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Baviera/ Germania/ Natale/ Viaggi

Ritornare a Landshut

Tutta la città è addobbata a festa

Più o meno le località che ci hanno ospitati in questi giorni le avevamo già visitate almeno una volta ed oggi stata la volta di Landshut, dove siamo ritornati dopo più di venticinque anni; infatti era stata una delle mete di un viaggio fatto da fidanzatini, che ho rivisto volentieri visto che non rammentavo nulla fuorché il nome.

Una porta della città in prossimità del tramonto
La torre, purtroppo chiusa per restauro
Ma quanto belle sono queste casette?

Ci siamo limitati ad un breve giro in centro senza troppo approfondire perché volevamo solo gustarci l’atmosfera festiva, infatti la città è meravigliosamente addobbata anche nelle zone limitrofe il centro, lontane dalla “Fussgängerzone” ovvero da quelle meravigliose zone pedonali tanto diffuse in questo paese e che ho sempre apprezzato moltissimo.

Il mercatino

La chiesa che vedete sullo sfondo di alcune foto è la Martinskirche, caratterizzata dalla stupenda torre gotica alta ben 130,60 metri, ma purtroppo non ho modo di mostrarvi altro in quanto chiusa per restauro.

L’ultimo Glühwein ♥️

Il centro è organizzato su una griglia con due assi viari principali denominati Altastadt e Neustadt (città vecchia e città nuova), che corrono lungo l’Isar per essere collegati dalle Gasse, ovvero da strade minori; la Altstadt è quasi completamente pedonalizzata e circondata da quegli edifici meravigliosi che vedete nelle foto e che sembrano costruiti con i mattoncini Lego.
La visita al Christkindlmarkt è stata assolutamente soddisfacente vista la varietà delle bancarelle, tra decorazioni natalizie e calderoni di Glühwein, in un’atmosfera di festa che riscaldava il cuore e che ci ha lasciato un altro ricordo indelebile di questa bella terra che amiamo da sempre e che ci ha sempre accolti con calore e buona educazione.

Arrivo alla birreria
La fabbrica

L’indomani abbiamo iniziato a percorrere la strada del ritorno, da farsi su due giorni allo scopo di evitare lo stress, ma prima ci siamo concessi l’ultima visita di questa breve vacanza: la birreria statale di Weihenstephan di Freising, di proprietà del Land della Baviera, dove abbiamo avuto modo di pranzare in un’atmosfera accogliente e tranquilla… nemmeno serve precisare la bontà della birra, basti sapere che si tratta della birreria più antica del paese, primato conteso con quella di Weltenburg.

E la zona ristoro
Prost!
E via verso casa (con l’immancabile libro sul cruscotto)!

Oramai non ci resta che ripartire per rivederci a casa dal mio salotto affacciato sulla libreria!

Baviera/ Germania/ Natale

Weltenburg, Kelheim e Ingolstadt

Sulla strada per l’abbazia, la quale sorge in riva al Danubio

Dopo due giorni eccomi nuovamente qui con voi, dopo aver saltato il post di ieri non avendo avuto modo di caricare la batteria del tablet, quindi mi trovo ad accorpare le due tappe in un post unico.

La chiesa dell’abbazia

Ieri siamo arrivati a Weltenburg con l’intenzione di visitare l’omonimo complesso abbaziale e la relativa birreria, tuttavia, nonostante il periodo che precede il Natale, la birreria era chiusa e dell’intero complesso l’unica visita consentita era alla chiesa (e al negozio, che lasciamo perdere visti i prezzi folli con cui erano stati marchiati gli stessi articoli visti poco prima al supermercato locale): la chiesa è piccola, ma un capolavoro barocco che sorge lungo le sponde del Danubio, con una navata a pianta ovale circondata da quattro grandi nicchie, la prima delle quali ospita l’organo con la cassa monumentale di Caspar Mayr e l’organo di Konrad Brandenstein, assolutamente spettacolare; ben presto si incontra la cordata divisoria che impedisce l’accesso a buona parte dell’ambiente, tuttavia è possibile intravedere un magnifico San Giorgio nei pressi dell’altare mentre per ammirare la bellezza dell’edificio è sufficiente alzare gli occhi, motivo per il quale preferisco lasciare il posto alle immagini tralasciando troppe descrizioni. Diciamo che, nonostante la mancanza della visita promessa, solo per la chiesa la visita vale la pena!

Già l’ingresso promette bene (lo so, vedete un divieto di scattare foto ma ci é stato concesso)
E da qui in poi barocco puro!
San Giorgio
L’organo
Gli stucchi sulla volta

In serata abbiamo raggiunto Kelheim in quanto necessitavamo di un’area di sosta dovendo far rifornimento d’acqua al camper, il che ci ha permesso di incappare in un inaspettato mercatino bellissimo nonostante la pioggia battente che ci ha accompagnati sino alla cena, consumata nella locale birreria, molto accogliente ma non degna di nota come quella della quale vi parlerò a breve, casomai capitaste in zona.

La magia dei piccoli particolari

L’indomani abbiamo raggiunto Ingolstadt, a noi triestini nota solo quale stazione di arrivo dell’oleodotto transalpino che vede la partenza da Trieste… ed invece vale davvero una visita! Il centro è godibilissimo, largamente pedonale e gradevole in qualsiasi stagione, che ci ha accompagnati sino ad un mercatino bello e suggestivo del quale vi lascio qualche scatto. La città è arricchita da un bel castello dinanzi il quale poter ammirare una serie di bocche di cannone spettacolari che sembrano delle opere d’arte, il tutto facente parte di un complesso museale all’interno del castello, che abbiamo però disertato non essendo ammessi i cani al suo interno (e noi ne abbiamo due…).

Voglio ricordare un particolare di Ingolstadt, stante il mio amore per la letteratura , ovvero che nel romanzo Frankenstein di Mary Shelley il protagonista, Victor, è uno studente della locale università ed è proprio qui che crea la mostruosa creatura che dà il nome all’opera.

Un paio di porte della città

Il top della giornata la dedico al pranzo: siamo capitato casualmente alla Gaststätte Daniel, nella quale abbiamo mangiato del cibo delizioso, assolutamente degno di nota stante il perfetto equilibrio tra i sapori, la cura nella cottura e la grande attenzione per gli animali, un raro esempio di perfezione da dieci e lode!

Questo l’ho ammirato all’interno del Duomo, sapete l’amore che ho per i libri…
Il castello
Alcuni di questi cannoni sono di derivazione turca

Vi lascio un po’ di immagini e ci rivediamo alla prossima tappa, l’unica degna di nota prima di intraprendere la strada del ritorno.

Un pranzo divino!
Chiudiamo la giornata con un giretto ad un mercatino delizioso
Ma la bancarella dedicata ai cagnolini? 🐶
Ed un ultimo Glühwein….
Baviera/ Germania/ Natale

Regensburg e i suoi quattro mercatini di Natale

L’esterno del Duomo

Dopo un anno di stop siamo ritornati a viaggiare per mercatini, inizialmente diretti a quelli del lago di Costanza, ma ben presto abbiamo modificato l’itinerario sia a causa della distanza ma soprattutto a seguito dei costi folli delle aree di sosta, spesa che ci pesava considerando il viaggio meraviglioso che ci aspetta a primavera (eh sì, sarà una sorpresa).

Un passaggio che mi ha affascinata, che vedo collocato all’interno di un horror gotico
La meravigliosa pala posta all’altare
Un pozzo posto all’interno della chiesa
Qui siamo nella cripta, dove ė possibile ammirare una parte delle antiche vestigia

Eravamo già stati a Regensburg molti anni fa ma ci siamo ritornati volentieri trattandosi di una città molto bella, bagnata dalle acque del Danubio, eppure nonostante l’estensione del centro e la bellezza del luogo devo ammettere che con i mercatini non si sono assolutamente sprecati, realizzandone ben quattro ma alquanto deludenti. Ne abbiamo visitati due, i più quotati, ovvero quello di Neupfarrplatz, improntato su poche bancarelle a tema natalizio in stile vintage e molti punti di ristoro, che circonda la chiesa protestante di Neupfarr, risalente a cinquecento anni fa, e il Lucreziamarkt, punto espositivo dell’artigianato locale però totalmente avulso dal tema natalizio.

La Brückturm, che conduce al Ponte di Pietra

Gli altri due mercatini sono quello che si trova nel cortile del castello dei Thurm und Taxis, molto distante dal centro, e quello che sorge al di là del Danubio, al Katharinenspitalen, con vista sulla cattedrale sull’antico Ponte di Pietra

Il ponte

(Steinerne Brücke), a proposito del quale raccomando una visita in quanto trattasi di un capolavoro dell’ingegneria medievale, edificato tra il 1135 e il 1146 e che funge da collegamento tra il centro storico e Stadtmhof, per oltre 800 anni l’unico ponte della città e oggi un meraviglioso affaccio sul Danubio, così come a me ha ricordato la magia del Ponte Carlo di Praga.

Questo palazzo ospita la Lindt

Una visita vale il Duomo, il Dom St. Peter, di rito cattolico, un meraviglioso esempio di architettura gotica la cui costruzione risale alla prima edificazione del 700, quando venne eretta una chiesa episcopale sul sepolcro di Sant’Erardo di Ratisbona e da qui, dopo una serie di diversi edifici religiosi, si arrivò alla chiesa che vediamo oggi, completata intorno al 1870. Si tratta di una delle più belle chiese gotiche del paese, improntata sullo stile francese, ricca di bifore, contrafforti, guglie, doccioni e balaustre, il cui interno è un incanto.

La città è un tripudio di addobbi
Un piccolo assaggio del Christkindlmarkt
E una sosta per riscaldarci con un buon Glühwein!

Attualmente l’esterno sta subendo un ulteriore restauro, rovinando quindi l’estetica delle foto, ma ve ne lascio comunque una carrellata in quanto valgono più di mille parole!

Il mio vuole essere solo un assaggio di questa meravigliosa città, in questa occasione toccata solo per un giro ai mercatini, ma se ne avete la possibilità visitatela perché ne vale la pena, come ho potuto appurare in passato.

A domani per la prossima tappa!

Trentino Alto Adige/ Viaggi

Castel Beseno, un gioiellino per terminare in bellezza!

Siamo arrivati all’ultima tappa di questo viaggio interessantissimo e pieno di natura: ci troviamo a Castel Beseno, la più grande fortificazione del Trentino, la quale si estende sulla sommità dell’omonimo dosso costituendo una posizione di grande rilievo strategico per il controllo della sottostante Vallagarina nonchè delle vie di comunicazione tra l’Impero Germanico e l’Italia. Le origini del maniero sono medievali, tuttavia nella prima metà del Cinquecento esso subì una profonda ristrutturazione, la quale gli conferì l’attuale aspetto, che gli consente di fungere anche da teatro per spettacoli e rievocazioni storiche.

L’ingresso
Il campo dei tornei

Esso fa parte del complesso museale del Castello del Buonconsiglio di Trento e presenta un forte bastionato, un esteso campo dei tornei costituito da un prato verdeggiante, un primo sistema difensivo costituito dalla cosiddetta “porta scura”, la quale permetteva la visione verso l’esterno impedendola però dall’esterno verso l’interno, che si affaccia sul primo cortile, per poi attraversare delle ulteriori porte a formare un ottimo sistema difensivo, completato da uno splendido camminamento di ronda.

Accesso alla porta scura
L’interno
Da un cortile all’altro
Lungo il camminamento di ronda

Il fronte bastionato presenta un’estremità rivolta verso Rovereto ed una verso Trento, mentre il bastione centrale è situato in corrispondenza al palazzo residenziale dei conti Trapp: si tratta di costruzioni massicce e di forma circolare, dotati di camminamento di ronda, di caditoie e di bombardiere.

Il camminamento di ronda
Per una “grande “ sfida a scacchi
Piccoli particolari bellissimi

Il campo dei tornei si ritiene venisse utilizzato quale spazio di addestramento ma anche come luogo destinato a vigneto o ad altre coltivazioni, tuttavia nella forma ricorda un campo per tornei cavallereschi, da cui il nome attuale.

Una latrina a scarico aperto

La porta scura, della quale ho già accennato sopra, è costituita da una galleria, ripida e curva, dotata di tre accessi in successione e completata da una caditoia e da una saracinesca, costituendo un ottimo punto di sbarramento.

Le cantine con gli alloggiamenti per i tini e dotate di scarichi per l’acqua

Superato il posto di guardia della porta scura si accede ad un primo cortile, ben controllato dal camminamento di ronda, dove è situato anche un granaio, oggi utilizzato a scopo museale; da qui si raggiunge la quarta porta, elegantemente decorata lungo l’arcata e protetta da archibugiere, da feritoie e da una caditoia.

Il forno

Il camminamento di ronda è uno spettacolo in quanto offre un’ampia vista sulla Valle dell’Agide, sulla strada verso Folgaria e sul Vicentino, ad oggi una meraviglia per il visitatore e all’epoca un’ottima garanzia per la difesa della fortificazione.

Posso dire che vale una visita fatta con calma, avendo cura di leggere tutte le targhe informative lungo il percorso in quanto fortunatamente la visita risulta essere libera, inoltre non solo il percorso è ricco di informazioni ma anche di personale la cui presenza è garantita al fine di richiedere qualunque delucidazione; interessantissime sono state le spiegazioni dell’ingegneria militare dell’epoca a cura dell’addetto a tale settore, che consiglio vivamente di visitare con calma in quanto si apprendono molte notizie che la maggior parte di noi ignora.

Dopo questa degna conclusione di un viaggio meraviglioso e come sempre molto ben organizzato dal capogita Luca 🙂 abbiamo ripreso il percorso verso casa, a dire il vero con un giorno di anticipo, ma il fatto di poter riprendere la propria vita di tutti i giorni con calma e senza angosce non ha prezzo!
Ci rivediamo a casa per leggere qualche bel libro insieme ❤️!

Musei/ Trentino Alto Adige/ Viaggi/ Vini e bevande

Birrerie artigianali e un museo bellissimo

Negli ultimi due giorni abbiamo visitato due birrerie: la prima non ha bisogno di presentazioni trattandosi della Forst, il cui stabilimento si trova a Lagundo ma che abbiamo scelto di non visitare, avendo già fatto delle visite ad altre birrerie in passato, e stante l’affluenza della giornata. Dopo un meraviglioso pranzetto in birreria abbiamo raggiunto l’Agribirrificio Maso Alto, nei pressi di Lavis, lungo una stradina inerpicata sul monte, inizialmente con l’intenzione di acquistare un po’ di birra artigianale ma che alla fine ha comportato qualche ora di deliziosa ospitalità totalmente inaspettata e ben al di là di un mero rapporto commerciale, tant’è che ho piacere di lasciare il link al loro sito:

https://www.masoalto.com/

Maso Alto
Tra i vitigni
Un tripudio di lavanda e rosmarino

Si tratta della birra Maso Alto, completamente realizzata in maniera artigianale, a partire dall’orzo e dal luppolo, coltivati in autonomia e il cui luogo di produzione è sito proprio all’interno del maso, una meravigliosa struttura che ospita la famiglia produttrice della birra e che talora consente di organizzare degli eventi degustativi. Il maso è avvolto dai vigneti e dalle erbe spontanee, quali lavanda e rosmarino, che sorgono dalle rocce circostanti, in un tripudio di colori e profumi a circondare un panorama meraviglioso sui monti trentini.

Arrivo al Museo Caproni

La mattina seguente abbiamo raggiunto il Museo Caproni, dedicato all’aeronautica e a tutto ciò che riguarda l’arte dei cieli, realizzato con passione e competenza, ancora in espansione ed estremamente interessante anche per chi non è appassionato della materia. Esso ospita non solo l’esposizione di qualsiasi oggetto sia connesso al volo, ma dei veri e proprio velivoli che, a vederli oggi, ci si chiede con quale coraggio degli esseri umani si siamo avventurati nei cieli, ponendo però le basi per quella che è l’aeronautica moderna. Il museo deve il proprio nome all’ingegnere Gianni Caproni, pioniere dell’aviazione trentino il quale, unitamente alla moglie Timina, decise di conservare il materiale ad oggi visibile salvandolo dalla dismissione e creando così il primo museo italiano dedicato al volo, a seguito del quale, nel 1929, ne venne realizzato un altro in provincia di Milano, il Museo di Taliedo.

Il coraggio, la passione e l’incoscienza per salire su questi trabiccoli…
Un paracadute
Questo velivolo (Ba.19) battè il record di permanenza di 65 minuti in volo rovesciato 😯
Memore di quando i miei genitori mi raccontavano del terrore quando sentivano avvicinare il rumore dei motori di “Pippo”, con la consapevolezza di un imminente bombardamento.
La comodità del volo (e poi ci si lamenta delle compagnie low cost 🤣)
Ma questo pipistrello? A me ha ricordato Icaro…
Vogliamo parlare della seduta?

Gianni Caproni, nato nel 1886, una volta conseguita la laurea in ingegneria civile ed affascinato dal volo, decise, insieme al fratello Federico, di avviare un’impresa per la progettazione e la realizzazione di velivoli, alcuni dei quali vennero poi impiegati nel corso della prima guerra mondiale. Il museo è integralmente completo di spiegazioni e di codici QR, che permettono un’esperienza immersiva, fornendo anche un punto ricreativo dedicato ai più piccoli, aspetto che io apprezzo sempre moltissimo in quanto si fornisce un intrattenimento ed uno spunto di creatività.

L’angolo bimbi 🧒

Domani rientreremo verso casa, con un giorno di anticipo per non dover affrontare il lavoro subito il giorno dopo il rientro, ma sulla strada abbiamo ancora una visita da fare e che non mancherò di condividere nel prossimo post.

Trentino Alto Adige/ Viaggi

Monastero di Sabiona: l’ultima scarpinata di questa vacanza.

Io dovrei arrivare lassù? 😢😩

Quella di oggi sembrava sarebbe stata una visita semplice e leggera, una cosa di pochi minuti che, in breve tempo, mi è stata prospettata come una passeggiata di mezz’ora, poi di un’ora e alla fine mi sono trovata a scarpinare per un tempo indefinito, sotto un sole cocente, lungo un sentiero ripidissimo ed infinito. Ho patito questa salita più di tutte quelle dei giorni scorsi, a tal punto che, prossima alla meta, avrei voluto sedermi a terra e rimanere lì; rammento che, alla seconda stazione della via Crucis, nel sentirmi dire che “ne mancano solo undici” volevo mettermi a piangere 😢.

Inizia la salita
I primi innocenti gradini
La meta si avvicina e io ho già le visioni da un po’
Ingresso del complesso monastico

Alla fine, con la mia consueta testardaggine, ce l’ho fatta raggiungendo (stremata) una serie di tre chiese, una delle quali chiusa mentre le altre due non solo erano aperte, ma l’ultima meritava davvero!

Solo per questa meraviglia posso dire che ne sia valsa la pena

Comunque vi lascio qualche informazione in merito perché, nonostante la fatica, vale una visita: il monastero sorge su un’alta (ma va?) rupe che sovrasta il borgo di Chiusa, in val d’Isarco, quindi siamo sempre in Alto Adige, e costituisce la punto focale della spiritualità dell’intero Tirolo essendo uno dei più antichi monumenti cristiani della zona. Ha costituito la sede vescovile del Tirolo, quale diocesi di Sabiona, prima che la stessa venisse spostata a Bressanone intorno all’anno 1000. Sotto le mura della rocca, all’interno della vigna, sono sepolte le fondazioni della prima Cattedrale Vescovile del V-VI secolo, scoperte e studiate e successivamente reinterrate per preservarle al meglio.

Le chiese che costituiscono il complesso sono la Cappella di Santa Maria, la Chiesa della Santa Croce e il Monastero di Sabiona.

Qualche scatto del bellissimo centro storico di Chiusa
L’intero borgo è decorato da ruote di bicicletta

Al ritorno è possibile scendere lungo un sentiero boscoso, alternativo e considerato più semplice, nonostante i nostri dubbi in merito, ma piacevole per la discesa, tuttavia abbastanza ripida e faticosa, nel nostro caso affaticante visto il calore dell’ora di punta.

Lungo la discesa al paese

Vi lascio qualche scatto e qualche didascalia informativa mentre vado a riprendere fiato 😂…

Il premio finale con canederli e weissbier
Trentino Alto Adige/ Viaggi

Le montagne più belle al mondo

Sedersi ed ammirare il Sassolungo sullo sfondo, con il Sassopiatto poco distante

Loro Maestà, le Dolomiti, le più belle montagne al mondo, quelle che non vedevo da una vita e che ho ritrovato con gioia, ma sfruttate e maltrattate in nome del dio denaro, non certamente più alla portata di tutti, di coloro i quali le amano e le percorrono con sapienza e fatica, ma solo una moda per chi ha il portafoglio ben fornito. A prescindere da questo ho avuto il piacere, dopo anni, di ritornare all’Alpe di Siusi, in merito alla quale c’è ben poco da aggiungere se non che percorrerne i sentieri inchinandosi dinanzi a tale bellezza della natura.

Dolcissimi incontri

Il giorno seguente (sì, ho cumulato più tappe in un unico post in quanto si tratta di mete solo da apprezzare passeggiando in armonia con la natura) abbiamo raggiunto il laghetto di Fiè (Fiè allo Sciliar), di per sé abbastanza deludente ma circondato da bellissimi sentieri e da altri laghetti considerati minori ma forse più belli, sentieri lungo i quali passeggiare senza fatica e spiluccando more durante le pause.

Uno dei laghetti che incontriamo lungo uno dei sentieri di Fiè
Laghetto di Fiè
Continuiamo con i nostri pranzetti in mezzo alla natura

La mattina dopo abbiamo visitato il Castello di Presule, e in questo caso alcune note sono d’obbligo vista la bellezza del maniero: si tratta di un edificio, noto con il nome locale di Castel Prösels, sito nel comune di Fiè allo Sciliar e costruito nel XII secolo ad opera dei Signori di Fiè, nobili ministeriali dei vescovi di Bressanone. All’inizio del XVI secolo il Capitano del Tirolo, Leonard von Vols, lo ampliò trasformandolo in un castello rinascimentale, così come ci appare oggi. La visita bilingue, in tedesco ed italiano, dura circa un’ora ed è assolutamente interessante e completa di ogni curiosità. Vi lascio alcuni scatti con le relative didascalie, che valgono più di mille parole.

Il Castello di Presule circondato dai vigneti
L’ingresso
Gli affreschi sul lato più lungo sono stati restaurati, contrariamente agli altri
Una delle porte a tutto sesto che si aprono sul cortile, mentre le altre sono a sesto acuto
Una torretta arredata… quanto me lo vedrei come angolo lettura 😍
Una curiosità: le travi sono state ricoperte completamente dalla calce per evitare la tarlatura, poi completamente ridipinte con tale maestria da ricostruire anche le venature del legno.
Quando vedo ciotole non capisco più niente 🤣
Per non parlare dei libri 😍
Particolarità di una sala creata in occasione dell’ultimo restauro, in cui sono stati inseriti alcuni elementi ecclesiastici: il più iconico è questo pulpito ligneo.

Le nostre vacanze sono quasi al termine, ma ci vedremo ancora per qualche post!

Trentino Alto Adige/ Viaggi

Forti e castelli

La giornata di oggi è iniziata con la visita del Castello di Drena, un maniero medievale sito nell’omonimo comune, sempre in provincia di Trento, costituito da un mastio quadrangolare altro 25 metri e circondato da una cinta muraria. La struttura è molto semplice, mantenuta molto bene nonostante gli inevitabili crolli che ad oggi ci lasciano solo tracce della Cappella di San Martino, di alcuni edifici residenziali, di alcune abitazioni e del palazzo Comitale.

In effetti il restauro posto in essere sino ad oggi stato solo parziale, tuttavia si è riusciti a farne la sede di un piccolo museo archeologico; l’accesso ai cani è consentito, tranne per la parte museale in quanto pavimentata in legno e cotto, e per la torre, in questo caso per semplici motivi di sicurezza. La visita stata gradevolissima e ci ha permesso di portare con noi le due pelosette, le quali ovviamente non gradiscono il fatto di dover attendere il nostro ritorno chiuse in camper.


La cisterna, meravigliosamente illuminata
E una scultura rappresentante una lisca di pesce, posta sul fondo
Salendo sulla torre
Le merlature all’apice
Raggiunto da questo pertugio, dopo aver salito poco più di un centinaio di gradini

Nel pomeriggio, dopo un breve pranzo, abbiamo raggiunto Forte Larino, sito accanto al parcheggio, quindi facilmente raggiungibile da chiunque e, soprattutto, inaspettatamente bello anche per me, non particolarmente interessata all’argomento: l’interno presenta una struttura architettonica molto interessante, più simile alla cripta di una chiesa che ad un forte, inoltre i contenuti multimediali sono curatissimi. È stata ricreato un primo ambiente in cui conoscere gli odori della guerra (cuoio, metallo, polvere da sparo), per poi passare alla seconda stanza, arricchita dai rumori del forte all’epoca del conflitto, che ci accompagna alle proiezioni del terzo vano ed, infine, si arriva al quarto… ingentilito dai profumi del “dopo”, di fiori e di erba appena tagliata, dall’aroma dolce del mughetto mentre l’intero vano viene illuminato da tutti i colori dell’arcobaleno. Un’esperienza sensoriale meravigliosa!

Forte Larino

Un paio di informazioni relative al forte (anch’esso accessibile ai cani): si tratta anche in questo caso di una fortificazione austroungarica, sita a Lardaro, nella valle del Chiese, proprio nel punto in cui questo presenta uno restringimento e quindi consentendo un maggiore controllo del territorio limitrofo. Esso venne edificato nel 1860 allo scopo di proteggere da eventuali incursioni provenienti dal territorio bresciano e, ad oggi, fa parte dell’insieme delle fortificazioni di Lardaro, arricchito da una serie di restauri effettuati tra il 2006 e il 2008.

I meravigliosi interni
Antico carro dei vigili del fuoco
L’ultima stanza multimediale
Il panorama che offre il retro del forte
Finalmente una bella giornata soleggiata ☀️
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Una visita stupenda sotto il diluvio

Ce l’aspettavamo il maltempo di oggi e ci eravamo già organizzati per la visita al Forte Belvedere, pur se con gran dispiacere per le cagnoline che hanno dovuto fare vita “casalinga” (tranquilli, Milly si è vendicata distruggendo, in nostra assenza, penne, carta, scatolette e quant’altro): il tempo è stato più che inclemente, acqua a secchiate e nubi bassissime, tuttavia quest’atmosfera un po’ gotica a me affascina sempre.

Abbiamo raggiunto il Forte Bellavista in pochi passi, essendo situato a dieci minuti dal campeggio che ci ospita, totalmente immerso nelle nuvole e nell’atmosfera rarefatta e sinistra, ma appena entrati si è svelata la meraviglia: una struttura di tre piani mantenuta alla perfezione, bellissima anche per chi non è interessato alla storia come la sottoscritta, ottimo per una gita in famiglia nonostante abbia visto una maleducazione da parte di alcuni bambini da far rimpiangere i quattrozampe, cui purtroppo l’accesso risulta interdetto (una nota di demerito stante la posizione della struttura in mezzo al bosco, quindi creando un grosso disservizio a tutti coloro i quali la raggiungono dopo un’escursione).

L’ingresso

Il forte risale al periodo tra il 1908 e il 1912, quando venne realizzato dall’esercito austroungarico, allo scopo di proteggere la zona da possibili incursioni avversarie, esso sorge su uno sperone di roccia a 1177 m. a strapiombo sulla Val d’Astico, all’epoca zona di confine tra il Regno d’Italia e quello Austroungarico.

Le cucine
Uno dei tanti tunnel
Una delle cupole, all’epoca girevoli, ora ricostruite fisse in cemento dopo essere state fuse per la costruzione di armi durante il periodo fascista

L’interno è curatissimo, ricco di spiegazioni e di indicazioni in ogni sua sezione, pienissimo di gradini (l’app dell’orologio mi ha segnato undici piani al termine della visita!) e completo di vetrine espositive, di installazioni multimediali, di reperti dell’epoca e di ricostruzioni realizzate con cura e perizia: di foto ne ho scattate moltissime, ma ve ne condivido un po’ per farvi comprendere la cura con la quale il tutto stato realizzato.
E, al ritorno, non solo la pioggia era aumentata, ma eravamo letteralmente con la testa tra le nuvole!

Gradini a profusione
Concrezioni calcaree
E ancora gradini
La parte multimediale
Il colore della guerra:ma qual è il colore dell’orrore?
Ricostruzioni
Esterno delle cupole girevoli
E ancora pioggia e nuvole bassissime…
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Una giornata intensa: Comando Austriaco dei Virti, Osservatorio del Monte Rust ed ex Area Logistica Militare dei Camini

Comando Austriaco dei Virti (1120 m.)

Questa è stata la giornata più intensa trascorsa sino ad oggi, in cui abbiamo approfittato delle condizioni atmosferiche ancora non avverse visto il maltempo in arrivo: la mattina abbiamo passeggiato sino al Comando Austriaco dei Virti, una camminata tranquilla brevissima in mezzo ad un bosco che ci ha portati a quello che è rimasto dell’epoca. Siamo sempre nella zona di Folgaria e ci troviamo di fronte ad una serie di vaste caverne e di costruzioni in pietra poste all’interno di una forra naturale: il comando ospitava delle apparecchiature che permettevano di mantenere i contatti con i vari reparti del fronte, oltre ad essere collegato con l’Osservatorio del Monte Rust.

Una delle gallerie

Proprio per raggiungere l’Osservatorio abbiamo intrapreso il secondo sentiero, non lunghissimo ma molto ripido e impegnativo visto il clima umido della giornata, che toglieva il respiro anche alle persone più allenate ma che ci ha condotto sino in cima, da dove la vista si è aperta su un bellissimo panorama, nonostante le nubi già si prospettassero all’orizzonte. Il sito risulta essere una tappa obbligata se si visitano i forti austriaci della zona, in quanto da tale struttura venivano coordinate tutte le operazioni delle suddette fortezze.

Foro per il fascio luminoso
Panorama dall’Osservatorio
Passeggiata per raggiungere i camini
Piccole chicche lungo la strada
I camini di uscita dei forni
La zona ricca di cespugli di lamponi

Lasciato l’Osservatorio e dopo una meritatissima pausa pranzo decidiamo di raggiungere l’ex Area Logistica Militare dei Camini, ovvero ciò che resta di un’area logistica, oramai completamente dismessa in quanto rimangono solo due camini dei forni in cuiveniva cotto il pane, mentre la parte sottostante non è più visitabile; tuttavia la passeggiata nel bosco è bellissima e vale la pena farla in tutta tranquillità. Nel corso della passeggiata abbiamo scoperto anche questo delizioso “Bosco dei 72 angeli della cabala”, ricco di simbolismi dei quali vi lascio qualche scatto.

Siamo rientrati al camper sotto le prime gocce di pioggia, quelle che domani si trasformeranno in una serie infinita di temporali e che ci permetteranno di fare ben poco.

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