
Questo è stato il libro più bello che io abbia letto negli ultimi tempi, un cinque stelle pieno e se avessi potuto dargliene dieci lo avrei fatto, del resto mi ha attirata sin dall’inizio, tant’è che l’ho acquistato nuovo, senza passare dall’usato o dagli ebooks tant’era la fiducia riposta.
Siamo davanti ad un volume corposo che supera le settecento pagine e che però volano in un soffio, mentre leggiamo la storia di Concetta, detta Cetta, che nel 1909 si trova ammassata, insieme a Natale, il suo bimbo di sei mesi, in un piroscafo diretto a New York, in fuga da una vita di miseria e di vergogna dalla natìa Calabria; arrivati ad Ellis Island, punto di smistamento degli immigrati, Natale viene ribattezzato Christmas, un nome da afroamericano, ma che segna l’inizio dell’americanità del bambino, come la madre ribadisce sempre al figlio, con la consapevolezza sia l’unico modo di uscire dalla miseria.
I due vivono nel Lower East Side, il ghetto italiano newyorkese, sopravvivendo grazie al lavoro di Cetta, la quale si prostituisce per sfamare sè e il bimbo (sì, lo considero un lavoro, più che dignitoso se ha permesso loro di sopravvivere, mentre la mancanza di dignità spetta a chi ha costretto una madre a tanto per poter sfamare un figlio), ma di fatto aprendosi una strada di speranza e di opportunità. Christmas cresce sgamato e coraggioso e sarà grazie a lui se alla fine avranno tutto ciò che desiderano… Christmas è duro ma ha un cuore d’oro, un animo appassionato che seguirà l’amore della sua vita ovunque lottando per non perderlo, Christmas sarà la voce calda e sensuale che ogni giorno saluterà la sua città con un “Buonanotte New York”…
E’ una storia di riscatto, scritta divinamente dalla stupenda penna del compianto Luca di Fulvio, in una New York splendida, nella mia città del cuore, quella della quale ero innamorata prima ancora di poterla toccare con mano, un romanzo che ti porta ed essere lì a camminare lungo le strade della Manhattan del primo Novecento ad ammirare le capacità di crescere bene “nonostante tutto” di un bel biondino italiano scappato dalla miseria, dalla violenza e dall’onta dell’illegittimità. Magistrale!




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