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Offagna, ancora un po’ di bellezza prima del ritorno a casa…

Siamo arrivati all’ultimo giorno di questa breve vacanza, ancora poche ore a disposizione per godere della bellezza di questi luoghi incantevoli, ma finalmente il tempo ci grazia regalandoci un sole meraviglioso ed un cielo terso e spazzato dal vento.

In pochi minuti da Osimo raggiungiamo Offagna, piccolo borgo arroccato sulla sommità di un colle e iscritto al club “I borghi più belli d’Italia”: si tratta di un paese in merito al quale non ho rinvenuto molte notizie storiche, se non che sotto la giurisdizione anconetana questo borgo divenne uno dei castelli di Ancona (che erano pressappoco una ventina), pertanto tra il 1454 e il 1456 venne eretta l’attuale rocca avente la funzione di difendere il confine del fiume Aspio.

Ed è stata proprio la rocca ad attirare la nostra curiosità, perfettamente conservata ed ospitante un museo ricco di armi, armature ed oggettistica risalente a varie epoche, anche se personalmente sono stata attratta precipuamente dalla sezione dedicata all’oggettistica domestica.

La rocca si visita molto bene grazie ad un Ipod dato in dotazione che permette una maggiore comprensione del tutto in totale leggerezza e senza troppe nozioni teoriche che appesantirebbero l’ascolto, inoltre la visita è stata fatta anche insieme alle nostre cagnoline evitandoci di doverla fare a turno come spesso capita.

Dalla sommità del mastio si apre una vista che riempie lo sguardo di bellezza e il cuore di pace… la condivido con voi, abbiatene cura!

Prima di ripartire ed imboccare l’autostrada che ci porterà a casa visitiamo ancora qualche chiesa del borgo: voglio farvene conoscere una, la chiesa di S.Lucia, piccolissima e ricca di decorazioni policrome, una chicca che mi lascia nel cuore l’ultimo sprazzo di bellezza!

Chiesa di S.Lucia

Quest’ultima tappa l’ho vissuta in tutta leggerezza, senza troppe nozioni a sostegno di quanto visitato, ma solo per il piacere di passeggiare sotto il sole in un borgo bellissimo ed è con questo spirito che la condivido con voi: godetevi gli scatti e rilassatevi… magari traendone spunto casomai capitaste da quelle parti.

Questo post esce che sono già rincasata, ma ieri mi sono fatta Ancona – Trieste tutta una tirata e sinceramente sono arrivata stanchina… ci vediamo alla prossima volta, pronti con lo zaino sulle spalle!

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Osimo, una città sottosopra

Una delle porte della città
Particolare della porta

Vi ho lasciati ieri sera che eravamo appena arrivati all’area sosta camper di Osimo, tra l’altro completa di tutto e totalmente gratuita, vi ritrovo stamani pronta e piena di voglia di scoprire Osimo, finora citata solo sui libri di scuola in occasione del triste trattato che ha demolito le terre circostanti la mia città creando tanto dissenso e tanto odio tra la gente “al di qua e al di là della frontiera”.

Iniziamo con una ripida salita che ci accompagna sino al modernissimo “tiramisù”, l’ascensore che ci accompagna nel cuore del centro storico racchiuso tra le secolari mura di tufo e da lì iniziamo a scoprire questa città, molto dog friendly oltretutto (potevano mancare le codine del mio cuore?), che si snoda tra saliscendi continui di arenaria, dove nemmeno una piazza è completamente in piano. Fondamentalmente è un centro da vivere, da passeggiarci con il naso all’insù ad ammirare i palazzi, le chiese, senza aspettarsi visite turistiche impegnative come quelle che abbiamo affrontato ieri a Recanati… qui è tutto da vedere, da osservare camminando, un’occhiata alla storia che circonda il passante e un’altra alla guida turistica per carpirne almeno un po’ di storia.

Angoli ocra di tufo tra mille stradine

Notevole il Santuario di San Giuseppe da Copertino, recante nei sotterranei il corpo del santo patrono nonché un piccolo museo molto curato, senza per questo tralasciare Palazzo Campana, già sede di un nobile collegio, o il Palazzo Comunale oppure il Duomo, ovviamente, ampio e molto curato, impreziosito da alcune cappelline laterali coloratissime ed incantevoli.

Il Duomo di San Leopardo
Cappelle laterali ricche di colore
La cripta
Non solo vicoli ma anche tanto respiro su una zona verde e bellissima

Prima però di uscire dalle possenti mura per incontrare la Fonte Magna va assolutamente considerata una visita ai sotterranei, costituiti da una rete di cunicoli e grotte scavati nel tufo, una sorta di labirinto parallelo al mondo di superficie che videro utilizzati i propri vani in molteplici maniere, da quelle più legate alle funzioni di culto a quelle pratiche di magazzinaggio sino a quelle di rifugio antiaereo nel corso del periodo bellico. Molte di queste gallerie (pressapoco trecento metri su dodici chilometri) sono attualmente visitabili, pur se presentanti muri divisori in quanto molte di esse sono collegate a svariate abitazioni, costituendo, nella rappresentazione della cittadina, una sorta di mondo alternativo sottosopra e quasi un ossimoro rispetto alla modernità che ci accolti nel raggiungere il centro storico.

Immergendosi nei sotterranei
Tra mille pozzi infiniti ed inquietanti
Immagini votive incise nel tufo
E ancora un labirinto di gallerie

Questa giornata si chiude nell’attesa dell’ascensore che ci riporterà all’area di sosta, mentre con un po’ di malinconia osservo la città più moderna sotto di noi e noto la moltitudine di ragazzi che, allo scendere della sera, stanno raggiungendo i localini del centro per trascorrervi il sabato sera mentre noi, oramai stanchissimi, rientriamo alla base (ma con tanta voglia di fare serata).

Scendiamo o facciamo serata? 🤣

A domani per l’ultima breve visita prima del rientro a Trieste!

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Recanati, terra d’arte tra i colli marchigiani

L’accesso al borgo per il tramite dell’ascensore che collega il parcheggio al centro.

Siamo nuovamente on the road dopo mille rinvii ed altrettanti ripensamenti, tra tentativi di partenza ed altrettante complicazioni lavorative, e questa volta percorriamo il nostro paese per godere delle bellezze della terra in cui viviamo. Quando scendiamo verso le regioni centrali il cuore mi fa mille saltelli di gioia rammentando buona parte delle mie origini e questa volta abbiamo deciso di affrontare anche uno dei miei scogli scolastici, con la volontà di riaffacciarmi agli angoli bui dell’adolescenza con la maturità dell’età adulta… ed eccomi nella città natale di Giacomo Leopardi, mio incubo personale delle scuole superiori, ma anche di quel genio del canto che fu Beniamino Gigli, voce che mi riporta sempre il cuore alla mia mamma che cantava tutto il giorno con un’intonazione perfetta ed una melodia incantevole.

Piazza Leopardi

Abbiamo raggiunto la cittadina nel tardo pomeriggio, in un’atmosfera surreale grazie al tramonto che tingeva di arancione i colli sfumati dalla nebbia, affacciandoci alla poesia dal parapetto del parcheggio che ci ha accolti per trascorrervi la notte (eh sì, sempre in camper!) e godendo di una pace assoluta sino all’indomani.

Il giardino dell’Infinito

Dopo una breve passeggiata esplorativa della cittadina, curata e pulitissima, abbiamo raggiunto la Casa Leopardi per la visita al museo e alla casa, accodandoci ad una classe del liceo linguistico, un gruppo di diciottenni educatissimi che ci hanno accompagnati per tutta l’ora di una visita stupenda, sotto l’egida di una guida assolutamente eccezionale che ha tenuta alta l’attenzione e regalandomi l’immagine di un Giacomo Leopardi autentico e ben diverso dagli stigmi didattici. Insomma quasi quasi ho cambiato idea in merito ai mattoni impostimi da una scuola delle volte noiosa e pedante.

La casa di Teresa Fattorini, alias Silvia
L’unica porzione fotografabile della casa del Leopardi
Ricordi di gioventù 😂
L’edificio in cui lavorava Silvia e perfettamente visibile dalle finestre di casa di
Leopardi
Sagome a ricordo del “Sabato del villaggio”

Dopo essermi vista pressoché tutte le chiese aperte, con tutto il rispetto per la Cattedrale di S.Flaviano, bella ed austera, mi sono letteralmente innamorata della chiesa di S.Anna, strettamente legata alla tradizione di Loreto, che ebbi modo di conoscere parecchi anni addietro.

Chiesa di S.Anna, piccola e meravigliosa e con riferimenti alla Casa di Maria sita a Loreto
Ulteriore riferimento alla Casa di Maria in quanto si narra vi venne traslata da Nazareth dagli angeli
Parte del portale

Potevo trascurare un altro cittadino recanate insigne? Io che vivo per la musica non avrei mai saltato un omaggio al sepolcro di Beniamino Gigli, quindi l’ultima fatica l’ho riservata alla ricerca del cimitero, ma ci tenevo davvero… ho amato la sua voce nonostante la mia età avrebbe potuto ragionevolmente escludere tale possibilità.

Lo so, questo è un tocco macabro, ma non potevo mancare il sepolcro di Beniamino Gigli

Nel corso del tardo pomeriggio, quando le ombre hanno iniziato ad allungarsi tingendo di un rosso intenso la sagoma del Conero, siamo rientrati alla base per spostarci ad Osimo, dandovi l’arrivederci a domani!

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Fortezza di Hohenwerfen, un gioiello tra i monti

Ritornando verso casa, quindi faccio un salto temporale all’ultimo giorno di questo bellissimo fine settimana, abbiamo optato per rifare una tappa già percorsa più di vent’anni fa, un po’ perché io non ricordavo nulla e un po’ per la curiosità di ritornarci.

A dire il vero abbiamo avuto l’occasione di poter godere di una visita completa ed approfondita, lontana anni luce da quella precedente, quindi ho pensato di condividerla con voi quale tappa da non perdere.

La fortezza venne edificata dall’arcivescovo Gebhard Graf von Helstein (1060-88) nel corso della lotta per le investiture tra Impero e Papato, insieme con le fortezze Hohensalzburg e Freisach: l’aspetto era molto semplice, si trattava di una costruzione non molto estesa e circondata da una semplice recinzione lignea.

Aspetto originario dell’attuale fortezza

Nel periodo tra il 15060 e il 1586 intervenne l’opera dell’arcivescovo Johann Jakob von Kuen-Belasy, considerato il secondo costruttore del complesso a seguito della ampie trasformazioni apportate, della costruzione del nuovo arsenale, della torre della cappella e della torre campanaria, gettando le basi per la vera fortezza con l’aspetto odierno, che è tale dal XVI secolo.

Le casematte, utilizzate quale deposito alimentare
Ricostruzioni nelle casematte

Successivi importanti cambiamenti sono riconducibili al periodo tra il 1125 e il 1145 quando l’arcivescovo Konrad von Abensberg ne fece ampliare il perimetro e fece erigere le mura fortificate. Successivamente tra il 1519 e il 1540 l’arcivescovo Mattäus Lang von Wellenburg provvide ad effettuare alcuni interventi riparativi ma in maniera alquanto sbrigativa.

Alloggio della guardia

Purtroppo nel corso degli anni un incendio provocò dei danni irreparabili, incendio originato quando Rupert Schweiger, custode del castello, mise in funzione l’affumicatoio generando accidentalmente una scintilla che appiccò le fiamme al pavimento in legno e, mancando l’acqua, il disastro avvenne in pochissimo tempo. Accorsero quindici unità di vigili del fuoco dei dintorni, trenta pionieri da Salisburgo e molti volontari per cercare di salvare qualcosa pompando l’acqua dalla Salzach, ma il palazzo, il campanile e la casa del cappellano andarono completamente a fuoco, con la conseguente perdita di molti pezzi d’antiquariato e di opere d’arte.

Ricostruzione di un processo per stregoneria, che ci riporta alla mostra sulla magia

Nel 1898 la fortezza, oramai in rovina, venne rilevata dall’arciduca Eugenio d’Austria, che la fece rinnovare trasformandola in una residenza principesca, ricca di collezioni di opere d’arte e di armi. Nel periodo più difficile egli provvide a far ricostruire gli oggetti andati distrutti secondo antichi modelli, ma per finanziare l’impresa, dovette vendere molti pezzi d’antiquariato. Tale ricostruzione terminò nel 1932, anno in cui si ebbe una cerimonia inaugurale nel cortile della fortezza.

Mostra relativa alla farmacopea della magia bianca
Mandragola
Sezione dedicata ai riti voodoo
Tristi strumenti di tortura

Ad oggi il maniero è assolutamente stupendo, curato nei minimi particolari e visitabile sino alla campana della torre, inoltre ospita una bellissima mostra “Mythos Jackl”, dedicata alla contrapposizione tra magia bianca e magia nera, oltre ad una breve esposizione dedicata al lungometraggio “Là dove osano le aquile”, in quanto venne girato proprio alla fortezza, pur se con qualche lieve libertà espositiva.

Piccola esposizione cinematografica
Qui si evidenzia come nel film sia apparsa una funivia al posto della funicolare
Locandina
Oggetti utilizzati nel corso delle riprese
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Un fine settimana tra treni e castelli

Le vecchie vaporiere hanno sempre il loro fascino con la loro lentezza cadenzata dalle bielle…

Probabilmente state pensando io abbia chiuso la cucina e mi sia dedicata unicamente al “zuzzurellaggio”… forse dovrei rinominare il blog “Viaggi in controluce”, ma è giusto vi spieghi come non sia assolutamente indirizzata verso un cambio di direzione bensì mi trovi in una fase transitoria.

Gli interni delle macchine sono visibili

Dopo vent’anni di difficoltà a causa di un problema metabolico che mi ha causato parecchi guai collaterali, finalmente un medico mi ha ascoltata e sto trattando la causa di tutto questo scompiglio, chiaramente seguendo un’alimentazione mirata e quindi, per la mia salute mentale, non cucino alcuna prelibatezza che mi sia proibita. Essendo comunque questo il mio angolo nel quale stare con voi a chiacchierare di tutto ho scelto di raccontarvi una parte della mia estate, in maniera tale da potervi anche suggerire qualche meta interessante e diversa dal solito (in attesa di ritornare ai fornelli).

Con la possibilità di sbirciare la meccanica

Siamo riusciti a ritagliarci un fine settimana lungo e, a bordo del nostro Chewbecca (che oramai conoscete), abbiamo raggiunto Golling, piccolo centro carinissimo del Salzburgerland e poco distante da Salisburgo, scegliendo questa volta di soggiornare in un campeggio per poterci rilassare al massimo, complici anche i prezzi estremamente contenuti che l’Austria propone.

La prima visita che abbiamo programmato è stata al museo ferroviario di Freilassing, sito nella vicina Baviera, non molto grande ma curatissimo e seguito da alcuni anziani volontari disponibili a tutte le spiegazioni ed approfondimenti possibili.

Ecco come il carbone arriva alla caldaia

Già il primo impatto mi ha colpito in quanto, all’ingresso, sono posizionati dei piccoli “ICE” (tipo di treno, per i meno esperti) cavalcabili e a misura dei più piccoli, che ovviamente fa capire l’attenzione che viene loro rivolta.

Per i più piccini

Le macchine esposte vanno dalle prime vaporiere ai locomotori, dalle macchine da lavoro a quelle magnetiche, spesso lasciando a vista la meccanica interna e permettendo un’occhiata agli interni mediante l’ausilio di scalette metalliche.

Qui già siamo ai locomotori

Io sono sempre stata appassionata di treni quindi non faccio testo ma il profumo di ferrovia che vi ho respirato mi ha riportato il cuore a quand’ero una bambina e il mio papà, macchinista delle ferrovie, se lo portava addosso.

La cura che ho incontrato nella gestione di questa chicca mi è stata confermata anche dall’invito rivolto ai visitatori di posizionarsi sulla piattaforma di manovra per farsi trasportare da un binario all’altro alla stregua di una macchina da spostare… un’esperienza meravigliosa gradita sia ai bimbi che agli adulti!

Tutti pronti per le manovre da un binario all’altro?

Vi lascio alcuni scatti tra le decine che ho nel telefono… e se vi capitasse di trovarvi in zona prendete in considerazione questo viaggio temporale nel mondo dei trasporti!

E noi ci rivediamo appena arriveremo ad un delizioso castello!

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Verso la prossima avventura! – giorno 19

Stiamo tornando verso casa da tre giorni, purtroppo tra cantieri ed incolonnamenti la strada dai Pirenei a casa è piuttosto lunga, quindi ci siamo dovuti scostare dal piano originale di fermarci all’area di sosta di Soave per sostare a Desenzano del Garda.

Bubu e la sua passione per i ciottoli bagnati
Cigni

Appena parcheggiati scendiamo al lago per fare quattro passi con le cagnette, cogliendo un meraviglioso tramonto e passeggiando con l’acqua alle ginocchia… un sollievo dopo tanto calore!

Nessuna avventura, solo pochi scatti densi di poesia e la promessa di condividere presto una nuova esperienza!

A presto!

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Villerouge-Termenès… siamo agli sgoccioli! – giorno 18

La chiesa, purtroppo chiusa
Il castello

Oramai il nostro viaggio cataro volge al termine quindi, sulla strada del ritorno, abbiamo fatto una breve tappa per visitare un ultimo castello vicino alla piazza in cui abbiamo dormito.

L’ingresso

Il borgo è piccolissimo e delizioso e il castello del XIII secolo è un bel esempio di architettura militare medievale, proprietà degli arcivescovi di Narbonne fino alla Rivoluzione Francese ed interamente restaurato nel 1990 ad opera dell’amministrazione comunale.

Gli interni
Ricostruzione della vita del castello
Ancora ricostruzioni
Il cammino di ronda

Non ho molte notizie in merito, a parte la curiosità che nei pressi dell’edificio venne bruciata l’ultima resistenza catara, dando quindi anche un senso di compimento del nostro viaggio e dell’ultima tappa.

Vi lascio con un po’ di scatti del borgo, lontano dalle rotte turistiche e molto bello!

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Il Castello di Arques, tra catari e pipistrelli! – giorno 17

Nel corso delle nostre peregrinazioni da un castello cataro all’altro ci consigliano anche quello di Arques in quanto “non si cammina nulla” (deo gratias), quindi parcheggiamo il camper poco lontano e, vista la visita presumibilmente breve, lasciamo le pupette al fresco.

Il sentiero è breve ed assolato e ci accompagna ad una struttura risalente al 1284, quando Gilles de Voisins lo eresse dopo che il villaggio venne raso al suolo durante la crociata contro gli Albigesi. Esso venne completato nel 1316, a difesa della valle e delle vie della transumanza, infatti è il primo maniero, tra quelli visitati, non eretto in altura.

Esso è costruito su base quadrata, presenta una bella torre fiancheggiata da torrette e si sviluppa su quattro livelli, rappresentando un esempio di architettura militare gotica.

Ve lo consiglio? No. Perché, pur se ben restaurato, ospita una colonia di pipistrelli, particolare non specificato all’accesso, ovviamente qualsiasi angolo è coperto di guano e mi sono trovata non solo a camminare con i volatili appesi sopra la mia testa ma anche a vederli svolazzare intorno a me. Insomma non so voi ma a me ha disturbato molto.

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Rennes-le-Château e i misteri di Villa Bethania – giorno 16

Il castello, non visitabile

Oggi una piccola tappa densa di fascino e di mistero, ricca di simbolismo e che ha fatto sì che questo borgo abbia ispirato leggende gotiche e dicerie tra il sacro e il profano.

La villa Bethania è stata costruita nel villaggio di Rennes-le -Château tra il 1901 e il 1905 nella ex tenuta dell’abate Bérenger Saunière e intestata alla sua serva Marie Dénardau, ma il mistero legato alla cittadina iniziò il 6 novembre 1244, quando François Pierre d’Hautpoul, marchese di Blachefort e signore di Rennes-le-Château, fece testamento e in relazione ad esso si parlò di un segreto di stato. Oltre a ciò tra gli antenati del marchese vi era un membro dell’Ordine dei Templari, e ciò contribuì ad infittire il mistero. Nel 1781 il curato del borgo ricevette la confessione, in punto di morte della marchesa Marie de Nègri d’Ablès d’Hautpoul-Blanchefort, un segreto di famiglia che avrebbe dovuto essere tramandato, come del resto avvenne da un sacerdote del borgo all’altro.

La libreria della villa
La pavimentazione a scacchiera
Il particolare della piastrella rossa
La torre nera
La torre bianca
La sacrestia, luogo di incontri segreti

Quando l’abate François Bérenger Saunière, nel 1885, venne nominato parroco del paese, i misteri si infittirono in quanto egli ebbe accesso a grandi quantità di denaro, in merito alle quali egli non fornì mai alcuna spiegazione, facendo sì che nascesse la convinzione, avvalorata anche da ulteriori anomali comportamenti del parroco, che egli appartenesse al Priorato di Sion.

Le incisioni della pietra tombale di Marie de Nègre d’Ables sembrano un messaggio in codice

I misteri cui si fa cenno ancora oggi sono molteplici, tuttavia ve ne cito alcuni legati al simbolismo di cui il luogo abbonda: la villa presenta una pavimentazione a scacchiera, e su una piastrella un quarto della medesima è di colore diverso, facendo sì che venga indicato l’accesso alla torre, considerata la torre nera della scacchiera, posta in posizione prospiciente la torre bianca. Inoltre la torre nera sostiene una circonferenza merlata che presenta esattamente la configurazione del quadrante di un orologio, decorata da dodici merlature.

La chiesa di S.Maria Maddalena

La chiesa non è da meno: già alla sinistra dell’ingresso vi è la raffigurazione di Satana, sovrastato da quattro ulteriori sculture nell’atto di fare il segno della croce mentre, nel fondo della chiesa, all’ultima stazione, si nota come la sepoltura del Cristo abbia una anomala ambientazione notturna, quasi ad indurre il visitatore a non ritenere avvenuta la sepoltura e confermando la tesi secondo la quale Gesù Cristo non fosse morto in croce ma abbia sposato Maria Maddalena.

Il Satana all’ingresso
Sovrastata da quattro sculture nell’atto di fare il segno della croce
La deposizione notturna

Da ultimo, le iniziali dei santi raffigurati lungo le pareti, vanno a formare il termine GRAAL, alimentando ulteriormente il mistero del luogo e il credo secondo il quale dietro le ricchezze di Saunière ci fosse l’ombra del Vaticano.

Il cimitero adiacente alla chiesa non è visitabile dal 2004 a seguito delle troppe azioni vandaliche subite dai sepolcri.

L’accesso al cimitero

Insomma ce n’è da scrivere da un libro, comunque sia ho fornito un’infarinatura di una storia affascinante e che varrebbe la pena approfondire maggiormente perché la storia che si snoda nei secoli in questo borgo è ricca di avvenimenti e fitta di misteri.

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Castello di Montségur, non pensavo potessi farcela! – giorno 15

La stanchezza dopo la sfacchinata di ieri è immensa, tuttavia voglio darmi una possibilità, vista anche l’importanza del luogo, quindi mettiamo in moto e ci arrampichiamo sulla collina… scendo dal camper e la visione che ho del luogo da raggiungere è questa che vedete qui sotto!

Che mi sia venuto un colpo è scontato, ma caratterialmente non sopporto l’idea di rinunciare, quindi indosso le pedule, mi armo di bastoncini da trekking e inizio la salita, che grazie al cielo in parte si snoda lungo un bosco ombreggiato. In un’ora e un minuto esatta sono in cima! Una delle più grandi soddisfazioni di questo viaggio😀!

Almeno il sentiero è carino!

Il castello di Montségur sorge a 1200 m.di altezza e domina le vallate dell’Ariège, lungo la catena montuosa dei Pirenei, riveste un carattere simbolico della resistenza catara nei confronti dei Crociati. La rocca si struttura in tre fortificazioni sovrapposte: della prima, antecedente il 1204, non è sopravvissuto quasi nulla, mentre delle due rimanenti si riconoscono ancora i terrazzamenti del villaggio, una cisterna ed una sala con le finestre a feritoia. Ciò che vediamo oggi risale alla ricostruzione posta in essere dai nobili fedeli a re Luigi IX, che cedette loro il castello.

Il castello venne tenuto sotto assedio da seimila crociati e vi resistette per due anni, fino a cedere per fame, dopodiché il 16 marzo 1244, ai piedi del colle di Montségur, un enorme rogo bruciò le vite di decine di catari.

La stele a ricordo del rogo

Il maniero, come sopra citato, venne restaurato ad opera di Luigi IX ed utilizzato a difesa contro il Regno d’Aragona fino all’inizio del Cinquecento, per essere poi abbandonato.

E per oggi è tutto, la stanchezza incombe quindi il resto lo scopriremo domani!

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