante volte sono passata di qui, cercando tue notizie? Ho notato anche il nuovo template, che mi piace … Un abbraccio e a presto tesoro bello.

  • @Terry: amica mia dolcissima, la tua presenza mi scalda il cuore in ogni istante, ci sei sempre per me quando le cose non vanno come dovrebbero. Grazie di esserci!

    Reply

    LUNA

    8 febbraio 2018 at 4:40Benvenuta bellissima Margot e bentornata tu carissima Tatiana. Mi mancava infatti, non leggerti più, ma certi periodi di stacco totale servono.
    Sono davvero felice di sapere che la tua mamma ora stia bene e che tu abbia deciso di fare tutte queste cose bellissime per te stessa, a cominciare dai colori che hai scelto per colorare la tua vita!
    Ti mando tanti baci ❤

  • @Luna: Piano piano ce la faccio, giuro! Con la massima concentrazione poichè basta una frazione di secondo di distrazione che Margottalingualunga mi fa sparire qualsiasi ingrediente commestibile che si trovi a meno di un metro e mezzo da terra.
    Ti abbraccio forte! 

    Reply

    STRAVAGARIA

    8 febbraio 2018 at 6:30Ci sta… la vita è quello che accade quando chiudiamo i social 😉 ti auguro una primavera smagliante. Baci 😚

  • @Viv: sarà bella, voglio che sia bella! Ti abbraccio 🙂

    Reply

    EMMETTÌ

    9 febbraio 2018 at 9:58

    @Emmetì: grazie tesoro! Un bacio 🙂

Arte, storia ed architettura/ Un po' del mio mondo/ Viaggi

Metti un giorno a Bassano…

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Ogni tanto capita che il marito si svegli con un’idea assurda in testa, ma proprio di quelle pericolose che inevitabilmente ti coinvolgono in un mare di guai senza una fine: eccolo qua! Presente!

Il tutto inizia il giorno in cui il malcapitato si scorda che lo scooter necessita di olio nel motore, che nel giro di mezza giornata riesce a fondere e che immediatamente valuta la possibilità di imbarcarsi nell’acquisto di un nuovo mezzo di trasporto; bocciata la moto (pena la mia immediata richiesta di divorzio) si incaponisce con un altro scooter e, siccome la sfiga è sempre presente, si intromette il collega che l’ha appena acquistato a Bassano del Grappa per un risparmio complessivo di 800 euro rispetto alle tariffe della nostra città.

Nel giro di poco tempo il pazzo si presenta con la stampa del libretto di circolazione in mano e un giorno di ferie già firmato dall’ufficio personale, quindi non c’è più speranza: si parte e in due ore siamo a Bassano e vi risparmio il ritorno, lui in scooter e io in macchina sulle stradine provinciali per non uccidere un motore in rodaggio, cinque ore infinite e sfibranti, io con il sedere a quadretti e lui che scende davanti casa con il tremore da stress.

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Ma… le poche ore bassanesi di cui abbiamo potuto godere sono tutte racchiuse in questo post: un meraviglioso pranzo alla Osteria alla Caneva, l’incontro con Elisabetta e una bellissima visita al Museo Poli, con degustazione di grappe annessa.

Innanzitutto mi sento in dovere di soffermarmi sul pranzo: una tappa divina e detto da me che non amo mangiare fuori da casa mia vale il doppio! Un ambiente casalingo, semplice, di una informalità vera, sentita e non di mera facciata, uno di quei posti in cui entri un po’ timoroso perchè sei in compagnia di due cagnolini e invece vieni accolto a braccia aperte e con un sorriso che ti riscalda il cuore: il menu mi ha fatta morire perchè ci siamo visti portare al tavolo direttamente la tavolozza in legno da esposizione, anche se poi mi sono fidata del consiglio locale.. e non ho sbagliato!

Ottimi i primi, sia nella versione a base di Morlacco (formaggio locale) e funghi, sia per quanto riguarda le fettuccine con il baccalà, particolarissimo il secondo a base di un tagliere con soppressa, Morlacco e polenta grigliata e di un coccio con funghi e fagioli arricchiti da un condimento eccezionalmente saporito, il tutto innaffiato da un Valpolicella aromatico e robusto: il servizio è stato rapidissimo ed impeccabile nella sua informalità e il livello dei prezzi assolutamente onesto per la qualità e la genuinità servite.

Giuro che non sono stata pagata per questo post, ma oramai è così raro trovare chi lavora onestamente e con coscienza che non potevo non farvi conoscere questa piccola chicca sita in via Matteotti 34: se vi dovesse capitare di trovarvi a Bassano andateci! Sono anche simpaticissimi!

Fettuccine con il baccalà

Fettuccine con il baccalà

Morlacco, soppressa e polenta grigliata

Morlacco, soppressa e polenta grigliata

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Tegame con funghi e fagioli

Tegame con funghi e fagioli

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L'ottimo vino della casa

L’ottimo vino della casa

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img_6909Dopo il pranzo, e contrariamente ad ogni più rosea aspettativa viste le sue precarie condizioni di salute e l’influenza sempre in agguato, riusciamo ad incontrarci con Elisabetta, bella, solare, simpatica e che ci mette immediatamente a nostro agio… con pochissimo tempo a disposizione, ma con la promessa di combinare un incontro più curato insieme a tutte le altre Bloggalline di Bassano e dintorni!

Ora lo so che se vedrà la foto mi manderà a quel paese in quanto si sentiva fuori forma, ma io la pubblico ugualmente perchè è stata proprio tanto carina e ce l’ha messa tutta per presentarsi nonostante l’influenza 🙂

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Lasciata Elisabetta abbiamo fatto una tappa al Museo della Distilleria Poli, con degustazione di grappe compresa… e qui non servono parole: andateci! Il Museo è carinissimo e molto curato, il personale di una gentilezza squisita e le grappe sono assolutamente divine…hanno decisamente una marcia in più rispetto a quelle più note e commerciali, sono dei piccoli tesori e a prezzi assolutamente abbordabili nonostante l’altissima qualità.

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“L’acqua ardente prolunga la vita: per questo merita il nome di acqua della vita”

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“Distillare è imitare il sole che evapora le acque della terra e le rinvia in pioggia”

La mia non è stata una guida turistica, nè vuole esserlo perchè preferisco scrivere i post sulla scia dell’emozione e rimanere lontana anni luce da ciò che può essere mera didattica in quanto proprio non ne sento il bisogno; è stata un’occasione presa al volo per ritornare in una cittadina che ho sempre amato e della quale serbo bellissimi ricordi… grazie Bassano, anche questa volta la pacatezza dei tuoi abitanti, il loro essere dog-friendly ovunque sia andata e il vostro sorriso non mi hanno delusa!

 

Arte, storia ed architettura/ Un po' del mio mondo

Ricordi di viaggio: Budapest e Bratislava

 

Il Parlamento visto dal Danubio

Il Parlamento visto dal Danubio

Se mai mi è possibile a Pasqua scappo dalla mia città, con un bisogno di cambiamento insopprimibile, nonostante mio figlio sia sempre costantemente massacrato di compiti e di pagine da studiare e anche quest’anno al rientro a scuola lo aspettasse una serie infinita di verifiche (si sa che le vacanze sono solo per i docenti, vero?).

Talora rimango in Italia e preferibilmente scendo verso la Toscana e l’Umbria, che tutto sommato sono raggiungibili in poche ore di camper, ma questa volta abbiamo valutato che, vista la nostra collocazione geografica alle porte dell’est, avremmo avuto vita sicuramente più facile attraversando la Slovenia per raggiungere Budapest, meraviglioso gioiello incastonato sulle rive del Danubio.

Onestamente paventavo le consuete sfaticate cui mio marito ci costringe ogni anno in quanto lui vuol vedere tutto, ma proprio tutto, con l’apoteosi della fatica al castello di turno che, in quanto fortificazione a difesa della città, è molto difficile sia situato in pianura… fortunatamente non è interessato ai musei (tranne a quelli bellici), tant’è che appena trovo una pinacoteca mi ci reco da sola e loro nel frattempo fanno la siesta sul marciapiede di fronte all’ingresso; il tutto del resto diverrebbe complicato vista la presenza costante delle nostre cagnoline.

Abbiamo iniziato bene grazie ad un campeggio che, per modica spesa, ci ha offerto tutti i servizi possibili, compresa una colazione a buffet da sogno, con pane e dolci freschi fatti in casa ogni giorno, il tutto condito da una gentilezza rara, la stessa gentilezza che ho riscontrato negli ungheresi, un popolo delizioso, rilassante, educatissimo e… perfettamente bilingue! Moltissime persone parlavano un italiano ottimo, ma il loro inglese è assolutamente perfetto e di una precisione ammirevole e in qualsiasi luogo pubblico le iscrizioni sono in ungherese e (necessariamente altrimenti si capirebbero solo tra di loro) in inglese.

Non è assolutamente gente ricca, ma molto dignitosa e la città è piena di bellissimi giovani: mio marito e mio figlio ammiravano le bellezze locali 🙂 ma nemmeno io me la sono passata male, eh? E la gentilezza, il modo di vivere rilassato, la cortesia e il modo squisito di aiutarti… splendido! Peccato solo i troppi divieti nei confronti dei cani, ma ci siamo organizzati benissimo senza mai lasciare le pelosette in camper!

Che Budapest sia molto bella me ne sono resa conto immediatamente, ma il colpo al cuore l’ho avuto la sera del primo giorno: di ritorno in campeggio, a bordo del bus, abbiamo attraversato il Danubio percorrendo uno dei ponti che collegano Buda a Pest, era già sera e la città era illuminata come un presepe, dal castello ai ponti per arrivare al magnifico palazzo del Parlamento, in riva al fiume e di una bellezza incantevole. Mi sono trovata con il naso schiacciato al finestrino del bus e a bocca aperta come una bambina, impazzita dallo spettacolo incantevole che quei pochi secondi mi hanno regalato; l’indomani ho preteso di rimanere in centro sino a sera per poter scattare delle foto dalla riva del Danubio, anche se non sono più riuscita a percorrere il ponte la cui vista mi aveva incantata la sera precedente.

il meraviglioso Ponte delle Catene

Il meraviglioso Ponte delle Catene

Pest, personalmente, l’ho preferita: più moderna, evoluta, curata e bellissima, mentre Buda, nucleo originale di quella che poi diverrà Pestbuda (e solo successivamente Budapest o Budimpesta se ci arrivate dalla Slovenia), è estremamente più storica ma anche più decadente, di un fascino forse meno maestoso e signorile ma ricca di chicche storico-artistiche da non perdere… però non mi voglio perdere in sterili descrizioni, che almeno a me solitamente annoiano, in quanto preferisco accompagnarvi per mano guardando insieme un po’ di scatti.

Particolari del Ponte delle Catene

Particolari del Ponte delle Catene

Sotto la poesia del cielo di Budapest

Sotto la poesia del cielo di Budapest

"Le Scarpe", memoria agli ebrei gettati nel Danubio dalla furia nazista

“Le Scarpe”, memoria agli ebrei gettati nel Danubio dalla furia nazista

Street food con il Japanese Dog

Street food con il Japanese Dog

Ancora street food con il New York Dog

Ancora street food con il New York Dog

Musica nell'aria

Musica nell’aria

Luci dell'Est

Luci dell’Est

La metro più antica d'Europa: un gioiello!

La metro più antica d’Europa: un gioiello!

Classe anche sui tombini

Classe anche sui tombini

Sbirciando il Bastione dei Pescatori

Sbirciando il Bastione dei Pescatori

Il Bastione dei Pescatori... sembrava di trovarsi dinanzi al Re dei Goblin!

Il Bastione dei Pescatori… sembrava di trovarsi dinanzi al Re dei Goblin!

La Chiesa di San Mattia

La Chiesa di San Mattia

L'insegna della pasticceria prediletta di Sissi

L’insegna della pasticceria prediletta di Sissi

Dal Castello si stende tutta la bellezza della città

Dal Castello si stende tutta la bellezza della città

Le acque del Danubio

Le acque del Danubio

In navigazione lungo il Danubio

In navigazione lungo il Danubio

La città si accende come un presepe d'acqua

La città si accende come un presepe d’acqua

Un pezzetto alla volta le luci fioccano

Un pezzetto alla volta le luci fioccano

Il Parlamento di notte è magico

Il Parlamento di notte è magico

Un ultimo saluto al Danubio prima di partire per Bratislava!

Un ultimo saluto al Danubio prima di partire per Bratislava!

 

Lasciata Budapest siamo entrati in Slovacchia per una breve visita prima di raggiungere l’area sosta di Vienna per la notte, trovando un centro storico molto piccolo a dispetto della metropoli che negli anni vi è cresciuta intorno, ma assolutamente stupendo, una chicca tenuta benissimo e molto pulita come già avevamo riscontrato nella capitale ungherese… riprendiamoci quindi un pomeriggio libero per proseguire la nostra passeggiata tra uno scatto e l’altro!

Bratislava: museo della farmacia

Bratislava: museo della farmacia

Gli angolini del centro storico di Bratislava

Gli angolini del centro storico di Bratislava

Men at work!

Men at work!

Una scarpinata sino al Castello di Bratislava, ma ne è valsa la pena...

Una scarpinata sino al Castello di Bratislava, ma ne è valsa la pena…

Ho camminato moltissimo, eppure questa volta non mi è pesato particolarmente grazie alla bellezza della quale ho potuto godere, gli scatti sono stati centinaia e qui ho voluto lasciare una minima traccia, fatta quasi solo di immagini e di piccole emozioni, lasciando a voi la scelta se approfondire e magari inserire queste due belle capitali dell’est nella vostra “wish list”!

Dolci e desserts/ Ifood/ Un po' del mio mondo

La mia fluffosa all’arancia per il primo compleanno di Ifood

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Quando ho iniziato a scrivere su queste pagine non avevo ben chiaro dove sarei andata a parare vista la mia naturale reticenza nell’aprirmi agli altri, la mia riservatezza, la mia timidezza che spesso mi blocca in situazioni inamovibili.

Però alla fine mi sono trovata a chiacchierare con molte di voi, ad aprirmi in tranquillità come non mai, senza timori nè tremarelle inutili: quindi iniziamo a spiegare le cose per bene che è meglio.

Io sono figlia unica di due genitori anziani, almeno per l’epoca in cui sono nata, per giunta figlia femmina, estremamente controllata al fine di plasmare una bimba a propria immagine e somiglianza: ero la classica brava figliola da esibire perchè “non mi ha mai dato un problema” mentre in realtà dentro di me soffrivo come un cane in quanto crescevo insicura e in totale solitudine. Mi hanno dato tanto, tantissimo amore, ma sempre tenendomi sotto una campana di vetro, vietandomi qualsiasi esperienza che mi potesse anche minimamente allontanare da loro, magari facendo crescere dentro di me qualche possibile istinto di ribellione.

Mi hanno aspramente disapprovata ogni qualvolta tentavo di seguire la mia natura riprendendomi se usavo la mano sinistra anzichè la destra perchè mi sarei discostata dalla normalità, mi hanno fatta vestire come loro credevano, preferibilmente di rosa (puahhhh), vietandomi jeans e scarpe da ginnastica: le prime che sono riuscita ad ottenere erano rosa e non aggiungo altro! E le liti per avere le prime lenti a contatto? Potrei scriverci un libro…

Non è un post di critica il mio , ma solo una riflessione del perchè io abbia sviluppato una tale insicurezza da cercare sempre rifugio in rapporti sbagliati che mi facevano unicamente stare peggio, una riflessione sul fatto che delle volte i nostri genitori ci amano come sono in grado di fare e che mettono il massimo del loro impegno, anche se talora combinano dei gran pasticci! Non è un post di critica anche perchè grazie ai loro errori oggi per mio figlio sono una madre abbastanza equilibrata (e parecchio easy…) quindi alla fine ho appreso qualcosa che mi è tornato utile 🙂 … ho capito che la libertà dell’individuo è il bene più prezioso e che per mio figlio desidero solo la sua felicità, anche se ciò si discosta dal mio modo di vedere le cose. E non è poco.

Il mio essere me stessa è iniziato nel momento in cui ho preteso la possibilità di conseguire la patente (orrore, una donna che guida… e pure bene!) e con la mia ribellione verso mio padre che mi voleva apprendista parrucchiera e sposata ad un bravo operaio: non solo ho ottenuto la possibilità di diplomarmi (purtroppo a patto che la scuola la scegliessero loro), ma ad un certo punto della mia vita ho turbato l’idillio familiare iscrivendomi all’università (mantenendomi da sola, ci mancherebbe) e trovando pace solo a laurea conseguita e dimostrando loro le mie capacità grazie al master che ho voluto frequentare a completamento della mia formazione.

Questo è un breve riassunto della mia vita, non come l’avrei voluta anche se meglio di tante altre, ma voglio arrivare alla conclusione che anche sputando sangue e ingoiando lacrime si può arrivare a qualcosa e che uno degli obiettivi che ho conseguito grazie alla mia caparbietà è stato l’ingresso in questo meraviglioso mondo di Ifood (e se mi chiedete quale vantaggi concreti io ne abbia tratto potrò solo dirvi: nessuno, tranne la mia soddisfazione personale… e mica è poco!).

Oggi non solo ho vinto le mie battaglie ma ricorre il nostro compleanno, il nostro primo momento di entusiasmo unito a volare fino alle stelle perchè, soprattutto grazie a chi ha avuto la possibilità di fare da portavoce più di altri, ma in prima battuta grazie ad una comunione di anime e di intenti, abbiamo realizzato degli obiettivi che mai avrei pensato si potessero raggiungere in un anno di vita insieme. Ciò grazie ad un gruppo prevalentemente femminile costituito da persone con grandi passioni, lontane centinaia di chilometri l’una dall’altra, ma che hanno unito i loro cuori con grande generosità per crescere tutte insieme!

Buon compleanno Ifood!

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Ovviamente lo voglio festeggiare con il nostro simbolo: la Fluffosa (alias Angel-cake o Chiffon-cake).

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La ricetta è quella di Monica, pur avendo ridotto le dosi.

Ingredienti per la torta (per uno stampo da cm.17,5):

  • 150 g. di zucchero
  • 140 g. di farina 00
  • 4 uova (io ne ho usate 5 perchè erano molto piccole)
  • 105 g. di spremuta di arancia
  • scorza di un’arancia non trattata
  • 60 g. di olio di semi
  • 1/2 bustina di lievito per dolci
  • 1/2 bustina di cremor tartaro
  • 1 pizzico di sale
  • 1 baccello di vaniglia

Ingredienti per lo sciroppo (a me ne è avanzato tanto, quindi riducete almeno l’acqua):

  • 3 cucchiai di zucchero semolato
  • la spremuta di un’arancia filtrata
  • 200 ml. di acqua
  • più 250 ml. di panna da montare per la copertura e qualche fettina di arancia  per decorare

Procedimento:

Separare i tuorli dagli albumi montando questi ultimi a neve ferma con un pizzico di sale e metterli da parte in un’altra ciotola versare la farina, i tuorli, l’olio, il succo d’arancia, lo zucchero, la scorza grattugiata e i semi di vaniglia, sbattendo bene il tutto in maniera tale che incorpori aria, poi aggiungere il lievito e il cremor tartaro amalgamando bene. A questo punto aggiungere gli albumi mescolando con una spatola, facendo in modo che l’impasto non smonti.

Versare tutto nello stampo da angel cake senza imburrare assolutamente: deve assolutamente attaccare un po’!

Cuocere in forno a 165°C. per 55 minuti e successivamente a  175 per ulteriori 10; estrarre lo stampo e capovolgere sugli appositi piedini senza girare sino a completo raffreddamento.

A questo punto procedere con la preparazione dello sciroppo, utilizzando un pentolino e mescolando continuamente a fuoco lento: andrà versato tutto sulla torta (magari aiutandovi con un pennello) perchè comunque sarà completamente assorbito.

A raffreddamento avvenuto decorare con la panna montata e con qualche fettina di arancia.

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Un po' del mio mondo

La bellezza delle piccole cose

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Prima di riaprire la cucina a nuove possibilità ritorno con le mie foto perché rappresentano i momenti di libertà che ho vissuto: vi ho lasciati in riva al mare e ritorno prendendovi per mano per accompagnarvi in mezzo al bosco a passeggiare nella neve.

Questi sono gli scatti del mio capodanno da eremita, trascorso in compagnia della mia famiglia e di tre amici tranquilli come noi, lontani anni luce da botti e festeggiamenti, nel silenzio ovattato della neve che scendeva lentamente ammantando tutto di un candore che al buio della notte scintillava.

E’ stato meraviglioso svegliarsi il mattino e poter passeggiare con passo felpato, lasciando le orme sul bianco immacolato, ammirando i boschi finalmente soffici come la panna, mentre le nostre amiche a quattro zampe si rincorrevano giocando come bambine.

Questa è la bellezza delle piccole cose, della semplicità di un festeggiamento fatto solo di anime belle, con pochi soldi ed un piatto di pasta che ci ha regalato un cenone da magia pura: noi, l’affetto che ci ha uniti e la natura incontaminata 🙂

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Fusine in Valromana (UD)

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Per Polly, da quando è stata adottata, ogni esperienza è un momento di gioia!

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La principessa Bubu disdegna le zampette bagnate….

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I ghiacciolini sul camper rendono l’idea?

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Un po' del mio mondo

Il mare d’inverno

Come spesso accade sono in partenza, una piccola vacanza improvvisata verso i boschi alpini, tanto per congelarmi i sentimenti e respirare un po’ di natura e di aria pulita: mi aspetta qualche passeggiata nei boschi del tarvisiano e qualche escursione intorno ai laghi ghiacciati.

Adoro stare in mezzo alla natura, anche al gelo, pur di poter respirare a pieni polmoni l’aria tersa e priva di smog, di poter trascorrere le notti sotto il cielo più stellato che c’è, ad anni luce dall’inquinamento luminoso della città… potrò brindare all’anno nuovo nell’intimità di un camper, con l’amore della mia famiglia e l’affetto dei pochi amici che, nonostante alcuni periodi tempestosi, alla fine si sono sempre dimostrati tali.

Sono una solitaria e una romantica, ne sono consapevole, sfuggo ai rapporti sociali e non mi presento alle cene tra colleghi, partecipo raramente alle feste e tendo ad isolarmi, ma io sto bene così… lontana dall’ipocrisia e dalla superficialità, sono diretta fino all’inverosimile, mai diplomatica e spesso scomoda, ma mi sento me stessa solo al contatto con la natura e la madre terra.

Il ventisei dicembre, dopo il consueto Natale palloso ed odiatissimo, mi sono riappropriata di mio marito per una passeggiata con le cagnette sul lungomare: vi offro questi scatti del mio bellissimo mare d’inverno e brindo con voi affinchè  l’anno che ci aspetta possa essere ricco di salute, di serenità e di lavoro per tutti coloro i quali se la stanno passando davvero male.

Ci riabbracciamo a gennaio!

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Antipasti e stuzzichini/ Arte, storia ed architettura/ Bevande/ Ifood/ Un po' del mio mondo

Un sabato al Caffè San Marco

Gli interni del Caffè San Marco

Gli interni del Caffè San Marco

Sabato 3 ottobre, un sabato qualunque, come al solito costellato dai consueti impegni: spesa, pulizie di casa, cani a passeggio… poi casualmente do un’occhiata all’app di Facebook sul telefonino e, grazie ad un post di Cristina, vengo a sapere che Jessica è in visita nella nostra città: la mia prima reazione è una sonora protesta perchè anch’io voglio conoscere la “napoletana che viene da Seattle” e, detto fatto, complice mio figlio che si è eclissato a casa di un amico, il marito al lavoro, i miei genitori che non hanno combinato altri danni, i cani che sono democratici rinunciando al giretto lungo e Jessica che è molto disponibile… ci incontriamo davanti allo storico Caffè San Marco, all’interno del quale è in procinto di svolgersi una visita guidata (premesso, scovata da Jessica… perchè gli “indigeni” come la sottoscritta queste cose col cavolo che le sanno 🙂 !).

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Il caffè e i libri…

E insomma…. ne è uscito un pomeriggio bello, divertente, rilassante, pieno i chiacchiere nemmeno ci conoscessimo da un decennio, perchè lei è così, semplice, solare, verace ed esplosiva! Una forza della natura, accompagnata da Matteo, simpatico quanto lei e che mi hanno fatta sbellicare dalle risate… un incontro che a pelle è andato alla grande e io ad istinto non ho mai sbagliato!

Ho avuto modo così di sapere che lo storico Caffè San Marco nacque nel 1914 quale sala da biliardo e che venne parzialmente convertito in caffè per intrattenere le mogli dei relativi frequentatori, pur essendone proibita la tazzina alle donne (che però bevevano la cioccolata e forse tanto male non andava….), per divenire poi negli anni com’è ora… o quasi visto che due anni fa è stata nuovamente convertita un’ala del caffè al fine di poter ospitare alcune presentazioni letterarie, con conseguente vendita di volumi stampati. Del resto i suoi tavolini sono sempre stati occupati dagli intellettuali della città, quali Umberto Saba, James Joyce, Italo Svevo e Giani Stuparich, abitudine ancora portata avanti da molti studenti che su quei tavolini scribacchiano riempiendo quaderni di appunti o ripetendo intere lezioni di esame.

Libri, libri e ancora libri!

Libri, libri e ancora libri!

Alla descrizione del contesto ambientale e storico si è accompagnata anche una dettagliata spiegazione in merito al caffè, alle miscele usate e scelte personalmente dallo storico locale sino alla tostatura che viene effettuata in perfetta autonomia presso l’unica torrefazione di Trieste che ancora funziona a legna: in questo modo si ottiene un caffè al 90% arabica e 10% robusta intriso dell’aroma del legno e delle sue resine, un caffè “da conversazione” come è stato definito e come abbiamo avuto modo di assaggiare, una bevanda che non disturba il sonno nemmeno se gustata a pomeriggio inoltrato.

Il caffè all'origine

Il caffè all’origine

Il caffè verde

Il caffè verde

Chicchi crudi e tostati a confronto

Chicchi crudi e tostati a confronto

Il prodotto finale

Il prodotto finale

Di notevole interesse è la macchina che viene usata per riempire la tazzina, in quanto l’acqua scende a caduta verticale e non viene portata in orizzontale come in tutte le macchine espresso che vengono usate abitualmente: mi astengo dai dettagli tecnici perchè non sarei in grado di dare delle spiegazioni dettagliate e corrette, ma già l’aspetto estetico è notevole!

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Il nostro pomeriggio insieme non si è esaurito con il tour del caffè, ma si è prolungato in tutto relax ad un tavolino del San Marco dove abbiamo assaggiato una prelibatezza, tipica delle nostre zone, che Jessica non conosceva: un calice di Hugo, cocktail a base di sciroppo di fiori di sambuco, Prosecco, acqua minerale frizzante, lime e foglie di menta… che l’ha conquistata! Insomma, un altro punto a favore di Trieste… tant’è che penso per lei i nostri simboli d’ora in poi saranno piazza dell’Unità, affacciata sul mare, e lo Hugo 🙂

Lo Hugo

Lo Hugo

Torna ancora a trovarci Jess, con la tua travolgente simpatia… questa volta è stato un incontro improvvisato in mezzora (con tanto di foto scattate al cellulare perchè nella fretta ho dimenticato anche la  reflex), ma per la prossima volta lo Hugo ce lo organizziamo con cura!

Jess, a sinistra, ed io... l'incontro è stato talmente frettoloso che le foto sono state scattate tutte con il cellulare!

Jess, a sinistra, ed io… l’incontro più repentino della storia delle Bloggalline!

Arte, storia ed architettura

Il vento del mare del nord

Sono trascorsi un po’ di giorni dal mio rientro dalle vacanze e solo ora ho scaricato le fotografie perché nel frattempo la reflex ha avuto un problema e dovrà passare dal tecnico per una visitina 🙁

Gli scatti sono stati tantissimi perché questa volta mio figlio si è impadronito della mia fidata macchinetta (che il guasto sia un caso?) e ha scattato a ripetizione come un giapponesino, riuscendo a riempire 2 GB di schedina in due settimane!

Del resto la vacanza l’ha scelta lui e io ho accettato, mio malgrado, ben sapendo che scarpinare nella polvere cittadina non è certamente né riposante né tantomeno rilassante: la prima tappa è stata Cesky Krumlov, delizioso borgo boemo sulle rive della Moldava, dove ho assistito ad una fervente attività natatoria sulle sue acque, godendomi la città sorseggiando una deliziosa birra ghiacciata su un pontile galleggiante.

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Cesky Krumlov

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Cesky Krumlov e la Moldava

Cesky Krumlov, un piccolo gioiello sulle rive della Moldava

Cesky Krumlov, un piccolo gioiello sulle rive della Moldava

Successivamente ci siamo spostati a Berlino (e tralascio Dresda perchè la ricordavo più bella e invece è sporca e trascurata), metropoli più gradevole da vivere più che da visitare, nonostante la ricchezza delle proposte, forse perché già l’avevo vista in maniera molto approfondita, forse perché tutto riporta ad eventi storici legati alla dominazione nazista, che personalmente non apprezzo molto, forse perché alla fine detesto le grandi città; comunque sia a Berlino ho visto di tutto, dal tipo che con 40° girava vestito da orso bruno al signore (?) che passeggiava tranquillamente a sedere scoperto con la musica a palla… e il bello è che lì si può, nessuno si scandalizza né obietta alcunché e ciò mi piace da morire! In compenso nessuno sgarra perché alla prima cavolata che fai ti ritrovi in guai seri e ciò dimostra che il rispetto della libertà altrui può convivere tranquillamente con quello per le regole: stupendo!

Finalmente al Pergamon! Queste ceramiche me le sarei portate a casa subito....

Finalmente al Pergamon! Queste ceramiche me le sarei portate a casa subito….

Lo Zwinger (Dresda)

Lo Zwinger (Dresda)

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I giardini interni dello Zwinger

Il trasferimento successivo è stato ad Amburgo, meravigliosa città sull’Elba, un porto che è una città nella città: facendo il giro del porto in barca, due ore in tutto, ci si rende conto della sua enormità e del relativo indotto realizzato su un fiume! E’ una cosa di proporzioni mostruose, un fermento silenzioso e continuo di merci a livelli epici, nonostante tutto ciò riesca a convivere con i canali sparsi lungo la città a lambire le fondamenta dei palazzi, con delle spiagge estese e organizzatissime, con un porticciolo da diporto che è una chicca: trovarsi alle 11 del mattino a sorseggiare una magnifica birra fredda (sì, in Germania si può, anzi… si deve!) sul ponte di prua di un battello è un’esperienza deliziosa ed una soddisfazione impagabile, mentre il sole scalda come non mai e l’Elba luccica ondeggiando sotto lo scafo di motoscafi e barche a vela.

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Il porto di Amburgo

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Ancora la meravigliosa Amburgo

La tappa seguente è stata una piacevole sorpresa, un piccolo borgo nell’estremo nord tedesco, dove sarei rimasta un giorno in più se non fosse stato che il tempo era davvero bizzarro e ciò ha scoraggiato i miei fastidiosi coinquilini: Laboe, una frazione di Kiel, nello Schleswig-Holstein, completamente estesa sul lungomare, con una fila lunghissima di cottage bianchi su un lato e la spiaggia sull’altro, ventosa e colorata dalle vele multicolori dei ragazzi che praticano il kitesurf con una maestria tale che mi sono seduta sulla sabbia a guardarli mentre le cagnette erano libere di scorrazzare inseguendo il frangersi delle onde, senza nessuno che avesse da obiettare grazie alla splendida mentalità nordica di grande rispetto verso chiunque e di grande educazione ed etica.

Bellissimo quel momento in cui, coperta da una felpa pesante e da un megafoulard, mi sono goduta il vento del nord, ridendo delle evoluzioni dei kitesurfers e immaginando mondi lontani nello scrutare il lembo di terra danese che avevo di fronte, stupendo vedere Bubu che, pur nemica dell’acqua, correva con le zampette a mollo per portare a riva i sassi bagnati e regalarli a Polly: mi sono sentita viva come non mai contemplando quel cielo che virava dal sole cocente al temporale in pochi secondi, respirando quel vento sferzante freddo e tanto pulito nonostante la sabbia circostante che talora si sollevava formando delle dune nel mezzo della poca vegetazione e dei licheni.

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Laboe (Kiel): Bubu a caccia di sassi da portare alla sorella

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Il meraviglioso mare del nord

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Le due sorelline finalmente libere dai rispettivi guinzagli!

Il ritorno è stato costellato dalla visita a Sachsenhausen, che già avevo avuto modo di conoscere molti anni fa, ma presso cui siamo ritornati su richiesta di mio figlio il quale, dopo aver studiato il nazismo a scuola, giustamente voleva toccare con mano ciò che rimane della disperazione dei lager, pur avendone visto già più di uno; è seguito Buchenwald (con una capatina nella vicina e deliziosa Weimar), che nemmeno io conoscevo, almeno per completare un po’ la mia cultura in merito, iniziata anni fa nella mia città, unico centro italiano ad avere un campo di prigionia (la Risiera di San Sabba) e culminata pochi anni fa con Auschwitz-Birkenau. Conoscere la storia per comprendere il presente. Sante parole.

E piano piano siamo rientrati a casa, con un giorno di anticipo perché il budget era finito, ma è stato meglio così perché due giorni dopo è iniziata la scuola, un ambiente nuovo per mio figlio, un passo importante per lui che nei tre anni di scuola media ha sofferto tanto in un ambiente di pessima qualità che sembrava una caserma. E rimane il sogno, per l’anno venturo, di vedere ancora il mare, quello che io amo tanto, quello dei borghi di pescatori e dalle case bianche e blu, quel Mediterraneo che fa parte di me e senza il quale vivo male.

Il castello di Torgau

Il castello di Torgau

Il castello e l'Elba sullo sfondo

Il castello e l’Elba sullo sfondo

 

 

Un po' del mio mondo

Un altro “Share the love”… perchè l’amore non è mai abbastanza!

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Questa volta l’award in questione mi è stato donato da Debbie

Le regole per partecipare sono queste:
– Nominare da un minimo di 5 blog a un massimo di 10 blog;
– Scrivere una poesia oppure un pensiero d’amore così da portare tutti insieme l’amore nel mondo;
– Inserire il logo del premio.

Innanzitutto inizio dalla condivisione del logo, che è la cosa più semplice da fare… poi passiamo alla parte più complicata!

La volta scorsa, in occasione di un premio simile, ho voluto condividere le bellissime parole di “Se” di Rudyard Kipling, dedicandole a mio figlio, mentre oggi, in armonia con le tematiche ricorrenti nella giornata dell’8 marzo, ho il piacere di far conoscere una poesia non comune, molto semplice, il cui autore è Guru Nanak, il primo profeta del Sikkismo (1469-1539) e che sono tratte dal libro sacro Guru Grant Sahib; è un modo tutto mio di festeggiare la festa della donna, perché come sempre detesto le ricorrenze “preconfezionate” ed infatti nella data di ieri mi sono astenuta dal postare alcunché. Però va detto che ogni giorno incontro delle donne che sono delle leonesse, che realizzano cose impensabili scaturenti da una creatività ed una manualità geniali, donne con delle capacità immense e che, nonostante ciò (o forse a causa di ciò), sempre di più destabilizzano una categoria di uomini deboli destando in loro gli istinti peggiori e più violenti che si possano immaginare. A queste donne di incommensurabile valore voglio dedicare queste semplicissime righe in cui si racchiude tutta la loro essenza.

“Da una donna è nato l’uomo

Dentro una donna, l’uomo è concepito

Con una donna l’ uomo si  fidanza  e si sposa

Una donna diventa l’ amica di un uomo

Attraverso una donna, arrivano le generazioni future

Quando la donna di un uomo muore, lui ne cerca un’altra

Ad una donna, l’uomo si lega

Da una donna, sono nati i re

Da donna, nasce un’altra donna

Senza una donna, non ci sarebbe nessun uomo

Come può una donna essere il male?”

Dedicato a tutte le donne (e agli uomini intelligenti) che hanno il piacere di proseguire questa catena di buoni sentimenti!

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Un po' del mio mondo

Un award per condividere l’amore

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Dopo un periodo in cui sono stata inondata da premi di vario tipo sono di nuovo qui a condividere con voi un’ulteriore nomination, questa volta donatami dal blog Il sabato mattina: si tratta di un award diverso dai soliti perché il tema è la condivisione dell’amore, quindi trattasi di un argomento a me caro e che voglio affrontare con la cura che merita.

Premetto che per me l’amore è la forza che muove il mondo e che non costa nulla donare, che l’amore è la base della tolleranza verso il resto dell’umanità, verso gli animali, verso i diversi; l’amore è la base di ogni nucleo familiare, di quello etero come di quello omo, per me non fa differenza, perché dove c’è amore c’è famiglia, di qualsiasi tipo essa sia; l’amore è prerogativa di qualsiasi razza umana, non ha colore né religione né tratti somatici.

A mio figlio ho sempre insegnato l’amore, non quello impartito dalla chiesa cattolica perché non sono credente, ma quello dell’empatia, dell’anima, quello che non costa nulla donare all’amico dalla pelle scura, a quello ebreo, a quello gay… prese tre categorie bistrattate così a caso, tanto per esemplificare il concetto. Purtroppo troppo spesso mi riporta espressioni sentite a scuola che mi fanno vergognare di essere parte di questa umanità priva di apertura mentale, di idee ristrette, di profonda ignoranza e di sensibilità pari a zero; eppure ogni giorno, tramite il dialogo, ho cresciuto un ragazzino (anticlericale come la mamma) che difende i gay, che tra gli amici ha l’ambulante senegalese al punto di averlo invitato a casa nostra a vedere la partita Senegal-Ghana, che il sabato pomeriggio va al cinema con un compagno ortodosso e l’altro testimone di Geova… sono fiera di te mio dolce amore e per questo ti dedico la poesia più bella mai sentita nella letteratura internazionale, te la dedico perché ne hai bisogno, perché ti vedo spesso disperato e scoraggiato, perché il miglior atto d’amore che tu possa mettere in pratica verso te stesso e verso che ti vive accanto è questo.

Leggila fino in fondo e impara a volare!

SE – Rudyard Kipling

Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”.

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E – quel che è di più – sei un Uomo, figlio mio!

Nel 1910 questo grande uomo l’ha dedicata a suo figlio, come io oggi faccio con te… qualunque saranno le tue scelte future io sarò con te, dalla parte tua e della tua felicità, ma combatti sempre con umiltà, coraggio e, soprattutto, amore!

La tua mamma

Dopo questa parentesi un po’ personale, ma il cui intendimento di base è condivisibile con tutti voi, coerentemente al mio modo di essere non pongo in atto alcuna nomina: proseguite voi se ve la sentite e portate tanto amore ovunque voi andiate!

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