
Nella giornata odierna abbiamo proseguito nel nostro tour dei castelli affrontando la ripidissima salita a Strečno Hrad, dopo una ricerca spasmodica di un parcheggio che potesse ospitare i nostri quasi sette metri di lunghezza, vista oltretutto l’area piccolissima dedicata a tale scopo. Onestamente si tratta di una visita molto gettonata anche dai locali, tuttavia non affrontata nel migliore dei modi dall’organo preposto al sito turistico, come dimostrato anche al momento della visita guidata, eccessivamente affollata e caotica, ovviamente in lingua locale ma forniti di una esauriente guida cartacea in inglese. E di questa disorganizzazione diffusa ne parleremo al momento più opportuno…



Il castello è di epoca gotica ed è posto a picco su una ripida rupe che gli consente di dominare sul territorio tra Zilina e Martin oltre ad offrire una spettacolare vista panoramica sul fiume Váh e sulle vallate circostanti; esso fu eretto ad opera del conte palatino Matúš Čák Trenčansky sui resti di una preesistente torre di guardia, allo scopo di incassare i pedaggi sulla strada per la contea di Turiec. Nel corso del tempo esso divenne, grazie a massicce fortificazioni e spesse mura, oltre ai bastioni e alle quattro porte, la fortezza più sicura della regione. Nonostante la sua forza difensiva essa subì, nel corso degli anni, non pochi danneggiamenti come accadde anche alle altre fortezze del paese, fino agli anni settanta quando, grazie ad un massiccio restauro, venne aperta al pubblico nel 1995.


Anche in questo caso la storia del castello è legato alle sorti della sua abitante, Zofia Boskianová, moglie di František Vešeléni, nota per l’aiuto e le buone azioni profuse alle fasce più deboli della popolazione, al punto di essere conosciuta come “La Santa di Strečno”. Essa morì all’età di trentaquattro anni e, quarantacinque anni dopo, il suo corpo venne ritrovato intatto, nella cripta del castello, nonostante l’assenza di pratiche di mummificazione e quindi alimentando ulteriormente l’aura di santità che la contraddistingueva. Ad oggi il corpo esposto all’interno del castello è una mera riproduzione (e comunque un po’ di effetto lo fa comunque, motivo per il quale non pubblico la foto, casomai è reperibile online).





Ad oggi il castello è stato dichiarato monumento culturale nazionale della Repubblica Slovacca.


Dopo la scarpinata al castello (ma ne è valsa la pena) abbiamo raggiunto la cittadina di Zilina, assolutamente anonima pur se con un centro cittadino bello e curato, anche se non all’altezza delle città visitate nei giorni scorsi in quanto molto più trascurato e di scarsa pulizia; vi lascio comunque qualche foto del centro e della piazza principale.
So, ma da mere notizie rinvenute online, che anche questa cittadina ha qualche fondamento storico considerevole, tuttavia alla fine non abbiamo trovato nulla di concreto che sia stato valorizzato dall’amministrazione comunale, motivo per il quale ci siamo fermati per una birra e siamo rientrati in camper per la cena.



Questa sera ci fermiamo a Zilina per la notte, in uno dei pochi parcheggi liberi visto che qui anche il buco più infimo è a pagamento e ci rivediamo domani mattina… buonanotte amici nomadi!
Nota: sia la “z” di Zilina che quella di Zofia vorrebbero la cosiddetta “pipa” al di sopra, ma la mia tastiera ne è priva, quindi tenete conto di pronunciarle come una zeta morbida tendente alla esse.




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