
“Per favore, scriva il suo libro in modo tale che più nessuno possa oltraggiare ancora la memoria di mio fratello”.
(pagina 201).
Premessa: i primi capitoli sono per stomaci forti. Infatti ci troviamo al cospetto di una palestra dove decine di corpi vengono ammassati, impregnando l’aria di un “orribile tanfo putrido”; di tali corpi viene descritto in maniera precisa e maniacale il processo di decomposizione, con tale dovizia da portare il lettore a fermarsi, a riprendere fiato per non rimanere imprigionato dai miasmi che impregnano l’aria.
Siamo a Gwangju, Corea del Sud, nel maggio del 1980 quando, dopo il colpo di stato di Chun Doo-hwan, vige la legge marziale, quando i militari aprono il fuoco su un corteo di protesta, che porta all’insurrezione del popolo e a brutali rappresaglie: il romanzo è una voce corale dei vivi e dei morti in memoria di quella che fu una carneficina ampiamente sconosciuta nei suoi particolari al mondo occidentale, tant’è che la scrittrice realizza letteralmente la polifonia di un trauma, come le viene chiesto dal fratello Dong-ho, salvando quindi sia la memoria del ragazzo che quella di tante anime innocenti non meritevoli di oblio.
La narrazione si stende lungo sette capitoli, ciascuno dedicato alla storia di un personaggio coinvolto nel massacro, a testimonianza della ferocia con la quale venne repressa una manifestazione democratica, principalmente ad opera di studenti e docenti universitari, contro la dittatura vigente; per dieci giorni i manifestanti resistono alla violenza militare, con la perdita di oltre mille civili e la perpetrazione di torture indicibili.
Il primo capitolo è dedicato al ragazzo ed è di una ferocia che provoca i brividi nel lettore, mentre il resto del libro è incentrato sul altrettanti personaggi, tra cui la figura della madre del ragazzo, di un dolore che strappa l’anima, nel corso una progressione temporale che ha inizio nel 1980 e che prosegue sino al 2013, durante i quali si narrano l’atrocità e il dolore senza sconti, indagando nelle ripercussioni e facendo i conti con la storia, ponendo l’accento sullo stato dei corpi martoriati, calcando la mano addirittura sui diversi stadi decomposizione e sui diversi gradi dell’orrore, quando viene descritto lo stato i cui versa l’ultimo cadavere in fondo alla palestra, non ancora identificato, nel quale vengono rinvenute le fattezze di una ragazza piccoletta, tardoadolescente e gonfia a tal punto da sembrare un uomo adulto.
E’ Eun-Sook che si prende cura con dedizione dei corpi e, qualche anno dopo, la ritroviamo quale redattrice, che si trova a dover fare i conti con la censura governativa rispetto a quanto vissuto allora, di fatto ritrovandosi nuovamente davanti ad una violenza volta a farla tacere, una violenza che non deve esser silenziata visto quanto lei stessa si è trovata a dover subire, tra cui violenze fisiche che non riporto qui per non spoilerare il seguito e anche per non aggiungere ulteriori atrocità che potrebbero farvi desistere dalla lettura.
L’autrice di fatto narra e denuncia quanto accaduto al suo paese e che ancora ricorda nonostante all’epoca avesse nove anni, una scrittura potente e con particolare attenzione alla tematica del corpo, come già in passato evidenziato in altre sue opere, essendo un tema a lei caro, tant’è che viene toccato anche il tema dell’anima e della possibilità che un’energia si sprigioni dai corpi dopo il decesso. E’ un libro complesso, la cui disamina completa richiederebbe ancora righe e righe da dedicarvi, ma mi fermo qui: leggetelo, non fatevi fermare dall’orrore iniziale, prendete fiato e proseguite. Non ve ne pentirete.




2 Comments
Silvia
22 Settembre 2025 at 14:20Mi trovi d’accordo nel definirlo un libro potente e complesso, aggiungerei necessario per far conoscere e non dimenticare quel terribile evento. Ma per me è stata una lettura troppo pesante e dolora, anche di difficile comprensione, per l’intensità emotiva, per la violenza, per i dettagli troppo crudi.
Tatiana
22 Settembre 2025 at 21:50Io ho faticato i primi capitoli perché ho un pessimo rapporto con la morte ma il resto è andato bene perché sono diventata molto coriacea con l’età e le bastonate che ho preso. E sono contenta di averlo letto, mi ha insegnato molte sfaccettature di eventi che conoscevo sommariamente.