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Austria

Austria/ Viaggi

Sulla via del ritorno: Kloster Schönbühel

Oggi è il giorno del ritorno, in realtà il post lo pubblicherò domani per mancanza di tempo, ma prima di lasciare l’Austria decidiamo di fare una tappa appena fuori Melk, in origine con l’intenzione di visitare il castello ma, dopo aver scoperto non essere visitabile, decidiamo di fare una sosta al Kloster Schönbühel, ovvero l’ex convento di Santa Rosalia, successivamente convertito a semplice chiesa parrocchiale a causa di una notevole carenza di membri attivi del clero. Trattandosi dell’unica visita della giornata ho la possibilità di divagare anche con qualche cenno storico: nel 1666 il conte Conrad Balthasar von Starhemberg, già proprietario del palazzo di Schönbühel e di alcune tenute nel Dunkensteinerwald e nel Waldviertel, si rivolse ai Servi di Maria a Schönbühel con l’intento di erigere un monastero sulle rovine della roccia conosciuta quale “il Palazzo del Diavolo”, dal nome di ciò che restava delle mura di un osservatorio medievale sul Danubio. Nella chiesa fu costruita una cappella dedicata alla tomba di Cristo e, al di sotto, venne costruita una replica della grotta di Betlemme, molto suggestiva da visitare.

Il cortile interno
La chiesa è stretta e lunga ma estremamente accogliente

Bel 1980 il convento venne abbandonato per mancanza di sacerdoti e gli edifici ritornarono al castello, mentre oggi la chiesa funge da struttura parrocchiale ed è dedicata a Santa Rosalia, la santa della peste, motivo per il quale la località fu meta di pellegrinaggio durante l’epidemia di peste del XVII secolo. Dietro l’altare si trovano la Cappella del Santo Sepolcro e le porte che conducono al balcone della chiesa dal quale la vista sul Danubio è meravigliosa; l’imperatrice Sissi visitò il monastero nel 1844 e tale scena compare anche nel film ad ella dedicato.

La discesa alla grotta, se fatta in solitudine e in silenzio, risulta essere abbastanza impressionante.
La cappella sotterranea e la volta decorata.
La risalita alla grotta (i livelli sono tre: chiesa, grotta e cappella).

Con queste belle immagini vi lascio fino al prossimo viaggio e ci rivediamo, come di consueto, per le nostre letture.

Austria/ Viaggi

Ritorniamo all’Abbazia di Melk

L’abbazia vista dalla cittadina

Sì, c’eravamo già stati anni addietro ma ricordavamo ben poco, quindi vuoi non ritornarci? Specie con la consapevolezza di esservi al suo interno una biblioteca immensa? E quindi stamattina siamo saliti all’abbazia per una visita in totale autonomia sgaiattolando tra infinite masse di turisti incastrati in troppe (troppissime) visite guidate.

L’ingresso
Il cortile interno

Si tratta di una abbazia benedettina, una delle più famose al mondo, costruita su un affioramento roccioso che domina la città di Melk, nella Bassa Austria, lungo le rive del Danubio e vicino alla valle di Wachau; si tratta di un raro esempio di monastero attivo ad oggi sino dal momento della sua fondazione. Essa venne fondata nel 1089, anno in cui Leopoldo II, Mangravio (ovvero Conte della Marca) d’Austria, donò ai monaci benedettini dell’Abbazia di Lambach uno dei propri castelli e nel XII secolo venne istituita una scuola all’interno della struttura, la cui biblioteca ben presto divenne famosa grazie alla sua vasta collezione di manoscritti. Nel corso del XV secolo il monastero divenne il fulcro della cosiddetta “Riforma di Melk”: infatti dopo un periodo storico in cui la religione subì un momento di crisi, collegato alla decadenza delle istituzioni spirituali, inizialmente vi fu una fortissima ripresa in tal senso, per poi raggiungere un punto di equilibrio dettato dalla giusta omogeneità tra il valore spirituale e quello razionale.

L’accesso agli interni (a partire dai quali vige il divieto di fotografare)
Vista da una terrazza
La scala interna

L’odierna abbazia è forgiata esclusivamente in stile barocco, inizialmente perseguito solamente mediante parziali ristrutturazioni del complesso, per poi estenderlo alla totalità dell’edificio, il cui massimo livello lo si rinviene nella chiesa, dinanzi alla quale anche il miscredente più incallito rimane con il fiato sospeso; essa venne costruita tra il 1702 e il 1736 dall’architetto Jakob Prandtauer, coadiuvato da Antonio Beduzzi, per il portale principale e da Lorenzo Mattielli per le statue che lo affiancano e gli angeli del timpano sovrastante, in quanto scultore della corte di Vienna.

Foto del mio archivio (la chiesa)
Questa pure
Foto tratta dal sito ufficiale dell’abbazia

Le parti che lasciano senza fiato il visitatore sono la biblioteca e la chiesa, di una bellezza senza pari: la prima, affrescata da Paul Troger, ospita pressapoco centomila volumi, divisi per materia, di un fascino unico ed inimitabile (lo sapete quanto io ami i libri, per me questi spazi sono il paradiso), inclusi alcuni manoscritti del IX secolo e alcuni incunaboli, oltre a due mappamondi meravigliosi, di Vincenzo Maria Coronelli, uno dedicato alla terra e uno ai cieli, con le costellazioni rappresentate in maniera eccelsa… favolosi! La chiesa, invece, è uno spettacolo barocco il cui interno è attribuito ad Antonio Beduzzi, realizzata con una navata ed un transetto, cappelle laterali e gallerie, oltre ad una cupola alta 64 metri: gli affreschi della cupola sono di Johann Michael Rottmayr.

Foto dalla cartellonistica dell’abbazia (la biblioteca)
Foto dal sito ufficiale dell’abbazia
Questa pure

L’abbazia, proprio grazie alla sua importanza, riuscì a sfuggire alla rovina durante il regno di Giuseppe II, periodo in cui molte altre abbazie si videro ridimensionate o addirittura eliminate, oltre a sopravvivere alle guerre napoleoniche e al periodo nazista, nonostante la confisca da parte dello stato; alla fine del secolo conflitto mondiale essa venne restituita alla funzione attuale, tant’è che oggi provvede all’istruzione di circa 900 studenti di entrambi i sessi, facendo parte della Confederazione benedettina.

I giardini del complesso monastico

Prima di parlarvi della cittadina ci tengo a precisare che le foto all’interno sono proibite, motivo per il quale alcune delle foto che ho inserito in questo articolo sono scaricate dalla cartellonistica dell’abbazia, alcune dal suo sito ufficiale mentre altre sono di mia proprietà avendola già visitata in passato (probabilmente i divieti non riguardavano l’intera struttura, ma non ricordo bene).

L’antica casa del fornaio
Che meraviglia
Il municipio
Le mura
Scorci incantevoli
L’antica casa del parroco
E una passeggiata lungo il Danubio per terminare la giornata

Dopo l’abbazia siamo ritornati a prendere le cagnoline e abbiamo visitato la cittadina, piccola e deliziosa: anticamente essa aveva il nome di Mölk, ebbe il diritto di tenere un mercato (Marktrecht) nel 1227 e divenne una vera e propria città nel 1898 e proprio questa storia variegata le ha regalato una gran varietà di stili architettonici. Nel corso del secondo conflitto mondiale in città vi era un sottocampo del campo di concentramento di Mauthausen (uno dei più feroci che io abbia visitato), del quale oggi rimane solo il crematorio.

La cittadina si snoda lungo le due vie principali, ovvero la Zagalauergasse e la Wiener Straße, la prima subisce un restringimento a causa della presenza delle mura cittadine, ovvero dove si trovava la Wiener Tor (la Porta di Vienna), mentre dalla parte opposta vi era la Linzer Tor (la Porta di Linz), i due accessi principali di Melk. La Wiener Straße si apre nella Rathausplatz (la piazza del Municipio), risalente al 1575, mentre al centro della piazza è situata la Kolomanbrunnen, una fontana donata dall’abbazia alla cittadinanza.

La piazza con la fontana

Di fatto questo è l’ultimo giorno di questo viaggio, domani torneremo verso casa ma, prima di lasciare Melk, vorremmo visitarne il castello… se ne sarà valsa la pena vi accompagnerò nella visita!

A proposito, dopo l’esperienza nei paesi precedenti, qui la cittadina è disseminata di fontane con ciotole a disposizione (e app dalla quale poter trovare ogni singola fonte d’acqua) per i nostri amici con la coda oltre ad esservi delle casette per gli insetti, costruite con legno e rametti, mentre sia la Slovacchia che la Repubblica Ceca erano disseminate di trappole in cui le api trovavano una fine orrenda. Non aggiungo altro in merito alla civiltà.

Acqua per i pelosetti

Una curiosità: di tale città è originario Adso da Melk, uno dei protagonisti de “Il nome della rosa” di Umberto Eco.

Austria/ Repubblica Ceca/ Viaggi

Passando da Austerlitz raggiungiamo Melk

Il monumento di Austerlitz
Persi nel nulla…

Ieri non vi ho portati con me avendo trascorso solo una tappa di passaggio verso l’Austria, infatti ci siamo fermati ad Austerlitz in quanto Luca ci teneva a vedere il Monumento ai Tre Imperatori, eretto in memoria della sconfitta dell’esercito russo di Alessandro I e di quello austriaco di Francesco II da parte di Napoleone Bonaparte; poco distante sorge anche il Museo della Pace, visitato solo da Luca in quanto non ero assolutamente interessata alla materia trattata, ovvero la suddetta battaglia.

Il Castello di Kreuzenstein
Le sole parti che ho potuto fotografare

L’indomani abbiamo raggiunto il Castello di Kreuzenstein, in Austria, di una bellezza inenarrabile, sicuramente il migliore sino ad oggi: posso offrirvi solo qualche scatto dell’esterno in quanto all’interno vige il divieto assoluto di fotografia, motivo per cui sono riuscita a scaricare qualche foto “libera” da Get Your Guide, nonostante non riescano assolutamente a trasmettere la meraviglia del luogo (oltre alla scarsa qualità).

La cucina
Uno dei saloni
La sala dei trofei

Il Castello di Kreuzenstein rappresenta una vera attrazione della Bassa Austria grazie alla sua maestosità: infatti si erge su una collina vicino a Leobendorf, a venti chilometri a nord di Vienna e la prima impressione che esso regala è quella di trovarsi al cospetto di un maniero scozzese. In realtà il complesso è frutto di una complessa ricostruzione avvenuta nel XIX secolo ad opera del conte Johann Nepomuk Wilczek, il quale se ne occupò al solo fine di possedere un museo privato e, ad oggi, esso è ancora privato, motivo per il quale vige il divieto assoluto di scattare fotografie.

La collezione di armi è immensa, le cucine sotterranee sono ricche di stoviglie dell’epoca ed immerse in un’atmosfera fiabesca, i saloni interni sono uno spettacolo di atmosfera e di cura maniacale; la visita è solo guidata e in lingua tedesca, motivo per il quale non sono in grado di offrire molte informazioni a riguardo, visto il mio scarso livello di conoscenza della lingua e viste le poche informazioni fornite in italiano per il tramite di un volantino.

Costeggiando il Danubio arriviamo a Melk
Per la gioia delle cagnoline
Il Danubio e le sue chiatte turistiche
L’Abbazia vista dal lungofiume

Dopo la visita al castello abbiamo raggiunto Melk, una graziosa località che sorge sulle rive del Danubio e sovrastata da un’imponente abbazia, la cui visita ci impegnerà la mattinata di domani mentre, per concludere questa giornata, ci siamo goduti una passeggiata sul lungofiume.

Vi aspetto per la nostra ultima tappa di questo lungo viaggio alla scoperta di cultura , popoli e storia.

Austria/ Baviera/ Germania

Baviera: dal fiume di Bad Tölz alle valli dei Tauri

Continuiamo la nostra piccola vacanza alla ricerca dei piccoli borghi oltralpe e, percorse un paio d’ore da Hallein, arriviamo a Bad Tölz, un piccolo centro carinissimo curato come una bomboniera, il cui centro di fatto si estende lungo un’unica arteria principale e che offre la possibilità di un bagno rinfrescante grazie alla presenza dell’Isar in pieno centro (oltre a regalarci una graditissima brezza che ci ha fatti stare molto meglio di ieri).

L’Isar
Non è una chicca?

La cittadina si trova a circa 50 km a sud di Monaco, è un noto centro termale ed è nota avendo ospitato Thomas Mann, il quale vi trascorse le vacanze per quasi un decennio; un elemento che la caratterizza è la Marktstraße, una suggestiva via caratterizzata da una successione di case dai colori pastello e magnificamente decorate da affreschi a tematica religiosa e rurale.

Abbiamo pranzato all’aperto presso la Starnbräu, una birreria di cucina balcanica, dalle ottime pietanze ma soprattutto con, all’interno, un bellissimo ed antico impianto di produzione di birra, forse non più utilizzato ma inalterato nella sua bellezza.

Il birrificio

L’indomani abbiamo fatto una capatina al Reutberg Kloster, un monastero bellissimo e di notevole valore artistico, eretto nel 1618, purtroppo visibile solo dietro ad un’inferriata, come spesso accade in Germania, ma immerso nella campagna bavarese in uno scenario splendido allietato da sentieri e da un laghetto con i cigni. Con l’occasione abbiamo pranzato alla Klosterbraustuberl, deliziati da una cucina ottima e dalla birra della casa. La tappa successiva è stata a Bad Aibling, un centro termale ma di poco conto a livello di interesse turistico, tuttavia il cittadina è una chicca, curatissima e le case sono splendide, motivo per il quale abbiamo deciso di fare solo una passeggiata e bere un’ottima birra.

I corsi d’acqua di Bad Aibling
Orti di erbe officinali presso il monastero
Pranzo al Klosterbraustuberl

La giornata seguente, di fatto l’ultima (ho unificato i vari punti di interesse in un unico post vista la scarsità di informazioni) del nostro piccolo giro di sei giorni, l’abbiamo trascorsa in un’area di sosta lungo la catena dei Tauri, in merito alla quale vi offro qualche scatto perché merita davvero se cercate riposo e relax, che poi questa volta era il nostro obiettivo principale.

Da qui partono dei sentieri carinissimi
Piccole chicche lungo le strade del paese
Il maltempo ci ha regalati una gelida serata a 15 gradi
La dolcezza di un asinello… 😍
Austria

Una giornata ad Hallein prima di raggiungere la Baviera

A primavera scorsa saremmo dovuti partire per la Baviera ma poi, a causa di un mio problema personale, avevamo dovuto rimandare sino ad oggi; onestamente non è proprio la stagione giusta ma pazienza, le vacanze si fanno quando è possibile avere le ferie. Siamo partiti stamattina sotto un sole cocente mitigato dal vento, mentre il mare scintillava come una distesa di diamanti, ma oramai era deciso: si va in Baviera, soprattutto perché, come al solito, dovevamo riportare parecchie casse di vuoti di birra (hanno ancora il vuoto a rendere e il controvalore non è proprio minimo).
Oramai conosciamo questa regione come le nostre tasche tuttavia c’è sempre qualche borgo nuovo da scoprire, motivo per il quale all’andata abbiamo fatto la prima tappa ad Hallein, in Austria, a 20 km da Salisburgo quindi in prossimità del confine con la Baviera.

Vie nascoste
Canali
Piccole dighe davanti alle abitazioni

Abbiamo incontrato una cittadina che potrebbe essere un gioiello, al pari di alcuni borghi alsaziani, allo stesso modo bagnato dall’acqua e da piccoli canali, ma purtroppo alquanto trascurata pur facendo parte di una terra che cura molto ogni aspetto della propria geografia; ci è andata bene in quanto era in corso una festa paesana, che ci siamo goduti seduti davanti ad una birra, ascoltando le note di un trio che, nonostante il gran fracasso, si è dimostrato essere molto bravo.

Anche questo lo abbiamo trovato chiuso

Purtroppo tutto ciò cui puntavamo, tra cappelle e altre strutture religiose degne di interesse, era chiuso, inoltre camminare a 35 gradi è stato devastante, tuttavia qualcosa di carino ho modo di mostrarvelo in questi pochi scatti.

Edifici bellissimi

Se vi capitasse di trovarvi in zona proseguite per le Miniere di sale di Dürrnbergperché sono una vera chicca, ma noi ci siamo stati più volte quindi questa volta le saltiamo; lo stesso territorio di Hallein vide, tra coloro i quali la popolarono, i Celti, proprio grazie alla ricchezza portata dal commercio di sale, all’epoca di gran valore.

Domani proseguiremo verso la Germania per inoltrarci in terra bavarese, nonostante il caldo non molli, ma vi porterò comunque con noi.

Austria/ Viaggi

Un fine settimana tra Baviera e Tauri

Ogni tanto riusciamo a ritagliarci un fine settimana per gironzolare a bordo di Chewbecca: avevamo molta nostalgia dell’Austria e della Baviera, quindi, dopo giorni di sospirata attesa siamo riusciti a partire, tralasciando i consueti problemi per organizzare il tutto visto che ogni volta capita qualche imprevisto, ma ce l’abbiamo fatta.

Verso la Baviera

L’equipaggio è il solito: io, mio marito, Margot e Bubu, le nostre codine a quattro zampe, diretti per la prima tappa (e la prima notte) direttamente in Baviera (confesso che due volte all’anno andiamo nei Getränkemarket e facciamo scorta di birre buonissime oltre a riportare i vuoti della volta precedente) e da lì, il mattino seguente, a Randstadt, cittadina di sport invernali sui Tauri, visto che la distanza dalla Baviera è di meno di un’ora.

Del resto “RAD” (di Radstadt) significa ruota, bicicletta.

La quintessenza dell’autunno
Ma quanto sono carini… manca solo lo gnomo che fa capolino

Questa sera abbiamo fatto una breve passeggiata lungo il Kaiserweg, un sentiero carinissimo che ci ha letteralmente inondati d’autunno e del quale vi lascio qualche scatto, ma ci rivediamo domani per esplorare la cittadina.

Una delle porte di accesso alla città

Stamattina ci aspetta una giornata estiva: all’ora di pranzo abbiamo toccato i 24 gradi e, pur non abbigliati per il freddo, comunque ci siamo sciolti, specie mentre pranzavamo su una terrazza dell’hotel con una Wiener Schnitzel, patatine fritte e gelatone, non un pasto da cinque stelle ma era l’unico locale aperto. La nostra idea era di visitare la Torre dei Cappuccini, ma (udite un po’…) il fine settimana è chiusa, quindi abbiamo semplicemente visitato la chiesa parrocchiale, della quale non sono riuscita a rinvenire il nome (chiamata semplicemente Stadtpfarrkirche), molto semplice ma curata nei minimi particolari; è la classica struttura circondata da un piccolo cimitero ma decorata all’interno con zucchette e piante di erica, quindi in sintonia con la stagione, oltre alla graditissima presenza di un’area per i bambini, con un tappeto ed uno scatolone di giocattoli… non frequento le chiese ma l’ho trovato davvero un tocco di delicatezza incredibile anziché leggere di sacerdoti che cacciano i bimbi lamentosi, che giustamente si annoiano durante le funzioni.

La chiesa parrocchiale.
Alcune decorazioni a tema autunno interne alla chiesa.
E queste le abbiamo incontrate passeggiando per il centro.
Una panoramica del centro, piccolissimo.
E una dell’intera cittadina.


È seguita una passeggiata lungo l’Enns, il fiumiciattolo del paese, che nella sua semplicità è stata una gioia per gli occhi e del quale vi lascio alcuni scatti; in definitiva se volete sciare attendete ancora un po’ ma se la vostra intenzione è rilassarvi e riposare si tratta di una località che potrebbe fare al caso vostro.

Due bimbe felici!

Mi sono goduta un fine settimana di relax a tutto tondo, immersa nella dolcezza dell’autunno, ho fatto felici le mie bimbe pelose e ho avuto comunque modo di conoscere una località diversa senza stressarmi come delle volte mi accade durante i nostri viaggi.

La Torre della Strega, in perfetto spooky stile visto il periodo dell’anno.
Con tanto di streghetta sulla sommità.

Ora però vi lascio anche qualche cenno storico, trovato a fatica e solo alla fine della giornata: Radstadt è situata a 856 m. slm ed è circondata dai due gruppi montuosi del Dachstein a nord e del Radstäter Tauern a sud; l’area fu colonizzata dai Celti nel IV secolo a.C., per poi finire sotto mano romana. Una delle sue strade dí maggior rilievo conduce da Aquileia direttamente a Iuvavum, l’odierna Salisburgo, tramite i Radstäter Tauern. Però la vera storia di città di montagna inizia nel VII secolo d.C. con l’insediamento bavarese; il nome ancora non è stato chiarito se fisse di origine slava o germanica, viste le varie versioni di Rastat (1074), di Radestat (1092) e di Rastat (1139). Nel corso del XIII secolo la città venne fortificata e fu anche il primo centro del Salisburghese, sotto l’arcivescovo Rudolph von Hohenegg, a ricevere il diritto di città il 27 luglio 1289. Essa subì molti incendi e ciò portò alla distruzione di diversi edifici storici, inoltre dovette resistere anche alle rivolte contadine nel periodo 1525/26, uscendone vittoriosa, tant’è che gli sconfitti dovettero espiare le proprie colpe costruendo tre torri circolari. Nel 1816 l’arcidiocesi di Salisburgo divenne terra della corona austriaca.

Nota: questo post risale all’autunno ed è rimasto in archivio in quanto desideravo portare a termine il tour serbo, motivo per il quale vedete ancora la piccola Bubu… e a me si stringe il cuore ♥️

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