Browsing Tag:

Cibo per la mente

Letture

“L’ultimo dei chiurli” di Fred Bodsworth

Con questo libriccino edito da Adelphi mi sono trovata davanti ad un romanzo-saggio naturalistico focalizzato sulla lunghissima migrazione dell’ultimo chiurlo eschimese, la cui narrazione poetica e pregna di particolari sicuramente ne fa un piccolo gioiello ma che spesso divide i lettori.

Ho incontrato persone entusiasmate da questa lettura, altre più tiepide, come la sottoscritta che si è annoiata non poco, ma a questo libro va riconosciuto sia la competenza scientifica sia la profonda empatia che genera verso il volatile, soprattutto se si tiene conto di quanto la cattiveria umana sia evidenziata nel corso della narrazione.

A livello didattico è interessantissima la narrazione di questa epica migrazione che porta il chiurlo a volare dal Sud America all’Artico, in un volo pressochè ininterrotto e spinto dalla ricerca, purtroppo vana, di una compagna inesistente stante l’estinzione della razza, il tutto con una prosa estremamente poetica che porta a collocare un contenuto scientifico all’interno di una prosa da romanzo.

Il libro è meraviglioso, un piccolo gioiello di una delicatezza inenarrabile che celebra la bellezza della natura e la sua forza oltre ogni avversità, ovviamente nella sua monotonia che può non piacere a tutti e, soprattutto, non se non lo si legge nel momento giusto, come forse è accaduto a me, ma merita moltissimo.

Letture

“La libreria sulla collina” di Alba Donati

Ho desiderato per molto tempo leggere questo libro, attirata dalla sensazione fosse un libro “cozy”, aggettivo che non rinnego nemmeno dopo averlo letto, tuttavia qualche considerazione mi sento in dovere di farla in quanto le mie aspettative sono state deluse.

Mi aspettavo di trovarmi davanti a quello che per lunghi anni è stato un po’ il mio sogno proibito, ovvero una piccola libreria a conduzione familiare, magari con un angolo dedicato ai più piccini, in cui circondarsi da giochi in legno e leggere libri insieme, il tutto rigorosamente con una pausa merenda, con torte fatte in casa e tisana calda; una di quelle librerie in cui per ogni lettore c’è sempre il “suo” libro che lo attende e invece mi sono trovata davanti ad un libro che, di fatto, è un mero diario scritto in maniera molto semplicistica e priva di calore.

Il romanzo è autobiografico e fa riferimento alla vera libreria “Sopra la penna”, aperta a Lucignana, ai confini della Garfagnana, la quale ha subito problemi di ogni tipo rendendone difficoltosa la realizzazione, ma si sa che un sogno femminile è difficile da spegnere, tant’è che alla fine è venuta alla luce in tutto il suo splendore. Questo libro porta con sè, ad ogni capitolo, un elenco di titoli consigliati al lettore, trattandosi di opere che la titolare decide di acquistare per la propria attività commerciale, regalando quindi notevoli spunti letterari a chi abbia voglia di approfondire.

Da quanto scritto sino a qui si comprende bene come io non sia delusa dal contenuto del libro in sè nè tantomeno dell’idea della libreria (ci mancherebbe, dev’essere splendida!) ma non ho amato lo stile narrativo, troppo semplicistico, povero, arido, tant’è che mi è sembrato di trovarmi a leggere un tema della scuola elementare, un mero elenco di avvenimenti occorsi all’autrice un giorno dopo l’altro. Per il resto l’idea è bellissima, un angolo incantato di mondo dove l’umanità e i rapporti personali continuano a vivere.

Letture

“Klara e il sole” di Kazuo Ishiguro

Con questa lettura, iniziata alla cieca e senza sapere alcunchè di essa, mi sono trovata davanti ad un romanzo distopico ma delicatissimo ed emozionante, un romanzo in cui ci si trova dinanzi al confine tra l’intelligenza artificiale e quella umana, una narrazione assolutamente attuale e concreta che ci impone una riflessione.

Klara è un A.A., ovvero un Amico Artificiale, che per una parte della propria vita si trova in un negozio che tratta esclusivamente questo tipo di commercio, almeno finchè non viene scelta da Josie, una bambina con un’evidente salute cagionevole che, non appena le è possibile, la ammira dalla vetrina, creando tra di loro quasi un rapporto affettivo che alla fine le porterà a scegliersi, evidenziando come un essere artificiale possa essere in grado di provare dei sentimenti pari, se non superiori, a quelli degli esseri umani. Le due per l’intero svolgersi del romanzo si proteggeranno, si aiuteranno e condivideranno gioie e dolori, talora delle delusioni, ma Klara, che nel frattempo sarà riuscita a conquistare anche i cuori aridi della madre di Josie e dell’arcigna governante, andrà oltre a tutto ciò, dimostrando una capacità di amare e di sacrificarsi per Josie, che forse nessun altro essere umano sarebbe stato in grado di dimostrare.

I sentimenti profondi di Klara porteranno ad un risultato inaspettato colpendo nel profondo il lettore al punto di commuoverlo, con una semplicità che entra nel profondo.

Mi sento davvero di suggerirne la lettura perché non penso ne rimarrete delusi!

Letture

“Cuore capovolto” di Paola Barbato

E’ stato il primo romanzo di Paola Barbato che ho affrontato, incuriosita dalle recensioni ottime che ho letto sino ad oggi e che mi ha lasciata qualche perplessità, ma è meglio che io proceda con ordine.

Il protagonista è Alberto Danini, un esperto informatico che lavora per la polizia e che opera nell’ombra, trascorrendo le giornate dinanzi ad un monitor ed infiltrandosi online grazie ad un’incredibile capacità di immedesimarsi nelle personalità altrui assumendone modi colloquiali ed esistenziali, inserendosi perfettamente in qualsiasi fascia d’età, il tutto al fine di arrivare all’obiettivo e quindi di stanare i delinquenti.

Sono i colleghi ad operare alla luce del sole, almeno finchè non si imbatte nella vicenda di Leonardo, un tredicenne apparentemente coinvolto in una situazione sbagliata e più grande di lui, ma che ben presto si rivela essere un qualcosa di inaspettatamente molto peggiore; Leonardo lo coinvolge emotivamente, riconoscendo in lui un ragazzo vulnerabile e specchio della sua identità passata.

Non procedo oltre per ovvii motivi, tuttavia ammetto la trama incalzante e che incuriosisce il lettore, il quale si trova dinanzi ad una narrazione ben strutturata ed originale; il solo punto che mi ha infastidita, come forse oramai avrete capito se mi leggete abitualmente, è l’elemento queer che anche questa volta è stato inserito in ossequio al politicamente corretto e che, fosse stato inserito in un altro momento storico, tutt’al più mi avrebbe fatto tenerezza, mentre in questo caso in cui è divenuto quasi un elemento essenziale ed imprescindibile di qualsiasi narrazione, personalmente mi è risultato fastidioso e ha fatto sì che il romanzo stesso perdesse l’elevata valutazione iniziale. Sia chiaro: non per omofobia (ci mancherebbe, ho sempre difeso qualsiasi diverso), ma perchè il troppo stroppia.

Letture

“L’ora di greco” di Han Kang

Dopo aver letto alcuni libri di questa autrice, la quale scrive divinamente, stante il fatto che ogni opera è profondamente diversa dall’altra, ho voluto affrontare anche questo, trovandomi quindi dinanzi ad un romanzo molto strano, intimo, delicato e frammentato.

I protagonisti non hanno alcun nome, ma lei non riesce più a parlare a causa di un trauma psicologico, come già occorsole in passato e all’epoca guarita grazie a delle “parole nuove” da apprendere, motivo per il quale decide di affrontare un corso di greco, con la speranza di indurre la propria mente a riprendere il corso delle parole. In questa occasione incontra il proprio insegnante, un uomo dal nome sconosciuto e che affronta anch’egli una perdita progressiva, quella della vista: siamo dinanzi a due nomi sconosciuti accomunati ciascuno dalla propria perdita, da una mancanza fisica che diviene una perdita morale e, se possibile, anche sentimentale.

Lei è minata dall’assenza di un figlio, affidato improvvisamente ad un marito lontano che non appartiene più alla sua vita, mentre lui è oramai rassegnato alla perdita di un amore che non potrà mai avere, che progressivamente non potrebbe nemmeno più vedere, il che li porta ad avvicinarsi nella reciproca ricerca di un conforto. Lei di fatto, immergendosi nello studio di una lingua antica, cerca una consolazione nei silenzi del proprio insegnante, creando un intersecarsi gentile e pudico di ricerca del calore umano.

Se questo libro mi sia piaciuto o meno ancora non lo so e ne è la prova che abbia lasciato trascorrere così tanto tempo tra la lettura e queste righe, in quanto necessitavo di lasciar sedimentare il tutto, tuttavia ciò che posso affermare con certezza è che Han Kang scrive in maniera divina, ha una prosa rara e preziosa, il che permette anche ad testo anomalo e frammentato come questo di diventare un piccolo gioiello.

Letture

“Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde”

Può sembrare una recensione scontata vista la fama che precede tale opera, ma a mio avviso non lo è: quanti si sono visti imporre questa lettura a scuola, ad un’età non consona e non atta alla comprensione dell’essenza dell’opera? A me è andata anche peggio in quanto mi si imponevano i classici di Tolstoj o di Verga, facendomeli odiare e che chiaramente sono riuscita ad evitare come la peste, portando anche l’attenzione su quanto sbagliata possa essere l’imposizione, spesso rea di generare un disamore indotto nei confronti della lettura. Una sola volta ho sentito un (bravissimo) insegnante dire “leggete quello che preferite, ma fatelo, almeno un libro durante tutta l’estate, ma che vi piaccia”… la ola!!!

Piccolo momento polemico terminato e ritorno al libro: lo conoscono più o meno tutti (io in realtà non ne sapevo granchè per il punto di cui sopra), ma il significato recondito dell’opera è mirabile! La doppiezza umana, le bassezze di cui è capace una persona è qualcosa di inenarrabile, il tutto nascosto dietro un paravento, perchè di questo si tratta riferendosi al ritratto, a quello che nella versione originale è definito “the picture”, termine che va al di là della semplice definizione di ritratto.

Tutta la storia ruota attorno a tale quadro, dipinto da Basil Hallward, amico di Dorian e sul quale vengono scaricate tutte le conseguenze della vita dissoluta e libertina del protagonista, il quale in questa maniera mantiene la propria integrità fisica, a dispetto di quella morale, assolutamente inesistente; secondo Dorian e l’amico Henry Wotton, vera e propria figura malefica che spinge Dorian verso il baratro, la bellezza e l’appagamento sessuale sono gli unici valori da soddisfare, anche a costo della sofferenza altrui. Il finale è esplicativo di tutte le malefatte di Dorian e tutto sommato appare quale una vendetta ed un momento di soddisfazione per il lettore.

Chissà se me l’avessero proposta a scuola…

Letture

“Il libro bianco” di Han Kang

Perchè consideriamo preziosi i minerali che luccicano, come l’argento, l’oro e i diamanti? Secondo alcuni, si deve al fatto che gli uomini primitivi identificavano il luccichio dell’acqua con la vita. L’acqua che brilla è pulita. Solo l’acqua potabile – fonte di vita – è limpida. Ogni volta che, dopo aver vagato in gruppo attraverso deserti, foreste o paludi putride, avvistavano in lontananza lo scintillio bianco di uno specchio d’acqua, dovevano provare una gioia struggente. Quella, per loro, era la vita. La bellezza.

Di questa bravissima autrice avevo già letto “Atti umani”, “La vegetariana” e “L’ora di greco”, tutte opere bellissime, molto diverse tra di loro ma accomunate da una prosa perfetta, la stessa che caratterizza anche “Il libro bianco”, pur trattandosi di un libro profondamente diverso dai precedenti.

Si tratta di un’opera estremamente intima, lirica, frammentata in brevi capitoli che sembrano dei pensieri appoggiati casualmente e con leggerezza sulle pagine, creando nell’insieme un libro evocativo che esplora il lutto e riflette sulla vita, sulla sua fragilità, sulla memoria dei dolori che la accompagnano, il tutto con una prosa poetica e delicatissima che incentra la trama sul colore bianco, il colore della purezza e dell’infanzia.

L’autrice tocca con delicatezza l’evento della morte della sorella, nata prematura e sopravvissuta solo poche ore, in una sorta di diario personale in cui affronta il dolore ma anche la possibile rinascita, intrecciando una serie di riflessioni quasi filosofiche alla concretezza di un periodo trascorso a Varsavia in età adulta, città in cui sono state vergate le prime pagine del romanzo.

Ho letto pareri contrastanti in merito a questo libro in quanto c’è chi lo ritiene un mero esercizio stilistico deteriore rispetto ai lavori precedenti, mentre c’è chi ne apprezza la scrittura; personalmente le prime pagine mi hanno trovata perplessa ed impreparata, eppure ho continuato la lettura rapita dalla prosa impeccabile di Han Kang, per poi comprendere dove volesse andare a parare ed apprezzarne il contenuto. E’ un libro piccino che si legge in poche ore e che vola come un soffio nella sua impalpabile delicatezza, quella che ci fa comprendere la bravura di un’autrice che, dalla ferocia e crudezza di “Atti umani”, sia stata in grado di realizzare un’opera così lieve.

Letture

“Tra le pagine di un amore perduto” di Frida Skybäck

Oggi vi propongo un libro coccola, uno di quei romanzi “cozy” che ogni tanto rilassano e conciliano con il mondo; vengo da un periodo di tante letture e anche impegnative, che qui vedrete con calma, quindi ad un certo punto ho iniziato a cercare qualche libro soft che non richiedesse un eccessivo sforzo mentale.

E’ un romanzo al femminile in cui Rebecka, per accudire la nonna Anna in un momento critico, da Stoccolma si reca in Scania, regione in cui Anna possiede anche una casetta che, all’arrivo di Rebecka, è alquanto male in arnese. Ne segue una serie di tentativi, da parte della nipote, di rendere l’edificio più accogliente effettuando anche una serie di riparazioni e proprio in occasione del tempo trascorso impegnata nei lavori manuali, Rebecka ha modo di conoscere alcuni vicini di casa, ma soprattutto di mettere a confronto la vita frenetica della metropoli con quella della quotidianità rurale e di iniziare a comprendere quali siano i veri valori di cui tener conto.

La critica che posso fare a questo romanzo è la costruzione dell’intera seconda parte su un periodo storico e sulle sue vicende oramai triti e ritriti da molteplici autori, peccando quindi di mancanza di originalità. E’ comunque un libro coccola, la cui copertina è esemplificativa e rappresenta il romanzo al meglio, un concentrato di valori e di buoni sentimenti, è un po’ come una tazza di tè davanti al camino mentre al di fuori ulula il vento, è una copertina calda in pieno inverno, è davvero una chicca per animi romantici.

Letture

“Tre nomi” di Florence Knapp

… Pearl si china a toccare le orecchie vellutate del cane, che le si arrampica sulla gamba, desiderando avvicinarsi ancora di più a lei. Coglie alcuni frammenti della conversazione: i cani non hanno bisogno di vivere a lungo come gli esseri umani, sono bravi a trovare la gioia nella vita, come se fossero stati messi su questa terra per catturare una certa quantità di felicità prima di andarsene a lavoro concluso.

Questo è uno dei romanzi più gettonati di quest’anno e indubbiamente è stata una bellissima lettura, non il libro del secolo ma sicuramente interessante, scritto bene e soprattutto originale.

Nel mentre il maltempo infuria, all’interno di una stanza nasce un bimbo, dando origine sin da subito ad una trama fatta di scelte che si intrecceranno in una sorta di “sliding doors”, creando degli scenari alternativi e profondamente diversi tra loro; Cora, la mamma del bimbo, esita nella scelta del nome da attribuire al neonato in seguito alla forte pressione psicologica che subisce da Gordon, il marito, il quale pretende che il figlio porti il proprio nome in ossequio ad una tradizione familiare.

E se invece il bimbo si chiamasse Bear, come proposto dalla sorella maggiore, oppure Julian? Cambierebbe anche il futuro di chi lo porta? Quel che è certo è che, comunque sia, ci troviamo davanti ad una violenza domestica terrificante, questo è un trigger warning dovuto, una violenza fatta di botte, lividi, umiliazioni, paura, rassegnazione, in un quadro psicologico devastante.

Tuttavia dopo la botta allo stomaco dei primi capitoli inizia la dolcezza, la tranquillità e una vita di riscatto, pur se tutto declinato in tre direzioni difformi tra loro, come poc’anzi prospettato, a dimostrare una rosa di possibilità sempre plausibili dinanzi al presente più complesso.

L’autrice ci regala una narrazione coraggiosa e potente di una famiglia disfunzionale, oltre all’interrogativo secondo il quale potremmo essere responsabili del nostro futuro? Potremmo essere noi a scegliere come vogliamo essere? Le tre linee narrative sono molto ben delineate e non confondono mai il lettore, inoltre regalano tre diverse possibilità, tre speranze di vita, tre futuri possibili nonostante tutto, tre possibilità di riscatto a dispetto del dolore. Perché non scegliamo solo un nome, ma il nostro futuro.

Ho scelto questo libro in occasione della Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore
Letture/ Senza categoria

“Aspettami al Caffè Napoli” di Chiara Gily

Il pantano sarà anche stagnante, ma è tiepido e rassicurante, e tuffarsi in acque sconosciute non è sempre rigenerante. Nel dubbio, quindi, meglio restare fermi.

Alle cascate di acqua gelida ho sempre preferito uno stagno di acqua tiepida, senza rendermi conto che si sarebbe potuto trasformare in pantano.

Nonna Lidia aveva ragione, perché alla fine se si guarda in basso e i piedi non si staccano dal terreno non si può cadere né fare scivoloni improvvisi. Una cosa, però, non la sapeva: è impossibile spiccare il volo.

Dopo un periodo di letture impegnative e spesso intense, complice la bella stagione, mi è venuta voglia di qualcosa di “cozy”, di leggero e di farmi quattro risate; avevo in libreria questo volumetto con la copertina allegra e ricca di colori e mi ha attratta immediatamente… me lo sono divorata in due giorni con enorme soddisfazione!

L’avevo acquistato all’usato in quanto parla anche della mia città, Trieste, a seguito del trasferimento della protagonista, Lidia, da Napoli proprio nel capoluogo giuliano: ovviamente le cose non possono andare mai lisce come uno si aspetta, quindi ben presto ella si trova a dover rientrare nella propria città natale, dando inizio ad una serie di avvenimenti degni della migliore delle commedie.

La narrazione è graziosissima, pur se non curata in alcuni approfondimenti (ho letto un paio di strafalcioni “tecnici” abbastanza epici), ma assolutamente gradevole, anche nei paragoni azzeccatissimi che riguardano la napoletanità e la triestinità, che a ben vedere mi hanno fatta sbellicare per quanto siano stati pertinenti.

In questo romanzo c’è tutto: il valore della famiglia tradizionale, l’amicizia, la riconoscenza, i sentimenti disinteressati, la creazione di un perfetto esempio di imprenditoria femminile nato dal nulla e dalla creatività delle donne, è una chicca per l’anima, lontano dai soliti “politically correct” che ci vengono propinati un giorno sì e l’altro pure, è proprio come un sorso di acqua fresca!

Un applauso all’autrice che mi ha regalato un sorriso senza scadere nel cliché della banalità.

This site is protected by wp-copyrightpro.com