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Austria/ Viaggi

Sulla via del ritorno: Kloster Schönbühel

Oggi è il giorno del ritorno, in realtà il post lo pubblicherò domani per mancanza di tempo, ma prima di lasciare l’Austria decidiamo di fare una tappa appena fuori Melk, in origine con l’intenzione di visitare il castello ma, dopo aver scoperto non essere visitabile, decidiamo di fare una sosta al Kloster Schönbühel, ovvero l’ex convento di Santa Rosalia, successivamente convertito a semplice chiesa parrocchiale a causa di una notevole carenza di membri attivi del clero. Trattandosi dell’unica visita della giornata ho la possibilità di divagare anche con qualche cenno storico: nel 1666 il conte Conrad Balthasar von Starhemberg, già proprietario del palazzo di Schönbühel e di alcune tenute nel Dunkensteinerwald e nel Waldviertel, si rivolse ai Servi di Maria a Schönbühel con l’intento di erigere un monastero sulle rovine della roccia conosciuta quale “il Palazzo del Diavolo”, dal nome di ciò che restava delle mura di un osservatorio medievale sul Danubio. Nella chiesa fu costruita una cappella dedicata alla tomba di Cristo e, al di sotto, venne costruita una replica della grotta di Betlemme, molto suggestiva da visitare.

Il cortile interno
La chiesa è stretta e lunga ma estremamente accogliente

Bel 1980 il convento venne abbandonato per mancanza di sacerdoti e gli edifici ritornarono al castello, mentre oggi la chiesa funge da struttura parrocchiale ed è dedicata a Santa Rosalia, la santa della peste, motivo per il quale la località fu meta di pellegrinaggio durante l’epidemia di peste del XVII secolo. Dietro l’altare si trovano la Cappella del Santo Sepolcro e le porte che conducono al balcone della chiesa dal quale la vista sul Danubio è meravigliosa; l’imperatrice Sissi visitò il monastero nel 1844 e tale scena compare anche nel film ad ella dedicato.

La discesa alla grotta, se fatta in solitudine e in silenzio, risulta essere abbastanza impressionante.
La cappella sotterranea e la volta decorata.
La risalita alla grotta (i livelli sono tre: chiesa, grotta e cappella).

Con queste belle immagini vi lascio fino al prossimo viaggio e ci rivediamo, come di consueto, per le nostre letture.

Austria/ Viaggi

Ritorniamo all’Abbazia di Melk

L’abbazia vista dalla cittadina

Sì, c’eravamo già stati anni addietro ma ricordavamo ben poco, quindi vuoi non ritornarci? Specie con la consapevolezza di esservi al suo interno una biblioteca immensa? E quindi stamattina siamo saliti all’abbazia per una visita in totale autonomia sgaiattolando tra infinite masse di turisti incastrati in troppe (troppissime) visite guidate.

L’ingresso
Il cortile interno

Si tratta di una abbazia benedettina, una delle più famose al mondo, costruita su un affioramento roccioso che domina la città di Melk, nella Bassa Austria, lungo le rive del Danubio e vicino alla valle di Wachau; si tratta di un raro esempio di monastero attivo ad oggi sino dal momento della sua fondazione. Essa venne fondata nel 1089, anno in cui Leopoldo II, Mangravio (ovvero Conte della Marca) d’Austria, donò ai monaci benedettini dell’Abbazia di Lambach uno dei propri castelli e nel XII secolo venne istituita una scuola all’interno della struttura, la cui biblioteca ben presto divenne famosa grazie alla sua vasta collezione di manoscritti. Nel corso del XV secolo il monastero divenne il fulcro della cosiddetta “Riforma di Melk”: infatti dopo un periodo storico in cui la religione subì un momento di crisi, collegato alla decadenza delle istituzioni spirituali, inizialmente vi fu una fortissima ripresa in tal senso, per poi raggiungere un punto di equilibrio dettato dalla giusta omogeneità tra il valore spirituale e quello razionale.

L’accesso agli interni (a partire dai quali vige il divieto di fotografare)
Vista da una terrazza
La scala interna

L’odierna abbazia è forgiata esclusivamente in stile barocco, inizialmente perseguito solamente mediante parziali ristrutturazioni del complesso, per poi estenderlo alla totalità dell’edificio, il cui massimo livello lo si rinviene nella chiesa, dinanzi alla quale anche il miscredente più incallito rimane con il fiato sospeso; essa venne costruita tra il 1702 e il 1736 dall’architetto Jakob Prandtauer, coadiuvato da Antonio Beduzzi, per il portale principale e da Lorenzo Mattielli per le statue che lo affiancano e gli angeli del timpano sovrastante, in quanto scultore della corte di Vienna.

Foto del mio archivio (la chiesa)
Questa pure
Foto tratta dal sito ufficiale dell’abbazia

Le parti che lasciano senza fiato il visitatore sono la biblioteca e la chiesa, di una bellezza senza pari: la prima, affrescata da Paul Troger, ospita pressapoco centomila volumi, divisi per materia, di un fascino unico ed inimitabile (lo sapete quanto io ami i libri, per me questi spazi sono il paradiso), inclusi alcuni manoscritti del IX secolo e alcuni incunaboli, oltre a due mappamondi meravigliosi, di Vincenzo Maria Coronelli, uno dedicato alla terra e uno ai cieli, con le costellazioni rappresentate in maniera eccelsa… favolosi! La chiesa, invece, è uno spettacolo barocco il cui interno è attribuito ad Antonio Beduzzi, realizzata con una navata ed un transetto, cappelle laterali e gallerie, oltre ad una cupola alta 64 metri: gli affreschi della cupola sono di Johann Michael Rottmayr.

Foto dalla cartellonistica dell’abbazia (la biblioteca)
Foto dal sito ufficiale dell’abbazia
Questa pure

L’abbazia, proprio grazie alla sua importanza, riuscì a sfuggire alla rovina durante il regno di Giuseppe II, periodo in cui molte altre abbazie si videro ridimensionate o addirittura eliminate, oltre a sopravvivere alle guerre napoleoniche e al periodo nazista, nonostante la confisca da parte dello stato; alla fine del secolo conflitto mondiale essa venne restituita alla funzione attuale, tant’è che oggi provvede all’istruzione di circa 900 studenti di entrambi i sessi, facendo parte della Confederazione benedettina.

I giardini del complesso monastico

Prima di parlarvi della cittadina ci tengo a precisare che le foto all’interno sono proibite, motivo per il quale alcune delle foto che ho inserito in questo articolo sono scaricate dalla cartellonistica dell’abbazia, alcune dal suo sito ufficiale mentre altre sono di mia proprietà avendola già visitata in passato (probabilmente i divieti non riguardavano l’intera struttura, ma non ricordo bene).

L’antica casa del fornaio
Che meraviglia
Il municipio
Le mura
Scorci incantevoli
L’antica casa del parroco
E una passeggiata lungo il Danubio per terminare la giornata

Dopo l’abbazia siamo ritornati a prendere le cagnoline e abbiamo visitato la cittadina, piccola e deliziosa: anticamente essa aveva il nome di Mölk, ebbe il diritto di tenere un mercato (Marktrecht) nel 1227 e divenne una vera e propria città nel 1898 e proprio questa storia variegata le ha regalato una gran varietà di stili architettonici. Nel corso del secondo conflitto mondiale in città vi era un sottocampo del campo di concentramento di Mauthausen (uno dei più feroci che io abbia visitato), del quale oggi rimane solo il crematorio.

La cittadina si snoda lungo le due vie principali, ovvero la Zagalauergasse e la Wiener Straße, la prima subisce un restringimento a causa della presenza delle mura cittadine, ovvero dove si trovava la Wiener Tor (la Porta di Vienna), mentre dalla parte opposta vi era la Linzer Tor (la Porta di Linz), i due accessi principali di Melk. La Wiener Straße si apre nella Rathausplatz (la piazza del Municipio), risalente al 1575, mentre al centro della piazza è situata la Kolomanbrunnen, una fontana donata dall’abbazia alla cittadinanza.

La piazza con la fontana

Di fatto questo è l’ultimo giorno di questo viaggio, domani torneremo verso casa ma, prima di lasciare Melk, vorremmo visitarne il castello… se ne sarà valsa la pena vi accompagnerò nella visita!

A proposito, dopo l’esperienza nei paesi precedenti, qui la cittadina è disseminata di fontane con ciotole a disposizione (e app dalla quale poter trovare ogni singola fonte d’acqua) per i nostri amici con la coda oltre ad esservi delle casette per gli insetti, costruite con legno e rametti, mentre sia la Slovacchia che la Repubblica Ceca erano disseminate di trappole in cui le api trovavano una fine orrenda. Non aggiungo altro in merito alla civiltà.

Acqua per i pelosetti

Una curiosità: di tale città è originario Adso da Melk, uno dei protagonisti de “Il nome della rosa” di Umberto Eco.

Austria/ Repubblica Ceca/ Viaggi

Passando da Austerlitz raggiungiamo Melk

Il monumento di Austerlitz
Persi nel nulla…

Ieri non vi ho portati con me avendo trascorso solo una tappa di passaggio verso l’Austria, infatti ci siamo fermati ad Austerlitz in quanto Luca ci teneva a vedere il Monumento ai Tre Imperatori, eretto in memoria della sconfitta dell’esercito russo di Alessandro I e di quello austriaco di Francesco II da parte di Napoleone Bonaparte; poco distante sorge anche il Museo della Pace, visitato solo da Luca in quanto non ero assolutamente interessata alla materia trattata, ovvero la suddetta battaglia.

Il Castello di Kreuzenstein
Le sole parti che ho potuto fotografare

L’indomani abbiamo raggiunto il Castello di Kreuzenstein, in Austria, di una bellezza inenarrabile, sicuramente il migliore sino ad oggi: posso offrirvi solo qualche scatto dell’esterno in quanto all’interno vige il divieto assoluto di fotografia, motivo per cui sono riuscita a scaricare qualche foto “libera” da Get Your Guide, nonostante non riescano assolutamente a trasmettere la meraviglia del luogo (oltre alla scarsa qualità).

La cucina
Uno dei saloni
La sala dei trofei

Il Castello di Kreuzenstein rappresenta una vera attrazione della Bassa Austria grazie alla sua maestosità: infatti si erge su una collina vicino a Leobendorf, a venti chilometri a nord di Vienna e la prima impressione che esso regala è quella di trovarsi al cospetto di un maniero scozzese. In realtà il complesso è frutto di una complessa ricostruzione avvenuta nel XIX secolo ad opera del conte Johann Nepomuk Wilczek, il quale se ne occupò al solo fine di possedere un museo privato e, ad oggi, esso è ancora privato, motivo per il quale vige il divieto assoluto di scattare fotografie.

La collezione di armi è immensa, le cucine sotterranee sono ricche di stoviglie dell’epoca ed immerse in un’atmosfera fiabesca, i saloni interni sono uno spettacolo di atmosfera e di cura maniacale; la visita è solo guidata e in lingua tedesca, motivo per il quale non sono in grado di offrire molte informazioni a riguardo, visto il mio scarso livello di conoscenza della lingua e viste le poche informazioni fornite in italiano per il tramite di un volantino.

Costeggiando il Danubio arriviamo a Melk
Per la gioia delle cagnoline
Il Danubio e le sue chiatte turistiche
L’Abbazia vista dal lungofiume

Dopo la visita al castello abbiamo raggiunto Melk, una graziosa località che sorge sulle rive del Danubio e sovrastata da un’imponente abbazia, la cui visita ci impegnerà la mattinata di domani mentre, per concludere questa giornata, ci siamo goduti una passeggiata sul lungofiume.

Vi aspetto per la nostra ultima tappa di questo lungo viaggio alla scoperta di cultura , popoli e storia.

Repubblica Ceca/ Viaggi

La bellissima Brno

Oggi ci siamo dedicati a visitare Brno, bellissima città ed estremamente elegante pur se non pulitissima, purtroppo vista solo in maniera molto soft perché il cane non entra in alcun luogo, in nessunissimo negozio, motivo per il quale oramai qui siamo ma con l’Europa dell’est ho chiuso finché non si evolveranno verso una maggiore civiltà.

La Chiesa dell’Assunzione di Maria
Con il suo bellissimo organo

La città è di stampo prettamente austriaco, quasi viennese oserei dire, vista l’estrema eleganza dei palazzi, il centro è bellissimo e ricco di vita ma l’abbiamo visitato in maniera abbastanza caotica dovendo ammattire con le cagnoline in quanto sgradite ovunque, quindi cerco di fare almeno un pochino di ordine, specie nella pubblicazione delle fotografie.

La Chiesa dei Cappuccini
Con le sue meravigliose vetrate

Si tratta della seconda città più popolata della Repubblica Ceca dopo Praga, rappresenta il centro principale della Moravia e dista solo 130 km da Vienna, rispetto i 200 che la separano dalla capitale Ceca, influenza ben visibile nell’aspetto del centro, ma che tuttavia vide, nel corso dei secoli, passare dalle proprie terre Federico Barbarossa, gli Hussiti e gli Svedesi, fino a ricongiungerci con la storia narrata ieri in merito alla Fortezza dello Spielberg.

La città presenta un centro storico molto vivace, ricco di locali e di negozi, tra i quali molti appartenenti alle catene di maggior successo e che da noi ce le scordiamo, tuttavia con dispiacere non ne ho visitata nemmeno una proprio a causa della chiusura nei confronti degli animali: avremmo potuto entrarvi a turno come facciamo di solito con le strutture museali e le chiese, ma onestamente non mi va proprio di foraggiare con i miei acquisti chi non dimostra un atteggiamento rispettoso verso gli animali.

L’aspetto policromo di questa strada, che a me ha ricordato le case in ghisa di New York

La galleria di foto qui sopra riguarda la Chiesa di San Giorgio e Loreto, in realtà si tratta di due chiese collegate, una con la ricostruzione della casa di Loreto e l’altra decorata con un barocco magnifico; le foto sono poche e fatte al volo in quanto il custode della chiesa ne osteggiava gli scatti.

L’orologio astronomico che, ad ogni scoccare delle 11, regala una biglia quale omaggio della città; a parte la forma”interpretabile” nessuno ne ha ancora compreso il funzionamento 🤣

Ho ben poco da descrivervi in quanto il centro va veramente vissuto, tra una passeggiata ed una birra, quindi preferisco lasciarvi le foto con qualche spiegazione qua e là.

Perdonate il post molto sommario ma questo continuo stress di non sapere dove andare con queste due povere creature ce l’ha fatta vivere malissimo, visitare ancora peggio e quindi le foto sono state fatte senza avere il tempo di approfondire alcunché. Sappiate solo che comunque vale davvero un visita perché molto bella!

Repubblica Ceca/ Viaggi

Al Museo dell’Aria di Kunovice e arrivo a Brno

Oggi ci incontriamo nella Repubblica Ceca, dove si sperava fossero più dog friendly (e invece no, anzi…), ma il Museo dell’Aria (Leteckè muzeum v Kunovicich) ci ha dato soddisfazione accogliendo le nostre pupette senza alcun problema, a parte i risibili spazi coperti: dopo un pernotto nel parcheggio del museo, la mattina facciamo la visita all’area espositiva, molto carina pur se limitata alla flotta locale, con la possibilità di affacciarsi a qualche aeromobile tramite un’apposita scaletta, o addirittura di entrarvi per una visita completa e a tutto tondo.

Sembrano i personaggi di Cars? 😆

Qui c’è poco da descrivere in quanto non ne so molto in materia, trattandosi di un argomento che proprio non mi appartiene ma, giusto a titolo di risata, la mia prima volta in un aereo è stata proprio all’interno di un velivolo esposto in un museo come questo (chi l’avrebbe mai detto da una viaggiatrice come me?😆).

Pure lo Stealth, il cosiddetto “aereo invisibile” ai radar, realizzato in maniera ironica solo con ruote e scaletta 😀

Dopo la visita siamo ripartiti immediatamente, questa volta diretti a Brno, una delle maggiori città della Repubblica Ceca, dove ci siamo sistemati in un’area di sosta di fatto organizzata alla stregua di un vero campeggio (anche nel prezzo, se posso essere sincera) e puntando alla visita del castello, almeno all’esterno trattandosi di una struttura museale cui non siamo interessati, oltre a potervisi recare con le cagnoline. Questo è il motivo per il quale per raggiungere il centro delle città usiamo spesso il servizio di trasporto offerto da Bolt, il quale prevede anche il trasporto “pet” a prezzi decenti, nonostante qualche problema per la presenza del secondo cane in quanto non previsto dall’app.

Che palazzi eh?

Oggi ci siamo limitati ad una breve visita alla Cattedrale dei SS. Pietro e Paolo, situata sulla collina di Petrov, all’epoca sorta su una piccola cappella romanica dell’XI secolo, poi trasformata secondo il gusto gotico e, ancora successivamente, al barocco: le due grandi torri che la accompagnano sono chiaramente in neogotico (meravigliose) e alte 84 metri, mentre l’interno è in stile barocco e, parere personale, non eguaglia minimamente la bellezza dell’esterno. In merito a qualche traccia storica, la chiesa venne gravemente danneggiata durante la Guerra dei Trent’anni e solo a metà del 1700 essa venne ricostruita nonostante il radicale cambiamento stilistico, aspetto riportato al gotico a fine 1800 e nuovamente ad inizio 1900 e fu proprio in questa fase che videro la propria origine le spettacolari guglie a spillo delle torri.

Lasciata la cattedrale ci siamo recati al castello, liberamente visitabile nella parte esterna, comunque molto estesa: siamo alla Fortezza dello Spielberg, che in epoca risorgimentale fu luogo di prigionia di molti patrioti italiani, tra i quali Antonio Fortunato Oroboni, Piero Maroncelli e Silvio Pellico, che qui scrisse “Le mie prigioni”, oltre a Federico Confalonieri, Gabriele Rosa e Francesco Arese Lucini (e scommetto che qualche reminiscenza scolastica ve l’ho sbloccata); inoltre il luogo è spesso menzionato ne “La Certosa di Parma” di Stendhal. Si tratta di una fortezza eretta nel XII secolo dal re boemo Premislao Ottocaro II sia quale residenza che come fortezza a difesa della città, mentre a partire dal Quattrocento mantenne esclusivamente una funzione difensiva. Solo nel 1820 essa divenne una prigione civile per i detenuti macchiatisi dei peggiori reati, tuttavia ospitò anche prigionieri politici, per poi vedere cessata tale funzione sotto gli Asburgo, nonostante un breve ritorno alla funzione detentiva nel periodo dell’occupazione nazista. Ad oggi è sede del Museo civico di Brno.

Domani ci aspetta la scoperta del centro storico prima di lasciare questo paese alla volta dell’Austria, ci fate compagnia?

Slovacchia/ Viaggi

Castello di Bojnice, il castello più bello

La giornata di oggi è stata l’ultima trascorsa in Slovacchia, presso il Castello di Bojnice, estremamente turistico ma stupendo: si tratta di una struttura di aspetto fiabesco, originariamente realizzata in legno e poi ricostruita in pietra, sotto il controllo della Corona d’Ungheria. Nel corso del 1700 esso subì un rimaneggiamento rinascimentale, per poi, in tempi più recenti, subire un’ulteriore ristrutturazione in chiave neogotica romantica, ad opera degli oramai noti Pálffy. Il castello ad oggi fa parte del Museo Nazionale Slovacco ed è aperto al pubblico per il tramite di visite guidate.

Una parte del soffitto ligneo in foglia d’oro

Il castello è maestoso e gli interni non sono da meno, grazie a tre piani ricchi di suppellettili, di mobili d’epoca, di stanze arredate come furono in origine, ricche di soffitti lignei meravigliosamente intagliati e riportanti i simboli delle famiglie dell’epoca, spesso rivestiti in foglia d’oro; sono stati mantenuti anche gli strumenti musicali posseduti dagli abitanti del castello, gli affreschi sono meravigliosi e mantenuti in maniera maniacali da evidenti restauri eseguiti a regola d’arte. Notevole è il doppio colonnato che introduce alla visione, dall’alto, della cappella, impreziosita a sua volta da una pala d’altare gotica di una bellezza rara.

Il pozzo
Un esempio delle stanze

In uno dei cortili del maniero è perfettamente visibile un pozzo il cui fondo è palesato al visitatore alla fine della visita, quando si viene introdotti all’interno della caverna sotterranea, si dice dimenticata per lungo tempo da chi abitava la fortezza, ma oggi aperta al pubblico. A tale grotta vi si arriva per il tramite del bellissimo giardino circostante la pianta del castello, non prima di aver visitato i sepolcri degli abitanti del maniero; si tratta di una visita lunga e completa in cui i gruppi dei visitatori sono molto affollati e spesso si intersecano, anche in quanto la guida viene fatta solo in lingua slovacca e quindi chi si aiuta con la guida cartacea tradotta certamente perde un po’ di tempo rallentando il gruppo. Solitamente sopporto malvolentieri il caos, tuttavia questa visita mi sento di raccomandarla caldamente, nonostante l’impatto eccessivamente turistico che si incontra, tra bancarelle, cinesate e quant’altro, ma la struttura vale davvero la pena di essere conosciuta, assolutamente meravigliosa!

La bellezza di questo angolo di lettura…
Il doppio colonnato che introduce alla cappella
La cappella con la pala gotica

Non mi sono dilungata sulla descrizione essendo stata una visita lunghissima e molto completa, non essendo questo il luogo adatto in quanto il mio scopo è solo quello di darvi qualche indicazione e semmai incuriosirvi, magari evitandovi alcune mete trascurabili, motivo per il quale vi carico una buona quantità di fotografie, sperando, almeno, di avervi fatto venire il desiderio di poter, un giorno, farvi una visita.

Il lampadario della Sala Hunady: circa 700 kg strutturati su due piani di lampadario, ciascuno con 10 bracci e 55 lampade.
Verso la cripta
Un antico lampadario in ferro battuto le cui forme geometriche, un triangolo, un cerchio ed una croce , sovrapposte, simboleggiano l’alfa e l’omega del mondo e della vita nel XVIII secolo, che era Dio stesso.

In serata ci siamo diretti verso la Repubblica Ceca, quindi domani ci rileggiamo da un diverso paese… buonanotte viaggiatori!

Una scena truculenta all’interno della camera delle torture
I giardini
La caverna
La bellezza di queste grate
Gli interni della cripta, in marmo rosso, cui si ricollega la leggenda secondo la quale dal sepolcro del conte Pálffy trasudino le “lacrime del conte”, ovvero una sostanza di consistenza simile al miele che, a partire dagli anni 90, ha iniziato a emergere dal siero tombale.
La corona di spine che sovrasta la torre più alta del palazzo, realizzata dal proprietario del castello, il conte Pálffy, quale simbolo di dolore per aver perduto l’amore di una donna la quale, stanca di attenderlo, sarebbe andata in sposa ad un altro uomo. Infatti il conte fece ricostruire il castello per amore di una contessa francese, della quale si innamorò durante i suoi viaggi; tuttavia i lavori di ricostruzione durarono 22 anni, un po’ troppi per la contessa, da qui nasce la storia della corona di spine.
Slovacchia/ Viaggi

Banská Bystrica e Banská Stiavnica: due cittadine da dimenticare!

Una delle fontane che allietano la via principale di Bánska Bystrica

Ogni tanto nelle nostre peregrinazioni e spinti dalla curiosità finiamo in qualche cittadina che proprio sarebbe stato meglio evitare e stavolta abbiamo dato il meglio di noi stessi beccandone ben due in altrettanti giornate consecutive, motivo per il quale le ho unite in un unico post cercando di trarre il meglio dalle rape 🤣!

La via principale
La Chiesa dell’Assunzione
Con pochi scatti fatti al volo sull’uscio perchè il prete ci ha chiuso il portone sul naso 🤣

Ieri siamo arrivati a Bánska Bystrica, una cittadina che sorge al centro della Slovacchia, in una valle racchiusa dalla catena dei monti Tatra: di fatto risulta essere la sesta città più popolosa del paese e, per quanto riguarda la città attuale, essa è stata fondata dai tedeschi… e lo si vede dall’architettura, molto bella. Purtroppo oltre al cuore del centro altro non c’è e, non appena si esce dall’unica via esteticamente apprezzabile, le strade sono degradate e molto sporche. Visto che c’è ben poco da dire vi parlo almeno dell’etimologia del nome, vista la somiglianza fonetica tra le due città: Bánska significa “minerario” mentre Bystrica si ricollega all’omonimo fiume, il cui significato è “torrente veloce”. Da ciò si può ben comprendere come il primo insediamento cittadino sia collegato alla ricchezza mineraria della zona, soprattutto in relazione alla lavorazione del rame, mentre nel corso dei secoli la zona è stata abitata dagli Avari, dai Cotini ed, infine, dagli Slavi che raggiunsero le pianure slovacche per il tramite dei Carpazi, per poi arrivare anche ai colonizzatori tedeschi e addirittura ai Mongoli. Ovviamente anche qui arrivò l’invasione ottomana, che costrinse la città a difendersi per il tramite di nuove fortificazioni, per poi oscillare, nel corso dei secoli, sempre tra molteplici culture, da quella magiara a quella tedesca, la quale come già detto poco sopra, ha lasciato un’impronta ad oggi ancora visibile. Insomma alla fine questa città mi è sembrata davvero un’occasione mancata in quanto, con così tanta storia, avrebbe ben motivo di evidenziare tutto quanto lasciato dagli anni passati ed invece non c’è davvero nulla oltre alla via principale, di una tristezza immensa (però abbiamo mangiato molto bene… almeno quello!).

La parte migliore della città 😂
E l’interno, stupendo, del ristorante

Non paghi della noia del giorno precedente perché non macinare altri chilometri per raggiungere Bánska Štiavnica? Si tratta di una città di matrice industriale che trova il suo fulcro nella tradizione mineraria, conservando ancora il suo impianto di abitato minerario medievale, all’epoca ospitante minatori tedeschi; i minerali estratti erano l’oro e l’argento, materiali non di poco conto tant’è che l’appalto delle miniere era gestito completamente dai banchieri dell’Impero, ovvero i Fugger di Augusta. Ad oggi il centro storico fa parte del patrimonio mondiale UNESCO.

La cittadina di Bànska Bystrica offre questo museo all’aperto dedicato alla Resistenza Slovacca (ma sapete, se mi conoscete, che non sono interessata minimamente al genere…)
Qualche ricostruzione

Dopo tutta questa meraviglia di descrizione vi starete chiedendo del perché io ne abbia avuta una così pessima impressione, vero? Innanzitutto anche questa seconda città è sporchissima, trascurata e decadente, abbiamo avuto difficoltà enormi a mangiare qualcosa in quanto, come di consueto, il cane non entra in alcun luogo e la maggior parte dei (pochissimi) locali all’aperto sono disorganizzati, i camerieri ignorano il cliente e nemmeno ti sparecchiano il tavolo del cliente precedente… insomma da dimenticare!

Il castello di Bánska Stiavnica (Stary zamok, castello vecchio, difensivo nei confronti degli assalti turchi)
La parte museale è molto piccola ma gradevole)
Antichi scritti turchi

Vi lascio qualche foto nonostante la pessima esperienza e vi informo che, grazie al cielo, questi sono gli ultimi giorni in Slovacchia in quanto toccheremo anche i paesi adiacenti, dove spero di trovare un atteggiamento più aperto. Abbiamo visitato anche delle belle città ed estremamente pulite, persone molto educate e gentilissime ma, se dovessi dare un’opinione spassionata, lasciate perdere la Slovacchia, specie se viaggiate con qualche pelosetto perché, a dispetto di quanto riportato dai siti di promozione del turismo locale, i quali decantano a gran voce il carattere dog friendly della Slovacchia, addirittura evidenziando il fatto che quasi tutti i ristoranti li accettano, sappiate che ciò non corrisponde al vero: il cane è schifato e detestato. E già per questo per me hanno perso in partenza in quanto la civiltà di un popolo la si vede da come trattano gli animali.

Una panoramica della cittadina dall’altura del castello vecchio
Da amante dei libri non potevo non fotografarla
Slovacchia/ Viaggi

Salita al Castello di Spiš e via verso Košice

Il Castello di Spiš

Siamo arrivati ad uno degli ultimi castelli slovacchi, purtroppo proprio nel giorno di ferragosto, quindi nel caos più totale tenuto anche conto della fama del castello; si tratta del castello medievale più grande dell’Europa centrale, eretto nel XII secolo sulle preesistenti rovine di un antico villaggio slavo. All’inizio del secolo successivo esso venne protetto da una fortificazione in pietra che lo salvò dall’assedio dei Tatari avvenuto nel 1241. La fortificazione fu ulteriormente rafforzata, nel medesimo periodo, dai maestri italiani che lavoravano alla costruzione della Spisska Kapitula, ovvero una chiesa della zona. Come di consueto anche questa fortificazione subì vari rimaneggiamenti e allargamenti, fino all’aspetto odierno, oltre a passare da un proprietario all’altro, l’ultimo dei quali fu la famiglia Csaky, che se ne occupò fino al 1945. Ad oggi il castello è ancora in fase di restauro e risulta essere iscritto al patrimonio mondiale culturale UNESCO.

L’ingresso

La visita si svolge interamente all’aperto essendo gli spazi interni chiusi per ristrutturazione, cosa che ci ha facilitato enormemente visto che avevamo con noi le due cagnoline, permettendoci quindi di salire a turno solo sulla torre, mentre il resto della visita l’abbiamo fatta tutti insieme, nonostante il caldo atroce e le salite impegnative.

La salita alla torre, stretta e scivolosa
Vista su ciò che rimane dell’intero comprensorio fortificato
Solo poche mura e la passeggiata su quella di cinta
Un angolo dedicato agli strumenti di tortura

Dopo la visita al castello siamo risaliti in camper guidando fino a pressapoco un centinaio di chilometri dal confine ucraino allo scopo di visitare Kosiče, esperimento non propriamente riuscito sia per la trascuratezza e la sporcizia della città (peccato perché è molto bella), sia per la totale avversità nei confronti dei cani, i quali non solo non entrano da nessuna parte (nemmeno nei parchi), ma siamo rimasti molto male quando, seduti all’aperto per una pausa birra, ci siamo sentiti apostrofare dalla cameriera a seguito della lamentela di una cliente (specifico, all’aperto e relativamente ad una cagnolina che stava dormendo sotto il nostro tavolo)… chiaramente senza dire nulla ci siamo alzati e ce ne siamo andati lasciando basita la cameriera, ma se non vuoi la cagnolina, che è parte della famiglia, non vuoi nemmeno noi.

Siamo nel punto più ad est del nostro viaggio
La Cattedrale di Santa Elisabetta
Non è una meraviglia?🤩
L’eleganza degli interni
Un omaggio al nostro buon canto

Della città posso dirvi che sorge nella valle del fiume Hornád, nel punto in cui le colline digradano verso la pianura pannonica, è ricca di edifici molto belli, ma la Cattedrale di Santa Elisabetta li batte tutti per bellezza ed imponenza: si tratta di una stupenda costruzione in stile gotico, edificata tra il 1378 e il 1508 sui resti della precedente parrocchiale, rasa al suolo da un incendio nel 1370; sul lato nord della cattedrale sorge il campanile di S.Urbano, in stile gotico del XIV secolo e recante una cupola di una bellezza unica. Piccola curiosità: sul lastricato antistante il sagrato sono poste delle targhe, incastonate tra le pietre, riportanti “nomi illustri”, sia di attività commerciali rilevanti sia di personaggi ricordati per i motivi più svariati, tra i quali ho rinvenuto anche qualche nome del buon canto italiano.

La fontana danzante
Il canale che accompagna tutta la via principale del centro

L’elemento tipico della città è la “fontana danzante”, ovvero una fontana i cui getti d’acqua seguono il ritmo della musica emessa dagli altoparlanti del parco in cui sorge… bellissima! (Ovviamente i cani non entrano).
Ultimissima curiosità: buona parte della via principale del centro è attraversata da un corso d’acqua, anch’esso utile per mitigare il caldo torrido estivo. Domani ci sposteremo ancora, sperando in una zona maggiormente civile e “dog friendly”.

Slovacchia/ Viaggi

Salita al Castello di Orava (e incontro con Nosferatu)

Oggi abbiamo affrontato un’altra visita ad uno dei tanti castelli slovacchi (e tutti bellissimi), il Castello di Orava (Oravsky Hrad), una magnifica fortificazione che sorge al di sopra di una rupe rocciosa, nei pressi dell’omonimo fiume, oltretutto considerato uno dei più belli della zona e, in effetti, vista l’affluenza non si stenta a crederlo. Fortunatamente la visita è libera, priva di guida, in quanto viene fornito un link dal quale accedere all’audioguida oppure seguire semplicemente la cartellonistica, che è più che sufficiente se non si vuole trascorrere all’interno della struttura l’intera giornata, essendo ampia e ricca di particolari.

L’antro alchimistico
La cucina
Ma quanto belli sono?

Esso fu costruito nel XIII sotto il Regno d’Ungheria e sorge sul sito di un’antica fortificazione militare lignea, la quale venne eretta dopo la prima invasione dell’Ungheria da parte dei Mongoli, avvenuta nel 1241; ovviamente anche questo castello ha seguito la consueta trafila di danneggiamenti, ricostruzioni e cambi di proprietà, portando l’originale aspetto romanico a quello gotico e, successivamente, allo stile rinascimentale e neogotico, a seguito di continui ampliamenti, fino allo stile attuale realizzato ad opera della famiglia Thurzo, la quale vi apportò delle migliorie sino al 1611. La struttura subì un ulteriore danno nel 1800 a causa di un incendio e ad oggi è un monumento nazionale ricco di affluenza turistica.

La cappella
La cripta

La struttura è molto bella e presenta un’alternanza di legno e pietra, ben sfruttata anche a livello museale in quanto in esso sono state ricreate delle vere e proprie stanze nonchè scene di vita quotidiana; inoltre una stanza è stata allestita completamente in memoria dei film che vi sono stati girati, tra i quali il più famoso è stato il “Nosferatu” del 1922, ispirato al “Dracula” di Bram Stocker.

È data la possibilità di scegliere diverse tipologie di visita e noi abbiamo optato per il tour più lungo, assolutamente consigliabile in quanto permette di visitare l’intera struttura fino all’ultimo piano, rendendo il tutto un po’ impegnativo ma vi assicuro che ne vale assolutamente la pena e tutto sommato ci ha impegnati per non più di un’ora e mezza.

Una delle tante bellissime stanze
L’angolo dedicato alle tecniche di tortura
Le prime acconciature (che sia il precursore degli scrunchies?🤣)

Il parcheggio del castello è immenso e il biglietto, valido 24 ore, ci ha permesso di trascorrervi un pomeriggio rilassante e di portare le cagnoline sul lungo fiume (bagnetto incluso), comprendendo anche la possibilità di pernottarvi e quindi concedendoci totale relax, almeno fino a domani e ai prossimi castelli.

Nosferatu, il “mai morto”
Il fiume sottostante
Slovacchia/ Viaggi

Una mattinata al Castello di Strečno e una passeggiata a Zilina

L’accesso al castello

Nella giornata odierna abbiamo proseguito nel nostro tour dei castelli affrontando la ripidissima salita a Strečno Hrad, dopo una ricerca spasmodica di un parcheggio che potesse ospitare i nostri quasi sette metri di lunghezza, vista oltretutto l’area piccolissima dedicata a tale scopo. Onestamente si tratta di una visita molto gettonata anche dai locali, tuttavia non affrontata nel migliore dei modi dall’organo preposto al sito turistico, come dimostrato anche al momento della visita guidata, eccessivamente affollata e caotica, ovviamente in lingua locale ma forniti di una esauriente guida cartacea in inglese. E di questa disorganizzazione diffusa ne parleremo al momento più opportuno…

Il panorama sul corso del fiume
L’interno della cappella

Il castello è di epoca gotica ed è posto a picco su una ripida rupe che gli consente di dominare sul territorio tra Zilina e Martin oltre ad offrire una spettacolare vista panoramica sul fiume Váh e sulle vallate circostanti; esso fu eretto ad opera del conte palatino Matúš Čák Trenčansky sui resti di una preesistente torre di guardia, allo scopo di incassare i pedaggi sulla strada per la contea di Turiec. Nel corso del tempo esso divenne, grazie a massicce fortificazioni e spesse mura, oltre ai bastioni e alle quattro porte, la fortezza più sicura della regione. Nonostante la sua forza difensiva essa subì, nel corso degli anni, non pochi danneggiamenti come accadde anche alle altre fortezze del paese, fino agli anni settanta quando, grazie ad un massiccio restauro, venne aperta al pubblico nel 1995.

Zofia Boskianová
František Vešeléni

Anche in questo caso la storia del castello è legato alle sorti della sua abitante, Zofia Boskianová, moglie di František Vešeléni, nota per l’aiuto e le buone azioni profuse alle fasce più deboli della popolazione, al punto di essere conosciuta come “La Santa di Strečno”. Essa morì all’età di trentaquattro anni e, quarantacinque anni dopo, il suo corpo venne ritrovato intatto, nella cripta del castello, nonostante l’assenza di pratiche di mummificazione e quindi alimentando ulteriormente l’aura di santità che la contraddistingueva. Ad oggi il corpo esposto all’interno del castello è una mera riproduzione (e comunque un po’ di effetto lo fa comunque, motivo per il quale non pubblico la foto, casomai è reperibile online).

Qui veniva conservato il cibo

Ad oggi il castello è stato dichiarato monumento culturale nazionale della Repubblica Slovacca.

La Cattedrale della Santissima Trinità

Dopo la scarpinata al castello (ma ne è valsa la pena) abbiamo raggiunto la cittadina di Zilina, assolutamente anonima pur se con un centro cittadino bello e curato, anche se non all’altezza delle città visitate nei giorni scorsi in quanto molto più trascurato e di scarsa pulizia; vi lascio comunque qualche foto del centro e della piazza principale.

So, ma da mere notizie rinvenute online, che anche questa cittadina ha qualche fondamento storico considerevole, tuttavia alla fine non abbiamo trovato nulla di concreto che sia stato valorizzato dall’amministrazione comunale, motivo per il quale ci siamo fermati per una birra e siamo rientrati in camper per la cena.

La piazza principale di Zilina
Anche qui il verde è curatissimo
Ancora la piazza

Questa sera ci fermiamo a Zilina per la notte, in uno dei pochi parcheggi liberi visto che qui anche il buco più infimo è a pagamento e ci rivediamo domani mattina… buonanotte amici nomadi!

Nota: sia la “z” di Zilina che quella di Zofia vorrebbero la cosiddetta “pipa” al di sopra, ma la mia tastiera ne è priva, quindi tenete conto di pronunciarle come una zeta morbida tendente alla esse.

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