
Siamo nel centro di Roma quando il palazzinaro Sasà Chiatti organizza, presso la sua residenza di Villa Ada, quella che vorrebbe essere il più memorabile evento mondano nella storia nazionale, un evento affollato da cuochi bulgari, chirurghi estetici, calciatori, attricette di bassa lega, tigri, elefanti ed altre figure di dubbio gusto. All’evento partecipano lo scrittore Fabrizio Ciba e le Belve di Abaddon, una sorta di sgangherata setta satanica della zona, i quali si trovano invischiati in un’avventura che ben presto si trasforma in una commedia umana.
Si è parlato della comicità dell’autore e della bellezza del romanzo, due aspetti che io non ho riscontrato nel corso della lettura, nonostante ne riconosca l’aspetto satirico che rappresenta le bassezze della società attuale a partire dalle piccole e misere figure del jet set televisivo italiano fino ai poveri derelitti che tentano di tenere insieme una sorta di setta satanica più grottesca che temibile; in tutto ciò viene ben tratteggiata la figura dello scrittore arrivista ed opportunista, forse rivolto a qualcuno nello specifico, in ogni caso il risultato finale è comunque un lavoro abbastanza leggero e godibile nonostante la denuncia sociale che esso rappresenta.
Personalmente ho trovato sia stato evidenziato un concentrato di bassezze umane e di becera finzione, ma alla fine ciò è sfociato in un gran circo di stupidaggini senza capo nè coda; forse l’autore si è lasciato trascinare da una satira eccessiva la quale, anzichè rappresentare intelligentemente il teatro di finzione in cui molti individui prosperano, è finito con il dar vita ad un’accozzaglia di esagerazioni e di non sense. Per me è un no secco.




2 Comments
Silvia
13 Settembre 2025 at 9:40surreale! ma non lo boccio così seccamente come hai fatto tu 😊
per me è stato un ni, una lettura piacevole ma un po’ oltre il mio gusto
buon fine settimana!!!
Tatiana
13 Settembre 2025 at 21:05Guai se avessimo tutti gli stessi gusti! Più procedevo nella lettura e più mi veniva da lanciarlo alle ortiche 😂