
Siamo arrivati ad uno degli ultimi castelli slovacchi, purtroppo proprio nel giorno di ferragosto, quindi nel caos più totale tenuto anche conto della fama del castello; si tratta del castello medievale più grande dell’Europa centrale, eretto nel XII secolo sulle preesistenti rovine di un antico villaggio slavo. All’inizio del secolo successivo esso venne protetto da una fortificazione in pietra che lo salvò dall’assedio dei Tatari avvenuto nel 1241. La fortificazione fu ulteriormente rafforzata, nel medesimo periodo, dai maestri italiani che lavoravano alla costruzione della Spisska Kapitula, ovvero una chiesa della zona. Come di consueto anche questa fortificazione subì vari rimaneggiamenti e allargamenti, fino all’aspetto odierno, oltre a passare da un proprietario all’altro, l’ultimo dei quali fu la famiglia Csaky, che se ne occupò fino al 1945. Ad oggi il castello è ancora in fase di restauro e risulta essere iscritto al patrimonio mondiale culturale UNESCO.




La visita si svolge interamente all’aperto essendo gli spazi interni chiusi per ristrutturazione, cosa che ci ha facilitato enormemente visto che avevamo con noi le due cagnoline, permettendoci quindi di salire a turno solo sulla torre, mentre il resto della visita l’abbiamo fatta tutti insieme, nonostante il caldo atroce e le salite impegnative.




Dopo la visita al castello siamo risaliti in camper guidando fino a pressapoco un centinaio di chilometri dal confine ucraino allo scopo di visitare Kosiče, esperimento non propriamente riuscito sia per la trascuratezza e la sporcizia della città (peccato perché è molto bella), sia per la totale avversità nei confronti dei cani, i quali non solo non entrano da nessuna parte (nemmeno nei parchi), ma siamo rimasti molto male quando, seduti all’aperto per una pausa birra, ci siamo sentiti apostrofare dalla cameriera a seguito della lamentela di una cliente (specifico, all’aperto e relativamente ad una cagnolina che stava dormendo sotto il nostro tavolo)… chiaramente senza dire nulla ci siamo alzati e ce ne siamo andati lasciando basita la cameriera, ma se non vuoi la cagnolina, che è parte della famiglia, non vuoi nemmeno noi.







Della città posso dirvi che sorge nella valle del fiume Hornád, nel punto in cui le colline digradano verso la pianura pannonica, è ricca di edifici molto belli, ma la Cattedrale di Santa Elisabetta li batte tutti per bellezza ed imponenza: si tratta di una stupenda costruzione in stile gotico, edificata tra il 1378 e il 1508 sui resti della precedente parrocchiale, rasa al suolo da un incendio nel 1370; sul lato nord della cattedrale sorge il campanile di S.Urbano, in stile gotico del XIV secolo e recante una cupola di una bellezza unica. Piccola curiosità: sul lastricato antistante il sagrato sono poste delle targhe, incastonate tra le pietre, riportanti “nomi illustri”, sia di attività commerciali rilevanti sia di personaggi ricordati per i motivi più svariati, tra i quali ho rinvenuto anche qualche nome del buon canto italiano.


L’elemento tipico della città è la “fontana danzante”, ovvero una fontana i cui getti d’acqua seguono il ritmo della musica emessa dagli altoparlanti del parco in cui sorge… bellissima! (Ovviamente i cani non entrano).
Ultimissima curiosità: buona parte della via principale del centro è attraversata da un corso d’acqua, anch’esso utile per mitigare il caldo torrido estivo. Domani ci sposteremo ancora, sperando in una zona maggiormente civile e “dog friendly”.




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