
Non sapevo cosa aspettarmi dopo la lettura di “Aspettami al Caffè Napoli” essendo, quasi sempre, i seguiti delle emerite noie redatte solo per cavalcare l’onda del successo lasciata dietro di sè dal romanzo precedente; mi sono trovata dinanzi ad un lavoro confezionato bene nonostante qualche inevitabile banalità legata proprio al discorso appena fatto.
Ritroviamo Lidia e Cice (la cugina Alice) alle prese con delle nuove situazioni che vedono sullo sfondo sempre il loro Caffè Napoli, in particolar modo legate alla situazione contabile, tutto fuorchè rosea, scoperta da Lidia dopo aver rilevato l’attività del padre, pur riuscendo a rimetterla in piedi grazie all’aiuto di Cice e della fotografa Mila e nonostante le difficoltà legate all’essere diventata madre della piccola Irene.
La potenza di questo terzetto tutto al femminile lo si vede nella volontà di fare un salto di qualità della propria attività nonostante i problemi economici e gli estenuanti impegni quotidiani; da qui iniziano a presentarsi delle novità, tutte dirette al futuro della loro piccola impresa e che comprendono anche uno speed date per artisti, in maniera tale da unire arte e cultura e sarà proprio qui che entrerà in scena Amanda, una giovane pittrice che alle tre donne lascerà delle impressioni controverse.
La qualità di questo seguito non riesce a raggiungere il livello del primo romanzo della serie, tuttavia alla fine l’ho apprezzato proprio perchè continuano gli esileranti paragoni tra Napoli e Trieste e, devo ammettere, la mia città ne esce davvero bene specie quando viene chiaramente esplicitato che “Trieste non è al nord, ma Trieste è Trieste” e, perdonatemi il campanilismo, ma questa è una definizione da noi triestini portata nel cuore da anni.
Ne suggerisco la lettura? Sì, pur se con qualche riserva, ma a mero completamento della narrazione iniziata un libro fa (però spero vivamente il tutto termini con questo secondo libro).



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