
La giornata di oggi è iniziata con (finalmente) uno dei tour più riposanti, ovvero quello dei quartieri, un viaggio “sociologico” che ci ha portati, grazie ad una guida ecuadoregna (purtroppo c’erano solo il tour in inglese o in spagnolo e abbiamo scelto il secondo per venire incontro anche a mio marito che non parla inglese) simpaticissima che ci ha scorazzati letteralmente lungo tutta l’area della metropoli, illustrandoci le caratteristiche di ogni area, portandoci nel Queens, a Brooklyn, nel Bronx, a Williamsburg nel quartiere ebraico, ad Harlem nel sobborgo nero, con delle brevi fermate ovunque per permetterci di toccare con mano ogni diversità. Cerco di farveli conoscere per il tramite delle foto di ogni angolino visitato e con qualche didascalia in quanto a mio avviso l’impatto visivo spesso vale più di mille parole.



Tuttavia, al di là delle foto, ciò che mi ha colpita maggiormente è stata la comunità ebraica di Williamsburg in quanto ci si sente veramente catapultati in un mondo lontano anni luce dal nostro: qui vive una comunità di ebrei ultraordotossi chasidici azkenaziti di lingua yiddish, oltre ad una minima parte di hasidici, tant’è che il turista di fatto non può nemmeno fotografare alcunchè quando si trova in queste strade (sì, un paio di foto le ho fatte, nel rispetto della privacy dei suoi abitanti). Gli uomini sono abbigliati tutti alla stessa maniera, con la classica kippah sul capo (o, a dire il vero, anche con un copricapo ben più imponente), i peot (i boccoli al lato del capo), la bekishe (il cappotto lungo), mentre le donne, vestite in modo estremamente austero, portano la parrucca sopra il capo rasato, in ottemperanza ai loro principi di modestia assoluta. Le famiglie sono molto numerose, tant’è che gli scuolabus riportano delle sigle colorate in base alla fascia di età dei bambini trasportati, in maniera tale da facilitare le famiglie nel momento in cui li accompagnano a scuola… insomma un loro mondo perfettamente organizzato in cui l’intero quartiere è a loro misura, inclusi gli esercizi commerciali che sono strettamente kosher (e sì, ho bevuto la Sprite kosher 😀).



Il tour che ci ha portati sin qui è chiamato “tour dei contrasti”, a ragion veduta visto che da questo angolo di mondo dimenticato nel tempo siamo stati catapultati nel Bronx, con la sua miseria e la conseguente delinquenza, nonostante negli ultimi anni la situazione sia nettamente migliorata, tant’è che passeggiarvi durante il giorno non richiede nulla più che le consuete norme di prudenza che avremmo ovunque (mentre la notte è meglio lasciar perdere).



Dopo la miseria e la sporcizia del Bronx ci accompagnano nel Queens, quartiere alto borghese ricco di villette “chic” (a dire il vero io le ho trovate kitsch ma sul gusto italiano non si discute), tutte realizzate in legno dipinto da sembrare pietra, trattandosi di un materiale facilmente reperibile ed economico oltre al fatto che, visti i frequenti uragani, in caso di danni l’impatto economico è meno gravoso.

Avendo trascorso molte ore impegnati nel tour dei quartieri abbiamo preferito impiegare le poche ore utili rimaste ritornando a Chinatown, visto che tanto ci era piaciuta, nonchè a Little Italy stante la vicinanza tra le due, e a SoHo (South of Houston Street, acronimo che da qualche parte vi ho già citato), nonchè conosciuto come Cast Iron District in quanto gli edifici sono costruiti in ghisa, materiale molto economico all’epoca in cui vennero eretti e vi assicuro che toccare il muro esterno di una casa e sentire il metallo sotto le mani fa un certo effetto. La zona, siamo nella Lower Manhattan, è ricca di negozi di un certo livello, di attività artistiche, dove pure i second hand shops presentano prezzi elevatissimi, ma anche qui la vitalità è ai massimi livelli e, inutile a dirsi, la sensazione di libertà e di essere se stessi senza condizionamenti la si respira a pieni polmoni.

Per rientrare verso la zona in cui avevamo l’hotel siamo ripassati nuovamente per Little Italy, sempre piacevole e coloratissima, e per pura voglia di vivere anche queste strade senza stress e con l’unico scopo di godere di una città così bella, avendo già toccato così tanti obiettivi in questa giornata che ci ha portati ovunque.



