“Non ci si innamora di New York, ma della versione di noi che la città riesce a tirare fuori”.
“You can leave New York, but New York never leaves you”.
Autori sconosciuti.


Siamo purtroppo arrivati all’ultimo giorno di questo sogno ad occhi aperti e per prima cosa ritorniamo a Chinatown, avendo scoperto un bellissimo tempio buddista da visitare, il Mahayana Temple in Canal Street, liberamente visitabile e che ci offre un’oasi di pace nel caos di quella che è la zona dei “mercati del falso”, ovvero dove, a parte il mercato tipico di Chinatown che offre ingredienti tipici della cucina asiatica, vi è un proliferare di ambulanti dediti al commercio di tutte le falsificazioni voi possiate immaginare. Devo ammettere che non sono insistenti come accade da noi, a dire il vero non ho mai riscontrato alcuna insistenza in nessun caso in questa città, anzi costituiscono una curiosità citata su tutte le guide turistiche nonostante, per mio gusto personale, lontana anni luce dalle abitudini che mi appartengono.



In quest’ultima giornata abbiamo anche l’ultima visita guidata prenotata, per grande desiderio di mio marito, ovvero il Madison Square Garden, l’arena più famosa al mondo e che può ospitare ventimila persone; la struttura, oltre ad essere la “casa” dei New York Knicks, dell’NBA, dei New York Rangers e dell’NHL, ospita spettacoli, concerti ed eventi di ogni tipo, come del resto spesso si ricorda la volta in cui, il 19 maggio 1962, Marilyn Monroe intonò una sensualissima versione di “Happy Birthday, Mr. President” in occasione del quarantacinquesimo compleanno di J. F. Kennedy. Nello stesso luogo ebbero luogo molti storici incontri di box, tra i quali nel 1967 Nino Benvenuti (sportivo molto caro alla mia città) conquistò il titolo mondiale dei pesi medi.

Dopo la visita al MSG ci è rimasto il tempo di passeggiare senza stress e solo per il pacere di farlo tra le strade di NoLita (North of Little Italy) e di TriBeCa (Triangle Below Canal Street): NoLita, inizialmente accreditato come parte di Little Italy, con il tempo ha perso tale connotazione ed attualmente risulta essere una zona a sè stante ricca di yuppies e di locali alla moda, mentre TriBeCa è un quartiere esclusivo di Lower Manhattan, famoso per il loft di lusso e dove si respira un’atmosfera calma e rilassata, ben lontana dal caos delle strade centrali di Manhattan.


Terminiamo la giornata cenando nuovamente a Chelsea Market, nella sua atmosfera post industriale con una birra spettacolare e un piatto a base del consueto panino con carne e patatine, il classico menù americano ma di qualità elevatissima (altro che il solito panino!).






Alcune tappe che abbiamo fatto in questi giorni un po’ “mordi e fuggi” non ve le ho citate, ma tenete conto che un paio di scatti dinanzi al palazzo della borsa valgono la pena, sia per il valore storico che artistico, mentre da lì, passando sul retro dell’edificio, potrete ammirare il celeberrimo toro, in merito al quale si ritiene che il toccargli i testicoli sia sinonimo di fortuna assicurata (e non vi descrivo la fila che abbiamo incontrato). Un altro edificio meritevole di visita è la Grand Central Station o Grand Central Terminal, bellissima e ricca di localini che non ho avuto modo di provare ma che mi sono stati consigliati da svariate persone delle quali mi fido assolutamente. Si tratta della più grande stazione al mondo con ben 44 binari tra metro e treni, ospita circa 750.000 visitatori al giorno e vi si trova la Metro-North Railroad, un Apple Store di notevole impatto, ma soprattutto un orologio con il quadrante in opale del valore di venti milioni di dollari oltre al più grande orologio Tiffany al mondo, ma questa è sicuramente un luogo in merito al quale vorrei approfondire in occasione della prossima visita, essendoci passata per ben due volte ma sempre di volata.
Ultima tip fondamentale: il cibo. Non è vero che si mangia male, anzi, noi abbiamo mangiato benissimo, e senza spendere follie, ma hanno un difetto per me insormontabile: la verdura è pressochè introvabile e io, oltre a vivere di vegetali, ho un grosso problema di iperglicemia che non mi permette troppa confidenza con i carboidrati. Dove mangiare? Premesso che noi facevamo una colazione abbondante in hotel, ottima per mio marito che si sfogava con hamburger, salsicce e uova, disastrosa per me che vivevo di pane tostato con burro e marmellata perchè altro che mi piacesse non c’era, quindi il nostro pranzo consisteva in una banana avanzata da colazione oppure da un milk-shake acquistato lungo la strada, in perfetto stile newyorkese atteso che vedrete sempre chiunque girellare con un mega bicchiere provvisto di cannuccia tra le mani, tra frullati, frappuccini e ottimi bubble teas aromatizzati nella zona di Chinatown. In merito alle cene potete trovare delle offerte composte da “Two slices of pizza+one drink” in molti take away e in alcune pizzerie: ho mangiato pizze buonissime ma sempre innaffiate da una bibita che non sia acqua, la quale non viene mai compresa nelle offerte in quanto costosissima (tuttavia la borraccia che portate con voi troverete il modo di riempirla in quanto c’è sempre qualche cannellina disponibile), in ogni caso seguite pure l’istinto e sappiate che se anche l’esercente sembra orrido ma c’è la fila il cibo è buono e, spesso, economico. Presso le bancarelle chiedete sempre prima il prezzo perchè dinanzi al turista non tutti sono raccomandabili, anche se posso dire che nessuno ha tentato di truffarci; evitate le zone “in” tipo il sabato sera a Greenwich Village in quanto basta uscire di pochi metri dal centro e mangerete meravigliosamente a pochi dollari e probabilmente scoprirete dei locali in cui vorrete ritornare come è accaduto a noi. Soprattutto tenete presente un aspetto fondamentale: consultate la lettera maiuscola posta sulla vetrina del locale cercando la “A” in quanto ciò significa che il ristorante (o la bancarella) ha superato l’ispezione sanitaria, tenendo presente che chi ha una lettera bassa (tipo la “B”) potrebbe tenerla nascosta sulla parte inferiore della vetrina proprio per non perdere qualche cliente, mentre c’è chi potrebbe anche avere una segnaletica del tipo “pending”, ovvero in attesa di revisione non avendo superato i controlli all’ispezione precedente. I newyorkesi sono molto attenti all’igiene e alla salute (nonostante la carenza di verdura, infatti di strada da fare ne hanno ancora molta), consumano molti cibi light, camminano moltissimo, sono magri e ben vestiti, insomma ci tengono, troverete ovunque bagni pulitissimi e gratuiti, quindi approfittatene perchè di posti sporchi ne troverete ben pochi, forse solo nel Bronx, dove la realtà non è delle più rosee, ma ne abbiamo già parlato nel corso del tour dei quartieri.

A proposito, amici fumatori… vi metteranno ovunque in grosse difficoltà ma potete andare di canna libera, i cui effluvi si possono respirare ad ogni angolo di strada!
L’indomani non ci è rimasto che raggiungere il JFK per rientrare tristemente in Italia (e dove, colta da immensa disperazione, ho pranzato con un’insalata che faceva pena ma che era finalmente un’INSALATA!), con la speranza di ritornare in questa città magica, magari approfittando della validità biennale dell’ESTA, visto che non è poi così economico.
Arrivederci New York! 🧡🍎






































































































































































































