Letture

“Il giorno dell’ape” di Paul Murray

In casa Barnes non vi è alcuna foto a ricordare il matrimonio tra Imelda e Dickie, sembra a causa di un’ape che, la mattina della cerimonia, si introdusse sotto il velo della sposa, pungendole il volto e dando il via ad una famiglia nata non sotto le migliori previsioni.

Come spesso sta accadendo tra le letture di quest’anno, anche stavolta l’ambientazione si colloca in Irlanda, in un momento in cui la crisi economica sta pesantemente intaccando le finanze dei protagonisti costringendo Dickie ad assistere al progressivo fallimento della propria concessionaria, mentre Imelda, arricchitasi a fatica dopo la frustrazione di aver sposato “il fratello Barnes” sbagliato, si trova a dover vendere i propri gioielli su Ebay. Nel caos di questa famiglia disfunzionale emergono la figura di Cass, figlia adolescente ossessionata dal costante confronto con l’amica bella e facoltosa, e quella di PJ, secondogenito timido e invisibile agli adulti del nucleo familiare.

Nello svolgimento (assurdo, per mio gusto) degli eventi ritroviamo Dickie e PJ nella costruzione di un bunker in mezzo al bosco, dove il primo avrà modo di nascondere il libri contabili attestanti gli ammanchi che porteranno il garage alla rovina e che me ha annoiato a morte. Di questo romanzo ne parlano come un capolavoro, come il libro dell’anno (se questo è il migliore figuriamoci gli altri), ma per me è stata una noia mortale, condita da interi capitoli privi di punteggiatura (quale sarebbe il senso della scelta stilistica?), una fatica terribile da portare avanti per la bellezza di 664 pagine, nella speranza di arrivare al colpo di scena finale anzichè nel buco vuoto che è stato riservato al lettore.

Tale spiazzante finale è stata una precisa scelta dell’autore, secondo quanto riferito in un’intervista, ma per me è stata una mancanza di rispetto verso il lettore che si è sciroppato 664 pagine di noia assoluta e deliri senza punteggiatura per arrivare al vuoto cosmico del finale.

Ovviamente bocciato a 360 gradi.

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2 Comments

  • Reply
    Silvia
    30 Settembre 2025 at 9:12

    anche secondo me non è il libro dell’anno, né il fenomeno letterario che ci si aspettava, ma non lo boccio del tutto
    per me tre stelle se le è meritate: mi è piaciuta la struttura a capitoli e il tema del fallimento e delle scelte non fatte, anche se l’ho trovato eccessivamente lungo e a tratti noioso

    • Reply
      Tatiana
      1 Ottobre 2025 at 9:43

      Ho notato che a molti è piaciuto, chi lo ha osannato e chi ne ha fatto una valutazione tiepida come la tua, ma per me è stato caotico e strutturato male, il tutto su una trama che poteva portare ad un risultato bello e poetico, ma andava riscritto da zero. Comunque sono contenta di averlo letto perchè mi sono tolta la curiosità in merito ad un libro che ha portato la sua eco nonostante io continui a non comprenderne il motivo; sto vedendo tanti volumi premiati, o comunque risultati finalisti a qualche candidatura letteraria, che sono delle emerite ciofeche, quindi non so se il panorama culturale sia cambiato oppure caduto tanto in basso da premiare delle robacce del genere.

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