Letture

“L’estate in cui mia madre ebbe gli occhi verdi” di Tatiana Tibuleac

Dopo molte scelte indotte dai gruppi di lettura cui partecipo oggi mi trovo finalmente davanti ad un romanzo iniziato per curiosità personale, un po’ a seguito della copertina meravigliosa e un po’ per il titolo, bellissimo!

Il nucleo portante della narrazione è il rapporto madre-figlio, una situazione conflittuale a livelli particolarmente intensi che ci viene narrata dalla voce di quest’ultimo, oramai adulto, divenuto un affermato pittore disabile (punto che non viene trattato dall’autrice, con mio grande sollievo in quanto evita di cadere nel consueto clichè) e che, alla soglia dei quarant’anni, viene invitato dallo psicoterapeuta a rielaborare la propria storia familiare.

Tutta la narrazione si concentra nell’arco di tre mesi, di un’estate lontana nella quale la madre, da lui odiata a livello viscerale, a seguito della malattia che la colpisce si trasforma completamente lasciando emergere il proprio lato materno, quello nascosto al figlio sino a quel momento. Basti leggere “quella mattina in cui la odiavo più che mai, mia madre aveva compiuto trentanove anni. Era piccola e grassa, stupida e brutta. La guardavo dalla finestra mentre se ne stava al cancello della scuola come una mendicante. L’avrei uccisa senza pensarci due volte”. Ovviamente in tutto questo la responsabilità della madre del protagonista è elevata, l’odio non viene elargito gratuitamente ma è figlio del dolore, eppure in quell’estate, in quei soli tre mesi, tutto cambia: la madre diviene una mamma, la mamma di Aleksy, questo il nome del figlio, una mamma che trascorre i suoi ultimi mesi della vita in un paesino della costa francese, dove riesce a trascinarvi il figlio recalcitrante con una promessa di libertà.

Dall’Europa dell’est i due viaggiano fino alla Francia e per una volta Aleksy sceglie la madre, pur se grazie ad una vicinanza forzata, che ci fa comprendere come l’atteggiamento duro ed arido della donna sia la diretta conseguenza della morte di Mika, la figlia minore, oltre all’abbandono da parte del compagno, generando quindi una ben comprensibile situazione di disamore, sopportata integralmente dal figlio primogenito.

Ma c’è un piccolo particolare, l’unico che Aleksy apprezza, e sono gli occhi verdi della madre, bellissimi, talmente belli che, a detta sua, sembrava uno sbaglio sprecarli sul volto della donna, eppure sono proprio questi occhi a portare avanti il tema principale del romanzo, punto focale che emerge periodicamente e che cuciono tutto il riavvicinamento tra i due.

Tale riavvicinamento avviene perchè la donna ad un certo punto, nella sofferenza della malattia, diviene una mamma o almeno ritorna ad esserlo, e sarà la mamma di Aleksy a pronunciare queste parole: “Impara anche tu ad amare una donna, Aleksy, non essere come tuo padre – asciutto e bavoso e cattivo -, sii un brav’uomo, capito? Ama e regala stelle, non colletti di visone”.

Un libro poetico, un po’ faticoso nelle primissime pagine, ma che ben presto rapisce il lettore e lo trascina tutto d’un fiato pagina dopo pagina, dolore dopo dolore, nella meraviglia di ciò che si dischiude tra i due, tutto questo mentre la madre di Aleksey “avrà per sempre gli occhi verdi”.

Una narrazione da dieci e lode!

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2 Comments

  • Reply
    Silvia
    29 Dicembre 2025 at 10:07

    non l’avevo mai sentito ma me lo segno per il 2026

    • Reply
      Tatiana
      1 Gennaio 2026 at 20:34

      Sono curiosa di sapere se ti piacerà, ma secondo me merita!

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