Letture

“La vegetariana” di Han Kang

Premio Nobel per la letteratura 2024

Dopo aver letto “Atti umani”, terribile e bellissimo, ero impaziente di leggere anche questo romanzo, soprattutto in quanto me ne hanno parlato come di un’opera disturbante e difficile, molto più di “Atti umani”. Inizio col dire che il primo a me è piaciuto molto di più, che ho trovato estremamente più crudo nella narrazione della morte e, se vogliamo utilizzare tale termine, che a me non piace affatto, veramente disturbante, oltre che difficile in alcuni tratti meramente storici.

“La vegetariana” per me è stato un libro carente, almeno nel senso del contesto narrativo, aspetto che si evidenzia nel momento in cui la protagonista si trova ad essere vittima di violenze fisiche e psicologiche a seguito della propria decisione di cambiare alimentazione a favore di quella esclusivamente vegetale; alla stessa stregua dell’abitudine, tra famigliari, di chiamarsi con il titolo di parentela o affinità anzichè con il nome proprio, evidenziando come nella narrazione il substrato culturale venga dato per scontato, mettendo delle volte in difficoltà il lettore non appartenente alla società asiatica.

In merito al contenuto del romanzo ci troviamo dinanzi alla figura, alquanto disturbata, di Yeong-hye, una donna ordinaria e silenziosa, assolutamente banale ma che, improvvisamente, decide di non mangiare più alcun tipo di carne e, a dirla tutta, nemmeno di pesce nè di qualsiasi altro alimento che le dia un adeguato sostentamento, tant’è che in breve ella si trova a divenire l’ombra di se stessa, giustificando ciò esclusivamente con la risposta “Ho fatto un sogno”. Questo cambio di abitudini alimentari diviene quasi una metamorfosi simbolica che la porta ad adottare degli atteggiamenti e delle posture che possano farla assomigliare ad una pianta, non da ultimo lo stare in posizione verticale in quanto le mani, appoggiate al terreno, vengono da lei assimilate alle radici di un albero. Questo aspetto del libro porta il lettore attento a rinvenire nella narrazione la profonda connessione tra l’uomo e la natura, tematica ricorrente nella cultura coreana come in altre culture, non da ultimo il concetto buddista del distacco dal corpo fisico.

Tutto il romanzo è però anche permeato da una crudezza scarna e fredda, dalla narrazione di pratiche sessuali al limite dell’abuso, della violenza fisica e verbale, della prevaricazione, il tutto con una narrazione essenziale, vuota, gelida, che oltretutto lascia il lettore dinanzi ad un finale volutamente aperto, lasciandolo libero di decidere se sia meglio accettare una società alienante e maschilista (in realtà patriarcale, ma è un termine che detesto nel profondo in quanto abusato) come quella prospettata dalla narrazione oppure lasciare un mondo così opprimente. Io preferisco sempre i finali espliciti e decisi, com’è nel mio carattere che chiede sempre chiarezza, ma tant’è… questa è stata la volontà dell’autrice.

You Might Also Like

2 Comments

  • Reply
    Silvia
    20 Febbraio 2026 at 10:00

    non ho amato Atti umani, ho fatto fatica a leggerlo e da lì ho eliminato Han Kang dalla mia TBR 😂

    • Reply
      Tatiana
      20 Febbraio 2026 at 16:08

      Pensa che sto terminando “L’ora di greco” e posso dire che tra un romanzo e l’altro ci sono dei baratri da tanto differiscono! Comunque quest’ultimo è duro da portare avanti nonostante sia poesia pura.

    Leave a Reply

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

    This site is protected by wp-copyrightpro.com