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Trentino Alto Adige/ Viaggi

Una giornata faticosissima ed un obiettivo mancato

Dopo i nubifragi continui della notte questa mattina ci è stata concessa qualche ora di tempo clemente, permettendoci di raggiungere Forte Verle, nulla più di pochi ruderi ma la passeggiata per raggiungerlo era davvero bella: una stradina in leggera salita che si snodava tra i prati, molto facile da percorrere nonostante oggi mi sentissi molto stanca. Dopo aver percorso il sentiero intorno al forte siamo rientrati al parcheggio per spostarci verso il percorso più impegnativo della giornata, quello che ci avrebbe portati a Forte Luserna. Forte Verle sorge sulla Piana di Vezzena, a 1504 mslm, fa parte anch’esso del grande sistema di fortificazioni austriache al confine italiano e venne costruito ad opera degli austroungarici in zona strategica in quanto in prossimità del confine con il Regno d’Italia, tant’è che subì pesanti danni e ad oggi rimane ben poco della struttura, visibile solo esternamente.

La passeggiata per Forte Luserna, per un totale di 5 km. tra andata e ritorno, è stata meravigliosa in quanto si attraversano i pascoli, permettendo anche dei simpatici incontri con molte meravigliose creature, gentili e mansuete, le dolcissime mucche i cui pascoli ospitano in gran quantità… e poi c’è chi mi chiede perché io non le voglia mettere in padella 😢…

Le nostre simpatiche amiche…
Si sono fatte accarezzare e coccolare ❤️
Meglio pranzare e non arrabbiarsi

L’ultimo tratto è stato impegnativo a causa della salita costante, non particolarmente ripida ma senza tregua, per poi raggiungere il forte e trovarlo chiuso! L’orario era pubblicato sul sito, avrebbe dovuto essere aperto ma nulla, abbiamo telefonato al numero informativo per sentirci dire che era chiuso per maltempo (peccato ci fosse il sole), con l’aggravante di non avere affisso alcun avviso a valle e ad avere l’ingresso incluso nella carta turistica solo per oggi. Ce la siamo presa parecchio per la mancanza di serietà, quindi non ci è rimasto che pranzare e tornare a valle, se non altro con la consapevolezza di aver concluso l’ultima faticaccia della nostra vacanza.
Vi lascio qualche informazione anche in merito al “forte mancato”: esso sorge a 1549 mslm in località Piana di Vezzena ed è conosciuto con il nome di “Padre Eterno” grazie alla sua sicurezza; esso venne edificato tra il 1908 e il 1912 in calcestruzzo e strutture corazzate intagliate nella roccia, ottenendo una fortezza tra le maggiori dell’altopiano, con una volumetria superiore ai 200.000 metri cubi.

Giunti a valle ci siamo consolati, come potete vedere nell’ultima foto 😋!

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Una visita stupenda sotto il diluvio

Ce l’aspettavamo il maltempo di oggi e ci eravamo già organizzati per la visita al Forte Belvedere, pur se con gran dispiacere per le cagnoline che hanno dovuto fare vita “casalinga” (tranquilli, Milly si è vendicata distruggendo, in nostra assenza, penne, carta, scatolette e quant’altro): il tempo è stato più che inclemente, acqua a secchiate e nubi bassissime, tuttavia quest’atmosfera un po’ gotica a me affascina sempre.

Abbiamo raggiunto il Forte Bellavista in pochi passi, essendo situato a dieci minuti dal campeggio che ci ospita, totalmente immerso nelle nuvole e nell’atmosfera rarefatta e sinistra, ma appena entrati si è svelata la meraviglia: una struttura di tre piani mantenuta alla perfezione, bellissima anche per chi non è interessato alla storia come la sottoscritta, ottimo per una gita in famiglia nonostante abbia visto una maleducazione da parte di alcuni bambini da far rimpiangere i quattrozampe, cui purtroppo l’accesso risulta interdetto (una nota di demerito stante la posizione della struttura in mezzo al bosco, quindi creando un grosso disservizio a tutti coloro i quali la raggiungono dopo un’escursione).

L’ingresso

Il forte risale al periodo tra il 1908 e il 1912, quando venne realizzato dall’esercito austroungarico, allo scopo di proteggere la zona da possibili incursioni avversarie, esso sorge su uno sperone di roccia a 1177 m. a strapiombo sulla Val d’Astico, all’epoca zona di confine tra il Regno d’Italia e quello Austroungarico.

Le cucine
Uno dei tanti tunnel
Una delle cupole, all’epoca girevoli, ora ricostruite fisse in cemento dopo essere state fuse per la costruzione di armi durante il periodo fascista

L’interno è curatissimo, ricco di spiegazioni e di indicazioni in ogni sua sezione, pienissimo di gradini (l’app dell’orologio mi ha segnato undici piani al termine della visita!) e completo di vetrine espositive, di installazioni multimediali, di reperti dell’epoca e di ricostruzioni realizzate con cura e perizia: di foto ne ho scattate moltissime, ma ve ne condivido un po’ per farvi comprendere la cura con la quale il tutto stato realizzato.
E, al ritorno, non solo la pioggia era aumentata, ma eravamo letteralmente con la testa tra le nuvole!

Gradini a profusione
Concrezioni calcaree
E ancora gradini
La parte multimediale
Il colore della guerra:ma qual è il colore dell’orrore?
Ricostruzioni
Esterno delle cupole girevoli
E ancora pioggia e nuvole bassissime…
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Una giornata intensa: Comando Austriaco dei Virti, Osservatorio del Monte Rust ed ex Area Logistica Militare dei Camini

Comando Austriaco dei Virti (1120 m.)

Questa è stata la giornata più intensa trascorsa sino ad oggi, in cui abbiamo approfittato delle condizioni atmosferiche ancora non avverse visto il maltempo in arrivo: la mattina abbiamo passeggiato sino al Comando Austriaco dei Virti, una camminata tranquilla brevissima in mezzo ad un bosco che ci ha portati a quello che è rimasto dell’epoca. Siamo sempre nella zona di Folgaria e ci troviamo di fronte ad una serie di vaste caverne e di costruzioni in pietra poste all’interno di una forra naturale: il comando ospitava delle apparecchiature che permettevano di mantenere i contatti con i vari reparti del fronte, oltre ad essere collegato con l’Osservatorio del Monte Rust.

Una delle gallerie

Proprio per raggiungere l’Osservatorio abbiamo intrapreso il secondo sentiero, non lunghissimo ma molto ripido e impegnativo visto il clima umido della giornata, che toglieva il respiro anche alle persone più allenate ma che ci ha condotto sino in cima, da dove la vista si è aperta su un bellissimo panorama, nonostante le nubi già si prospettassero all’orizzonte. Il sito risulta essere una tappa obbligata se si visitano i forti austriaci della zona, in quanto da tale struttura venivano coordinate tutte le operazioni delle suddette fortezze.

Foro per il fascio luminoso
Panorama dall’Osservatorio
Passeggiata per raggiungere i camini
Piccole chicche lungo la strada
I camini di uscita dei forni
La zona ricca di cespugli di lamponi

Lasciato l’Osservatorio e dopo una meritatissima pausa pranzo decidiamo di raggiungere l’ex Area Logistica Militare dei Camini, ovvero ciò che resta di un’area logistica, oramai completamente dismessa in quanto rimangono solo due camini dei forni in cuiveniva cotto il pane, mentre la parte sottostante non è più visitabile; tuttavia la passeggiata nel bosco è bellissima e vale la pena farla in tutta tranquillità. Nel corso della passeggiata abbiamo scoperto anche questo delizioso “Bosco dei 72 angeli della cabala”, ricco di simbolismi dei quali vi lascio qualche scatto.

Siamo rientrati al camper sotto le prime gocce di pioggia, quelle che domani si trasformeranno in una serie infinita di temporali e che ci permetteranno di fare ben poco.

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Un’altra escursione tra reperti storici e panorami mozzafiato

La partenza del primo sentiero

Anche per oggi abbiamo scelto delle passeggiate brevi, senza stress, in maniera tale da lasciare spazio anche alle cagnoline che giocano moltissimo tra di loro: la prima meta é stata la visita al Cimitero militare di Forte Cherle, raggiungibile in pochi minuti dal punto di partenza del sentiero. Si tratta di un cimitero allestito nel 1915 a ridosso di Forte Cherle per ospitare le vittime dei bombardamenti italiani, sepolti in numero imprecisato ma successivamente traslati presso il Cimitero militare di Folgaria.

Poi siamo risaliti lungo il sentiero opposto per raggiungere il Forte Cherle – Werk S. Sebastian, situato a 1445 m. e facente parte del grande sistema di fortificazioni austriache al confine italiano: esso venne progettato nel 1909 e costruito tra il 1911 e il 1913 ad opera dell’ingegnere Eugenio Luschinsky e del capitano Karl von Barta, il cui nome è ispirato dalla vicinanza con la frazione di S. Sebastiano (il nome originale era Cherle ma venne cambiato in quanto troppo simile a quello del Forte Verle). Il sito è stato restaurato molto bene, tant’è che per ora é stato l’unico quasi interamente visitabile, la passeggiata per raggiungerlo è facile, vi si incontrano mandrie di mucche al pascolo e il panorama che regala merita davvero.

Il forte
Ma il panorama?

L’ultima fatica é stata raggiungere la Scala dell’Imperatore, costituita da 183 gradini in pietra che si inerpicano sino a raggiungere i resti murari di quello che fu l’ospedale militare di Val Fredda; si ricorda come il nome sia collegato alla memoria e in onore di Carlo d’Asburgo, giunto in visita al fronte dell’Alpe Cimbra nel 1917, tuttavia la scalinata è conosciuta anche con il nome di Scala dei morti visto che vi si trasportavano i soldati deceduti nell’ospedale al sottostante cimitero del forte.

183 gradini di fatica
Dall’ex ospedale partono più sentieri quasi pianeggianti e bellissimi
Incontri bellissimi

Al di là del significato storico sono delle passeggiate bellissime e molto facili, perfette per famiglie e bambini.

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Mezza giornata tra i boschi per raggiungere Forte Sommo Alto

Oggi abbiamo proseguito con il giro dei forti, sempre per la gioia di Luca e quella mia e delle cagnoline per le passeggiate immerse nella natura: la meta di oggi è Forte Sommo Alto, una fortificazione militare che sorge a quattro chilometri da Folgaria, all’altezza di 1613 metri, anch’essa facente parte del sistema di fortificazioni austriache lungo il confine italiano. Essa nacque con lo scopo di fungere da collegamento tra il Forte Sebastiano e il Forte Dosso del Sommo e per tenere sotto controllo il passo Coe.

Meritava arrivare al forte solo per la vista…

Come ben sapete non sto a dilungarmi su notizie storiche, cui io per prima non sono appassionata, ma vi basti sapere che anche in questo caso il Comune di Folgaria, con l’aiuto degli Alpini, si è occupato di renderlo accessibile al pubblico.

Un pranzo a cinque stelle vista Dolomiti (davanti al forte ci sono una panchina e un tavolo con le relative panche).
Poteva mancare una coccola?

La passeggiata, che costeggia i pascoli, è facile e meravigliosa, motivo per il quale vi lascio questo post corredato di alcuni scatti, trattandosi di una passeggiata interessante nel caso in cui foste in zona e voleste godere di una mezza giornata in tutta tranquillità e immersi nella natura.

Prima di rientrare in camper non poteva mancare una sosta di ristoro, tuttavia oggi ci siamo regalati mezza giornata di riposo e di lettura.

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Ritorniamo verso la montagna!

Verso il forte che ci ha impegnati nel pomeriggio

Le vacanze dell’estate scorsa le trascorremmo percorrendo la Serbia in lungo e in largo, scarpinando spesso sotto un sole cocente e accompagnati da due super cagnoline che affrontarono qualsiasi condizione con tenacia e coraggio adamantini; Bubu era già anziana ed ammalata eppure, con il suo carattere favoloso, affrontò tutto con entusiasmo, motivo per il quale, al ritorno, ci proponemmo di organizzare le ferie estive dell’anno seguente tra i boschi del Trentino Alto Adige, proprio per lei, la nostra Bubu.

Tappa alla Birreria Pedavena
La semplicità di un antipasto insaporito con il loro Bovis, a base di lievito di birra

Purtroppo, come ben sapete, a queste vacanze lei non ci è arrivata, ma abbiamo voluto ugualmente mantenere la promessa fattale e portarci Margot e Milly, quest’ultima talmente uguale a Bubu nell’aspetto esteriore e nel carattere, che sembra quasi una traccia del destino… per la prima volta ci siamo arrischiati a toglierle il guinzaglio per permetterle di giocare con Margot rincorrendosi, con nostra grande soddisfazione in quanto è stata bravissima (e sì, anche nel gioco e nell’infilarsi in tutti i buchi con spirito avventuroso, è tale e quale lei).

La prima tappa del nostro viaggio

Siamo partiti dalla nostra Trieste, sempre a bordo di Chewbecca, il sabato pomeriggio , avendo nuovamente prenotato un tavolo per cena presso la Birreria Pedavena, già citata in occasione del viaggio in Svizzera: sempre cibo ottimo, birra divina e servizio rapido ed impeccabile!
Dopo aver trascorso la notte nel grande parcheggio antistante la birreria, siamo ripartiti alla volta di Folgaria e di Base Tuono, che a me non interessava particolarmente essendo Luca quello appassionato di storia, ma che alla fine, grazie alla competenza della guida, si è rivelata una visita interessantissima, agevolata anche dal libero accesso alle cagnoline.

Il sito è gemellato con il bunker delle Soratte, che a maggio abbiamo trovato chiuso…
Missili Nike-Hercules
Alcuni strumenti dell’epoca preservati dal Comune di Folgaria
L’ingresso del bunker utilizzato in occasione del lancio dei missili
La strumentazione interna al bunker
Un F-104
La porcilaia dove i nazisti uccisero un gruppo di partigiani vicentini, lì nascosti in quanto ignari dei rastrellamenti in corso

Il freddo e il vento ci hanno fatti dimenticare di essere ancora in agosto, ma alla fine la visita appassionante ci ha fatto scordare il freddo e pure la fame, visto che questa si è tenuta proprio all’ora di pranzo: si tratta di una basse missilistica situata a Passo Coe – Monte Toraro (nome in codice Tuono), divenuta operativa nel 1966, all’apice del confronto geopolitico tra USA e URSS e della corsa agli armamenti nucleari, per essere poi chiusa nel 1977 e parzialmente recuperata (solo la sezione Alfa) dal Comune di Folgaria al fine di proporla quale strumento di riflessione sui rischi corsi dall’umanità di fronte al rischio di una guerra nucleare e illustrando, passo dopo passo, grazie ad una gradevole cartellonistica, tutti gli studi fatti in merito all’energia nucleare nel corso dei decenni. Alla fine questa visita mi è valsa a comprendere le frasi che all’epoca sentivo pronunciare dai miei genitori, in merito all’essere stati ad un passo dalla Terza Guerra Mondiale, e che allora mi spaventavano pur non comprendendo granché.

Ciò che rimane dell’esterno del forte
Le nostre piccole esploratrici
Gli interni

Abbiamo lasciato Base Tuono verso le 15.30, il tempo di fare una veloce merenda al posto del pranzo, per poi affrontare il sentiero che ci ha portati a Forte Dosso delle Somme, poco distante ma che avevamo sottovalutato leggendone la descrizione online; non che sia un sentiero difficile, anzi, ma non ci aspettavamo le due rampe di salita che abbiamo affrontato, essendo non solo quasi digiuni ma anche fuori forma. Comunque, percorrendolo con calma e spiluccando lamponi strada facendo, abbiamo raggiunto quello che rimane del forte, facente parte integrante di un sistema di difesa moderno ed efficace creato a partire dal 1908 dagli austro-ungarici, basato su sette fortezze corazzate disposte tra l’altopiano di Vezzena-Luserna, l’altopiano di Lavarone e e quello dietro Folgaria, cui era previsto ne venissero aggiunte delle altre ma la cui realizzazione venne bloccata dagli eventi bellici.

La mia opinione della giornata “storica” è stata più che positiva: ho imparato qualcosa vista la mia nota “capraggine” in merito, ho ammirato dei panorami mozzafiato, le cagnoline si sono divertite come delle matte, ho respirato aria buona e sicuramente un po’ di sana attività fisica mi ha fatto bene!

Un po’ della bellezza che ci circonda

A domani per la prossima tappa!

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Ritornare bambini a Heididorf

Ci ho messo qualche giorno a riprendere in mano la descrizione dell’ultima tappa del nostro viaggio, un po’ per la stanchezza del rientro e un po’ per gli arretrati di varia natura che avevo accumulato, ma oggi recupero e vi porto con me a Mainfeld, che ospita il villaggio descritto da Johanna Spyri nei suoi racconti dedicati ad Heidi.

Si può essere infelici in questo angolo di paradiso?
Tra mucche…
… e caprette

Siamo immersi tra le vette svizzere, in una vallata verdissima e rigogliosa, un’autentica gioia per lo sguardo, tra caprette e mucche, mentre con la memoria ritorniamo al fascino che la vita di Heidi ha portato alla nostra infanzia , in un mondo passato ma tutt’ora incantato e che ha incredibilmente toccato i cuori di tutto il mondo.

La stalla
La scuola

La casa di Heidi ha ben trecento anni e la sua visita ci riporta al 1880, momento in cui la sua storia vide la luce sulle pagine di un libro bellissimo e che ancora troneggia sugli scaffali della mia libreria da ben prima che venisse trasmessa la serie di cartoni animati; Johanna Spyri, l’autrice, si ispirò alla vita delle persone del luogo nel creare il personaggio dell’adorabile bimba svizzera che riuscì in breve tempo a conquistare anche il cuore del burbero nonno.

La casa di Heidi

Heidi visse nella baita ancor oggi visitabile, frequentando la piccola scuola che potete vedere nelle foto, assumendosi le sue responsabilità nonostante l’amore per la libertà degli alpeggi: infatti ella ogni giorno accompagnava Peter e le sue capre nei pascoli, a piedi nudi, godendo del verde dell’erba e dei fiori colorati. E’ visibile la stalla che ospitava le capre, ma anche la carrozza con la quale Heidi e Dete si recavano a Mainfeld; per la gioia dei bimbi vi è la possibilità di entrare in contatto, in un apposito recinto, con alcune caprette molto docili che si fanno accarezzare e fotografare senza alcun timore, come del resto le galline che scorrazzano libere tra le gambe dei visitatori (e con le quali le mie cagnette hanno tentato di discutere).

Il rifugio alpino del nonno

Gironzolando tra le baite è possibile farso un’idea dello stile di vita dell’epoca e dei mestieri dimenticati che vi si svolgevano, dell’importanza delle erbe officinali, della cardatura della lana, della cottura del pane e tutto sommato della vita sana e spensierata che vi si svolgeva: del resto come non ricordare il disappunto di Heidi quando venne portata a Francoforte alla scuola privata dei Sesemanns?

La cucina è uno spettacolo
Con il paiolo pronto da rimestare
Frutta e formaggio, sani e gustosi

La giornata è stata meravigliosa, allietata finalmente da un sole splendente e dal cielo terso, dopo la pioggia dei giorni precedenti: una visita da non mancare sia che abbiate dei bambini sia che non abbiate perso l’innocenza dell’infanzia e che siate ancora in grado di meravigliarvi e di guardare con occhi sognanti quella che è stata la vita libera di Heidi e di Peter!

La zona della mungitura

Dopo questa bellissima settimana tra i monti della Svizzera vi lascio nuovamente ai miei amati libri, ma non manca molto che ci risentiremo per nuove avventure!

Svizzera/ Viaggi

Cascate di Reichenbach e Museo di Sherlock Holmes

La funicolare

Dopo il Bernina Express percorriamo ben cinque passi di montagna e raggiungiamo Reichenbach, sede dell’omonima cascata, imponente e legata strettamente a Sherlock Holmes in quanto teatro della sua fine, narrata da Sir Conan Doyle quale epilogo della lotta con Moriarty.

La cascata

La cascata si raggiunge per il tramite di una funicolare a cremagliera, ripidissima, che dal centro del paese ci accompagna sino al primo terrazzino panoramico dal quale poter ammirare l’imponenza del salto d’acqua e, su un masso di fronte a noi, la stella che indica al lettore curioso il punto in cui Sherlock Holmes e Moriarty precipitarono nelle acque vorticose delle rapide, oltre ovviamente a bagnarci per bene, vista l’imponenza del getto.

Il punto del delitto visto da lontano
Il punto esatto del delitto

Siamo nel comune di Schattenhalb, nei pressi di Meiringen, un paesino graziosissimo attraversato dal fiume Rychenbach, e già da lontano possiamo ammirare il salto di 250 metri della cascata, imponente e che, percorrendo il sentiero che parte dalla stazione della funicolare, possiamo ammirare da ogni angolazione, nonostante noi si sia tentato di raggiungere il punto in cui Conan Doyle ha ambientato la lotta finale tra l’investigatore e il suo acerrimo nemico, pur se inutilmente (ancora non sappiamo se sia accessibile o meno).

La vegetazione circostante è lussureggiante 😍

Nel racconto “L’ultima avventura” Conan Doyle ambientó lo scontro finale tra Sherlock Holmes e il professor Moriarty, nel corso del quale ambedue precipitarono da una rupe scomparendo nelle acque sottostanti; in realtà la sporgenza rocciosa descritta nella trasposizione cinematografica non corrisponde al vero punto in cui l’autore scozzese ambientó l’incidente, avvenuto sul fronte opposto rispetto alla funicolare.

Targa commemorativa che ci porta ad approfondire la figura dell’investigatore recandoci al museo

Lasciata la cascata, bagnati come pulcini nonostante l’abbigliamento adatto alla situazione, ci siamo recati al museo, piccolo e bellissimo: vi lascio alcuni scatti perché c’ben poco da dire se non che vi sono delle spiegazioni relative a tutti i personaggi connessi a Sherlock Holmes nonché un’esposizione collegata al protagonista del museo oltre ad una stupenda ricostruzione del salotto di casa sua.

La scena della lotta tra Sherlock Holmes e Moriarty
Gli oggetti più noti legati all’investigatore
Il suo celeberrimo soprabito
Una meravigliosa ricostruzione del salotto di casa sua

Domani affronteremo l’ultima tappa di questo piccolo viaggio meraviglioso, quindi vi aspetto al prossimo post!

Svizzera/ Viaggi

Un altro desiderio realizzato: il Bernina Express

Questo è l’anno dei desideri realizzati, infatti siamo al terzo obiettivo della mia wish list, anche stavolta prontamente esaudito da Luca: il trenino rosso del Bernina, un capolavoro di ingegneria stante l’anno di realizzazione, completata nel 1910, che ad oggi é annoverato nel patrimonio UNESCO, il cui percorso comprende 55 tra tunnel e gallerie coperte e 196 tra viadotti e ponti, il tutto mentre accompagna il passeggero lungo un dislivello di 1824 metri, fino ai 2253 di altitudine e senza l’uso di alcuna cremagliera, nonostante alcuni tratti in cui la pendenza è del 70 per mille. L’aspetto architettonico è sublime, soprattutto nel punto in cui l’altitudine viene affrontata grazie ad un viadotto elicoidale che copre un dislivello di 30 metri tra Brusio e Campocologno; oltre a questo sono notevoli anche il viadotto Landwasser, le gallerie a spirale Bergün-Preda e il tunnel dell’Albula. E da qui si vede la mia passione da figlia di macchinista delle ferrovie.

La partenza da Tirano
L’ascesa elicoidale nei pressi di Brosio
Le strutture in pietra, sotto il viadotto elicoidale, anticamente utilizzate per la conservazione di vino ed olio
Il primo lago che incontriamo lungo il tragitto, a Miralago
Ancora uno scorcio del viadotto elicoidale
E piano piano ci si arrampica, per un totale di due ore e mezza
Il paesaggio lunare si appalesa allo spettatore
Mentre si continua a salire
Non è una meraviglia?

Il paesaggio è incantevole, penso sarebbe da ripetere l’esperienza in ogni stagione: noi abbiamo avuto un tempaccio tremendo, con acqua a catinelle e acquazzoni continui, il che ci ha regalato dei paesaggi lunari, specie arrivati nelle zone più elevate, come quella dell’Ospizio Bernina, ma che, arrivati a Sankt Moritz, ci ha messi in grosse difficoltà perché avevamo con noi le cagnoline e di pioggia ne é scesa davvero tanta! Ero stata a Sankt Moritz anni fa e non mi era piaciuta, tuttavia, vista con più calma e nonostante il maltempo, devo dire essere carina, almeno se si allontana il comune punto di vista di cittadina montana in quanto il suo aspetto non ne richiama affatto lo stereotipo. È stato interessante il contrasto tra l’aspetto di simbolo di ricchezza e la festa paesana che stava cercando di emergere sotto i continui scrosci di pioggia: poteva andare meglio ma mi è piaciuta pure così.

Ancora più su mentre la motrice tira, senza cremagliera, fino a pendenze del 70 per mille (tutte le foto sono state scattate nonostante gli inevitabili riflessi dei finestrini)
Spettacolo puro…
Fino all’arrivo a Sankt Moritz
Il lago antistante la stazione ferroviaria è bellissimo
Milly é curiosissima
Margot in contemplazione
Uno degli alberghi meravigliosi della cittadina
Gli interni di Läderach, dove il cioccolato viene venduto a peso d’oro
La statua rappresentante San Maurizio, protettore delle Alpi, che ha dato il nome alla cittadina

Vi lascio alle immagini e vi do appuntamento al prossimo post, dove ci aspetta un’altra chicca!

Lombardia/ Veneto/ Viaggi

Una sosta golosa a Pedavena e poi via verso Tirano

Arriviamo a Pedavena giusto in tempo per la cena

Siamo riusciti a scavare un’altra settimana di ferie quindi eccoci nuovamente a bordo di Chewbecca, stavolta alla volta della Svizzera: partiamo letteralmente appena usciti dal lavoro e la prima tappa è una sorpresa organizzata da Luca, il quale ha pensato bene di prenotare un tavolo per cena alla birreria di Pedavena, la più grande d’Europa. Pedavena è una piccola località situata in provincia di Belluno e a ridosso delle prime Dolomiti bellunesi, ne conoscevo la qualità della birra ma berla sul posto, spillata direttamente dalla produzione é un’esperienza mistica. Doveste capitare in zona non fatevela scappare, specie se consumata in birreria davanti ad una cena deliziosa : i prezzi sono onesti e i piatti perfettamente bilanciati, uniti ad un servizio semplicemente perfetto. Poco distante dalla birreria c’è lo spaccio, non propriamente economico ma si tratta di un punto di incontro per la vendita di tutte le delizie del territorio: imperdibile!

La birreria
Gli interni, decorati da dei magnifichi affreschi che rappresentano la leggenda dei Monti Pallidi
Il loro motto
Tra le pils piú buone mai bevute
Tutto sommato questo blog nacque per parlare di cucina!
E anche i dessert sono a base di birra

L’indomani abbiamo lasciato Pedavena alla volta di Tirano, in provincia di Sondrio, una strada inaspettatamente lunga da percorrere a seguito della qualità delle strade, estremamente impegnative se percorse con un camper, oltre al dover comunque affrontare tutto il passo del Tonale, tuttavia ce l’abbiamo fatta ad arrivare in tempo per godere di un giro della cittadina, molto carina e vivace nonostante le ridotte dimensioni.

Vi lascio qualche assaggio in vista della meravigliosa gita che ci attende per l’indomani e che mi permetterà di spuntare un altro elemento dalla mia wish list visto che quest’anno andiamo proprio alla grande!

Passeggiando verso il centro storico di Tirano
Tra antiche fontane
E storiche torri, ora abitate, ma che ancora riportano le tracce di vecchi affreschi
Piccoli altari negli angoli più nascosti
Antichi gloriosi balconi male in arnese
E moltissimi giardini pensili
La basilica Madonna di Tirano del XVI secolo

Della basilica vi lascio alcuni scatti atti a comprendere la ricchezza architettonica, l’eleganza degli stucchi e degli affreschi che ne fanno una delle tre più belle chiese della Lombardia, unitamente al duomo di Milano e alla certosa di Parma; sono evidenti gli elementi rinascimentali, che la caratterizzano per equilibrio e bellezza, specie stante la coesistenza, al suo interno, di elementi toscani, lombardi e veneziani, assolutamente in perfetta armonia e senza causare alcuna sensazione di stonatura.

Ma il bello ci attende per domani, nonostante le previsioni del tempo non siano assolutamente clementi, il che mi dispiace soprattutto per le cagnoline che rischieranno di inzupparsi fino al midollo… quindi vi do appuntamento al prossimo post!

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