Letture

“La ferrovia sotterranea” di Colson Whitehead

“E anche l’America è un’illusione, la più grande di tutte. La razza bianca crede – ci crede con tutto il cuore – che sia suo diritto impadronirsi della terra. Uccidere gli indiani. Fare la guerra. Mettere in catene i propri fratelli. Questa nazione non dovrebbe esistere, se ci fosse giustizia a questo mondo, perchè le sue fondamenta sono l’omicidio, il furto e la brutalità. Eppure siamo qui”.

Sono stata attratta verso questo romanzo proprio dal titolo, in quanto trattasi, nella storia degli Stati Uniti, della rete clandestina organizzata da militanti antischiavisti e destinata alla fuga, dal sud del paese, degli schiavi verso gli stati liberi del nord; il tema è stato ripreso dall’autore in maniera molto romanzata trasformando questa via di fuga in una vera e propria rete ferroviaria sotterranea, operante in assoluta segretezza, nel sottosuolo del paese grazie all’aiuto di ferrovieri abolizionisti.

Sarà proprio a bordo di questi treni che tenterà la fuga Cora, la protagonista di questo testo feroce di denuncia, una giovane schiava nera in fuga da una piantagione della Georgia, facendo tappa in vari stati del sud ed evidenziando come, a seconda del paese, la persecuzione prenda forme diverse, permettendole anche di lavorare per un periodo presso una famiglia bianca benestante, tutto sommato in una condizione di discreto trattamento. Nonostante ciò Cora proseguirà la propria fuga, sempre con l’obiettivo di raggiungere la libertà, talora sostenuta ma più spesso perseguitata, regalando al lettore una narrazione pesante e realistica della condizione degli afroamericani nel periodo più buio del razzismo, esplicitato con una brutalità ed una realtà raccapriccianti, pur nel loro aspetto romanzato.

Il romanzo si apre e si chiude con una narrazione accattivante, interessante e che rapisce il lettore, perdendosi un po’ verso la metà del libro, che ho trovato più pesante e banale, tuttavia si tratta pur sempre di un’opera vincitrice sia del National Book Award che del Premio Pulitzer, unico libro degli ultimi vent’anni ad aver goduto di tale doppio onore; a parere mio, senza troppe polemiche, andrebbe letto da una parte della società, ovvero quella che, ad oggi, in una realtà eccessivamente buonista e garantista, grida al razzismo per ogni cretinata. Signori, il razzismo qui è esplicitato a dovere, quindi leggete ed imparate la storia.

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