Letture

“Demon Copperhead” di Barbara Kingsolver

Questo è un romanzo che ho terminato all’inizio di agosto, quindi sono ancora bella fresca di lettura per potervene parlare: vincitore del Premio Pulitzer 2023, mi ha attratta sin dalla prima volta che ho visto la copertina, mi ha affascinata pur nella sua semplicità e quindi, non appena è stato proposto in un gruppo di lettura, ho colto l’occasione al balzo per affrontarne la mole (656 pagine).

Siamo a Lee County, una piccola contea della Virginia, nl sud rurale degli Appalachi, in una realtà in cui lo sfruttamento regna sovrano, in cui le ricchezze naturali vengono espropriate e sfruttate per meri interessi economici, con la conseguente povertà imperante e le ingiustizie all’ordine del giorno, il tutto di fronte all’indifferenza generale.

La voce narrante è quella di Demon Copperhead, giovane orfano dal piglio deciso e dotato di una naturale simpatia che ci fa divorare le pagine, nonostante il rallentamento che almeno io ho riscontrato dopo metà libro: egli vede la luce sul pavimento di una casa mobile, partorito da una diciottenne sbandata e strafatta di alcool e anfetamine, sola dopo il decesso del compagno che la porta a consumarsi nelle dipendenze. Demon tenta la sopravvivenza, giorno dopo giorno, aiutato da un sarcasmo che gli permette di affrontare anche le situazioni più pesanti e di raggiungere quella che appare come la sua unica possibilità di sopravvivenza. Infatti, stanco delle percosse e delle umiliazioni subite dal nuovo compagno della madre, la quale ne sembra essere completamente soggiogata, fugge e percorre una buona parte degli Stati Uniti, fino a raggiungere la casa della nonna paterna. Una volta assegnato ad una famiglia affidataria abbastanza stabile, dove non patisce la fame e gli viene assicurato un po’ di futuro grazie alle sue doti sportive, subisce un infortunio e ciò lo porta ad una dipendenza da farmaci. Questa è la parte che più mi è risultata pesante nella lettura dell’intero romanzo in quanto, secondo me, è stata tirata avanti un po’ troppo per le lunghe (difetto che sto riscontrando in molti libri di recente pubblicazione, come se fosse necessario raggiungere un numero minimo di pagine stampate), pur tenendo conto che l’autrice abbia voluto porre l’accento sull’uso dell’OxyContin, un farmaco oppiaceo che è stata una vera piaga negli Stati Uniti, in quanto, vista la breve durata dell’efficacia dello stesso, molti cittadini ne hanno abusato determinando una dipendenza che ha raggiunto livelli di allarme sociale, soprattutto in zone come la Virginia, dove i cosiddetti “hillbillies”, ovvero i campagnoli massacrati dalle fatiche dell’attività estrattiva, non di rado erano tormentati dai dolori delle fatiche quotidiane.

E’ evidente come questo romanzo sia considerato una sorta di David Copperfield in versione moderna, paragone in merito al quale non commento in quanto si tratta di un libro che (ahimè) ancora non ho letto, ma posso sicuramente consigliarvelo perchè le pagine volano nonostante ad un certo punto si possa provare un blocco. Gradevolissimo, aspetto le vostre opinioni in merito!

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2 Comments

  • Reply
    Silvia
    2 Settembre 2025 at 7:06

    È stato proposto anche in un gruppo di lettura a cui partecipo ma proprio la mole mi ha fatto desistere….
    Ho anche io la sensazione che alcuni autori moderni vogliano superare un certo numero di pagine tirando inutilmente per le lunghe alcune parti, e spesso il libro ne risente

    • Reply
      Tatiana
      4 Settembre 2025 at 9:47

      Tutto sommato però è stata una bella lettura, lo volevo leggere da tempo e proprio grazie ad un gruppo di lettura ho preso l’iniziativa. Comunque non sono stata l’unica ad aver avuto un rallentamento a metà volume.

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