
Oggi affronto i miei pensieri in merito ad un libro appartenente ad un genere che mai avrei pensato di leggere, chiamato silkpunk , una sorta di “aestethic tecnologica incentrata sull’arte e sulla filosofia mediorientale”, ma che, al di là delle definizioni, ho apprezzato molto, soprattutto alla luce della modernità dell’opera, scritta nel 1995, ma che alla fine si incentra su temi attuali quali le questioni climatiche, la realtà queer e l’etica della robotica, con una lungimiranza notevole.
Siamo nell’anno 2100 e l’umanità si è trasferita in un mondo sottomarino per sfuggire ai raggi del sole, talmente aggressivi da risultare mortali, mondo in cui umani ed androidi convivono in una bolla urbana protetta, appunto, da membrane; tale società si fonda sulle “3B”, ovvero books, body e beauty, tant’è che Momo, figlia di una pesca stante la leggenda che la vuole nata da una enorme pesca dischiusa da due donne, si occupa di pelle, vista sia come bellezza che come barriera che isola l’essere umano dal mondo esterno. Infatti sono proprio i confini, appunto le membrane, il tema principale dell’opera, in quanto che siano sulla terra o in fondo al mare costituiscono un tema di conflitto tra gli androidi, che combattono per essi.
Momo realizza le M-skin, grazie ad una tecnologia avanzata, che permette di creare dei veri ricambi di epidermide grazie agli androidi, i quali vengono utilizzati quali fornitori di pezzi di ricambio per i propri “padroni” umani, in un’ottica che mette in discussione qualsiasi razionalità ed etica umana. Del resto sott’acqua la pelle necessita di maggiori cure e le estetiste che se ne occupano hanno quindi modo di atteggiarsi a delle star con manie di protagonismo, intente a spettegolare su chiunque, caratteristica che però non appartiene a Momo, introversa e nostalgica, specie a seguito del ripudio subito dalla madre, rea di averla divisa per sempre dall’unica amica d’infanzia che abbia mai avuto.
L’intera narrazione si basa su un racconto ricco di flashback alternati al presente, uniti alla grande domanda che Momo si pone in merito all’effettivitá o meno del proprio passato, domanda frequente nella Taiwan degli anni novanta, quando venne lasciata la legge marziale di Chiang Kai-shek, vigente sino al 1987 e che pose il paese in un dedalo di interrogativi legati agli eventi avvenuti nel corso dei decenni governati dal partito unico del Kuomintang, che ebbero come logica conseguenza un complesso processo di ricostruzione identitaria, forse non ancora completato.
Il mondo immaginato dall’autore è popolato da esseri umani che convivono con gli androidi, in un mondo complesso in cui le identità di ambedue si fondono, in cui tra umani ed androidi c’è un confine, in cui tra terra e fondale marino c’è un confine, in cui tra uomo e donna c’è un confine, in un continuo attraversamento di barriere.
Un lavoro illuminato, vale davvero la pena leggerlo, un libro sottile ma di grande significato.




2 Comments
Silvia
21 Luglio 2025 at 9:47mi spaventa un po’…. non è proprio il mio genere però la tua recensione è molto appassionata e invoglia comunque la lettura!
Tatiana
22 Luglio 2025 at 11:48Non è nemmeno il mio genere ma, a parte lo spessore esiguo del libro, scorre velocissimo e senza fatica. Una possibilità gliela darei!