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Ritornare bambini a Heididorf

Ci ho messo qualche giorno a riprendere in mano la descrizione dell’ultima tappa del nostro viaggio, un po’ per la stanchezza del rientro e un po’ per gli arretrati di varia natura che avevo accumulato, ma oggi recupero e vi porto con me a Mainfeld, che ospita il villaggio descritto da Johanna Spyri nei suoi racconti dedicati ad Heidi.

Si può essere infelici in questo angolo di paradiso?
Tra mucche…
… e caprette

Siamo immersi tra le vette svizzere, in una vallata verdissima e rigogliosa, un’autentica gioia per lo sguardo, tra caprette e mucche, mentre con la memoria ritorniamo al fascino che la vita di Heidi ha portato alla nostra infanzia , in un mondo passato ma tutt’ora incantato e che ha incredibilmente toccato i cuori di tutto il mondo.

La stalla
La scuola

La casa di Heidi ha ben trecento anni e la sua visita ci riporta al 1880, momento in cui la sua storia vide la luce sulle pagine di un libro bellissimo e che ancora troneggia sugli scaffali della mia libreria da ben prima che venisse trasmessa la serie di cartoni animati; Johanna Spyri, l’autrice, si ispirò alla vita delle persone del luogo nel creare il personaggio dell’adorabile bimba svizzera che riuscì in breve tempo a conquistare anche il cuore del burbero nonno.

La casa di Heidi

Heidi visse nella baita ancor oggi visitabile, frequentando la piccola scuola che potete vedere nelle foto, assumendosi le sue responsabilità nonostante l’amore per la libertà degli alpeggi: infatti ella ogni giorno accompagnava Peter e le sue capre nei pascoli, a piedi nudi, godendo del verde dell’erba e dei fiori colorati. E’ visibile la stalla che ospitava le capre, ma anche la carrozza con la quale Heidi e Dete si recavano a Mainfeld; per la gioia dei bimbi vi è la possibilità di entrare in contatto, in un apposito recinto, con alcune caprette molto docili che si fanno accarezzare e fotografare senza alcun timore, come del resto le galline che scorrazzano libere tra le gambe dei visitatori (e con le quali le mie cagnette hanno tentato di discutere).

Il rifugio alpino del nonno

Gironzolando tra le baite è possibile farso un’idea dello stile di vita dell’epoca e dei mestieri dimenticati che vi si svolgevano, dell’importanza delle erbe officinali, della cardatura della lana, della cottura del pane e tutto sommato della vita sana e spensierata che vi si svolgeva: del resto come non ricordare il disappunto di Heidi quando venne portata a Francoforte alla scuola privata dei Sesemanns?

La cucina è uno spettacolo
Con il paiolo pronto da rimestare
Frutta e formaggio, sani e gustosi

La giornata è stata meravigliosa, allietata finalmente da un sole splendente e dal cielo terso, dopo la pioggia dei giorni precedenti: una visita da non mancare sia che abbiate dei bambini sia che non abbiate perso l’innocenza dell’infanzia e che siate ancora in grado di meravigliarvi e di guardare con occhi sognanti quella che è stata la vita libera di Heidi e di Peter!

La zona della mungitura

Dopo questa bellissima settimana tra i monti della Svizzera vi lascio nuovamente ai miei amati libri, ma non manca molto che ci risentiremo per nuove avventure!

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Cascate di Reichenbach e Museo di Sherlock Holmes

La funicolare

Dopo il Bernina Express percorriamo ben cinque passi di montagna e raggiungiamo Reichenbach, sede dell’omonima cascata, imponente e legata strettamente a Sherlock Holmes in quanto teatro della sua fine, narrata da Sir Conan Doyle quale epilogo della lotta con Moriarty.

La cascata

La cascata si raggiunge per il tramite di una funicolare a cremagliera, ripidissima, che dal centro del paese ci accompagna sino al primo terrazzino panoramico dal quale poter ammirare l’imponenza del salto d’acqua e, su un masso di fronte a noi, la stella che indica al lettore curioso il punto in cui Sherlock Holmes e Moriarty precipitarono nelle acque vorticose delle rapide, oltre ovviamente a bagnarci per bene, vista l’imponenza del getto.

Il punto del delitto visto da lontano
Il punto esatto del delitto

Siamo nel comune di Schattenhalb, nei pressi di Meiringen, un paesino graziosissimo attraversato dal fiume Rychenbach, e già da lontano possiamo ammirare il salto di 250 metri della cascata, imponente e che, percorrendo il sentiero che parte dalla stazione della funicolare, possiamo ammirare da ogni angolazione, nonostante noi si sia tentato di raggiungere il punto in cui Conan Doyle ha ambientato la lotta finale tra l’investigatore e il suo acerrimo nemico, pur se inutilmente (ancora non sappiamo se sia accessibile o meno).

La vegetazione circostante è lussureggiante 😍

Nel racconto “L’ultima avventura” Conan Doyle ambientó lo scontro finale tra Sherlock Holmes e il professor Moriarty, nel corso del quale ambedue precipitarono da una rupe scomparendo nelle acque sottostanti; in realtà la sporgenza rocciosa descritta nella trasposizione cinematografica non corrisponde al vero punto in cui l’autore scozzese ambientó l’incidente, avvenuto sul fronte opposto rispetto alla funicolare.

Targa commemorativa che ci porta ad approfondire la figura dell’investigatore recandoci al museo

Lasciata la cascata, bagnati come pulcini nonostante l’abbigliamento adatto alla situazione, ci siamo recati al museo, piccolo e bellissimo: vi lascio alcuni scatti perché c’ben poco da dire se non che vi sono delle spiegazioni relative a tutti i personaggi connessi a Sherlock Holmes nonché un’esposizione collegata al protagonista del museo oltre ad una stupenda ricostruzione del salotto di casa sua.

La scena della lotta tra Sherlock Holmes e Moriarty
Gli oggetti più noti legati all’investigatore
Il suo celeberrimo soprabito
Una meravigliosa ricostruzione del salotto di casa sua

Domani affronteremo l’ultima tappa di questo piccolo viaggio meraviglioso, quindi vi aspetto al prossimo post!

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Un altro desiderio realizzato: il Bernina Express

Questo è l’anno dei desideri realizzati, infatti siamo al terzo obiettivo della mia wish list, anche stavolta prontamente esaudito da Luca: il trenino rosso del Bernina, un capolavoro di ingegneria stante l’anno di realizzazione, completata nel 1910, che ad oggi é annoverato nel patrimonio UNESCO, il cui percorso comprende 55 tra tunnel e gallerie coperte e 196 tra viadotti e ponti, il tutto mentre accompagna il passeggero lungo un dislivello di 1824 metri, fino ai 2253 di altitudine e senza l’uso di alcuna cremagliera, nonostante alcuni tratti in cui la pendenza è del 70 per mille. L’aspetto architettonico è sublime, soprattutto nel punto in cui l’altitudine viene affrontata grazie ad un viadotto elicoidale che copre un dislivello di 30 metri tra Brusio e Campocologno; oltre a questo sono notevoli anche il viadotto Landwasser, le gallerie a spirale Bergün-Preda e il tunnel dell’Albula. E da qui si vede la mia passione da figlia di macchinista delle ferrovie.

La partenza da Tirano
L’ascesa elicoidale nei pressi di Brosio
Le strutture in pietra, sotto il viadotto elicoidale, anticamente utilizzate per la conservazione di vino ed olio
Il primo lago che incontriamo lungo il tragitto, a Miralago
Ancora uno scorcio del viadotto elicoidale
E piano piano ci si arrampica, per un totale di due ore e mezza
Il paesaggio lunare si appalesa allo spettatore
Mentre si continua a salire
Non è una meraviglia?

Il paesaggio è incantevole, penso sarebbe da ripetere l’esperienza in ogni stagione: noi abbiamo avuto un tempaccio tremendo, con acqua a catinelle e acquazzoni continui, il che ci ha regalato dei paesaggi lunari, specie arrivati nelle zone più elevate, come quella dell’Ospizio Bernina, ma che, arrivati a Sankt Moritz, ci ha messi in grosse difficoltà perché avevamo con noi le cagnoline e di pioggia ne é scesa davvero tanta! Ero stata a Sankt Moritz anni fa e non mi era piaciuta, tuttavia, vista con più calma e nonostante il maltempo, devo dire essere carina, almeno se si allontana il comune punto di vista di cittadina montana in quanto il suo aspetto non ne richiama affatto lo stereotipo. È stato interessante il contrasto tra l’aspetto di simbolo di ricchezza e la festa paesana che stava cercando di emergere sotto i continui scrosci di pioggia: poteva andare meglio ma mi è piaciuta pure così.

Ancora più su mentre la motrice tira, senza cremagliera, fino a pendenze del 70 per mille (tutte le foto sono state scattate nonostante gli inevitabili riflessi dei finestrini)
Spettacolo puro…
Fino all’arrivo a Sankt Moritz
Il lago antistante la stazione ferroviaria è bellissimo
Milly é curiosissima
Margot in contemplazione
Uno degli alberghi meravigliosi della cittadina
Gli interni di Läderach, dove il cioccolato viene venduto a peso d’oro
La statua rappresentante San Maurizio, protettore delle Alpi, che ha dato il nome alla cittadina

Vi lascio alle immagini e vi do appuntamento al prossimo post, dove ci aspetta un’altra chicca!

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