
Mi sono decisa ad affrontare, mesi dopo averlo letto, qualche riga di valutazione relativa a questo libro, in quanto lettura fortemente voluta e dalla quale ne sono uscita con un sonoro “boh”.
Un libro che piace, che mi ha tenuta incatenata con delle grandi aspettative iniziali, purtroppo non mantenute, ma dalla costruzione semplice e lineare: siamo a ferragosto, il palazzo è praticamente vuoto a causa delle temperature torride, ovviamente i cellulari non raggiungono alcun segnale nel vano elevatore, una combinazione perfetta per un blackout che blocca l’ascensore in un punto non ben definito dell’edificio. I minuti passano diventando ore, nessuno sa che l’ascensore è bloccato, l’allarme è privo di alimentazione e non funziona, il tutto in una descrizione claustrofobica e, suppongo nelle intenzioni dell’autore, inquietante.
Anche i tre fruitori dell’ascensore sono particolari, uno dei quali si sa essere un serial killer, ma è proprio qui che secondo me casca l’asino perchè l’incipit ci porta ad immaginare una evoluzione nell’attività di quest’ultimo, vista la minuziosa descrizione splatter che l’autore pone all’inizio del romanzo, volta forse ad attrarre il lettore, deludendolo poi in maniera disonesta: caro Morozzi, non puoi farmi stare con il fiato sospeso facendomi divorare pagine su pagine nell’attesa spasmodica di sapere cosa accadrà e poi lasciarmi ad annoiarmi con questi tre pirloni nell’ascensore!
Delusione massima per un romanzetto dozzinale.




2 Comments
Silvia
30 Novembre 2025 at 6:25La tua recensione mi ha divertita! Peggior libro letto nel 2025?
Tatiana
30 Novembre 2025 at 10:21Se la contende con “che la festa cominci” di Ammaniti, che però almeno sa scrivere! Questo è una presa per i fondelli nei confronti del lettore, una totale mancanza di rispetto.