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Trentino Alto Adige

Trentino Alto Adige/ Viaggi

Castel Beseno, un gioiellino per terminare in bellezza!

Siamo arrivati all’ultima tappa di questo viaggio interessantissimo e pieno di natura: ci troviamo a Castel Beseno, la più grande fortificazione del Trentino, la quale si estende sulla sommità dell’omonimo dosso costituendo una posizione di grande rilievo strategico per il controllo della sottostante Vallagarina nonchè delle vie di comunicazione tra l’Impero Germanico e l’Italia. Le origini del maniero sono medievali, tuttavia nella prima metà del Cinquecento esso subì una profonda ristrutturazione, la quale gli conferì l’attuale aspetto, che gli consente di fungere anche da teatro per spettacoli e rievocazioni storiche.

L’ingresso
Il campo dei tornei

Esso fa parte del complesso museale del Castello del Buonconsiglio di Trento e presenta un forte bastionato, un esteso campo dei tornei costituito da un prato verdeggiante, un primo sistema difensivo costituito dalla cosiddetta “porta scura”, la quale permetteva la visione verso l’esterno impedendola però dall’esterno verso l’interno, che si affaccia sul primo cortile, per poi attraversare delle ulteriori porte a formare un ottimo sistema difensivo, completato da uno splendido camminamento di ronda.

Accesso alla porta scura
L’interno
Da un cortile all’altro
Lungo il camminamento di ronda

Il fronte bastionato presenta un’estremità rivolta verso Rovereto ed una verso Trento, mentre il bastione centrale è situato in corrispondenza al palazzo residenziale dei conti Trapp: si tratta di costruzioni massicce e di forma circolare, dotati di camminamento di ronda, di caditoie e di bombardiere.

Il camminamento di ronda
Per una “grande “ sfida a scacchi
Piccoli particolari bellissimi

Il campo dei tornei si ritiene venisse utilizzato quale spazio di addestramento ma anche come luogo destinato a vigneto o ad altre coltivazioni, tuttavia nella forma ricorda un campo per tornei cavallereschi, da cui il nome attuale.

Una latrina a scarico aperto

La porta scura, della quale ho già accennato sopra, è costituita da una galleria, ripida e curva, dotata di tre accessi in successione e completata da una caditoia e da una saracinesca, costituendo un ottimo punto di sbarramento.

Le cantine con gli alloggiamenti per i tini e dotate di scarichi per l’acqua

Superato il posto di guardia della porta scura si accede ad un primo cortile, ben controllato dal camminamento di ronda, dove è situato anche un granaio, oggi utilizzato a scopo museale; da qui si raggiunge la quarta porta, elegantemente decorata lungo l’arcata e protetta da archibugiere, da feritoie e da una caditoia.

Il forno

Il camminamento di ronda è uno spettacolo in quanto offre un’ampia vista sulla Valle dell’Agide, sulla strada verso Folgaria e sul Vicentino, ad oggi una meraviglia per il visitatore e all’epoca un’ottima garanzia per la difesa della fortificazione.

Posso dire che vale una visita fatta con calma, avendo cura di leggere tutte le targhe informative lungo il percorso in quanto fortunatamente la visita risulta essere libera, inoltre non solo il percorso è ricco di informazioni ma anche di personale la cui presenza è garantita al fine di richiedere qualunque delucidazione; interessantissime sono state le spiegazioni dell’ingegneria militare dell’epoca a cura dell’addetto a tale settore, che consiglio vivamente di visitare con calma in quanto si apprendono molte notizie che la maggior parte di noi ignora.

Dopo questa degna conclusione di un viaggio meraviglioso e come sempre molto ben organizzato dal capogita Luca 🙂 abbiamo ripreso il percorso verso casa, a dire il vero con un giorno di anticipo, ma il fatto di poter riprendere la propria vita di tutti i giorni con calma e senza angosce non ha prezzo!
Ci rivediamo a casa per leggere qualche bel libro insieme ❤️!

Musei/ Trentino Alto Adige/ Viaggi/ Vini e bevande

Birrerie artigianali e un museo bellissimo

Negli ultimi due giorni abbiamo visitato due birrerie: la prima non ha bisogno di presentazioni trattandosi della Forst, il cui stabilimento si trova a Lagundo ma che abbiamo scelto di non visitare, avendo già fatto delle visite ad altre birrerie in passato, e stante l’affluenza della giornata. Dopo un meraviglioso pranzetto in birreria abbiamo raggiunto l’Agribirrificio Maso Alto, nei pressi di Lavis, lungo una stradina inerpicata sul monte, inizialmente con l’intenzione di acquistare un po’ di birra artigianale ma che alla fine ha comportato qualche ora di deliziosa ospitalità totalmente inaspettata e ben al di là di un mero rapporto commerciale, tant’è che ho piacere di lasciare il link al loro sito:

https://www.masoalto.com/

Maso Alto
Tra i vitigni
Un tripudio di lavanda e rosmarino

Si tratta della birra Maso Alto, completamente realizzata in maniera artigianale, a partire dall’orzo e dal luppolo, coltivati in autonomia e il cui luogo di produzione è sito proprio all’interno del maso, una meravigliosa struttura che ospita la famiglia produttrice della birra e che talora consente di organizzare degli eventi degustativi. Il maso è avvolto dai vigneti e dalle erbe spontanee, quali lavanda e rosmarino, che sorgono dalle rocce circostanti, in un tripudio di colori e profumi a circondare un panorama meraviglioso sui monti trentini.

Arrivo al Museo Caproni

La mattina seguente abbiamo raggiunto il Museo Caproni, dedicato all’aeronautica e a tutto ciò che riguarda l’arte dei cieli, realizzato con passione e competenza, ancora in espansione ed estremamente interessante anche per chi non è appassionato della materia. Esso ospita non solo l’esposizione di qualsiasi oggetto sia connesso al volo, ma dei veri e proprio velivoli che, a vederli oggi, ci si chiede con quale coraggio degli esseri umani si siamo avventurati nei cieli, ponendo però le basi per quella che è l’aeronautica moderna. Il museo deve il proprio nome all’ingegnere Gianni Caproni, pioniere dell’aviazione trentino il quale, unitamente alla moglie Timina, decise di conservare il materiale ad oggi visibile salvandolo dalla dismissione e creando così il primo museo italiano dedicato al volo, a seguito del quale, nel 1929, ne venne realizzato un altro in provincia di Milano, il Museo di Taliedo.

Il coraggio, la passione e l’incoscienza per salire su questi trabiccoli…
Un paracadute
Questo velivolo (Ba.19) battè il record di permanenza di 65 minuti in volo rovesciato 😯
Memore di quando i miei genitori mi raccontavano del terrore quando sentivano avvicinare il rumore dei motori di “Pippo”, con la consapevolezza di un imminente bombardamento.
La comodità del volo (e poi ci si lamenta delle compagnie low cost 🤣)
Ma questo pipistrello? A me ha ricordato Icaro…
Vogliamo parlare della seduta?

Gianni Caproni, nato nel 1886, una volta conseguita la laurea in ingegneria civile ed affascinato dal volo, decise, insieme al fratello Federico, di avviare un’impresa per la progettazione e la realizzazione di velivoli, alcuni dei quali vennero poi impiegati nel corso della prima guerra mondiale. Il museo è integralmente completo di spiegazioni e di codici QR, che permettono un’esperienza immersiva, fornendo anche un punto ricreativo dedicato ai più piccoli, aspetto che io apprezzo sempre moltissimo in quanto si fornisce un intrattenimento ed uno spunto di creatività.

L’angolo bimbi 🧒

Domani rientreremo verso casa, con un giorno di anticipo per non dover affrontare il lavoro subito il giorno dopo il rientro, ma sulla strada abbiamo ancora una visita da fare e che non mancherò di condividere nel prossimo post.

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Monastero di Sabiona: l’ultima scarpinata di questa vacanza.

Io dovrei arrivare lassù? 😢😩

Quella di oggi sembrava sarebbe stata una visita semplice e leggera, una cosa di pochi minuti che, in breve tempo, mi è stata prospettata come una passeggiata di mezz’ora, poi di un’ora e alla fine mi sono trovata a scarpinare per un tempo indefinito, sotto un sole cocente, lungo un sentiero ripidissimo ed infinito. Ho patito questa salita più di tutte quelle dei giorni scorsi, a tal punto che, prossima alla meta, avrei voluto sedermi a terra e rimanere lì; rammento che, alla seconda stazione della via Crucis, nel sentirmi dire che “ne mancano solo undici” volevo mettermi a piangere 😢.

Inizia la salita
I primi innocenti gradini
La meta si avvicina e io ho già le visioni da un po’
Ingresso del complesso monastico

Alla fine, con la mia consueta testardaggine, ce l’ho fatta raggiungendo (stremata) una serie di tre chiese, una delle quali chiusa mentre le altre due non solo erano aperte, ma l’ultima meritava davvero!

Solo per questa meraviglia posso dire che ne sia valsa la pena

Comunque vi lascio qualche informazione in merito perché, nonostante la fatica, vale una visita: il monastero sorge su un’alta (ma va?) rupe che sovrasta il borgo di Chiusa, in val d’Isarco, quindi siamo sempre in Alto Adige, e costituisce la punto focale della spiritualità dell’intero Tirolo essendo uno dei più antichi monumenti cristiani della zona. Ha costituito la sede vescovile del Tirolo, quale diocesi di Sabiona, prima che la stessa venisse spostata a Bressanone intorno all’anno 1000. Sotto le mura della rocca, all’interno della vigna, sono sepolte le fondazioni della prima Cattedrale Vescovile del V-VI secolo, scoperte e studiate e successivamente reinterrate per preservarle al meglio.

Le chiese che costituiscono il complesso sono la Cappella di Santa Maria, la Chiesa della Santa Croce e il Monastero di Sabiona.

Qualche scatto del bellissimo centro storico di Chiusa
L’intero borgo è decorato da ruote di bicicletta

Al ritorno è possibile scendere lungo un sentiero boscoso, alternativo e considerato più semplice, nonostante i nostri dubbi in merito, ma piacevole per la discesa, tuttavia abbastanza ripida e faticosa, nel nostro caso affaticante visto il calore dell’ora di punta.

Lungo la discesa al paese

Vi lascio qualche scatto e qualche didascalia informativa mentre vado a riprendere fiato 😂…

Il premio finale con canederli e weissbier
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Le montagne più belle al mondo

Sedersi ed ammirare il Sassolungo sullo sfondo, con il Sassopiatto poco distante

Loro Maestà, le Dolomiti, le più belle montagne al mondo, quelle che non vedevo da una vita e che ho ritrovato con gioia, ma sfruttate e maltrattate in nome del dio denaro, non certamente più alla portata di tutti, di coloro i quali le amano e le percorrono con sapienza e fatica, ma solo una moda per chi ha il portafoglio ben fornito. A prescindere da questo ho avuto il piacere, dopo anni, di ritornare all’Alpe di Siusi, in merito alla quale c’è ben poco da aggiungere se non che percorrerne i sentieri inchinandosi dinanzi a tale bellezza della natura.

Dolcissimi incontri

Il giorno seguente (sì, ho cumulato più tappe in un unico post in quanto si tratta di mete solo da apprezzare passeggiando in armonia con la natura) abbiamo raggiunto il laghetto di Fiè (Fiè allo Sciliar), di per sé abbastanza deludente ma circondato da bellissimi sentieri e da altri laghetti considerati minori ma forse più belli, sentieri lungo i quali passeggiare senza fatica e spiluccando more durante le pause.

Uno dei laghetti che incontriamo lungo uno dei sentieri di Fiè
Laghetto di Fiè
Continuiamo con i nostri pranzetti in mezzo alla natura

La mattina dopo abbiamo visitato il Castello di Presule, e in questo caso alcune note sono d’obbligo vista la bellezza del maniero: si tratta di un edificio, noto con il nome locale di Castel Prösels, sito nel comune di Fiè allo Sciliar e costruito nel XII secolo ad opera dei Signori di Fiè, nobili ministeriali dei vescovi di Bressanone. All’inizio del XVI secolo il Capitano del Tirolo, Leonard von Vols, lo ampliò trasformandolo in un castello rinascimentale, così come ci appare oggi. La visita bilingue, in tedesco ed italiano, dura circa un’ora ed è assolutamente interessante e completa di ogni curiosità. Vi lascio alcuni scatti con le relative didascalie, che valgono più di mille parole.

Il Castello di Presule circondato dai vigneti
L’ingresso
Gli affreschi sul lato più lungo sono stati restaurati, contrariamente agli altri
Una delle porte a tutto sesto che si aprono sul cortile, mentre le altre sono a sesto acuto
Una torretta arredata… quanto me lo vedrei come angolo lettura 😍
Una curiosità: le travi sono state ricoperte completamente dalla calce per evitare la tarlatura, poi completamente ridipinte con tale maestria da ricostruire anche le venature del legno.
Quando vedo ciotole non capisco più niente 🤣
Per non parlare dei libri 😍
Particolarità di una sala creata in occasione dell’ultimo restauro, in cui sono stati inseriti alcuni elementi ecclesiastici: il più iconico è questo pulpito ligneo.

Le nostre vacanze sono quasi al termine, ma ci vedremo ancora per qualche post!

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Forti e castelli

La giornata di oggi è iniziata con la visita del Castello di Drena, un maniero medievale sito nell’omonimo comune, sempre in provincia di Trento, costituito da un mastio quadrangolare altro 25 metri e circondato da una cinta muraria. La struttura è molto semplice, mantenuta molto bene nonostante gli inevitabili crolli che ad oggi ci lasciano solo tracce della Cappella di San Martino, di alcuni edifici residenziali, di alcune abitazioni e del palazzo Comitale.

In effetti il restauro posto in essere sino ad oggi stato solo parziale, tuttavia si è riusciti a farne la sede di un piccolo museo archeologico; l’accesso ai cani è consentito, tranne per la parte museale in quanto pavimentata in legno e cotto, e per la torre, in questo caso per semplici motivi di sicurezza. La visita stata gradevolissima e ci ha permesso di portare con noi le due pelosette, le quali ovviamente non gradiscono il fatto di dover attendere il nostro ritorno chiuse in camper.


La cisterna, meravigliosamente illuminata
E una scultura rappresentante una lisca di pesce, posta sul fondo
Salendo sulla torre
Le merlature all’apice
Raggiunto da questo pertugio, dopo aver salito poco più di un centinaio di gradini

Nel pomeriggio, dopo un breve pranzo, abbiamo raggiunto Forte Larino, sito accanto al parcheggio, quindi facilmente raggiungibile da chiunque e, soprattutto, inaspettatamente bello anche per me, non particolarmente interessata all’argomento: l’interno presenta una struttura architettonica molto interessante, più simile alla cripta di una chiesa che ad un forte, inoltre i contenuti multimediali sono curatissimi. È stata ricreato un primo ambiente in cui conoscere gli odori della guerra (cuoio, metallo, polvere da sparo), per poi passare alla seconda stanza, arricchita dai rumori del forte all’epoca del conflitto, che ci accompagna alle proiezioni del terzo vano ed, infine, si arriva al quarto… ingentilito dai profumi del “dopo”, di fiori e di erba appena tagliata, dall’aroma dolce del mughetto mentre l’intero vano viene illuminato da tutti i colori dell’arcobaleno. Un’esperienza sensoriale meravigliosa!

Forte Larino

Un paio di informazioni relative al forte (anch’esso accessibile ai cani): si tratta anche in questo caso di una fortificazione austroungarica, sita a Lardaro, nella valle del Chiese, proprio nel punto in cui questo presenta uno restringimento e quindi consentendo un maggiore controllo del territorio limitrofo. Esso venne edificato nel 1860 allo scopo di proteggere da eventuali incursioni provenienti dal territorio bresciano e, ad oggi, fa parte dell’insieme delle fortificazioni di Lardaro, arricchito da una serie di restauri effettuati tra il 2006 e il 2008.

I meravigliosi interni
Antico carro dei vigili del fuoco
L’ultima stanza multimediale
Il panorama che offre il retro del forte
Finalmente una bella giornata soleggiata ☀️
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Una giornata faticosissima ed un obiettivo mancato

Dopo i nubifragi continui della notte questa mattina ci è stata concessa qualche ora di tempo clemente, permettendoci di raggiungere Forte Verle, nulla più di pochi ruderi ma la passeggiata per raggiungerlo era davvero bella: una stradina in leggera salita che si snodava tra i prati, molto facile da percorrere nonostante oggi mi sentissi molto stanca. Dopo aver percorso il sentiero intorno al forte siamo rientrati al parcheggio per spostarci verso il percorso più impegnativo della giornata, quello che ci avrebbe portati a Forte Luserna. Forte Verle sorge sulla Piana di Vezzena, a 1504 mslm, fa parte anch’esso del grande sistema di fortificazioni austriache al confine italiano e venne costruito ad opera degli austroungarici in zona strategica in quanto in prossimità del confine con il Regno d’Italia, tant’è che subì pesanti danni e ad oggi rimane ben poco della struttura, visibile solo esternamente.

La passeggiata per Forte Luserna, per un totale di 5 km. tra andata e ritorno, è stata meravigliosa in quanto si attraversano i pascoli, permettendo anche dei simpatici incontri con molte meravigliose creature, gentili e mansuete, le dolcissime mucche i cui pascoli ospitano in gran quantità… e poi c’è chi mi chiede perché io non le voglia mettere in padella 😢…

Le nostre simpatiche amiche…
Si sono fatte accarezzare e coccolare ❤️
Meglio pranzare e non arrabbiarsi

L’ultimo tratto è stato impegnativo a causa della salita costante, non particolarmente ripida ma senza tregua, per poi raggiungere il forte e trovarlo chiuso! L’orario era pubblicato sul sito, avrebbe dovuto essere aperto ma nulla, abbiamo telefonato al numero informativo per sentirci dire che era chiuso per maltempo (peccato ci fosse il sole), con l’aggravante di non avere affisso alcun avviso a valle e ad avere l’ingresso incluso nella carta turistica solo per oggi. Ce la siamo presa parecchio per la mancanza di serietà, quindi non ci è rimasto che pranzare e tornare a valle, se non altro con la consapevolezza di aver concluso l’ultima faticaccia della nostra vacanza.
Vi lascio qualche informazione anche in merito al “forte mancato”: esso sorge a 1549 mslm in località Piana di Vezzena ed è conosciuto con il nome di “Padre Eterno” grazie alla sua sicurezza; esso venne edificato tra il 1908 e il 1912 in calcestruzzo e strutture corazzate intagliate nella roccia, ottenendo una fortezza tra le maggiori dell’altopiano, con una volumetria superiore ai 200.000 metri cubi.

Giunti a valle ci siamo consolati, come potete vedere nell’ultima foto 😋!

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Una visita stupenda sotto il diluvio

Ce l’aspettavamo il maltempo di oggi e ci eravamo già organizzati per la visita al Forte Belvedere, pur se con gran dispiacere per le cagnoline che hanno dovuto fare vita “casalinga” (tranquilli, Milly si è vendicata distruggendo, in nostra assenza, penne, carta, scatolette e quant’altro): il tempo è stato più che inclemente, acqua a secchiate e nubi bassissime, tuttavia quest’atmosfera un po’ gotica a me affascina sempre.

Abbiamo raggiunto il Forte Bellavista in pochi passi, essendo situato a dieci minuti dal campeggio che ci ospita, totalmente immerso nelle nuvole e nell’atmosfera rarefatta e sinistra, ma appena entrati si è svelata la meraviglia: una struttura di tre piani mantenuta alla perfezione, bellissima anche per chi non è interessato alla storia come la sottoscritta, ottimo per una gita in famiglia nonostante abbia visto una maleducazione da parte di alcuni bambini da far rimpiangere i quattrozampe, cui purtroppo l’accesso risulta interdetto (una nota di demerito stante la posizione della struttura in mezzo al bosco, quindi creando un grosso disservizio a tutti coloro i quali la raggiungono dopo un’escursione).

L’ingresso

Il forte risale al periodo tra il 1908 e il 1912, quando venne realizzato dall’esercito austroungarico, allo scopo di proteggere la zona da possibili incursioni avversarie, esso sorge su uno sperone di roccia a 1177 m. a strapiombo sulla Val d’Astico, all’epoca zona di confine tra il Regno d’Italia e quello Austroungarico.

Le cucine
Uno dei tanti tunnel
Una delle cupole, all’epoca girevoli, ora ricostruite fisse in cemento dopo essere state fuse per la costruzione di armi durante il periodo fascista

L’interno è curatissimo, ricco di spiegazioni e di indicazioni in ogni sua sezione, pienissimo di gradini (l’app dell’orologio mi ha segnato undici piani al termine della visita!) e completo di vetrine espositive, di installazioni multimediali, di reperti dell’epoca e di ricostruzioni realizzate con cura e perizia: di foto ne ho scattate moltissime, ma ve ne condivido un po’ per farvi comprendere la cura con la quale il tutto stato realizzato.
E, al ritorno, non solo la pioggia era aumentata, ma eravamo letteralmente con la testa tra le nuvole!

Gradini a profusione
Concrezioni calcaree
E ancora gradini
La parte multimediale
Il colore della guerra:ma qual è il colore dell’orrore?
Ricostruzioni
Esterno delle cupole girevoli
E ancora pioggia e nuvole bassissime…
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Una giornata intensa: Comando Austriaco dei Virti, Osservatorio del Monte Rust ed ex Area Logistica Militare dei Camini

Comando Austriaco dei Virti (1120 m.)

Questa è stata la giornata più intensa trascorsa sino ad oggi, in cui abbiamo approfittato delle condizioni atmosferiche ancora non avverse visto il maltempo in arrivo: la mattina abbiamo passeggiato sino al Comando Austriaco dei Virti, una camminata tranquilla brevissima in mezzo ad un bosco che ci ha portati a quello che è rimasto dell’epoca. Siamo sempre nella zona di Folgaria e ci troviamo di fronte ad una serie di vaste caverne e di costruzioni in pietra poste all’interno di una forra naturale: il comando ospitava delle apparecchiature che permettevano di mantenere i contatti con i vari reparti del fronte, oltre ad essere collegato con l’Osservatorio del Monte Rust.

Una delle gallerie

Proprio per raggiungere l’Osservatorio abbiamo intrapreso il secondo sentiero, non lunghissimo ma molto ripido e impegnativo visto il clima umido della giornata, che toglieva il respiro anche alle persone più allenate ma che ci ha condotto sino in cima, da dove la vista si è aperta su un bellissimo panorama, nonostante le nubi già si prospettassero all’orizzonte. Il sito risulta essere una tappa obbligata se si visitano i forti austriaci della zona, in quanto da tale struttura venivano coordinate tutte le operazioni delle suddette fortezze.

Foro per il fascio luminoso
Panorama dall’Osservatorio
Passeggiata per raggiungere i camini
Piccole chicche lungo la strada
I camini di uscita dei forni
La zona ricca di cespugli di lamponi

Lasciato l’Osservatorio e dopo una meritatissima pausa pranzo decidiamo di raggiungere l’ex Area Logistica Militare dei Camini, ovvero ciò che resta di un’area logistica, oramai completamente dismessa in quanto rimangono solo due camini dei forni in cuiveniva cotto il pane, mentre la parte sottostante non è più visitabile; tuttavia la passeggiata nel bosco è bellissima e vale la pena farla in tutta tranquillità. Nel corso della passeggiata abbiamo scoperto anche questo delizioso “Bosco dei 72 angeli della cabala”, ricco di simbolismi dei quali vi lascio qualche scatto.

Siamo rientrati al camper sotto le prime gocce di pioggia, quelle che domani si trasformeranno in una serie infinita di temporali e che ci permetteranno di fare ben poco.

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Un’altra escursione tra reperti storici e panorami mozzafiato

La partenza del primo sentiero

Anche per oggi abbiamo scelto delle passeggiate brevi, senza stress, in maniera tale da lasciare spazio anche alle cagnoline che giocano moltissimo tra di loro: la prima meta é stata la visita al Cimitero militare di Forte Cherle, raggiungibile in pochi minuti dal punto di partenza del sentiero. Si tratta di un cimitero allestito nel 1915 a ridosso di Forte Cherle per ospitare le vittime dei bombardamenti italiani, sepolti in numero imprecisato ma successivamente traslati presso il Cimitero militare di Folgaria.

Poi siamo risaliti lungo il sentiero opposto per raggiungere il Forte Cherle – Werk S. Sebastian, situato a 1445 m. e facente parte del grande sistema di fortificazioni austriache al confine italiano: esso venne progettato nel 1909 e costruito tra il 1911 e il 1913 ad opera dell’ingegnere Eugenio Luschinsky e del capitano Karl von Barta, il cui nome è ispirato dalla vicinanza con la frazione di S. Sebastiano (il nome originale era Cherle ma venne cambiato in quanto troppo simile a quello del Forte Verle). Il sito è stato restaurato molto bene, tant’è che per ora é stato l’unico quasi interamente visitabile, la passeggiata per raggiungerlo è facile, vi si incontrano mandrie di mucche al pascolo e il panorama che regala merita davvero.

Il forte
Ma il panorama?

L’ultima fatica é stata raggiungere la Scala dell’Imperatore, costituita da 183 gradini in pietra che si inerpicano sino a raggiungere i resti murari di quello che fu l’ospedale militare di Val Fredda; si ricorda come il nome sia collegato alla memoria e in onore di Carlo d’Asburgo, giunto in visita al fronte dell’Alpe Cimbra nel 1917, tuttavia la scalinata è conosciuta anche con il nome di Scala dei morti visto che vi si trasportavano i soldati deceduti nell’ospedale al sottostante cimitero del forte.

183 gradini di fatica
Dall’ex ospedale partono più sentieri quasi pianeggianti e bellissimi
Incontri bellissimi

Al di là del significato storico sono delle passeggiate bellissime e molto facili, perfette per famiglie e bambini.

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Mezza giornata tra i boschi per raggiungere Forte Sommo Alto

Oggi abbiamo proseguito con il giro dei forti, sempre per la gioia di Luca e quella mia e delle cagnoline per le passeggiate immerse nella natura: la meta di oggi è Forte Sommo Alto, una fortificazione militare che sorge a quattro chilometri da Folgaria, all’altezza di 1613 metri, anch’essa facente parte del sistema di fortificazioni austriache lungo il confine italiano. Essa nacque con lo scopo di fungere da collegamento tra il Forte Sebastiano e il Forte Dosso del Sommo e per tenere sotto controllo il passo Coe.

Meritava arrivare al forte solo per la vista…

Come ben sapete non sto a dilungarmi su notizie storiche, cui io per prima non sono appassionata, ma vi basti sapere che anche in questo caso il Comune di Folgaria, con l’aiuto degli Alpini, si è occupato di renderlo accessibile al pubblico.

Un pranzo a cinque stelle vista Dolomiti (davanti al forte ci sono una panchina e un tavolo con le relative panche).
Poteva mancare una coccola?

La passeggiata, che costeggia i pascoli, è facile e meravigliosa, motivo per il quale vi lascio questo post corredato di alcuni scatti, trattandosi di una passeggiata interessante nel caso in cui foste in zona e voleste godere di una mezza giornata in tutta tranquillità e immersi nella natura.

Prima di rientrare in camper non poteva mancare una sosta di ristoro, tuttavia oggi ci siamo regalati mezza giornata di riposo e di lettura.

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