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Arte, storia ed architettura/ Viaggi

Al castello di Peyrepertuse tra lacrime e sudore! – giorno 14

Decisamente questa parte di vacanza non è proprio la mia idea di ferie, ma per quanto riesco cerco di seguire il programma, fatto sta che oggi è iniziata malissimo: durante i mesi estivi i camper non possono salire al parcheggio (semivuoto) del castello, ma rimanere ad un’ora di cammino dal medesimo. Quindi abbiamo iniziato la salita, ripidissima e sotto il consueto sole cocente, io comoda comoda con le Birkenstock dopo le bolle lasciatemi giorni fa dalle pedule, finché il genio (mio marito) ha avuto la splendida idea, da me osteggiata e da lui ovviamente ignorata, di prendere la classica scorciatoia nel bosco (mai vista una scorciatoia che non faccia faticare il doppio) che mi ha fatta arrivare alle lacrime grazie ad una salita quasi verticale sulla terra battuta (sempre con le Birkenstock ai piedi, ribadisco). Morale sono arrivata al castello già cotta, esausta, accaldata, assetata e parecchio incazzata, poi dalla cassa al castello mi sono nuovamente massacrata con l’ennesimo sentiero dissestato… alla mia gioia di incontrare finalmente l’agognato ingresso, il tempo di arrampicarmi ancora un po’ e mi si è aperta allo sguardo un’altra scalinata paurosa che portava alla seconda parte del maniero. Scontato precisare che mi è caduta la mandibola…

Ma al di là di questa giornata infernale, oramai che ci sono arrivata, vi fornisco qualche informazione più tecnica delle mie disperazioni giornaliere (ah, a proposito, a metà strada del ritorno, con un piede sanguinante e il ginocchio oramai disperso, mio marito ha infranto il divieto ed è venuto a raccattarmi con il camper… anche i pazzi hanno un cuore!).

La scala di S.Luigi

Il nome del castello deriva da “petra pertuse”, che in occitano significa pietra forata, a indicare la perfetta compenetrazione tra la struttura della roccaforte e la roccia; la fortezza si stende lungo uno sperone calcareo del massiccio delle Corbières, nel Dipartimento dell’Aude. La fortificazione è complessa, occupa un’area lunga circa 300 m.e larga 60 ed è costituita da un ampio bastione a pianta triangolare con, in basso, il vero e proprio castello feudale il cui accesso è difeso da un barbacane costituito da due torri circolari. All’interno del recinto principale vi sono i magazzini e le latrine, a strapiombo sulle rocce, mentre il cammino di ronda è ancora visibile, formato da lastroni di pietra posati su supporti sporgenti. A corredo del tutto vi sono il “donjon” e la cappella dedicata a Santa Maria, datata 1115. La parte alta, cui si accede per il tramite della ripida scala di S.Luigi, è costituita dal Castello di Saint-Jordi, eretto 60 m.più in alto rispetto al primo incontrato, accessibile solo per il tramite di suddetta scalinata… la fatica è tanta ma dalla cinta muraria e dal mastio centrale si gode di una vista mozzafiato sui Pirenei! La fortezza fu eretta nel periodo in cui la Languedoc venne unita alla corona di Francia e il possesso del maniero passò dai conti catalani di Besalù ai conti di Barcellona e da qui al vescovo di Narbonne. All’epoca della crociata contro i Catari essa era formata unicamente da un villaggio fortificato, poi nel 1240 esso passò alla Corona di Francia per poi, nel 1251, vedersi aggiungere il mastio e la Cappella di S.Giorgio. Dopo vari restauri, con il trattato di Corbeil del 1258, Peyrepertuse divenne una delle fortezze reali francesi poste a difesa dei confini con il Regno di Aragona, per poi perdere importanza strategica con il trattato dei Pirenei del 1659 ed essere definitamente abbandonata durante la Rivoluzione Francese del 1820. Dal 1950 sono iniziati gli interventi di restauro che ce l’hanno portata all’aspetto attuale.

Vista del maniero dal punto più elevato con, sullo sfondo, la catena dei Pirenei

Diciamo che alla fine ne è valsa la pena… lo rifarei? No, questo no, ho apprezzato una porzione di storia non da poco, ma la fatica (soprattutto a causa della mancanza di collegamento dal parcheggio camper alla cassa) è stata insostenibile, specie sotto il sole cocente che ci sta accompagnando fino alle dieci della sera…

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Da un castello all’altro – giorno 13

Ieri sera, dopo la scarpinata ai castelli di Lastours, ci siamo fermati in un’area pic-nic bellissima, dove abbiamo cenato e ci siamo apprestati a trascorrere la notte, tuttavia c’eravamo solo noi ed un altro camper strano, con un aspetto che ci inquietava… sarà che abbiamo letto troppi noir, ma alla fine siamo scesi dal letto, ci siamo rivestiti e ci siamo spostati in paese, trascorrendo la notte in un’area sterrata.

Il castello circondato dagli ulivi, dal sole e dal frinire delle cicale

Dopo una notte tranquilla e rigenerante abbiamo iniziato la prima salita della giornata, alla volta del castello di Aguilar, sotto un caldo becco: oramai il ginocchio nemmeno ci prova più a farmi male perché a forza di fatiche ci ha rinunciato 🤣! Il castello si innalza come una corona a 320 m.di altezza, su una collina circondata da magnifici vigneti, da rose selvatiche, ginestre e cespugli di rosmarino; siamo sempre nell’Aude e il nome Aguilar deriva dal latino “aquila”, nome che risale al 1020 e che tale è rimasto nonostante i numerosi passaggi di proprietà dell’immobile, finendo, quale ultimo possesso, come rifugio per i signori “faidits”, ossia espropriati dei propri possedimenti, e per i seguaci del Catarismo. Il castello ovviamente è diroccato, ma tutto sommato lascia ancora immaginare la sua struttura originale, tipica delle costruzioni militari del XII secolo, con un corpo centrale su due piani circondato da una muraglia esagonale, completa di sei torrioni semicircolari e dalla quale si apre una bellissima vista sulla zona di Tuchan e delle Corbières.

Dopo un pranzo veloce cucinato in camper abbiamo affrontato la seconda salita della giornata sino al castello di Quéribus, fatica di non poco conto sotto il sole cocente del primo pomeriggio senza alcuna zona d’ombra, solo una pietraia infuocata, ma la meta è risultata davvero meritevole di interesse. Il castello sorge su uno sperone di roccia, a 728 m.di altezza, in posizione di dominio rispetto al passo de Grau de Maury, alla piana del Roussillon, alla rocca de Peypertuse e al mare di Perpignan. È il più piccolo dei castelli catari e la sua conformazione a nido d’aquila lo rende affascinante: una struttura complessa incastonata in un luogo impervio e tormentato da un vento incessante e violentissimo. Le fortificazioni sopravvissute sono suddivise su tre livelli, in parte del XIII e in parte del XVI secolo, con due cortine di protezione ed una cisterna per l’acqua piovana, unica fonte idrica; al terzo livello un magnifico “donjon” poligonale con mura spesse quasi 4 m.al cui interno troviamo la Cappella di Saint-Louis, una grande sala in gotico primitivo con slanciate volte ogivali sorrette da un pilastro centrale e il tutto illuminato da un’unica finestra esafora. Anche Quéribus ha ricevuto vari rimaneggiamenti nel corso della storia, che ha permesso di farne uno dei castelli catari meglio conservati.

Il panorama mozzafiato
Il donjon

Questa sera ci godiamo un meritato riposo in un’area di sosta sottostante il prossimo castello, quindi ci risentiamo domani per saperne di più!

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Tra castelli ed abbazie – giorno 12

Questa mattina abbiamo lasciato Carcassonne alla volta di quattro castelli, insomma dei resti di quattro castelli, tutto sommato ancora visitabili ma situati sul cucuzzolo di una collina, quindi dopo mille ripensamenti (miei) abbiamo indossato le pedule e, armati di bastoncini da montagna, siamo partiti… due ore (due!!!) di scarpinata sotto un sole cocente senza una chiazza d’ombra! Nel mentre salivamo ho insultato mio marito, mi sono imbufalita come una iena, ho sbuffato come un toro, mi sono chiesta se queste fossero ferie, fino ad arrivare al primo castello, poi al secondo, addirittura al terzo e… udite udite… anche al quarto!

Ve la faccio breve perché non amo i ruderi e detesto sfacchinare sotto il sole, quindi, riassumendo: i resti appartenevano ai castelli di Cabaret, Surdespine, Tour Régine e Quertiheux, tutti associati alla guerra dei Catari.

Il gazpacho con melone, meritato premio offertomi da mio marito dopo la raffica di insulti 🤣

Il bello è venuto dopo con la visita alla Abbazia di Fontfroide, sorta nel 1093 e legata all’ordine cistercense dal 1145; essa nel corso degli anni, grazie alle donazioni, si estende sino a coprire 30000 ettari, ma la peste nera, che colpirà Narbonne dal febbraio 1348, ucciderà quasi l’intera comunità.

Il pozzo cui deve il nome l’abbazia, nota per fornire sempre acqua freddissima
Il chiostro
Un particolare dell’interno della chiesa

Oggi rimane una meravigliosa abbazia circondata da giardini di piante officinali e di rose, con cespugli di lavanda ovunque a profumare l’aria bollente spazzata da un vento caldissimo e allietata dal frinire costante delle cicale.

Rose centenarie
La lavanda, presente in ogni angolo del giardino
La lavanda alba, bianchissima e dal profumo intensissimo

Noi ci risentiamo domani sera, non so ancora il programma esatto che mi aspetta, certo è che oramai siamo veramente “on the road” e temo che i castelli in programma saranno faticosi da raggiungere….

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Carcassonne, una tappa imperdibile! – giorno 11

Ieri sera siamo arrivati a Carcassonne e per la notte abbiamo scelto un’area di sosta, necessaria in quanto avevamo bisogno di acqua e, cosa non da poco, di poter dormire in sicurezza con tutte le finestre aperte, visto il caldo irrespirabile di questi giorni.
Carcassonne è il capoluogo del dipartimento Aude, storica città fortificata della Linguadoca e divisa in due parti dal fiume Aude, ma a noi oggi interessa la città alta, quella circondata da mura fortificate tale da sembrare un enorme castello.

La città venne fondata dai Romani con il nome di Colonia Julia Carcasso, invasa dai Visigoti prima e dai Saraceni poi, per cadere sotto la dominazione franca e vale assolutamente la pena di essere visitata. La Citè è la città alta, uno dei più importanti esempi in Europa di città medievale fortificata, chiusa da una doppia cinta muraria, difesa da 52 torri e al cui interno sono visitabili il castello e la chiesa di St-Nazaire.

Tra i due giri di cinta si apre un largo spazio, le Lices, percorribile a piedi per poter ammirare la sovrastante costruzione in tutta la sua bellezza e dal quale entrare in città per il tramite della bellissima porta Narbonnaise: da qui si dipartono delle bellissime stradine acciottolate, ricche di piccole botteghe e localini e, poco più in alto, troviamo l’accesso allo Château Comtal.

Il cammino di ronda
L’accesso al castello
La porta Narbonnaise
Il cammino tra le due cinte murarie

Gli interni sono spogli ma molto belli ed è dalla visita al castello che possiamo percorrere tutto il cammino di ronda, bellissimo e dal quale si apre uno spettacolare panorama della zona limitrofa e della Cathédrale de St-Nazaire, un misto di architettura severa e di strutture in gotico maturo; le vetrate e i rosoni sono spettacolari, l’interno ospita il bassorilievo raffigurante l’assedio di Tolosa del 1218 e la pietra tombale murata di Simone di Montfort.

Una sala del castello
La cattedrale
Gli interni
Le stradine del centro storico

Questa sera rimaniamo a Carcassonne per la notte, siamo stanchi ed accaldati, ma domani rimetteremo in moto il nostro Chewbecca e via per la prossima avventura!

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Cahors, lungo le sponde del Lot – giorno 10

Ieri sera siamo approdati a Cahors, tranquilla cittadina del Midi-Pyrénées, che sorge in una stretta ansa del Lot, fiume che si snoda silenziosamente ospitando piccoli battelli e kayak e che permette la crescita di una folta vegetazione.

Il muro della città

La città non offre poi granché e, a parte la cattedrale di St-Étienne e il Pont Valentré, non appare nemmeno molto curata, tanto più che risulta essere fuori dalle comuni rotte turistiche, tuttavia è innegabile che avrebbe molte potenzialità.

Le vie della città, tristi e desolate

La cattedrale sorge al centro della città vecchia, venne eretta tra il 1090 e il 1125, nonostante le successive integrazioni strutturali, tant’è che presenta una parte absidale gotica, il portale romanico e il chiostro gotico-fiammeggiante.

Il chiostro

Il ponte, gettato sul Lot, presenta una magnifica struttura fortificata trecentesca poggiata su sei arcate gotiche, difeso alle estremità e al centro da tre torri merlate. Essendo un rilevante punto di riferimento per i pellegrini sulla via di Santiago de Compostela, l’UNESCO lo ha inserito nella Lista del Patrimonio dell’Umanità.

Il ponte circondato dai vitigni
Lungo il fiume
Simbolo del cammino verso Santiago de Compostela

Cahors è la città natale di Jacques Duèze, futuro papa Giovanni XXII e di Leon Gambetta, statista di metà dell’800 e personaggio di spicco della Terza Repubblica, inoltre nel periodo della cattività avignonese fu investita di alcuni benefici da parte del sopra citato papa. Nel 1331 vi fu istituita l’Università di Cahors, fusasi nel 1751 con quella di Tolosa.

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Ancora in Occitania… Rocamadour – giorno 9

Dopo la giornata di ieri che mi aveva lasciata sfiancata e con il ginocchio quasi fuori uso, questa notte l’ho trascorsa quasi completamente insonne a causa del dolore, nonostante abbia preso subito un antinfiammatorio.
Stamattina, grazie anche alla strada fino a Rocamadour, sono riuscita a rimettermi un po’ in piedi, pur se zoppicante, e ho affrontato una piacevolissima visita, anche grazie alla presenza di due ascensori che accompagnano i turisti dal parcheggio, presso il castello, alla chiesa e da questa al centro cittadino, racchiuso tra le mura come un gioiello.

Il castello
Parte del cammino di ronda del castello
I giardini del castello

La città medievale è circondata da mura intervallate da una serie di porte fortificate, sovrastata da una scalinata monumentale, all’epoca percorsa in ginocchio dai pellegrini, che conduce al santuario comprensivo della basilica di St-Sauveur, della cripta di St-Amadour (classificato Patrimonio Mondiale dell’Umanità), delle cappelle di St-Anne, St-Blaise, St-Jean Baptiste, Notre-Dame e St-Michel. In sostanza si tratta di un unico complesso conservato perfettamente, assolutamente curato e del quale personalmente consiglio la visita. Oltretutto è interamente visitabile, contrariamente al castello, dal quale però si gode di un’ottima vista aerea sul santuario.

Per amore di precisione, nonostante non abbia carpito granché informazioni storiche in merito, tra i pellegrini illustri che hanno visitato questo santuario, ricordiamo Roland de Roncevaux, Saint Dominique, S.Antonio da Padova, Jacques Cartier, Henri Il Planageneto e Bianca di Castiglia.

Vista del santuario dal castello
Il santuario
Il santuario
Il santuario
Il santuario

La cittadina si compone di un unico viale, lastricato in pietra e ricco di negozi e locali, decisamente carina, da godersela passeggiando o sostando su una panchina, all’ombra di un albero gustando un panino o un granita.

Sono rientrata in camper abbastanza sofferente a causa dell’infiammazione, ma soddisfatta al 100%! Se ne avete la possibilità andateci e non ve ne pentirete!

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Albi, la città rossa – giorno 8

Dopo una ventosissima notte a Minerve, e non esagero perché il camper risentiva degli spostamenti d’aria costringendoci a chiudere gli oblò per non rischiare danni, siamo partiti alla volta di Albi, percorrendo delle assurde strade collinari nonostante i nostri quasi sette metri di lunghezza. Ci abbiamo messo un bel po’, ma il peggio è stato arrivare e trovare l’unica area di sosta chiusa a causa di un concerto, senza possibilità alcuna di trovare un’alternativa; alla fine abbiamo parcheggiato quasi in centro, mangiato una paella (surgelata) al volo e ci siamo recati in centro per il tramite del ponte che attraversa il fiume Tarn.
Alla vista della città siamo stati ripagati dei disagi perché ci ha accolti un panorama mozzafiato… guardate le foto e poi proseguo perché non servono parole!

Ciò che a prima vista contraddistingue Albi è proprio l’aspetto cromatico, rosato ed omogeneo, che colora l’intera città, grazie al “brique albegeoise”, mattone di argilla estratto dal letto del Tarn (insomma proprio a chilometro zero!).
Ciò che però rileva, dal punto di vista storico, è che il movimento cataro, fiorito tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, ebbe ad Albi, allora città ricca e potente, uno dei principali centri di diffusione, tant’è che la guerra che si concluse con lo sterminio degli eretici prese proprio il nome di Crociata degli albigesi.

Oltre a quanto riportato sopra, Albi ed anche la città natale del pittore Henri Toulouse-Lautrec, che vi nacque nel 1864 e del quale ancora si conserva la casa.

L’edificio che per primo salta all’occhio per maestosità e meraviglia pura, è la Cathédrale de Ste-Cécile, che sorge sul punto più elevato dello sperone di roccia che domina il Tarn: spicca per la poderosa costruzione in mattoni rossi, che ne conferisce maestosità e semplicità, nonostante l’incredibile portale finemente intagliato e dalle linee gotiche, così come l’interno, la cui ricchezza ed eleganza si contrappone alla severità esterna. La sua maestosità (ben 97 m. di lunghezza, 30 di altezza e 19 di larghezza) simboleggiano l’esaltazione della vittoria cattolica sui catari, a monito della minacciosa forza della chiesa romana, tant’è che l’aspetto ricorda molto quello di una fortezza. Lo stesso campanile, alto 78 m., ha più l’aspetto di una torre che non di un’architettura ecclesiastica.

Gli altissimi soffitti splendidamente decorati, dei quali ancora si possono ammirare i vividi colori originali
Il più grande organo dei Francia che sovrasta un bellissimo dipinto del Giudizio Universale
Il coro, interamente intagliato in locale pietra calcarea

Successivamente facciamo anche una capatina alla chiesa di St-Salvi, al cui interno si apre un chiostro ricco di erbe aromatiche ed officinali… non so voi, ma io ho una passione per i chiostri, così ombreggiati, ricchi di pace e di silenzio e sempre fioriti.

Dopo la visita abbiamo raggiunto un’area di sosta in un piccolo paese poco distante da Albi, dopo averla girata tutta perché vi assicuro trattasi di una città veramente bellissima, ricca di strade curate e fiorite… oggi il ginocchio mi ha dato molto filo da torcere quindi va bene così, ne ho goduto la bellezza ma ora ho bisogno di riposare.

Io vi aspetto domani per un altro giro insieme!

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Minerve, un gioiello nel cuore dell’Aude – giorno 7

Stamattina la sveglia ci ha dato il via abbastanza presto, inizialmente con direzione Puisserguier, con quel che resta del suo castello, per poi proseguire verso Minerve, sulla quale intendo focalizzarmi con questo post.

Minerve è un piccolo villaggio che sorge su una roccia, come un’isola continentale circondata dai canyon dei due fiumi che qui convergono: il Cesse e il Brian. Al di là della splendida collocazione essa deve la propria fama alla tragica storia che la rende una meta degna di visita: proprio qui venne innalzato il primo rogo della crociata degli albigesi, ove più di centocinquanta catari si lanciarono spontaneamente nelle fiamme pur di non abiurare la propria fede.

Il borgo si stende lungo la roccia che lo ospita, integralmente strutturato in pietra, estremamente curato e ricco di fiori, una chicca per gli occhi! È una visita non particolarmente faticosa nonostante il continuo saliscendi che contraddistingue le strade da percorrere, che permette di ammirare le innumerevoli botteghe artigiane che vi sorgono e che deliziano il turista. Anche qui, come già notato ieri a Béziers, le insegne delle strade sono bilingui, riportando anche la denominazione spagnola, cultura molto sentita in questa parte della Francia.

La sera rimaniamo a dormire qui, sulla cima di una collina adibita ad area camper, unici ospiti, deliziandoci del vento costante che ci regala finalmente un po’ di benessere e che promette una notte di sonno tranquillo.

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Béziers, tra palazzi e bistrot – giorno 6

Arriviamo in questa città della Bassa Linguadoca, di origine romana e considerato il borgo più antico di Francia, la giornata è bellissima come anche i giorni precedenti e tutto sommato più respirabile, grazie a qualche nube sparsa qua e là e al Mistral che ci regala qualche momento di sollievo. Il centro è molto carino, curato ed adorno di fiori e stacca completamente con la periferia, sporca e trasandata: l’atmosfera che vi si respira è contraddittoria, tra i palazzi che riportano alla Parigi classica e le targhe delle strade recanti la vecchia denominazione in lingua spagnola.

Entriamo in centro per il tramite della Allées Paul-Riquet, bellissimo viale di platani intitolato all’ideatore del Canal du Midi, sulla cui riva si adagia la città, per poi esplorare le bellissime stradine che ci accompagnano fino alla Cathédrale de St-Nazaire, meraviglioso edificio gotico del XIII-XIV secolo, recante capitelli romanici dell’XI secolo, affreschi del XIV secolo ed un bellissimo chiostro trecentesco.

Il magnifico rosone il cui diametro è di 10 m.
Il chiostro

Se seguite il mio percorso incontrerete la piazza sulla quale è stata posta una targa in memoria del massacro di Béziers. Nel luglio del 1209 i crociati assalirono il piccolo villaggio di Servian e mossero quindi verso Bérziers, raggiungendola il 21 luglio: sotto il comando del legato pontificio, Arnaud Amaury, iniziarono ad assediare la città, invitando i cattolici all’interno ad uscire e chiedendo ai Catari la resa. Nessuno dei due gruppi acconsentì alle richieste e, il giorno seguente, la città cadde quando un fallito tentativo di sortita da parte degli assediati permise alle truppe crociate di penetrare nella città, portando ad un massacro pressoché totale della popolazione, mentre la città venne rasa al suolo. È divenuta leggendaria la risposta che, in tale occasione, Amaud Amaury avrebbe rivolto ad un soldato che chiedeva come poter distinguere nell’azione gli eretici dagli altri, in quanto egli rispose: “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi” (Caedite eos, novit enim Dominus qui sunt eius), anche se in realtà la frase, citazione della seconda lettera a Timoteo di S.Paolo, reciterebbe “Dio conosce quelli che sono suoi”.

Abbiamo passeggiato lungo le vie del centro, con molta calma perché sto faticando a causa di un ginocchio che da tempo mi sta dando dei problemi, ma volevamo anche vivere la città, tant’è che a pranzo ci siamo fermati in un delizioso bistrot il cui pranzo è stato ampiamente all’altezza delle aspettative.

Camminando a naso insù e ammirando i palazzi abbiamo osservato come molti siano meravigliosamente dipinti, con una maestria tale da rendere le scene reali.

A domani per la prossima visita!

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Le saline della Camargue e il mare rosa- giorno 5

Oggi è il “mio” giorno, quello della visita alle Saline du Midi, fortemente voluta dalla sottoscritta e che ha scombinato tutti i piani al marito: avevamo tentato di farla ieri ma era tutto esaurito, pochissime visite e tante richieste. Ci avevano offerto un ultimo biglietto che lui voleva accettassi, ma le vacanze si fanno in due e quindi ho preferito aspettare oggi.

Sono riuscita ad acquistare due ingressi appena per il primo pomeriggio, potendo quindi riservarmi una mattina calma che, conoscendo le vacanze frenetiche di mio marito, non è una cosa scontata. Alle 14.30 siamo saliti sul trenino che ci ha accompagnati lungo le saline e sulle sponde del famoso mare rosa della Camargue, uno spettacolo imperdibile di sfumature che vanno dal porpora al viola, grazie alla presenza della Dunaliella Salina, un’alga rossastra che trova il proprio habitat naturale nelle alte concentrazioni saline, che regala le proprie sfumature anche all’Artemia salina, cibo prediletto dei fenicotteri, che a loro volta, cibandosene, colorano il piumaggio della stessa tinta. Ah, a proposito… ne abbiamo scorto qualcuno in lontananza pur se molto pallido😃

Da marzo ad agosto le paratie tra i vari bacini d’acqua vengono sollevate per consentire l’aumento del naturale grado di salinità, l’acqua evapora gradualmente grazie all’azione del sole e del Mistral, che accompagna il luogo quasi costantemente, fino a diminuire del 90% e lasciando un’elevata concentrazione di sale.

Il prodotto più pregiato che si ottiene è il fleur de sel, meraviglioso salgemma ricco di magnesio che viene raccolto, rigorosamente a mano, prima del sorgere del sole.

Il sale meno pregiato, poiché raccolto negli anni precedenti e quindi non più destinato al mercato alimentare, entra invece nella produzione di semplice antigelo, quindi nulla viene sprecato.

Nel corso della visita è prevista una fermata intermedia che consente la salita alla Camelle, che ha appunto la forma di un dorso di cammello e altro non è che uno dei cumuli ove i camion versano il sale raccolto. Dalla vetta della duna è possibile godere di un panorama incredibilmente rosa che si stende fino alle mura della città di Aigues-Mortes.

Dopo la visita alle saline ci siamo diretti a Montpellier, città caotica in cui non siamo riusciti nemmeno a rintracciare l’unico parcheggio che sembrava potesse ospitarci, quindi dopo le stress del caos di Montpellier abbiamo raggiunto Béziers per trascorrere la notte… a domani per la prossima visita!

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