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Banská Bystrica e Banská Stiavnica: due cittadine da dimenticare!

Una delle fontane che allietano la via principale di Bánska Bystrica

Ogni tanto nelle nostre peregrinazioni e spinti dalla curiosità finiamo in qualche cittadina che proprio sarebbe stato meglio evitare e stavolta abbiamo dato il meglio di noi stessi beccandone ben due in altrettanti giornate consecutive, motivo per il quale le ho unite in un unico post cercando di trarre il meglio dalle rape 🤣!

La via principale
La Chiesa dell’Assunzione
Con pochi scatti fatti al volo sull’uscio perchè il prete ci ha chiuso il portone sul naso 🤣

Ieri siamo arrivati a Bánska Bystrica, una cittadina che sorge al centro della Slovacchia, in una valle racchiusa dalla catena dei monti Tatra: di fatto risulta essere la sesta città più popolosa del paese e, per quanto riguarda la città attuale, essa è stata fondata dai tedeschi… e lo si vede dall’architettura, molto bella. Purtroppo oltre al cuore del centro altro non c’è e, non appena si esce dall’unica via esteticamente apprezzabile, le strade sono degradate e molto sporche. Visto che c’è ben poco da dire vi parlo almeno dell’etimologia del nome, vista la somiglianza fonetica tra le due città: Bánska significa “minerario” mentre Bystrica si ricollega all’omonimo fiume, il cui significato è “torrente veloce”. Da ciò si può ben comprendere come il primo insediamento cittadino sia collegato alla ricchezza mineraria della zona, soprattutto in relazione alla lavorazione del rame, mentre nel corso dei secoli la zona è stata abitata dagli Avari, dai Cotini ed, infine, dagli Slavi che raggiunsero le pianure slovacche per il tramite dei Carpazi, per poi arrivare anche ai colonizzatori tedeschi e addirittura ai Mongoli. Ovviamente anche qui arrivò l’invasione ottomana, che costrinse la città a difendersi per il tramite di nuove fortificazioni, per poi oscillare, nel corso dei secoli, sempre tra molteplici culture, da quella magiara a quella tedesca, la quale come già detto poco sopra, ha lasciato un’impronta ad oggi ancora visibile. Insomma alla fine questa città mi è sembrata davvero un’occasione mancata in quanto, con così tanta storia, avrebbe ben motivo di evidenziare tutto quanto lasciato dagli anni passati ed invece non c’è davvero nulla oltre alla via principale, di una tristezza immensa (però abbiamo mangiato molto bene… almeno quello!).

La parte migliore della città 😂
E l’interno, stupendo, del ristorante

Non paghi della noia del giorno precedente perché non macinare altri chilometri per raggiungere Bánska Štiavnica? Si tratta di una città di matrice industriale che trova il suo fulcro nella tradizione mineraria, conservando ancora il suo impianto di abitato minerario medievale, all’epoca ospitante minatori tedeschi; i minerali estratti erano l’oro e l’argento, materiali non di poco conto tant’è che l’appalto delle miniere era gestito completamente dai banchieri dell’Impero, ovvero i Fugger di Augusta. Ad oggi il centro storico fa parte del patrimonio mondiale UNESCO.

La cittadina offre questo museo all’aperto dedicato alla Resistenza Slovacca (ma sapete, se mi conoscete, che non sono interessata minimamente al genere…)
Qualche ricostruzione

Dopo tutta questa meraviglia di descrizione vi starete chiedendo del perché io ne abbia avuta una così pessima impressione, vero? Innanzitutto anche questa seconda città è sporchissima, trascurata e decadente, abbiamo avuto difficoltà enormi a mangiare qualcosa in quanto, come di consueto, il cane non entra in alcun luogo e la maggior parte dei (pochissimi) locali all’aperto sono disorganizzati, i camerieri ignorano il cliente e nemmeno ti sparecchiano il tavolo del cliente precedente… insomma da dimenticare!

Il castello di Bánska Stiavnica (Stary zamok, castello vecchio, difensivo nei confronti degli assalti turchi)
La parte museale è molto piccola ma gradevole)
Vecchi scritti turchi

Vi lascio qualche foto nonostante la pessima esperienza e vi informo che, grazie al cielo, questi sono gli ultimi giorni in Slovacchia in quanto toccheremo anche i paesi adiacenti, dove spero di trovare un atteggiamento più aperto. Abbiamo visitato anche delle belle città ed estremamente pulite, persone molto educate e gentilissime ma, se dovessi dare un’opinione spassionata, lasciate perdere la Slovacchia, specie se viaggiate con qualche pelosetto perché, a dispetto di quanto riportato dai siti di promozione del turismo locale, i quali decantano a gran voce il carattere dog friendly della Slovacchia, addirittura evidenziando il fatto che quasi tutti i ristoranti li accettano, sappiate che ciò non corrisponde al vero: il cane è schifato e detestato. E già per questo per me hanno perso in partenza in quanto la civiltà di un popolo la si vede da come trattano gli animali.

Una panoramica della cittadina dall’altura del castello vecchio
Da amante dei libri non potevo non fotografarla
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Salita al Castello di Spiš e via verso Košice

Il Castello di Spiš

Siamo arrivati ad uno degli ultimi castelli slovacchi, purtroppo proprio nel giorno di ferragosto, quindi nel caos più totale tenuto anche conto della fama del castello; si tratta del castello medievale più grande dell’Europa centrale, eretto nel XII secolo sulle preesistenti rovine di un antico villaggio slavo. All’inizio del secolo successivo esso venne protetto da una fortificazione in pietra che lo salvò dall’assedio dei Tatari avvenuto nel 1241. La fortificazione fu ulteriormente rafforzata, nel medesimo periodo, dai maestri italiani che lavoravano alla costruzione della Spisska Kapitula, ovvero una chiesa della zona. Come di consueto anche questa fortificazione subì vari rimaneggiamenti e allargamenti, fino all’aspetto odierno, oltre a passare da un proprietario all’altro, l’ultimo dei quali fu la famiglia Csaky, che se ne occupò fino al 1945. Ad oggi il castello è ancora in fase di restauro e risulta essere iscritto al patrimonio mondiale culturale UNESCO.

L’ingresso

La visita si svolge interamente all’aperto essendo gli spazi interni chiusi per ristrutturazione, cosa che ci ha facilitato enormemente visto che avevamo con noi le due cagnoline, permettendoci quindi di salire a turno solo sulla torre, mentre il resto della visita l’abbiamo fatta tutti insieme, nonostante il caldo atroce e le salite impegnative.

La salita alla torre, stretta e scivolosa
Vista su ciò che rimane dell’intero comprensorio fortificato
Solo poche mura e la passeggiata su quella di cinta
Un angolo dedicato agli strumenti di tortura

Dopo la visita al castello siamo risaliti in camper guidando fino a pressapoco un centinaio di chilometri dal confine ucraino allo scopo di visitare Kosiče, esperimento non propriamente riuscito sia per la trascuratezza e la sporcizia della città (peccato perché è molto bella), sia per la totale avversità nei confronti dei cani, i quali non solo non entrano da nessuna parte (nemmeno nei parchi), ma siamo rimasti molto male quando, seduti all’aperto per una pausa birra, ci siamo sentiti apostrofare dalla cameriera a seguito della lamentela di una cliente (specifico, all’aperto e relativamente ad una cagnolina che stava dormendo sotto il nostro tavolo)… chiaramente senza dire nulla ci siamo alzati e ce ne siamo andati lasciando basita la cameriera, ma se non vuoi la cagnolina, che è parte della famiglia, non vuoi nemmeno noi.

Siamo nel punto più ad est del nostro viaggio
La Cattedrale di Santa Elisabetta
Non è una meraviglia?🤩
L’eleganza degli interni
Un omaggio al nostro buon canto

Della città posso dirvi che sorge nella valle del fiume Hornád, nel punto in cui le colline digradano verso la pianura pannonica, è ricca di edifici molto belli, ma la Cattedrale di Santa Elisabetta li batte tutti per bellezza ed imponenza: si tratta di una stupenda costruzione in stile gotico, edificata tra il 1378 e il 1508 sui resti della precedente parrocchiale, rasa al suolo da un incendio nel 1370; sul lato nord della cattedrale sorge il campanile di S.Urbano, in stile gotico del XIV secolo e recante una cupola di una bellezza unica. Piccola curiosità: sul lastricato antistante il sagrato sono poste delle targhe, incastonate tra le pietre, riportanti “nomi illustri”, sia di attività commerciali rilevanti sia di personaggi ricordati per i motivi più svariati, tra i quali ho rinvenuto anche qualche nome del buon canto italiano.

La fontana danzante
Il canale che accompagna tutta la via principale del centro

L’elemento tipico della città è la “fontana danzante”, ovvero una fontana i cui getti d’acqua seguono il ritmo della musica emessa dagli altoparlanti del parco in cui sorge… bellissima! (Ovviamente i cani non entrano).
Ultimissima curiosità: buona parte della via principale del centro è attraversata da un corso d’acqua, anch’esso utile per mitigare il caldo torrido estivo. Domani ci sposteremo ancora, sperando in una zona maggiormente civile e “dog friendly”.

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Salita al Castello di Orava (e incontro con Nosferatu)

Oggi abbiamo affrontato un’altra visita ad uno dei tanti castelli slovacchi (e tutti bellissimi), il Castello di Orava (Oravsky Hrad), una magnifica fortificazione che sorge al di sopra di una rupe rocciosa, nei pressi dell’omonimo fiume, oltretutto considerato uno dei più belli della zona e, in effetti, vista l’affluenza non si stenta a crederlo. Fortunatamente la visita è libera, priva di guida, in quanto viene fornito un link dal quale accedere all’audioguida oppure seguire semplicemente la cartellonistica, che è più che sufficiente se non si vuole trascorrere all’interno della struttura l’intera giornata, essendo ampia e ricca di particolari.

L’antro alchimistico
La cucina
Ma quanto belli sono?

Esso fu costruito nel XIII sotto il Regno d’Ungheria e sorge sul sito di un’antica fortificazione militare lignea, la quale venne eretta dopo la prima invasione dell’Ungheria da parte dei Mongoli, avvenuta nel 1241; ovviamente anche questo castello ha seguito la consueta trafila di danneggiamenti, ricostruzioni e cambi di proprietà, portando l’originale aspetto romanico a quello gotico e, successivamente, allo stile rinascimentale e neogotico, a seguito di continui ampliamenti, fino allo stile attuale realizzato ad opera della famiglia Thurzo, la quale vi apportò delle migliorie sino al 1611. La struttura subì un ulteriore danno nel 1800 a causa di un incendio e ad oggi è un monumento nazionale ricco di affluenza turistica.

La cappella
La cripta

La struttura è molto bella e presenta un’alternanza di legno e pietra, ben sfruttata anche a livello museale in quanto in esso sono state ricreate delle vere e proprie stanze nonchè scene di vita quotidiana; inoltre una stanza è stata allestita completamente in memoria dei film che vi sono stati girati, tra i quali il più famoso è stato il “Nosferatu” del 1922, ispirato al “Dracula” di Bram Stocker.

È data la possibilità di scegliere diverse tipologie di visita e noi abbiamo optato per il tour più lungo, assolutamente consigliabile in quanto permette di visitare l’intera struttura fino all’ultimo piano, rendendo il tutto un po’ impegnativo ma vi assicuro che ne vale assolutamente la pena e tutto sommato ci ha impegnati per non più di un’ora e mezza.

Una delle tante bellissime stanze
L’angolo dedicato alle tecniche di tortura
Le prime acconciature (che sia il precursore degli scrunchies?🤣)

Il parcheggio del castello è immenso e il biglietto, valido 24 ore, ci ha permesso di trascorrervi un pomeriggio rilassante e di portare le cagnoline sul lungo fiume (bagnetto incluso), comprendendo anche la possibilità di pernottarvi e quindi concedendoci totale relax, almeno fino a domani e ai prossimi castelli.

Nosferatu, il “mai morto”
Il fiume sottostante
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Una mattinata al Castello di Strečno e una passeggiata a Zilina

L’accesso al castello

Nella giornata odierna abbiamo proseguito nel nostro tour dei castelli affrontando la ripidissima salita a Strečno Hrad, dopo una ricerca spasmodica di un parcheggio che potesse ospitare i nostri quasi sette metri di lunghezza, vista oltretutto l’area piccolissima dedicata a tale scopo. Onestamente si tratta di una visita molto gettonata anche dai locali, tuttavia non affrontata nel migliore dei modi dall’organo preposto al sito turistico, come dimostrato anche al momento della visita guidata, eccessivamente affollata e caotica, ovviamente in lingua locale ma forniti di una esauriente guida cartacea in inglese. E di questa disorganizzazione diffusa ne parleremo al momento più opportuno…

Il panorama sul corso del fiume
L’interno della cappella

Il castello è di epoca gotica ed è posto a picco su una ripida rupe che gli consente di dominare sul territorio tra Zilina e Martin oltre ad offrire una spettacolare vista panoramica sul fiume Váh e sulle vallate circostanti; esso fu eretto ad opera del conte palatino Matúš Čák Trenčansky sui resti di una preesistente torre di guardia, allo scopo di incassare i pedaggi sulla strada per la contea di Turiec. Nel corso del tempo esso divenne, grazie a massicce fortificazioni e spesse mura, oltre ai bastioni e alle quattro porte, la fortezza più sicura della regione. Nonostante la sua forza difensiva essa subì, nel corso degli anni, non pochi danneggiamenti come accadde anche alle altre fortezze del paese, fino agli anni settanta quando, grazie ad un massiccio restauro, venne aperta al pubblico nel 1995.

Zofia Boskianová
František Vešeléni

Anche in questo caso la storia del castello è legato alle sorti della sua abitante, Zofia Boskianová, moglie di František Vešeléni, nota per l’aiuto e le buone azioni profuse alle fasce più deboli della popolazione, al punto di essere conosciuta come “La Santa di Strečno”. Essa morì all’età di trentaquattro anni e, quarantacinque anni dopo, il suo corpo venne ritrovato intatto, nella cripta del castello, nonostante l’assenza di pratiche di mummificazione e quindi alimentando ulteriormente l’aura di santità che la contraddistingueva. Ad oggi il corpo esposto all’interno del castello è una mera riproduzione (e comunque un po’ di effetto lo fa comunque, motivo per il quale non pubblico la foto, casomai è reperibile online).

Qui veniva conservato il cibo

Ad oggi il castello è stato dichiarato monumento culturale nazionale della Repubblica Slovacca.

La Cattedrale della Santissima Trinità

Dopo la scarpinata al castello (ma ne è valsa la pena) abbiamo raggiunto la cittadina di Zilina, assolutamente anonima pur se con un centro cittadino bello e curato, anche se non all’altezza delle città visitate nei giorni scorsi in quanto molto più trascurato e di scarsa pulizia; vi lascio comunque qualche foto del centro e della piazza principale.

So, ma da mere notizie rinvenute online, che anche questa cittadina ha qualche fondamento storico considerevole, tuttavia alla fine non abbiamo trovato nulla di concreto che sia stato valorizzato dall’amministrazione comunale, motivo per il quale ci siamo fermati per una birra e siamo rientrati in camper per la cena.

La piazza principale di Zilina
Anche qui il verde è curatissimo
Ancora la piazza

Questa sera ci fermiamo a Zilina per la notte, in uno dei pochi parcheggi liberi visto che qui anche il buco più infimo è a pagamento e ci rivediamo domani mattina… buonanotte amici nomadi!

Nota: sia la “z” di Zilina che quella di Zofia vorrebbero la cosiddetta “pipa” al di sopra, ma la mia tastiera ne è priva, quindi tenete conto di pronunciarle come una zeta morbida tendente alla esse.

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Con le cagnoline al castello di Beckov e passeggiata a Trenčin

Eh sì, anche oggi siamo stati accolti da un castello dog friendly che ci ha permesso di portare con noi Margot e Milly, non senza qualche timore viste le ripide scale a graticcio, specie in merito a Margot che, essendo grande, è impossibile da prendere in braccio… e invece anche stavolta questa meravigliosa creatura mi ha stupita, affrontando con coraggio e determinazione tutta l’area della fortificazione, sempre accanto a me e senza arretrare di un millimetro. Del resto ho sempre sostenuto che la fedeltà di un cane è ferma anche nella tempesta, mentre un essere umano ti abbandona al primo alito di vento.

L’ingresso

Il castello risale al XII secolo e di esso rimangono solo le strutture principali, tuttavia mantenute al meglio al punto da ospitare rappresentazioni di ogni tipo, da quella dei draghi (carinissima) a quella dei rapaci i quali, pur trattati benissimo, a me mettono sempre una gran tristezza in quanto li vorrei vedere volare sulle vette sfruttando le correnti ascensionali con quel magnifico volo di libertà che solo loro hanno.

Il cortile
Una splendida bifora sul panorama sottostante

A grandi linee il castello sorge su un dirupo presso il fiume Vah, tant’è che é sempre stato sfruttato quale avamposto strategico della Grande Moravia, soprattutto per controllare i confini del Regno d’Ungheria, fino alla sua fortificazione avvenuta tra il XIII e il XV secolo sotto la proprietà di Matteo III Csák; anch’esso entrò nel patrimonio di Miklós Bánffy, famiglia che oramai conosciamo dalla storia dei castelli già visitati. La proprietà di esso cambiò nel corso degli anni e venne ristrutturato secondo lo stile gotico, dotandolo anche di una cappella, ancora parzialmente visibile; a seguito di ulteriori danneggiamenti le successive ricostruzioni seguirono lo stile rinascimentale e, a fasi alterne, ritornò tra i possedimenti della famiglia Bánffy.

La rappresentazione dei draghi

In epoca più recente esso venne utilizzato quale prigione e quale caserma, ma solo nel 1970 il castello è diventato un monumento nazionale e oggetto di un lungo restauro durato dal 1996 al 2002. Una piccola curiosità riguarda la strada che si inerpica sino all’ingresso della fortificazione in quanto i fondi che la costeggiano costituiscono un cimitero ebraico, anch’esso monumento culturale.

Nel pomeriggio ci siamo recati a Trenčin, bellissima cittadina ai piedi di un altro castello, molto ben conservato ma che non visitiamo in quanto interdetto ai cani e troppo complicato da organizzare visto che stiamo visitando la città in loro compagnia: il centro è piccolo e bellissimo, interamente lastricato in pietra, ricco di verde estremamente curato e di fontane, pulitissimo e pieno di vita. Insomma, questo paese mi sta colpendo per l’ordine e la pulizia, ma soprattutto per l’intelligenza delle amministrazioni comunali che rendono ogni angolo un gioiello; la città sorge sul fiume Váh, in prossimità del confine con la Repubblica Ceca, ed è stata scelta per l’anno corrente quale Capitale europea della cultura insieme alla finlandese Oulu.

La chiesa di Notre Dame
Ma quanto belli sono gli interni?

Trenčin è nota in quanto su una roccia sovrastante la città, dove sorge il castello, è presente un’iscrizione romana risalente al 179 e quindi il segno tangibile del passaggio dei Romani quale punto più a settentrione nell’intera Europa; purtroppo non posso darvene alcuna rappresentazione fotografica in quanto abbiamo saltato completamente la visita al castello come spiegato sopra.

Fontane ovunque

La nostra visita alla città ha compreso qualche chiesa, con particolare attenzione a quella di Notre Dame (Kostol Notre Dame), edificio neoromantico risalente al 1909 di una bellezza non da poco e in merito alla quale vi lascio qualche scatto, mentre per il resto, dopo il tanto camminare di stamani, abbiamo preferito goderci la cittadina e berci un’ottima birra.

Del resto domani ci attende un altro castello… venite con noi?

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Dal Monastero di Santa Caterina d’Alessandria ad una storia di terrore

Il Katarinka Monastery

Stamattina abbiamo intrapreso una bellissima passeggiata nel bosco, apprezzatissimo da Margot e Milly, lungo un sentiero che ci ha portati al Katarinka Monastery, il monastero dedicato a Santa Caterina d’Alessandria, o almeno quanto ne rimane visto che si tratta solo di rovine, attualmente in fase di restauro: sicuramente il luogo in cui sorge è anomalo, ma esso trae origine da quella che fu la prima chiesa, costruita all’interno di una grotta, in seguito all’apparizione della Madonna a dei pastori, poi successivamente, in seguito ad ulteriori apparizioni, sorse il monastero del quale oggi ne vediamo le rovine. Come osservate dalle foto rimangono solo i muri perimetrali e la struttura del campanile di quella che nel diciassettesimo secolo sorse quale chiesa francescana, ad oggi accessibile solo per una visita non molto accurata nel mentre dei gruppi di giovani volontari se ne prendono cura.

Carrelli da miniera per il trasporto dei materiali
Il campanile
Le catacombe (onestamente impressionanti)

Ben diversa è stata la visita del pomeriggio, anche questa ad un castello del quale rimangono diverse rovine, tuttavia visitabili e ben strutturate per quanto possibile, ovvero il Castello di Čachtice, strettamente legato alle sorti della sua abitante ovvero la contessa Erzsébet Báthory, conosciuta come la “Contessa sanguinaria” o la “Contessa Dracula”, la quale si narra sia stata responsabile di aver assassinato oltre seicento vittime, tutte ragazze giovani e vergini, oltre ad aver fatto il bagno nel loro sangue per preservare la propria bellezza. Ella nacque nel 1560 in una casata ungherese di religione protestante in cui i disturbi mentali erano frequenti a causa delle loro origini incestuose e, secondo alcuni, addirittura discendenti dal conte Dracula; la contessa visse la propria infanzia a Ecsed, in Transilvania, e fu data in sposa, appena quindicenne, al crudele conte Ferenc Nádasdy, con il quale andò a vivere nel castello di Sárvár, in Ungheria, partorendo nel mentre quattro figli tra legittimi ed illegittimi. Erzsébet aveva dato segni di squilibrio mentale sin dalla più giovane età e da sempre passava improvvisamente da uno stato di calma all’ira, oltre alla tendenza alla crudeltà e al sadismo, elementi comuni anche al marito, oltre a dimostrare un interesse per la magia nera; il tutto la portò ad compiere i primi delitti già nel 1585, per poi vedere un aggravamento della situazione dopo la morte del marito avvenuta nel 1604. Una volta rimasta vedova essa si trasferì con la corte nel castello oggetto di questo post, dove continuò ad uccidere giovani fanciulle, una dopo l’altra, senza sosta e torturandole fino al decesso; le vittime venivano incatenate a testa in giù e sgozzate per poterne raccogliere il sangue, se la leggenda non mente, ma certo è che nel castello sono stati rinvenuti corpi mutilati e ragazze in attesa di esecuzione. La contessa fu accusata di seicentocinquanta assassini dopo una sentenza sommaria, murata in una torre del castello e nutrita per il tramite di una feritoia finché decise di lasciarsi morire di fame sino al decesso, avvenuto nel 1614 all’età di cinquantaquattro anni. La sua salma sarebbe sepolta nella chiesa di San Ladislav, tuttavia la tomba non è mai stata trovata.

L’ingresso al castello
Da qui si gode di un bellissimo panorama
Una finestra sul mondo
Ricostruzione di piccoli attimi di vita quotidiana
Un sepolcro del quale non ho notizie
L’ingresso verso l’orrore
Le torture
La torre pentagonale dove la contessa trovò la morte
Scultura lignea della contessa

Oggi, anziché tediarvi con nozioni storiche ad architettoniche, ho preferito soffermarmi sulle sorti della contessa sanguinaria, lasciandovi con questa dolcissima storia della buonanotte 😂 e sperando di non avervi causato gli incubi!

A domani per la prossima tappa in terra slovacca 😀.

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Passeggiare a Trnava sotto un sole insopportabile

Un immenso giardino ricco di fontane in pieno centro

Lasciati i castelli di ieri, nel corso della stessa serata, abbiamo deciso di raggiungere Trnava, in maniera tale di essere già vicini al centro per la visita dell’indomani: abbiamo faticato non poco a trovare l’area di sosta, situata presso un distributore di carburante e nel nulla più assoluto, ma economica e completa di tutti i servizi.

Dove incontriamo anche questi strani figuri, in merito ai quali non ho alcuna notizia

L’indomani mattina abbiamo iniziato ad inguaiarci in quanto incapaci di trovare la fermata del bus per il centro nonostante le (scarne) indicazioni dei locali, salvo poi tentare di utilizzare un servizio Pet Uber e ripiegare sul servizio taxi di Eurotaxi in quanto Uber accetta un solo cane a bordo e noi ne abbiamo due che ci accompagnano… e mai scelta fu migliore! Ad un prezzo irrisorio in pochi minuti siamo arrivati in centro, comodi e al fresco, e meno male perché la temperatura era terrificante, alle 17 il termometro segnava ancora 41 gradi e fortunatamente qui le città, anche le più piccole, sono organizzate con nebulizzatori di acqua lungo tutte le strade, moltissime fontane walk-in e giardini e alberi ovunque, quindi tutti strumenti utilissimi per combattere le temperature estive (oltre ai consueti lastricati completamente in pietra).

La cittadina offre molte chiese bellissime da visitare, tant’è che è conosciuta come “La Piccola Roma” o “La Roma Slovacca”, delle quali posso offrirvi solo qualche scatto in quanto spesso chiuse, ma anche dei palazzi elegantissimi, il tutto allestito con una cura maniacale che nelle nostre città ultimamente latita, oltre alla grande educazione dei cittadini che mantengono al meglio il bene civico, poi c’è da dire che l’incontrollata immigrazione che affligge le nostre città qui è praticamente inesistente.

Vi lascio anche qualche cenno storico nel caso in cui voleste inserirla in un prossimo itinerario: si trova a nord-est rispetto a Bratislava, a circa cinquanta chilometri da quest’ultima, è sede arcivescovile e anche di due università, quella di Trnava e quella dei Santi Cirillo e Metodio di Trnava; i primi insediamenti documentati risalgono al Neolitico, mentre nel Medioevo sorse un importante mercato al crocevia delle due direttrici, ovvero dalla Boemia all’Ungheria e dal Mediterraneo alla Polonia. La cittadina, inizialmente centro prevalentemente agricolo, si trasformò in fulcro manifatturiero, commerciale ed artigianale.

Decorazioni a tema anche sulle mura cittadine
Alcuni edifici addossati alle mura

All’inizio del tredicesimo secolo il re invitò svariati tedeschi dei Carpazi a stabilirvisi, insediamento che trovò ulteriore espansione dopo l’invasione tatara del 1242; ad oggi le mura perimetrali sono ancora visibili, percorribili e addossate ad esse sorgono svariate abitazioni, probabilmente sede dei mestieri dell’epoca. La storia della città, per quanto piccola, ho scoperto essere immensa, motivo per il quale mi sento di suggerire a chi vi sia interessato un approfondimento, cosa che, ben sa chi mi segue, io evito in quanto preferisco incuriosirvi alla visita anziché tediarvi con un elenco insensato di notizie enciclopediche.

Fiori ovunque

Qui di seguito vi lascio un po’ di foto scattate nel corso di questa giornata torrida e qualche breve indicazione nelle didascalie, prima di darvi l’arrivederci a domani 🧡.

Cattedrale di San Giovanni Battista
All’interno vi sono degli stucchi rosati meravigliosi
Basilica di San Nicola
Sono rimasta estasiata dalla bellezza di questo orologio sovrastante le canne dell’organo
Una tappa per il pranzo dove abbiamo mangiato molto bene e ad un prezzo onestissimo
Se vi venisse fame sapete dove andare!
Molte aiuole sono decorate con dei simpaticissimi fiori realizzati in gomma eva
La temperatura rilevata alle 17 🥵


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Una giornata per castelli

Cerveny Kamen

Lo scopo principale di questa vacanza era visitare una serie di castelli e oggi ne abbiamo raggiunti ben due, a mezz’ora di distanza l’uno dall’altro: in mattinata, lasciata Bratislava, abbiamo raggiunto Cerveny Kamen, letteralmente “pietra rossa”, un castello che sorge nei Piccoli Carpazi e che vede le sue primissime origini nel Duecento quando, ad opera del nobile ungherese Tiburtius Rosd, nacque una delle fortezze del sistema difensivo di allora; nel 1535 essa venne acquisita dai Fugger di Augusta, i quali ben presto la demolirono per crearne un’altra in stile rinascimentale, la quale successivamente subì ulteriori modifiche ad opera dei Pálffy, nuovi proprietari del castello dal 1588 al 1945, anno in cui venne acquisito dallo Stato. Nel corso dei secoli esso subì ulteriori danni ad opera di due incendi, tuttavia venne sempre ricostruito sino all’aspetto che oggi si offre al visitatore.

Dedali lastricati in pietra
La farmacia
Una delle stanze
Un ambiente meraviglioso decorato da ricostruzioni di grotte e fontane
La biblioteca: potevo mancarla?

Gli interni sono visibili grazie alla visita guidata, esclusivamente in slovacco a coadiuvati dalla traduzione scritta nella propria lingua, che permette al visitatore di comprendere meglio la storia e i singoli particolari visibili nel corso del tour: le stanze sono mantenute in condizioni perfette, tra angoli rinascimentali, mostre d’armi, immancabili in ogni castello, sino alla farmacia e alla biblioteca, imperdibili!

All’interno di questo castello sono stati girati Fantaghirò e, nei sotterranei, Frankenstein.

Smoleniče

Nel pomeriggio abbiamo raggiunto Smoleniče, sede di un’altra struttura fortificata, bellissima ma adibita ad hotel, motivo per il quale la visita guidata non è stata all’altezza della precedente: siamo in un bel parco secolare situato nel versante orientale dei Piccoli Carpazi, nella regione di Trnava e questo edificio tardo medievale venne qui edificato verso la metà del XV secolo, con scopo difensivo nei confronti della strada dei Piccoli Carpazi e della rotta commerciale con le terre ceche e anche in questo caso esso passò da una proprietà all’altra, tra le quali nuovamente i Pálffy; ovviamente anch’esso subì una miriade di eventi avversi, fino agli splendori attuali, essendo sede di un hotel di eleganza sublime.

L’ingresso è maestoso
Ovviamente dove sono ospitati dei libri non posso mancare

Domani lasceremo da parte i castelli e torneremo a visitare centri cittadini: venite con noi?

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Bratislava, una bellissima riscoperta 😍

Non ricordavo quasi di esserci stata quindi l’ho affrontata con un misto di curiosità e di timore visto il gran caldo che minacciava di distruggerci e invece non solo siamo stati accolti da una piacevole brezza ma ho scoperto una città ricca di verde e completamente pavimentata in pietra, anziché con il solito asfalto, rendendo il calore molto più accettabile (onesta, non ci avevo mai pensato che anche la pavimentazione potesse fare tanta differenza).

La prima sosta l’abbiamo fatta per visitare la Chiesa Blu, una meravigliosa struttura in stile Art Nouveau, costruita tra il 1909 e il 1913 su progetto dell’architetto Ödön Lechner: l’aspetto è quasi fiabesco e a me ha ricordato le linee e i colori di Gaudì, tenendo conto anche del fatto che alcuni degli edifici attigui seguono il medesimo stile curvilineo. La chiesa è completamente dipinta in azzurro e blu, con un tetto rivestito di maioliche smaltate e avrei voluto approfondire maggiormente l’interno se non fosse stata in corso la celebrazione di un matrimonio; il vero nome della stessa è Chiesa di Santa Maria d’Ungheria, Kostol Svatëj Alžbety in slovacco (o Modrý Kostolík, ovvero Chiesa Blu). Bellissimo è il campanile cilindrico, alto 36 metri e sormontato da una vistosa cupola, che rende davvero l’idea di trovarsi dinanzi ad un castello delle favole!

Dalla gran quantità di foto che vi condivido capite bene quanto mi abbia colpito questo edificio, al punto che le altre chiese sono sbiadite al suo confronto; passeggiando lungo le strade di Bratislava, città piena di vita e stupenda, abbiamo incontrato sculture bronzee che sbirciavano dai tombini, strani personaggi agli angoli degli edifici, ma soprattutto molta buona educazione e un’eleganza che mi ha ricordato Vienna, del resto poco distante, nonostante il centro storico mi abbia riportato la memoria a quello di Vilnius, in Lituania… tutte riflessioni su come le culture si tocchino, si influenzino e si intersechino in continuazione.

Strani incontri
Pure agli angoli degli edifici

Ci sono ponti come questi che, nella sua lunghezza di pochi metri, mi ha riportato alla memoria la magnificenza del Ponte Carlo di Praga.

Queste nicchie ricordano il ponte di Praga

Nel passeggiare verso il quartiere ebraico si incontra la casa più stretta di Bratislava, tant’è che al suo interno vi è una sola stanza per piano: si tratta della Casa del Buon Pastore, larga appena un metro e trenta centimetri e adiacente la Porta di San Michele, sotto la quale si trova il cosiddetto “chilometro zero”, ovvero un grande cerchio dorato riportante le distanze tra Bratislava e molte altre città europee e mondiali.

La porta di San Michele
Ripassiamo un po’ di geografia?
Il vecchio municipio
E lo splendido cortile interno
Passeggiare all’interno delle mura
La Casa del Buon Pastore, la più stretta d’Europa
Ed ecco colui il quale dà il nome alla casa

Insomma, Bratislava è una città da vivere passeggiando con calma, fermandosi ad ammirare i generosi scorci che essa offre e magari sostando a sorseggiare una delle deliziose birre del luogo, sempre amarognole e gustosissime. E, a proposito, se avete ancora qualche ora a disposizione, non perdetevi il castello, da noi omesso in quanto già visitato in precedenza… e comunque i castelli in questi giorni non mancheranno!

Ancora quattro passi nel quartiere ebraico prima di ritornare al campeggio


Slovacchia/ Viaggi

E se tornassimo in Slovacchia?

Già, perchè no? Eravamo stati al volo a Bratislava in occasione di uno dei nostri viaggi ad est, molti anni fa, ma ricordavamo poco, poi considerando che quest’anno le ferie di mio marito cadevano ad agosto, periodo odiatissimo sia per il caos che per il caldo torrido, che c’è di meglio che puntare ad una tappa fuori dalle comuni rotte turistiche?
Il pomeriggio, dopo il lavoro e sempre a bordo del solito Chewbecca, abbiamo lasciato la nostra Trieste alla volta di Bratislava come prima tappa, ovviamente con la consapevolezza che ci saremmo dovuti fermare per la strada; infatti abbiamo fatta sosta in un’area camper autostradale in Austria, dormendo benissimo e al fresco nonostante il caldo afoso esterno.

Le porte che conducono all’area del castello

L’indomani abbiamo raggiunto la primissima meta, ovvero il Castello di Devin (che a noi fa un po’ specie visto che proprio nei pressi di Trieste abbiamo un castello con lo stesso nome), affrontato subito dopo una notte di pioggia quindi con un bel freschetto e in una giornata ventilata: si tratta di una struttura che non riporta alcun ambiente interno visitabile, ma solo una lunga e completa visita esterna, ma interessantissima! Vi lascio qualche breve notizia storica, poi il resto lo dedico alle foto, che come di consueto valgono più di mille parole.

Una parte espositiva

La fortezza sorge ad un’altezza di 212 metri, proprio alla confluenza tra il Danubio e la Morava, quindi in perfetta posizione difensiva, infatti il castello rivestì un ruolo cruciale sin dalla sua costruzione nel VII secolo, subendo vicissitudini di ogni tipo, sino al 1809, quando esso venne distrutto da Napoleone Bonaparte.

Tra quello che esso ha rappresentato nella storia ricordiamo che è stato popolato sin dai tempi preistorici, per poi ospitare i Celti, i Romani e gli Slavi; successivamente esso ha custodito il confine occidentale del regno austroungarico, è stato anche conquistato più volte ma sempre ricostruito e rinforzato, sino all’evento sopra citato, quando venne fatto esplodere dalle truppe francesi nel 1809.

Dal XIX secolo esso è divenuto un simbolo nazionale per gli Slovacchi, mentre tuttora gli Ungheresi lo considerano la porta occidentale del Regno d’Ungheria, certo è che è maestoso pur non ospitando alcun interno, se non una piccolissima esposizione museale.

L’area della fortezza è meravigliosa anche grazie alla vista sul Danubio e sulla Morava che essa offre: le parole non servono, ammirate…

Parte delle mura
Alcune zone circostanti il castello superiore
Il Danubio
La confluenza tra il Danubio (a sinistra) e la Morava (a destra)
Un assaggio di cucina slovacca: antipasto a base di patè d’anatra
Gnocchetti di patate con bacon affumicato e cavolo acido

Nel tardo pomeriggio abbiamo raggiunto un campeggio e, come sapete, noi preferiamo la sosta libera, ma questa volta ci stava in quanto, per terminare al meglio una giornata bollente, abbiamo avuto modo di tuffarci nel lago adiacente il campeggio… chiaramente l’acqua era caldissima ma è stato un grandissimo sollievo.

Ci vediamo domani per una visita al centro di Bratislava?

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