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Slovacchia/ Viaggi

Con le cagnoline al castello di Beckov e passeggiata a Trenčin

Eh sì, anche oggi siamo stati accolti da un castello dog friendly che ci ha permesso di portare con noi Margot e Milly, non senza qualche timore viste le ripide scale a graticcio, specie in merito a Margot che, essendo grande, è impossibile da prendere in braccio… e invece anche stavolta questa meravigliosa creatura mi ha stupita, affrontando con coraggio e determinazione tutta l’area della fortificazione, sempre accanto a me e senza arretrare di un millimetro. Del resto ho sempre sostenuto che la fedeltà di un cane è ferma anche nella tempesta, mentre un essere umano ti abbandona al primo alito di vento.

L’ingresso

Il castello risale al XII secolo e di esso rimangono solo le strutture principali, tuttavia mantenute al meglio al punto da ospitare rappresentazioni di ogni tipo, da quella dei draghi (carinissima) a quella dei rapaci i quali, pur trattati benissimo, a me mettono sempre una gran tristezza in quanto li vorrei vedere volare sulle vette sfruttando le correnti ascensionali con quel magnifico volo di libertà che solo loro hanno.

Il cortile
Una splendida bifora sul panorama sottostante

A grandi linee il castello sorge su un dirupo presso il fiume Vah, tant’è che é sempre stato sfruttato quale avamposto strategico della Grande Moravia, soprattutto per controllare i confini del Regno d’Ungheria, fino alla sua fortificazione avvenuta tra il XIII e il XV secolo sotto la proprietà di Matteo III Csák; anch’esso entrò nel patrimonio di Miklós Bánffy, famiglia che oramai conosciamo dalla storia dei castelli già visitati. La proprietà di esso cambiò nel corso degli anni e venne ristrutturato secondo lo stile gotico, dotandolo anche di una cappella, ancora parzialmente visibile; a seguito di ulteriori danneggiamenti le successive ricostruzioni seguirono lo stile rinascimentale e, a fasi alterne, ritornò tra i possedimenti della famiglia Bánffy.

La rappresentazione dei draghi

In epoca più recente esso venne utilizzato quale prigione e quale caserma, ma solo nel 1970 il castello è diventato un monumento nazionale e oggetto di un lungo restauro durato dal 1996 al 2002. Una piccola curiosità riguarda la strada che si inerpica sino all’ingresso della fortificazione in quanto i fondi che la costeggiano costituiscono un cimitero ebraico, anch’esso monumento culturale.

Nel pomeriggio ci siamo recati a Trenčin, bellissima cittadina ai piedi di un altro castello, molto ben conservato ma che non visitiamo in quanto interdetto ai cani e troppo complicato da organizzare visto che stiamo visitando la città in loro compagnia: il centro è piccolo e bellissimo, interamente lastricato in pietra, ricco di verde estremamente curato e di fontane, pulitissimo e pieno di vita. Insomma, questo paese mi sta colpendo per l’ordine e la pulizia, ma soprattutto per l’intelligenza delle amministrazioni comunali che rendono ogni angolo un gioiello; la città sorge sul fiume Váh, in prossimità del confine con la Repubblica Ceca, ed è stata scelta per l’anno corrente quale Capitale europea della cultura insieme alla finlandese Oulu.

La chiesa di Notre Dame
Ma quanto belli sono gli interni?

Trenčin è nota in quanto su una roccia sovrastante la città, dove sorge il castello, è presente un’iscrizione romana risalente al 179 e quindi il segno tangibile del passaggio dei Romani quale punto più a settentrione nell’intera Europa; purtroppo non posso darvene alcuna rappresentazione fotografica in quanto abbiamo saltato completamente la visita al castello come spiegato sopra.

Fontane ovunque

La nostra visita alla città ha compreso qualche chiesa, con particolare attenzione a quella di Notre Dame (Kostol Notre Dame), edificio neoromantico risalente al 1909 di una bellezza non da poco e in merito alla quale vi lascio qualche scatto, mentre per il resto, dopo il tanto camminare di stamani, abbiamo preferito goderci la cittadina e berci un’ottima birra.

Del resto domani ci attende un altro castello… venite con noi?

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Dal Monastero di Santa Caterina d’Alessandria ad una storia di terrore

Il Katarinka Monastery

Stamattina abbiamo intrapreso una bellissima passeggiata nel bosco, apprezzatissimo da Margot e Milly, lungo un sentiero che ci ha portati al Katarinka Monastery, il monastero dedicato a Santa Caterina d’Alessandria, o almeno quanto ne rimane visto che si tratta solo di rovine, attualmente in fase di restauro: sicuramente il luogo in cui sorge è anomalo, ma esso trae origine da quella che fu la prima chiesa, costruita all’interno di una grotta, in seguito all’apparizione della Madonna a dei pastori, poi successivamente, in seguito ad ulteriori apparizioni, sorse il monastero del quale oggi ne vediamo le rovine. Come osservate dalle foto rimangono solo i muri perimetrali e la struttura del campanile di quella che nel diciassettesimo secolo sorse quale chiesa francescana, ad oggi accessibile solo per una visita non molto accurata nel mentre dei gruppi di giovani volontari se ne prendono cura.

Carrelli da miniera per il trasporto dei materiali
Il campanile
Le catacombe (onestamente impressionanti)

Ben diversa è stata la visita del pomeriggio, anche questa ad un castello del quale rimangono diverse rovine, tuttavia visitabili e ben strutturate per quanto possibile, ovvero il Castello di Čachtice, strettamente legato alle sorti della sua abitante ovvero la contessa Erzsébet Báthory, conosciuta come la “Contessa sanguinaria” o la “Contessa Dracula”, la quale si narra sia stata responsabile di aver assassinato oltre seicento vittime, tutte ragazze giovani e vergini, oltre ad aver fatto il bagno nel loro sangue per preservare la propria bellezza. Ella nacque nel 1560 in una casata ungherese di religione protestante in cui i disturbi mentali erano frequenti a causa delle loro origini incestuose e, secondo alcuni, addirittura discendenti dal conte Dracula; la contessa visse la propria infanzia a Ecsed, in Transilvania, e fu data in sposa, appena quindicenne, al crudele conte Ferenc Nádasdy, con il quale andò a vivere nel castello di Sárvár, in Ungheria, partorendo nel mentre quattro figli tra legittimi ed illegittimi. Erzsébet aveva dato segni di squilibrio mentale sin dalla più giovane età e da sempre passava improvvisamente da uno stato di calma all’ira, oltre alla tendenza alla crudeltà e al sadismo, elementi comuni anche al marito, oltre a dimostrare un interesse per la magia nera; il tutto la portò ad compiere i primi delitti già nel 1585, per poi vedere un aggravamento della situazione dopo la morte del marito avvenuta nel 1604. Una volta rimasta vedova essa si trasferì con la corte nel castello oggetto di questo post, dove continuò ad uccidere giovani fanciulle, una dopo l’altra, senza sosta e torturandole fino al decesso; le vittime venivano incatenate a testa in giù e sgozzate per poterne raccogliere il sangue, se la leggenda non mente, ma certo è che nel castello sono stati rinvenuti corpi mutilati e ragazze in attesa di esecuzione. La contessa fu accusata di seicentocinquanta assassini dopo una sentenza sommaria, murata in una torre del castello e nutrita per il tramite di una feritoia finché decise di lasciarsi morire di fame sino al decesso, avvenuto nel 1614 all’età di cinquantaquattro anni. La sua salma sarebbe sepolta nella chiesa di San Ladislav, tuttavia la tomba non è mai stata trovata.

L’ingresso al castello
Da qui si gode di un bellissimo panorama
Una finestra sul mondo
Ricostruzione di piccoli attimi di vita quotidiana
Un sepolcro del quale non ho notizie
L’ingresso verso l’orrore
Le torture
La torre pentagonale dove la contessa trovò la morte
Scultura lignea della contessa

Oggi, anziché tediarvi con nozioni storiche ad architettoniche, ho preferito soffermarmi sulle sorti della contessa sanguinaria, lasciandovi con questa dolcissima storia della buonanotte 😂 e sperando di non avervi causato gli incubi!

A domani per la prossima tappa in terra slovacca 😀.

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Passeggiare a Trnava sotto un sole insopportabile

Un immenso giardino ricco di fontane in pieno centro

Lasciati i castelli di ieri, nel corso della stessa serata, abbiamo deciso di raggiungere Trnava, in maniera tale di essere già vicini al centro per la visita dell’indomani: abbiamo faticato non poco a trovare l’area di sosta, situata presso un distributore di carburante e nel nulla più assoluto, ma economica e completa di tutti i servizi.

Dove incontriamo anche questi strani figuri, in merito ai quali non ho alcuna notizia

L’indomani mattina abbiamo iniziato ad inguaiarci in quanto incapaci di trovare la fermata del bus per il centro nonostante le (scarne) indicazioni dei locali, salvo poi tentare di utilizzare un servizio Pet Uber e ripiegare sul servizio taxi di Eurotaxi in quanto Uber accetta un solo cane a bordo e noi ne abbiamo due che ci accompagnano… e mai scelta fu migliore! Ad un prezzo irrisorio in pochi minuti siamo arrivati in centro, comodi e al fresco, e meno male perché la temperatura era terrificante, alle 17 il termometro segnava ancora 41 gradi e fortunatamente qui le città, anche le più piccole, sono organizzate con nebulizzatori di acqua lungo tutte le strade, moltissime fontane walk-in e giardini e alberi ovunque, quindi tutti strumenti utilissimi per combattere le temperature estive (oltre ai consueti lastricati completamente in pietra).

La cittadina offre molte chiese bellissime da visitare, tant’è che è conosciuta come “La Piccola Roma” o “La Roma Slovacca”, delle quali posso offrirvi solo qualche scatto in quanto spesso chiuse, ma anche dei palazzi elegantissimi, il tutto allestito con una cura maniacale che nelle nostre città ultimamente latita, oltre alla grande educazione dei cittadini che mantengono al meglio il bene civico, poi c’è da dire che l’incontrollata immigrazione che affligge le nostre città qui è praticamente inesistente.

Vi lascio anche qualche cenno storico nel caso in cui voleste inserirla in un prossimo itinerario: si trova a nord-est rispetto a Bratislava, a circa cinquanta chilometri da quest’ultima, è sede arcivescovile e anche di due università, quella di Trnava e quella dei Santi Cirillo e Metodio di Trnava; i primi insediamenti documentati risalgono al Neolitico, mentre nel Medioevo sorse un importante mercato al crocevia delle due direttrici, ovvero dalla Boemia all’Ungheria e dal Mediterraneo alla Polonia. La cittadina, inizialmente centro prevalentemente agricolo, si trasformò in fulcro manifatturiero, commerciale ed artigianale.

Decorazioni a tema anche sulle mura cittadine
Alcuni edifici addossati alle mura

All’inizio del tredicesimo secolo il re invitò svariati tedeschi dei Carpazi a stabilirvisi, insediamento che trovò ulteriore espansione dopo l’invasione tatara del 1242; ad oggi le mura perimetrali sono ancora visibili, percorribili e addossate ad esse sorgono svariate abitazioni, probabilmente sede dei mestieri dell’epoca. La storia della città, per quanto piccola, ho scoperto essere immensa, motivo per il quale mi sento di suggerire a chi vi sia interessato un approfondimento, cosa che, ben sa chi mi segue, io evito in quanto preferisco incuriosirvi alla visita anziché tediarvi con un elenco insensato di notizie enciclopediche.

Fiori ovunque

Qui di seguito vi lascio un po’ di foto scattate nel corso di questa giornata torrida e qualche breve indicazione nelle didascalie, prima di darvi l’arrivederci a domani 🧡.

Cattedrale di San Giovanni Battista
All’interno vi sono degli stucchi rosati meravigliosi
Basilica di San Nicola
Sono rimasta estasiata dalla bellezza di questo orologio sovrastante le canne dell’organo
Una tappa per il pranzo dove abbiamo mangiato molto bene e ad un prezzo onestissimo
Se vi venisse fame sapete dove andare!
Molte aiuole sono decorate con dei simpaticissimi fiori realizzati in gomma eva
La temperatura rilevata alle 17 🥵


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Una giornata per castelli

Cerveny Kamen

Lo scopo principale di questa vacanza era visitare una serie di castelli e oggi ne abbiamo raggiunti ben due, a mezz’ora di distanza l’uno dall’altro: in mattinata, lasciata Bratislava, abbiamo raggiunto Cerveny Kamen, letteralmente “pietra rossa”, un castello che sorge nei Piccoli Carpazi e che vede le sue primissime origini nel Duecento quando, ad opera del nobile ungherese Tiburtius Rosd, nacque una delle fortezze del sistema difensivo di allora; nel 1535 essa venne acquisita dai Fugger di Augusta, i quali ben presto la demolirono per crearne un’altra in stile rinascimentale, la quale successivamente subì ulteriori modifiche ad opera dei Pálffy, nuovi proprietari del castello dal 1588 al 1945, anno in cui venne acquisito dallo Stato. Nel corso dei secoli esso subì ulteriori danni ad opera di due incendi, tuttavia venne sempre ricostruito sino all’aspetto che oggi si offre al visitatore.

Dedali lastricati in pietra
La farmacia
Una delle stanze
Un ambiente meraviglioso decorato da ricostruzioni di grotte e fontane
La biblioteca: potevo mancarla?

Gli interni sono visibili grazie alla visita guidata, esclusivamente in slovacco a coadiuvati dalla traduzione scritta nella propria lingua, che permette al visitatore di comprendere meglio la storia e i singoli particolari visibili nel corso del tour: le stanze sono mantenute in condizioni perfette, tra angoli rinascimentali, mostre d’armi, immancabili in ogni castello, sino alla farmacia e alla biblioteca, imperdibili!

All’interno di questo castello sono stati girati Fantaghirò e, nei sotterranei, Frankenstein.

Smoleniče

Nel pomeriggio abbiamo raggiunto Smoleniče, sede di un’altra struttura fortificata, bellissima ma adibita ad hotel, motivo per il quale la visita guidata non è stata all’altezza della precedente: siamo in un bel parco secolare situato nel versante orientale dei Piccoli Carpazi, nella regione di Trnava e questo edificio tardo medievale venne qui edificato verso la metà del XV secolo, con scopo difensivo nei confronti della strada dei Piccoli Carpazi e della rotta commerciale con le terre ceche e anche in questo caso esso passò da una proprietà all’altra, tra le quali nuovamente i Pálffy; ovviamente anch’esso subì una miriade di eventi avversi, fino agli splendori attuali, essendo sede di un hotel di eleganza sublime.

L’ingresso è maestoso
Ovviamente dove sono ospitati dei libri non posso mancare

Domani lasceremo da parte i castelli e torneremo a visitare centri cittadini: venite con noi?

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Bratislava, una bellissima riscoperta 😍

Non ricordavo quasi di esserci stata quindi l’ho affrontata con un misto di curiosità e di timore visto il gran caldo che minacciava di distruggerci e invece non solo siamo stati accolti da una piacevole brezza ma ho scoperto una città ricca di verde e completamente pavimentata in pietra, anziché con il solito asfalto, rendendo il calore molto più accettabile (onesta, non ci avevo mai pensato che anche la pavimentazione potesse fare tanta differenza).

La prima sosta l’abbiamo fatta per visitare la Chiesa Blu, una meravigliosa struttura in stile Art Nouveau, costruita tra il 1909 e il 1913 su progetto dell’architetto Ödön Lechner: l’aspetto è quasi fiabesco e a me ha ricordato le linee e i colori di Gaudì, tenendo conto anche del fatto che alcuni degli edifici attigui seguono il medesimo stile curvilineo. La chiesa è completamente dipinta in azzurro e blu, con un tetto rivestito di maioliche smaltate e avrei voluto approfondire maggiormente l’interno se non fosse stata in corso la celebrazione di un matrimonio; il vero nome della stessa è Chiesa di Santa Maria d’Ungheria, Kostol Svatëj Alžbety in slovacco (o Modrý Kostolík, ovvero Chiesa Blu). Bellissimo è il campanile cilindrico, alto 36 metri e sormontato da una vistosa cupola, che rende davvero l’idea di trovarsi dinanzi ad un castello delle favole!

Dalla gran quantità di foto che vi condivido capite bene quanto mi abbia colpito questo edificio, al punto che le altre chiese sono sbiadite al suo confronto; passeggiando lungo le strade di Bratislava, città piena di vita e stupenda, abbiamo incontrato sculture bronzee che sbirciavano dai tombini, strani personaggi agli angoli degli edifici, ma soprattutto molta buona educazione e un’eleganza che mi ha ricordato Vienna, del resto poco distante, nonostante il centro storico mi abbia riportato la memoria a quello di Vilnius, in Lituania… tutte riflessioni su come le culture si tocchino, si influenzino e si intersechino in continuazione.

Strani incontri
Pure agli angoli degli edifici

Ci sono ponti come questi che, nella sua lunghezza di pochi metri, mi ha riportato alla memoria la magnificenza del Ponte Carlo di Praga.

Queste nicchie ricordano il ponte di Praga

Nel passeggiare verso il quartiere ebraico si incontra la casa più stretta di Bratislava, tant’è che al suo interno vi è una sola stanza per piano: si tratta della Casa del Buon Pastore, larga appena un metro e trenta centimetri e adiacente la Porta di San Michele, sotto la quale si trova il cosiddetto “chilometro zero”, ovvero un grande cerchio dorato riportante le distanze tra Bratislava e molte altre città europee e mondiali.

La porta di San Michele
Ripassiamo un po’ di geografia?
Il vecchio municipio
E lo splendido cortile interno
Passeggiare all’interno delle mura
La Casa del Buon Pastore, la più stretta d’Europa
Ed ecco colui il quale dà il nome alla casa

Insomma, Bratislava è una città da vivere passeggiando con calma, fermandosi ad ammirare i generosi scorci che essa offre e magari sostando a sorseggiare una delle deliziose birre del luogo, sempre amarognole e gustosissime. E, a proposito, se avete ancora qualche ora a disposizione, non perdetevi il castello, da noi omesso in quanto già visitato in precedenza… e comunque i castelli in questi giorni non mancheranno!

Ancora quattro passi nel quartiere ebraico prima di ritornare al campeggio


Slovacchia/ Viaggi

E se tornassimo in Slovacchia?

Già, perchè no? Eravamo stati al volo a Bratislava in occasione di uno dei nostri viaggi ad est, molti anni fa, ma ricordavamo poco, poi considerando che quest’anno le ferie di mio marito cadevano ad agosto, periodo odiatissimo sia per il caos che per il caldo torrido, che c’è di meglio che puntare ad una tappa fuori dalle comuni rotte turistiche?
Il pomeriggio, dopo il lavoro e sempre a bordo del solito Chewbecca, abbiamo lasciato la nostra Trieste alla volta di Bratislava come prima tappa, ovviamente con la consapevolezza che ci saremmo dovuti fermare per la strada; infatti abbiamo fatta sosta in un’area camper autostradale in Austria, dormendo benissimo e al fresco nonostante il caldo afoso esterno.

Le porte che conducono all’area del castello

L’indomani abbiamo raggiunto la primissima meta, ovvero il Castello di Devin (che a noi fa un po’ specie visto che proprio nei pressi di Trieste abbiamo un castello con lo stesso nome), affrontato subito dopo una notte di pioggia quindi con un bel freschetto e in una giornata ventilata: si tratta di una struttura che non riporta alcun ambiente interno visitabile, ma solo una lunga e completa visita esterna, ma interessantissima! Vi lascio qualche breve notizia storica, poi il resto lo dedico alle foto, che come di consueto valgono più di mille parole.

Una parte espositiva

La fortezza sorge ad un’altezza di 212 metri, proprio alla confluenza tra il Danubio e la Morava, quindi in perfetta posizione difensiva, infatti il castello rivestì un ruolo cruciale sin dalla sua costruzione nel VII secolo, subendo vicissitudini di ogni tipo, sino al 1809, quando esso venne distrutto da Napoleone Bonaparte.

Tra quello che esso ha rappresentato nella storia ricordiamo che è stato popolato sin dai tempi preistorici, per poi ospitare i Celti, i Romani e gli Slavi; successivamente esso ha custodito il confine occidentale del regno austroungarico, è stato anche conquistato più volte ma sempre ricostruito e rinforzato, sino all’evento sopra citato, quando venne fatto esplodere dalle truppe francesi nel 1809.

Dal XIX secolo esso è divenuto un simbolo nazionale per gli Slovacchi, mentre tuttora gli Ungheresi lo considerano la porta occidentale del Regno d’Ungheria, certo è che è maestoso pur non ospitando alcun interno, se non una piccolissima esposizione museale.

L’area della fortezza è meravigliosa anche grazie alla vista sul Danubio e sulla Morava che essa offre: le parole non servono, ammirate…

Parte delle mura
Alcune zone circostanti il castello superiore
Il Danubio
La confluenza tra il Danubio (a sinistra) e la Morava (a destra)
Un assaggio di cucina slovacca: antipasto a base di patè d’anatra
Gnocchetti di patate con bacon affumicato e cavolo acido

Nel tardo pomeriggio abbiamo raggiunto un campeggio e, come sapete, noi preferiamo la sosta libera, ma questa volta ci stava in quanto, per terminare al meglio una giornata bollente, abbiamo avuto modo di tuffarci nel lago adiacente il campeggio… chiaramente l’acqua era caldissima ma è stato un grandissimo sollievo.

Ci vediamo domani per una visita al centro di Bratislava?

New York/ Viaggi

Arrivederci New York 🧡

“Non ci si innamora di New York, ma della versione di noi che la città riesce a tirare fuori”.

“You can leave New York, but New York never leaves you”.

Autori sconosciuti.
Mahayana Temple

Siamo purtroppo arrivati all’ultimo giorno di questo sogno ad occhi aperti e per prima cosa ritorniamo a Chinatown, avendo scoperto un bellissimo tempio buddista da visitare, il Mahayana Temple in Canal Street, liberamente visitabile e che ci offre un’oasi di pace nel caos di quella che è la zona dei “mercati del falso”, ovvero dove, a parte il mercato tipico di Chinatown che offre ingredienti tipici della cucina asiatica, vi è un proliferare di ambulanti dediti al commercio di tutte le falsificazioni voi possiate immaginare. Devo ammettere che non sono insistenti come accade da noi, a dire il vero non ho mai riscontrato alcuna insistenza in nessun caso in questa città, anzi costituiscono una curiosità citata su tutte le guide turistiche nonostante, per mio gusto personale, lontana anni luce dalle abitudini che mi appartengono.

Madison Square Garden

In quest’ultima giornata abbiamo anche l’ultima visita guidata prenotata, per grande desiderio di mio marito, ovvero il Madison Square Garden, l’arena più famosa al mondo e che può ospitare ventimila persone; la struttura, oltre ad essere la “casa” dei New York Knicks, dell’NBA, dei New York Rangers e dell’NHL, ospita spettacoli, concerti ed eventi di ogni tipo, come del resto spesso si ricorda la volta in cui, il 19 maggio 1962, Marilyn Monroe intonò una sensualissima versione di “Happy Birthday, Mr. President” in occasione del quarantacinquesimo compleanno di J. F. Kennedy. Nello stesso luogo ebbero luogo molti storici incontri di box, tra i quali nel 1967 Nino Benvenuti (sportivo molto caro alla mia città) conquistò il titolo mondiale dei pesi medi.

Passeggiando lungo le strade di NoLita

Dopo la visita al MSG ci è rimasto il tempo di passeggiare senza stress e solo per il pacere di farlo tra le strade di NoLita (North of Little Italy) e di TriBeCa (Triangle Below Canal Street): NoLita, inizialmente accreditato come parte di Little Italy, con il tempo ha perso tale connotazione ed attualmente risulta essere una zona a sè stante ricca di yuppies e di locali alla moda, mentre TriBeCa è un quartiere esclusivo di Lower Manhattan, famoso per il loft di lusso e dove si respira un’atmosfera calma e rilassata, ben lontana dal caos delle strade centrali di Manhattan.

Un pastrami divino!

Terminiamo la giornata cenando nuovamente a Chelsea Market, nella sua atmosfera post industriale con una birra spettacolare e un piatto a base del consueto panino con carne e patatine, il classico menù americano ma di qualità elevatissima (altro che il solito panino!).

Grand Terminal Station
La magnificenza dell’interno

Alcune tappe che abbiamo fatto in questi giorni un po’ “mordi e fuggi” non ve le ho citate, ma tenete conto che un paio di scatti dinanzi al palazzo della borsa valgono la pena, sia per il valore storico che artistico, mentre da lì, passando sul retro dell’edificio, potrete ammirare il celeberrimo toro, in merito al quale si ritiene che il toccargli i testicoli sia sinonimo di fortuna assicurata (e non vi descrivo la fila che abbiamo incontrato). Un altro edificio meritevole di visita è la Grand Central Station o Grand Central Terminal, bellissima e ricca di localini che non ho avuto modo di provare ma che mi sono stati consigliati da svariate persone delle quali mi fido assolutamente. Si tratta della più grande stazione al mondo con ben 44 binari tra metro e treni, ospita circa 750.000 visitatori al giorno e vi si trova la Metro-North Railroad, un Apple Store di notevole impatto, ma soprattutto un orologio con il quadrante in opale del valore di venti milioni di dollari oltre al più grande orologio Tiffany al mondo, ma questa è sicuramente un luogo in merito al quale vorrei approfondire in occasione della prossima visita, essendoci passata per ben due volte ma sempre di volata.

Ultima tip fondamentale: il cibo. Non è vero che si mangia male, anzi, noi abbiamo mangiato benissimo, e senza spendere follie, ma hanno un difetto per me insormontabile: la verdura è pressochè introvabile e io, oltre a vivere di vegetali, ho un grosso problema di iperglicemia che non mi permette troppa confidenza con i carboidrati. Dove mangiare? Premesso che noi facevamo una colazione abbondante in hotel, ottima per mio marito che si sfogava con hamburger, salsicce e uova, disastrosa per me che vivevo di pane tostato con burro e marmellata perchè altro che mi piacesse non c’era, quindi il nostro pranzo consisteva in una banana avanzata da colazione oppure da un milk-shake acquistato lungo la strada, in perfetto stile newyorkese atteso che vedrete sempre chiunque girellare con un mega bicchiere provvisto di cannuccia tra le mani, tra frullati, frappuccini e ottimi bubble teas aromatizzati nella zona di Chinatown. In merito alle cene potete trovare delle offerte composte da “Two slices of pizza+one drink” in molti take away e in alcune pizzerie: ho mangiato pizze buonissime ma sempre innaffiate da una bibita che non sia acqua, la quale non viene mai compresa nelle offerte in quanto costosissima (tuttavia la borraccia che portate con voi troverete il modo di riempirla in quanto c’è sempre qualche cannellina disponibile), in ogni caso seguite pure l’istinto e sappiate che se anche l’esercente sembra orrido ma c’è la fila il cibo è buono e, spesso, economico. Presso le bancarelle chiedete sempre prima il prezzo perchè dinanzi al turista non tutti sono raccomandabili, anche se posso dire che nessuno ha tentato di truffarci; evitate le zone “in” tipo il sabato sera a Greenwich Village in quanto basta uscire di pochi metri dal centro e mangerete meravigliosamente a pochi dollari e probabilmente scoprirete dei locali in cui vorrete ritornare come è accaduto a noi. Soprattutto tenete presente un aspetto fondamentale: consultate la lettera maiuscola posta sulla vetrina del locale cercando la “A” in quanto ciò significa che il ristorante (o la bancarella) ha superato l’ispezione sanitaria, tenendo presente che chi ha una lettera bassa (tipo la “B”) potrebbe tenerla nascosta sulla parte inferiore della vetrina proprio per non perdere qualche cliente, mentre c’è chi potrebbe anche avere una segnaletica del tipo “pending”, ovvero in attesa di revisione non avendo superato i controlli all’ispezione precedente. I newyorkesi sono molto attenti all’igiene e alla salute (nonostante la carenza di verdura, infatti di strada da fare ne hanno ancora molta), consumano molti cibi light, camminano moltissimo, sono magri e ben vestiti, insomma ci tengono, troverete ovunque bagni pulitissimi e gratuiti, quindi approfittatene perchè di posti sporchi ne troverete ben pochi, forse solo nel Bronx, dove la realtà non è delle più rosee, ma ne abbiamo già parlato nel corso del tour dei quartieri.

Canna libera ovunque

A proposito, amici fumatori… vi metteranno ovunque in grosse difficoltà ma potete andare di canna libera, i cui effluvi si possono respirare ad ogni angolo di strada!

L’indomani non ci è rimasto che raggiungere il JFK per rientrare tristemente in Italia (e dove, colta da immensa disperazione, ho pranzato con un’insalata che faceva pena ma che era finalmente un’INSALATA!), con la speranza di ritornare in questa città magica, magari approfittando della validità biennale dell’ESTA, visto che non è poi così economico.

Arrivederci New York! 🧡🍎

New York/ Viaggi

Alla scoperta dei quartieri di New York

Amore nel Bronx

La giornata di oggi è iniziata con (finalmente) uno dei tour più riposanti, ovvero quello dei quartieri, un viaggio “sociologico” che ci ha portati, grazie ad una guida ecuadoregna (purtroppo c’erano solo il tour in inglese o in spagnolo e abbiamo scelto il secondo per venire incontro anche a mio marito che non parla inglese) simpaticissima che ci ha scorazzati letteralmente lungo tutta l’area della metropoli, illustrandoci le caratteristiche di ogni area, portandoci nel Queens, a Brooklyn, nel Bronx, a Williamsburg nel quartiere ebraico, ad Harlem nel sobborgo nero, con delle brevi fermate ovunque per permetterci di toccare con mano ogni diversità. Cerco di farveli conoscere per il tramite delle foto di ogni angolino visitato e con qualche didascalia in quanto a mio avviso l’impatto visivo spesso vale più di mille parole.

La scala di Joker
Poteva mancare lo Yankee Stadium?

Tuttavia, al di là delle foto, ciò che mi ha colpita maggiormente è stata la comunità ebraica di Williamsburg in quanto ci si sente veramente catapultati in un mondo lontano anni luce dal nostro: qui vive una comunità di ebrei ultraordotossi chasidici azkenaziti di lingua yiddish, oltre ad una minima parte di hasidici, tant’è che il turista di fatto non può nemmeno fotografare alcunchè quando si trova in queste strade (sì, un paio di foto le ho fatte, nel rispetto della privacy dei suoi abitanti). Gli uomini sono abbigliati tutti alla stessa maniera, con la classica kippah sul capo (o, a dire il vero, anche con un copricapo ben più imponente), i peot (i boccoli al lato del capo), la bekishe (il cappotto lungo), mentre le donne, vestite in modo estremamente austero, portano la parrucca sopra il capo rasato, in ottemperanza ai loro principi di modestia assoluta. Le famiglie sono molto numerose, tant’è che gli scuolabus riportano delle sigle colorate in base alla fascia di età dei bambini trasportati, in maniera tale da facilitare le famiglie nel momento in cui li accompagnano a scuola… insomma un loro mondo perfettamente organizzato in cui l’intero quartiere è a loro misura, inclusi gli esercizi commerciali che sono strettamente kosher (e sì, ho bevuto la Sprite kosher 😀).

Uno scatto al volo ad uno scuolabus
Ho scelto questo scatto per rispettare la privacy del soggetto

Il tour che ci ha portati sin qui è chiamato “tour dei contrasti”, a ragion veduta visto che da questo angolo di mondo dimenticato nel tempo siamo stati catapultati nel Bronx, con la sua miseria e la conseguente delinquenza, nonostante negli ultimi anni la situazione sia nettamente migliorata, tant’è che passeggiarvi durante il giorno non richiede nulla più che le consuete norme di prudenza che avremmo ovunque (mentre la notte è meglio lasciar perdere).

L’Unisfera situata all’interno del Flushing Meadows – Corona Park: è il globo in acciaio più grande al mondo con un’altezza di 43 m. e un diametro di 37 m. (Siamo nel Queens).
La bellezza dei moli del Queens
Il Whitestone Bridge

Dopo la miseria e la sporcizia del Bronx ci accompagnano nel Queens, quartiere alto borghese ricco di villette “chic” (a dire il vero io le ho trovate kitsch ma sul gusto italiano non si discute), tutte realizzate in legno dipinto da sembrare pietra, trattandosi di un materiale facilmente reperibile ed economico oltre al fatto che, visti i frequenti uragani, in caso di danni l’impatto economico è meno gravoso.

Palazzi in ghisa

Avendo trascorso molte ore impegnati nel tour dei quartieri abbiamo preferito impiegare le poche ore utili rimaste ritornando a Chinatown, visto che tanto ci era piaciuta, nonchè a Little Italy stante la vicinanza tra le due, e a SoHo (South of Houston Street, acronimo che da qualche parte vi ho già citato), nonchè conosciuto come Cast Iron District in quanto gli edifici sono costruiti in ghisa, materiale molto economico all’epoca in cui vennero eretti e vi assicuro che toccare il muro esterno di una casa e sentire il metallo sotto le mani fa un certo effetto. La zona, siamo nella Lower Manhattan, è ricca di negozi di un certo livello, di attività artistiche, dove pure i second hand shops presentano prezzi elevatissimi, ma anche qui la vitalità è ai massimi livelli e, inutile a dirsi, la sensazione di libertà e di essere se stessi senza condizionamenti la si respira a pieni polmoni.

L’effetto ottico è incredibile!

Per rientrare verso la zona in cui avevamo l’hotel siamo ripassati nuovamente per Little Italy, sempre piacevole e coloratissima, e per pura voglia di vivere anche queste strade senza stress e con l’unico scopo di godere di una città così bella, avendo già toccato così tanti obiettivi in questa giornata che ci ha portati ovunque.

New York/ Viaggi

Tra librerie e mondi fatati

Il modestissimo ingresso della casa di Roosvelt
Gli interni al pianterreno

Oramai siamo arrivati già al nono giorno di questo viaggio incredibile, cosa che mi dispiace molto perchè i giorni stanno volando alla velocità della luce e, nonostante si stia camminando tantissimo, questa città non mi stanca mai, anzi me ne sto innamorando ogni giorno sempre di più.

Questa mattina decidiamo di recarci al Theodore Roosvelt Birthplace National Historic Site (in poche parole la casa di Theodore Roosvelt), una piccolissima abitazione adibita a museo, assolutamente gratuito e che è davvero una chicca, lontano anni luce dalle rotte turistiche ma interessantissimo anche per chi non è particolarmente interessato all’aspetto storico di questo immenso paese. Siamo nel cuore di Manhattan e qui nacque il ventiseiesimo Presidente degli Stati Uniti, esattamente al 28th East 20th Street nel quartiere di Gramercy Park; la casa originale venne demolita nel 1916 (egli vi nacque il 27 ottobre 1858) ma, grazie all’impegno della famiglia Roosvelt e della Women’s Roosvelt Memorial Association, l’edificio venne ricostruito nel 1923 allo scopo di mantenere viva la memoria del suo abitante. Essa costituisce un notevole esempio di architettura brownstone, che caratterizza moltissime costruzioni della metà dell’Ottocento (avete presente quelle bellissime casine con la scalinata davanti che spesso vediamo nei film?); essa offre al visitatore la possibilità di visitare alcune stanze al pianterreno (noi abbiamo trovato il piano superiore chiuso) e di ammirare documenti, foto e ricordi di ogni tipo appartenuti a “Teddy” Roosvelt, tra i quali anche alcuni orsacchiotti di pezza (appunto i “Teddys”) che adornano le teche della casa museo. Il piccolo Teddy, afflitto da una forte forma di asma, visse la propria infanzia tra queste mura, approfondendo i suoi studi all’interno della piccola biblioteca ancora visibile al suo interno, alimentando le proprie conoscenze e formando l’individuo che il mondo ha conosciuto.

Ecco i “Teddy’ 🧡

Dopo la casa di Roosvelt abbiamo tentato una passeggiata sino al Soldiers’ and Sailors’ Monument, il monumento eretto in memoria dei soldati e dei marinai, dietro interesse di mio marito ovviamente, ma alquanto deludente vista la poca considerazione data dalla città stessa a tale memoriale; è comunque facilmente raggiungibile utilizzando l’autobus ed è visibile presso uno degli ingressi di Prospekt Park, molto decentrato rispetto al centro di Brooklyn, all’incrocio tra Riverside Drive e W 89th Street; esso venne eretto grazie agli architetti Charles e Arthur Stoughton per onorare i soldati che difesero l’Unione durante la guerra civile americana.

Il Soldiers’ and Sailors’ Monument

Lasciata l’area del monumento, su consiglio di un’amica e per passione verso il cinema, abbiamo raggiunto Katz’s Delicatessen, poco convinti ma… insomma andava visto almeno per una foto! Ve lo ricordate “Harry ti presento Sally”? Sì? Pure la famosissima scena della tavola calda? Ecco, siamo proprio da Katz, peccato che, oltre alla consapevolezza che per un paio di panini ci lasci 100 USD, la fila (nel pomeriggio di un giorno feriale) per arrivare al banco sia superiore alle due ore, quindi foto dovuta e ciao proprio, anche perchè, nonostante la fama del pastrami di Katz sia planetaria, ci è stato assicurato che quello del Chelsea Market sia migliore, e posso affermare con assoluta certezza sia delizioso.

La fama di Katz lo precede
Ma noi abbiamo cenato al Chelsea Market

Nel rientrare verso il centro di Manhattan potevo perdermi l’Albertine Books? Si tratta di una piccola libreria situata al 9672 della 5th Avenue, all’interno della storica villa di Payne Whitney, unica libreria della città dedicata quasi interamente a testi in lingua francese oltre a quelli in inglese, ospitante oltre 14000 libri di ogni epoca e parte integrante dei Servizi Culturali dell’Ambasciata di Francia, ma soprattutto famosa per lo splendido soffitto del primo piano e che sono certa molti di voi abbiano già visto da qualche parte.

L’ingresso della Albertine
Che interni stupendi!
Un fascino retro che dona un calore molto accogliente
E il celeberrimo soffitto
Poteva mancare il Piccolo Principe a salutarci?

E poi… la nota dolente… siamo ritornati a fare ancora un po’ di shopping, questa volta al Disney Store, che noi già avevamo conosciuto in giro per la Germania (ricordiamo con molto affetto quello di Monaco di Baviera 🙂 ), tuttavia questo di Times Square è qualcosa di unico, un mondo incantato dove ritornare bambini anche solo percorrendo i due piani del negozio, uniti da una scala mobile inenarrabile: guardatevi le foto e capirete!

Benvenuti nel mondo magico del Disney Store
La scala mobile è immersa in un tunnel di lanterne

Tra le varie tappe della giornata siamo capitati per caso anche all’Harry Potter Store, dove ammetto non volevo nemmeno entrare, nonostante la mia passione per la saga, ovviamente per non fare ulteriori spese (ero ancora sotto shock per la “capatina” all’NBA Store 🙂 ), ma alla fine ho ceduto… e meno male che ci siamo entrati perchè ci siamo trovati davanti ad un meraviglioso mondo fatato organizzato su due piani, uno più bello dell’altro, oltre alla House of MinaLima, un corner situato all’interno del negozio e dedicato interamente a questo favoloso team di illustratori (giuro, mi sono contenuta acquistando unicamente una tote bag), pochi metri quadrati di sogno assoluto! Tenete conto che i libri illustrati da MinaLima sono dei capolavori interattivi tant’è che, ogni qualvolta acquisto un libro da collezione, sono perennemente combattuta tra l’edizione MinaLima e quella di Benjamin Lacombe, quest’ultimo un genio dell’illustrazione! Insomma potete pensare ciò che volete degli Stati Uniti ma le cose le sanno fare davvero bene… A degna conclusione di questa visita totalmente inaspettata abbiamo fatto merenda con un boccale di burrobirra, sì proprio merenda in quanto è dolce, frizzantina e rivestita da un pannosissimo strato alla vaniglia, una delizia assoluta (c’è chi asserisce sia pessima, ma dubito abbia assaggiato quella dello store).

E dire che non volevo entrarci…
Senza parole
Vegetazione e civette
Alberi
E cabine del telefono

A questo punto ci siamo riposati grazie ad una cenetta al volo per poi rientrare in hotel, anche questa volta cotti a puntino e pronti solo a stramazzare a letto. Ah, per quanto riguarda i pasti ne parleremo in un post a parte in quanto sicuramente per noi gente mediterranea l’alimentazione statunitense costituisce una sequela di gioie e dolori, ma ce la si può (quasi) fare senza grossi traumi con poche indicazioni.

Per i libri di qua…
Arcate di volumi
E libri volanti
Fino al corner di MinaLima
Ma la bontà della burrobirra?
New York/ Viaggi

La Grande Mela 🍎 e la sua bellezza anche sotto la pioggia

La miglior scelta di un museo quando diluvia 🤣

Questa mattina New York ci ha accolti sotto una pioggia battente contro la quale nemmeno l’ombrello poteva alcunchè a causa del vento sostenuto e dell’acqua che scendeva in obliquo, la temperatura era abbastanza rigida, ma noi mica ci siamo scomposti e abbiamo affrontato la visita all’Intrepid Sea- Air Space Museum , il quale sorge a bordo di una nave (una gioia visto il maltempo) attraccata al Pier 86, sulla 46th Street, nella West Side di Manhattan. Fanno parte dell’esposizione la portaerei della seconda guerra mondiale USS Intrepid CV-11, il sottomarino USS Growler SSG-577, un Concorde (purtroppo chiuso a causa del maltempo), un ricognitore supersonico Lockheed A-12 e lo Space Shuttle Enterprise; inoltre il Lower Deck ospita una collezione di velivoli recanti bandiere di diversi paesi.

Il Concorde
Lo Space Shuttle Enterprise
Il sottomarino

Premetto di aver scelto questa visita esclusivamente per mio marito, da sempre interessato a questo tipo di eventi, ma in ogni caso trattasi di un museo “prevalentemente maschile”; sono solo rimasta molto interdetta dalla presenza di alcune alunne della scuola cadetti che erano piccolissime, letteralmente delle bambine, il che mi ha indotta a pensare che forse delle volte l’aspetto bellico venga insegnato come fosse un gioco, per me inconcepibile ed inammissibile.

Ci siamo anche noi

Terminata, con mia grande fatica, la visita al museo, abbiamo affrontato la Highline , bellissima ed affollatissima nonostante la pioggia e il vento che non hanno arretrato di un centimetro: si tratta di un percorso pedonale sovrastante la città nato principalmente a seguito delle richieste degli abitanti, i quali hanno cercato di abbellire i resti della vecchia ferrovia con piante e fiori, proposta poi accolta dalle istituzioni, le quali si sono occupate di riutilizzare questo spazio creando un meraviglioso percorso botanico e riciclando alcuni spezzoni di rotaia e di traversine a scopo decorativo. La passeggiata percorre 2,3 km ed è utilizzata dai newyorkesi per attraversare parte della città senza doversi addentrare nel traffico cittadino, cosa che abbiamo fatto anche noi per raggiungere Chelsea Market, un magnifico mercato in stile industrial sorto nella vecchia fabbrica della Oreo, ricco di negozi di dolciumi, di piccoli corners di artigianato e di un ampio spazio in cui poter sostare per un pasto, oltretutto ci abbiamo mangiato due volte e posso dire che i panini e le birre sono deliziosi, seppure non proprio economici; a tal proposito posso consigliare il pastrami, a detta di molti migliore di quello dell’iconico Katz’s Delicatessen, che vedremo più avanti.

Ci immettiamo sulla Highline
Ma le panche sulle rotaie? Una genialata!
Verde tra il cemento
E segmenti di binario decorativo
Magnolie giganti e profumatissime
La leva di uno scambio
Costeggiamo alcune case incredibili
Scorcio su Little Island
Passiamo al di sopra delle arterie cittadine e dei suoi taxi gialli

L’ultima tappa, rientrando all’hotel, l’abbiamo fatta da The Donut Pub, dove potete trovare qualsiasi concentrato di zuccheri vogliate assaggiare, inaspettatamente sito in un buchetto che, visto dall’esterno, non vale nulla a prima occhiata, ma l’impatto visivo all’interno vale sicuramente qualche assaggio; i donuts sono enormi e, per mio gusto, pure un po’ “too much” in quanto a concentrato di zuccheri, comunque nulla da eccepire in merito alla qualità.

Chelsea Market e il suo passato con l’Oreo
Industrial style ovunque
The Donut Pub

Sazi, stanchi ed infreddoliti ce ne torniamo all’hotel per una doccia calda e rigenerante e ci rivediamo domani! See you!

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