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Mandorle

Colazione/ Dolci e desserts

Ricciarelli di Siena

In questo periodo che precede il Natale la mia cucina vive una fase di caos e di artigianalità che in tutto l’anno non abita in questa casa, sono in piena produzione di liquori golosissimi e di biscotti, tutti destinati all’impacchettamento selvaggio e alla decorazione tra quintali di stelline, di fiocchi di neve e di candy canes.

Ho un’amica, una di quelle conosciute un po’ per caso, ma tanto cara, una di quelle che ci sono sempre e che al primo messaggino si appalesano come per incanto, amica che (accidenti a lei) è una maga del biscotto… quindi mica potevo pensare di inviarle un pacco pieno di frollini…

Ci ho pensato a lungo, desideravo davvero coccolarla con qualcosa di dolce, di speciale, qualcosa uscito dalla mia creatività e che reggesse i disagi di una spedizione, poi ho avuto la tentazione di provarci, di affrontare una di quelle ricette del cuore, uno dei dolcetti che in assoluto amo di più.

Ci penso da anni, ma il rispetto che porto ai mastri pasticceri senesi da quando ne ho incontrati alcuni è sempre stato troppo forte per rischiare di insultare un mostro sacro dell’arte pasticcera.

Questi biscottoni si ritiene siano nati nel XIV secolo nelle corti toscane quando il cavaliere Ricciardetto della Gherardesca, ispirato da alcuni dolcetti orientali, li introdusse attribuendo loro tale nome in quanto gli ricordavano le scarpe con la punta arricciata tipici delle calzature mediorientali, da cui il nome “ricciarelli”; ciò avvenne in occasione del suo ritorno dalle crociate al proprio castello sito nei pressi di Volterra.

Alla fine la curiosità e l’amicizia hanno preso il sopravvento e ci ho provato, devo dire con estrema facilità e con un risultato insperato, assolutamente da fare e rifare: spettacolari!

Ricciarelli

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Serves: Una teglia Cooking Time: 20 mins

Ingredients

  • 200 g. di farina di mandorle (o di mandorle da macinare)
  • 2 albumi
  • 200 g. di zucchero a velo (più un altro po’ per la lavorazione) più un pizzico di sale
  • 1 cucchiaino di succo di limone
  • q.b. di buccia d’arancia grattugiata (indicativamente di un frutto intero)
  • q.b. di vaniglia
  • q.b. di estratto di mandorla amara
  • q.b. di acqua per la finitura

Instructions

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Partiamo dal presupposto che io ho utilizzato le mandorle non spellate, motivo per cui le ho passate pochi minuti in acqua bollente per poi tuffarle in acqua fredda, così lo shock termico ha fatto sì che si spellassero senza difficoltà alcuna; successivamente le ho lasciate pochi minuti in forno tiepido per asciugarle e poterle tritare.

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A questo punto ho mescolato gli albumi con il succo di limone, la vaniglia, la buccia di arancia e l’estratto di mandorla, fino ad ottenere un composto ben amalgamato; successivamente ho unito anche lo zucchero a velo, il sale e le mandorle tritate.

3

Il composto dovrà riposare nel frigorifero , ben avvolto nella pellicola, sino all’indomani, affinché gli aromi si possano fondere armoniosamente tra di loro.

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Trascorso tale periodo ho formato dei rotoli di impasto, aiutandomi con lo zucchero a velo per non far attaccare l’impasto alla spianatoia, e ho tagliato con il tarocco dei tozzetti cilindrici, che ho successivamente lavorato con le mani a formare la classica geometria dei ricciarelli (operazione di non scontata facilità, almeno per me, come potete ben notare dalle immagini). Li ho disposti sulla teglia del forno, spennellati con dell’acqua e fatto aderire dello zucchero a velo, poi ho

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inserito la teglia nel forno preriscaldato, mantenendoli nella posizione centrale a temperatura statica a 150 gradi per 5 minuti, poi a 170 gradi per altri 5 minuti ed infine a 160 gradi per circa 6 minuti.

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Una volta estratti li ho lasciati raffreddare sulla teglia affinché induriscano il necessario per poterli staccare senza danni.

Collaborazioni/ Dolci e desserts/ Rigoni di Asiago

Baklava con miele al limone

Questa è una di quelle ricette che o si amano o si odiano, dipende dal grado di dolcezza che accompagna i gusti del proprio palato: io sono per il dolce zuccherosissimo, quello che stanca molte persone ma che io amo alla follia, io che sono tipa da marzapane e marron glacé.

E’ un dessert tutto sommato conosciuto eppure ben pochi si avventurano a prepararlo in casa, ne esistono innumerevoli varianti come diverse tra di loro sono le origini di questa meraviglia dal sapore un po’ mediorientale, le ricette annoverano provenienze turche (forse questa è l’origine più accreditata), albanesi, greche, macedoni, ma nella mia terra è molto conosciuto in quanto siamo la porta dell’est, confinanti con la Slovenia e vicinissimi alla Croazia, insomma qui con la Baklava si familiarizza alla grande 🙂

Ho avuto l’occasione di provare questo meraviglioso Mielbio Limone della Rigoni di Asiago e mi è sembrato perfetto per variare un po’ la ricetta tradizionale: l’aroma di limone si sposa perfettamente con il gusto tipicamente mediterraneo di questo dessert riuscendo a smorzarne un po’ la dolcezza e rendendola meno stucchevole.

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Baklava
Tempo di preparazione 30 mins
Tempo di cottura 45 mins
Tempo Passivo 1 notte di riposo
Porzioni
6 persone
Ingredienti
Per la baklava:
  • 8 fogli pasta fillo
  • 100 g. noci tritate grossolanamente (al netto del guscio)
  • 100 g. pistacchi tritati grossolanamente (al netto del guscio, per un sacchetto di 200 g.)
  • 130 g. zucchero semolato
  • q.b. cannella in polvere
  • 80 g. burro fuso
Per lo sciroppo:
Tempo di preparazione 30 mins
Tempo di cottura 45 mins
Tempo Passivo 1 notte di riposo
Porzioni
6 persone
Ingredienti
Per la baklava:
  • 8 fogli pasta fillo
  • 100 g. noci tritate grossolanamente (al netto del guscio)
  • 100 g. pistacchi tritati grossolanamente (al netto del guscio, per un sacchetto di 200 g.)
  • 130 g. zucchero semolato
  • q.b. cannella in polvere
  • 80 g. burro fuso
Per lo sciroppo:
Istruzioni
  1. Per prima cosa tritare la frutta secca, non troppo finemente (io uso il mortaio, sentirete che profumo!) e metterla da parte, nel frattempo fondere il burro e usarlo per spennellare una teglia da forno.
  2. Dividere la pasta fillo in pezzi adatti ad essere inseriti nella teglia, stendervi uno strato e spennellarla abbondantemente con il burro, poi ripetere l'operazione con un altro strato sino ad arrivare a quattro fogli.
  3. Versarvi metà dello zucchero mescolato con metà della frutta secca e della cannella e ripetere l'operazione dei quattro strati di pasta fillo imburrata, per terminare con lo zucchero, la cannella e la frutta secca rimanente (abbondate pure, la frutta secca appena uscita dal forno è paradisiaca).
  4. Terminare con la pasta fillo che resta, ritagliare nella forma desiderata (tradizionalmente si ritagliano dei piccoli rombi) ed infornare a 160° per circa 35 minuti, poi alzare la temperatura a 200 gradi per ancora 10-15 minuti.
  5. Ora procedere con la preparazione dello sciroppo, che andrà realizzato portando l'acqua ad ebollizione ed aggiungendovi lo zucchero, il miele e il succo di limone; lasciar raffreddare lo sciroppo e versarlo sul dolce appena sfornato.
  6. Se lasciato una notte a riposo il risultato sarà divino! Io però non ho resistito e l'ho addentato ancora caldo... 😉
Recipe Notes

Essendo un dolce antico e tradizionale presente in molte culture balcaniche le versioni sono molteplici quindi non troverete mai un’unica verità relativamente ad ingredienti e dosi. Questa rispecchia il mio gusto personale ma sentitevi liberi di apportare tutte le modifiche che il vostro gusto vi suggerirà.

Appoggiare la pasta fillo in una teglia rivestita di carta forno.

Spennellare con abbondante burro fuso ciascun strato di pasta fillo.

Tritare le noci e i pistacchi insieme con lo zucchero e la cannella utilizzando un mortaio.

Stendere metà del composto sul quarto foglio di pasta fillo.

Ricoprire con altri quattro strati imburrati.

Terminare con una generosa spolverata di frutta secca tritata con zucchero e cannella prima di infornare.

 

Conserve/ Ricette vegetariane/ Salse e sughi

Battuto di salvia e mandorle tostate (e tramonti imperdibili)

Una domenica gelida, una bora da far cadere le orecchie 🙂 , ma se hai dei cagnolini che strepitano per uscire non puoi fingere di non accorgertene, quindi ci si riunisce in conclave e si valuta la soluzione migliore: oggi abbiamo optato per il Sentiero della Salvia, bellissima località in provincia di Trieste dove la bora non la si sente affatto ed è costantemente esposta al sole.

Siamo usciti abbastanza tardi considerato il tramonto imminente, ma ne è valsa la pena, bastano le foto per descrivere la bellezza di quei momenti che hanno illuminato di rosso tutta la zona che, come risulta intuibile dal nome, è cosparsa di salvia selvatica, meravigliosamente profumata e che viene raccolta anche da chi la coltiva nell’orto, vista la sua superiorità qualitativa: cresce tra le rocce carsiche, in condizioni di povertà d’acqua, quindi l’aroma è intensissimo e lo si sente già passeggiando, inoltre è circondata da cespugli di timo vulgaris, delizioso, intenso, tant’è che solo ad accarezzarne i rametti ne si porta il profumo sulla pelle.

Sono ritornata a casa soddisfatta, rigenerata e con un bel bottino, quindi mettiamoci subito in cucina a farne uscire qualcosa di delizioso: pronti per questa (non) ricetta?

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Battuto di salvia e mandorle tostate
Non è una ricetta vera e propria, la chiamerei "Pesto di salvia e mandorle tostate", ma rischierei il linciaggio da parte dei genovesi per aver usurpato il nome alla loro salsa di campanile, quindi accontentiamoci del termine "battuto", tanto è buonissimo ugualmente 🙂 Non ci sono dosi né indicazioni precise, si segue il proprio gusto...
Porzioni
Ingredienti
Porzioni
Ingredienti
Recipe Notes

Frullate tutto insieme con il minipimer, punto! Mica vorrete altre spiegazioni, vero? Assaggiate e poi ditemi...

 

 

Dolci e desserts

Torta da colazione panna e mandorle

 

Domenica mattina, il momento del piacere: rimanere sotto il piumone un po’ di più, alzarsi senza la sveglia che ti perfora i timpani, stiracchiarsi come un gatto e concedersi una lunga colazione, con calma, senza lo sguardo fisso sull’orologio pensando al cartellino da timbrare, al tempo impiegato ai semafori, all’autovelox fisso del viale che mi fa perdere minuti preziosi.

La colazione della domenica è diventata un momento fisso di pace con me stessa, seduta con una tazza di caffè fumante, due righe da leggere e qualcosa di buono da sgranocchiare: la settimana scorsa avevo infornato una torta di riciclo che proporrò nei prossimi post visto che me l’hanno divorata ancora calda e non sono riuscita a fotografarla, mentre oggi ho preparato questo dolcetto da credenza, semplice e utilizzando ciò che mi rimaneva in dispensa, compresa una confezione di panna in procinto di scadere, che ha sostituito egregiamente il burro.

E’ stato un regalo concedermi finalmente un momento di pace, sono massacrata da allergie da stress di ogni tipo e dormo malissimo, so di avere bisogno di coccolarmi, di respirare a fondo, di progettare, programmare, sognare momenti di svago e di piacere e iniziare da una mattinata pigra e oziosa mi è sembrata una scelta giusta…

 

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Torta panna e mandorle
Tempo di preparazione 10 mins
Tempo di cottura 30 mins
Porzioni
1 stampo da 24 cm.
Ingredienti
Tempo di preparazione 10 mins
Tempo di cottura 30 mins
Porzioni
1 stampo da 24 cm.
Ingredienti
Istruzioni
  1. Montare bene le uova con lo zucchero, sbattendo finchè non si ottiene un composto gonfio e spumoso, poi aggiungere la panna, la vaniglia, il sale e la farina un po' alla volta; per ultimo inserire il lievito amalgamando ancora un po'. Appoggiare sulla superficie un po' di mandorle a piacere (volendo si possono usare quelle a scaglie). Ungere ed infarinare uno stampo a cerniera da 24 cm. e cuocere in forno preriscaldato a 180° (io ventilato) per 30 minuti. E' perfetta per la colazione, eventualmente spolverizzata con dello zucchero a velo.

 

Dolci e desserts

Confortatemi con le mele (nel plumcake) e le parole giuste

Le parole hanno il potere di distruggere e di creare. Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo.
(Buddha)

Le parole sono importantissime, ci puoi giocare, puoi cambiare un accento e stravolgere il senso di una frase, puoi accarezzare con parole dolci, puoi ferire con poche parole taglienti, puoi offendere con parole che non conoscono il significato del rispetto, puoi generare un do ut des di cattiveria e provocazione; puoi adulare, parlare senza mezzi termini, deridere, consolare, arrivare diretto al cuore, pugnalare alle spalle, sollevare il morale usando l’ironia, puoi sdrammatizzare e ridere di te stesso.

Amo le sfumature della nostra bellissima lingua ed è questo il motivo per cui, pur parlando fluentemente l’inglese, mi sono sempre rifiutata di curare un blog biligue, amo leggere, amo scrivere, adoro i libri scritti bene in cui le parole non sono stese a casaccio, ma che si inanellano l’una all’altra in un crescendo armonico e ricco di significato, in cui le pause dovute sono rispettate, in cui le consecutio ancora esistono e i congiuntivi non vengono demoliti.

Le parole sono fondamentali, il loro significato è essenziale, le parole costituiscono la base della comprensione, della cultura di un popolo, grazie alle parole utilizzate con cognizione di causa è possibile rapportarsi con il prossimo senza incomprensioni, con le parole si abbattono i muri dell’ignoranza, con le parole si può aiutare, si contratta, si cercano accordi, ci si oppone alle ingiustizie, si dà voce alla lotta.

Con le parole si crescono i bambini, si accarezzano gli amanti, si consolano i disperati, si rassicurano gli anziani, con le parole si insegna e si impara, ci si arricchisce perchè la cultura è ricchezza e con la cultura ci si difende dalla prepotenza e non ci si fa comandare, con le parole ci si libera dall’oppressione e ci si tutela dalle ingiustizie.

La parola è poesia, è protesta, è insegnamento, è comunicazione, è strumento, è voce, è tutto ciò che di noi possiamo liberamente esprimere. Ecco perchè amo tanto curarne il significato. Ecco perchè amo tanto le parole.

In questa mia riflessione, determinata da un momento in cui vedo tanta vacuità nella collettività, vuoto che purtroppo si riflette nell’andamento (disastroso) del paese in cui vivo, dove la pseudocultura di massa segue le vie strampalate degli opinionisti e degli influencers, dove ancora troppe persone non comprendono quanto sopra esposto, oggi mi sono voluta coccolare con le mele, volutamente inserite in un contesto goloso ma non ipercalorico,  per ricordare i sapori della mia tradizione, le mie radici contadine, la saggezza popolare che giorno dopo giorno mi ha insegnato che la cultura è libertà di pensiero e di azione. Anche in questa società che spesso mi delude.

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Plumcake mele e yoghurt
Tempo di preparazione 10 mins
Tempo di cottura 45 mins
Porzioni
8 persone
Ingredienti
Tempo di preparazione 10 mins
Tempo di cottura 45 mins
Porzioni
8 persone
Ingredienti
Istruzioni
  1. Macinare finemente le mandorle aiutandosi con un cucchiaio di farina, poi aggiungere nella ciotola gli ingredienti secchi: farina e lievito, meglio se setacciati (io non l'ho fatto), zucchero, sale e cannella. Mescolare bene con la frusta, poi inserire la parte umida: yoghurt, latte e olio, mescolare bene e versare in uno stampo da plumcake ben oleato (io l'ho spennellato con olio evo) ed infarinato, sbucciare e tagliare le mele in fette sottili e disporle sulla superficie spingendole leggermente verso il basso, poi infornare a 180°, forno ventilato, per 45 minuti.

Dolci e desserts/ Halloween/ Natale

Fave triestine

La storia narra che gli antichi Romani avessero la tradizione di mangiare delle fave sulle tombe dei loro cari in quanto ingrediente principale dei banchetti funebri, vista la credenza che in esse fossero conservate le anime dei loro cari: da qui la tradizione, propria della zona di Trieste e di Gorizia, di commemorare il periodo dedicato ai defunti con la preparazione di queste fave dolci, a golosa memoria di un popolo che ha lasciato dietro di sé una traccia indelebile.

Ciascun colore porta con sé un significato rappresentando un momento della vita: il bianco simboleggia la nascita, il rosa la vita ed il marrone la morte.

La pubblico ora, quando la festività è già trascorsa, proprio perchè è in questo periodo che i panifici e le pasticceria propongono le fave in gran quantità, tant’è che si regalano e si consumano sino a Natale… e siccome sono una bomba calorica e una tira l’altra potevo (ancora una volta) non vestire le sembianze del diavolo tentatore? 🙂

favettte

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Fave triestine
Porzioni
Ingredienti
Porzioni
Ingredienti
Istruzioni
  1. Pelare le mandorle ancora calde dopo averle sbollentate brevemente in acqua, lasciarle asciugare, tritarle finemente e farle riposare al caldo per tre giorni in maniera tale che risultino perfettamente asciutte. Trascorso tale periodo, preparare una pastella con la farina e gli albumi, aggiunti un po’ alla volta, poi unire anche lo zucchero e le mandorle continuando a mescolare sino ad ottenere un impasto soffice. A questo punto dividerlo in tre parti: alla prima unire la vaniglia e il rosolio bianco, alla seconda l’essenza di rosa e l’alchermes e alla terza la cioccolata. Formare delle palline ed adagiarle sulla teglia ricoperta da carta forno (in origine si adagiavano su uno strato di cera!), poi infornare pochi minuti a bassa temperatura, generalmente a 160° al massimo, ma dipende molto dal forno: devono rimanere morbide ma compatte.

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