Letture

“Configurazione Tundra” di Elena Giorgiana Mirabelli

Ho iniziato questa lettura dopo avere letto dei pareri positivi da parte di altri lettori e lettrici, tuttavia penso sia stato il libro più brutto ed inconcludente della mia vita. Forse sarò stata io a non capirlo, ma resta il fatto che mai mi era capitato di non apprezzarne nemmeno una pagina.

Tuttavia voglio descriverlo più concretamente, partendo da quanto di bello dovrebbe avere, secondo l’opinione comune: si tratta dell’opera prima dell’autrice, un romanzo distopico acclamato per la sua atmosfera onirica in grado di esplorare temi di architettura urbana con una narrazione poetica e frammentata, addirittura consigliandone una rilettura per poterne cogliere le sfumature socio psicologiche (ma anche no grazie, una volta mi è bastata ed avanzata).

Certo è che si nota molto bene l’impronta filosofica dell’autrice, su questo non c’è dubbio, ma non ho colto tutto il fascino decantato dall’opinione comune. Ma veniamo alla trama: l’architetto Marta Fiani, per il tramite del progetto di una città-bioma, persegue l’obiettivo di mutare il comportamento umano fino al raggiungimento della felicità proprio grazie all’influenza data dalla struttura urbanistica all’atteggiamento sociale, con lo scopo di determinare il risultato di una città lineare che si muove su una retta infinita. In tale struttura, nonostante l’eleganza data dalla retta infinita, sorgono alcuni limiti, tra cui la monotonia stante l’assenza di un centro, che la rende una continua replica di se stessa, oltre alla continua ricerca di un’identità da parte degli ipotetici abitanti, che in tal modo verrebbero privati della memoria, elemento base per la costruzione del sè.

Tuttavia Lea, la figlia dell’architetto, lascia dietro il proprio passaggio alcuni oggetti e quindi dei ricordi, tracce che vengono rinvenute da Diana, la quale si trova ad occupare il loro appartamento e di conseguenza cerca di ricostruire una possibile realtà mnemonica a partire da quanto la precedente occupante ha lasciato dietro di sè, non essendosi spogliata dei proprio averi come auspicato dalla filosofia alla base di tale stile di vita.

L’intera narrazione, comunque molto breve (poco più di cento pagine), vortica intorno a questa narrazione, secondo le opinioni predominanti assolutamente geniale, secondo me di una incomprensione e di una inutilità assoluti; non ho rinvenuto alcuna recensione negativa e se sono stata in grado di comprendere la trama è stato solo perchè l’avevo letta prima di iniziare la lettura.

Insomma, fate voi, per me è stato come assistere all’adorazione generale di fronte ad un quadro astratto e post moderno mentre io continuo ad amare la pittura raffaellita.

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3 Comments

  • Reply
    Silvia
    6 Febbraio 2026 at 14:24

    non conoscevo né libro né autrice, e penso continuerò così: già non amo le distopie, figurati se sono pure noiose!

    • Reply
      Tatiana
      6 Febbraio 2026 at 14:38

      Questo è un insulto alla letteratura!

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