
“Mi arrampicai sul mandorlo: Abbas e io l’avevamo chiamato Shahida, “testimone”, perchè passavamo moltissimo tempo tra i suoi rami a guardare gli arabi e gli ebrei”.
“Avevamo battezzato l’ulivo a sinistra Amal, “speranza” e quello a destra era Sa’dah, “felicità””.
Ultimamente mi sto facendo trascinare da proposte che tutto sono fuorchè leggere: questo romanzo, dal nome poetico ed incantevole, presenta un inizio in cui si tende ad incespicare sui nomi, lontani dalla nostra cultura e apparentemente simili l’un l’altro, ovviamente rendendo poco scorrevoli le prime pagine; tuttavia, una volta presa confidenza con essi ci si ritrova dinanzi ad un’opera bellissima, scritta in maniera superba e cruda, cattiva, poetica, realista.
La postfazione spiega come l’autrice, ebrea, abbia avuto la possibilità di vivere all’interno dei confini stabiliti dall’armistizio del 1949 e quindi di osservare in prima persona la vita dei palestinesi in quella che sarebbe divenuta terra di Israele ed è in questo triangolo di terra che si svolgono le vicende di Ichmad Hamid, la voce narrante del romanzo, membro di una famiglia in cui le scelte sono molto diverse, ma che si salva grazie ad professor Menachem Sharon, il quale vede in lui il genio scientifico e che si adopera per prenderlo sotto la sua ala protettrice, portandolo in seguito a ricoprire la carica di professore negli Stati Uniti.
Il fratello Abbas, dopo aver subito un incidente invalidante sul lavoro, sceglie invece la strada più pericolosa, quella di membro attivo di Hamas, aprendo quindi una nuova ferita in una famiglia già defraudata a causa dell’assenza di Baba, il padre condannato ingiustamente per terrorismo, e dalla perdita di due figlie.
Non proseguo per non spoilerare nulla, tuttavia merita un accenno la profonda apertura mentale della voce narrante, sicuramente ampliata dalla ricchezza culturale, che lavora con un ebreo, ha amici ebrei e sposerà una donna ebrea, il tutto nonostante il clima di odio che permea l’ambiente in cui è nato ed è cresciuto. E’ stata una lettura meravigliosa in cui la domanda che si pone al lettore ha il suo perchè, ovvero se sia meglio lottare con la violenza o con la cultura, contribuendo così al bene comune e al progresso di tutta l’umanità. Per me la risposta è scontata.



2 Comments
Silvia
20 Novembre 2025 at 14:56questo libro sembra molto interessante….. me lo segno per il 2026
Tatiana
21 Novembre 2025 at 1:50Dopo un inizio un po’ stentato l’ho divorato, é un bellissimo romanzo corale, una saga familiare assolutamente attuale nonostante sia stata pubblicata qualche anno fa. Godibile e scritta magnificamente!