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Germania/ Viaggi

Bad Wildungen, Bergfreiheit, Christenberg e Schwalmstadt – giorno 11

Il castello che ispirò i Grimm alla stesura di Biancaneve e i Sette Nani
Varchiamo l’ingresso

Ed eccoci all’undicesimo giorno della nostra vacanza itinerante, sempre con il titolo del post dai nomi impossibili, ma anche oggi ve la faccio breve: Biancaneve e i Sette Nani, Hansel e Gretel e Cappuccetto Rosso… così si ragiona, vero?

La prima tappa l’abbiamo fatta al castello che ispirò la storia di Biancaneve, semplicemente in virtù del fatto che vi visse una fanciulla che finì i suoi giorni avvelenata, il che ispirò i fratelli Grimm nella stesura che oggi conosciamo; tuttavia se dovessi consigliarvi la visita del castello per me è un no secco, vi trovereste all’interno di un museo con delle stanze molto rimodernate ed una guida pallosissima che vi chiacchiera in tedesco per un tempo interminabile, ma purtroppo era l’unico modo per accedere agli interni.

Il terrazzamento

Il percorso turistico prevede la visita alla miniera di carbone, che abbiamo omesso per motivi organizzativi essendo aperta per una sola ora alla settimana e, pur avendone la possibilità, l’abbiamo saltata avendone già visitate delle altre, immense e bellissime; abbiamo preferito farci un giro nella casa dei sette nani, assolutamente una chicca da non perdere, semplicemente una casetta a graticcio di due piani interamente a misura di bambino, nell’ottica del fatto che sembra i sette nani fossero stati in realtà dei bambini, visto l’elevato numero di minori impiegati all’epoca nel lavoro minerario.

L’ingresso alla miniera
Sono graziosissimi…
Entriamo nella casina
E già la porta è un amore
Lettini mignon con la scaletta
Con tanto di scaldino!
La saletta da pranzo
Ma i berrettini a punta… sono fantastici!
E le lanternine…
Il cucinotto

Lasciato questo delizioso paesino dalle case a graticcio siamo passati per Christenberg, grazioso borgo collinare collegato alla casetta di marzapane di Hansel e Gretel, pur non rinvenendovi delle rilevanti tracce a memoria (però una bella birra ed una fetta di torta ce le siamo concesse).

Un ricordo della casetta di marzapane
C’è rimasta solo questa perché la casetta se la sono mangiata 😀
Hansel e Gretel con la strega

Ultimo passaggio al volo lungo la Rotkäppchenland, la terra di Cappuccetto Rosso, luogo in cui non vi si trovano altre tracce stante l’ambientazione della fiaba nei boschi e riducendo il tutto a meri eventi a tema e a un po’ di merchandising.

Il museo di tessuti ispirato alle stoffe usate nella narrazione di Cappuccetto Rosso, immancabile il carillon
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Ripartiamo per Sesertal-Oedelsheim e Sababurg – giorno 10

Che detta così a voi dirà poco, ma se parliamo del Gatto con gli Stivali e della Bella Addormentata? Ci siamo, vero?

Ebbene sì, questo è il viaggio dei ricordi bambini, tant’è che passiamo per Sesertal-Oedelsheim solo per scattare una foto al Gatto con gli Stivali, perché altro non c’è, ma era una delle favole che più amavo, grazie alla scaltrezza di questo micio che finì spacciarsi per il Marchese di Carabas, gabbando tutti e assicurandosi un futuro comodo e degno di nota.

Lasciamo il gatto per raggiungere Sababurg, sede dell’omonimo castello che si narra vi si svolsero le vicende narrate ne “La Bella Addormentata”, a dire il vero a me non molto simpatica come tutte queste fanciulle che venivano salvate dal principe (che io sia una che si salva da sola si era capito, vero?), comunque la visita è molto breve in quanto il maniero è attualmente sottoposto ad una importante ristrutturazione e quindi risulta visitabile solo nel fine settimana e compatibilmente con la sicurezza del cantiere. Siamo comunque riusciti a vedere qualcosa e a salire sulla sommità di una torre per poi scendere dalla collina e farci un giro allo zoo; premetto che gli zoo li detesto ma mio marito desiderava visitare quello più antico d’Europa e io ho accettato in quanto gli animali, comunque autoctoni, vi vivono liberi ed è possibile interagire con essi. Lo zoo, in realtà si chiama Sababurg Wildlife Park, nacque nel 1571, si estende su circa 130 ettari e ospita pressapoco 80 specie faunistiche, alcune in via d’estinzione. Gli animali sono tenuti molto bene, peccato oggi alcuni fossero nascosti (desideravo vedere il lupo, mi affascina molto, ma giustamente non si faceva vedere … c’era molto rumore), mentre altri recinti li abbiamo evitati di proposito perché dopo tre ore a camminare eravamo cotti. Non ho scattato alcuna foto nel parco perché rimango dell’opinione che gli animali starebbero meglio nel proprio habitat quindi di proposito ho voluto riservare loro almeno questo segno di rispetto.

Questa notte sosteremo in libera perché le aree sono affollatissime, ma siamo talmente stanchi che dormiremmo ovunque. A domani! O quando il WiFi ce lo permetterà…

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Bodenwerder, Polle e Trendelburg… da una fiaba all’altra! – giorno 9

Il Barone di Münchhausen posto all’ingresso del museo a tema

Stamani lasciamo Hameln e continuiamo la nostra strada delle fiabe, anche se da questo momento in poi i post li leggerete in differita avendo quasi terminato i giga di internet e le foto pesano parecchio, quindi solo a trasferirle dal telefono al tablet faccio danni.

La prima tappa della giornata la facciamo a Bodenwerder, la città del Barone di Münchhsusen, fantasioso personaggio noto per le proprie fantasie di narratore; egli infatti nacque a Bodenwerder l’11 maggio 1720, in quello che è l’odierno municipio ed allora casa padronale, prestando successivamente servizio militare per l’esercito russo, alla corte dello zar, per ben dodici anni. Nei pressi di Riga conobbe anche Jacobina von Dunte, che ebbe in moglie per ben 46 anni, sino alla morte di quest’ultima e fu con lei che ritornò nella propria città natale all’età di trent’anni, assumendo la guida del podere paterno ed ingrandendolo e fu proprio qui che, tra il fumo della pipa e il vapore del punch caldo, che iniziò a raccontare agli amici le sue fantastiche avventure.
La sua fervida fantasia raggiunse tali livelli di popolarità che esse iniziarono a viaggiare di bocca in bocca, finché il verbo, ad opera di autore anonimo, venne riportato su carta ed uscì la prima raccolta con il titolo “I fantastici viaggi e le avventure del Barone di Münchhausen”, ben presto tradotto in più lingue. Tuttavia il barone se ne ebbe parecchio a male, ferito nel proprio onore di ufficiale e gentiluomo, ma oramai il danno era fatto e il manoscritto si diffuse a livello mondiale, rendendogli un successo planetario.

Ma siccome la fama del barone ha raggiunto tutti tranne la sottoscritta che ne sapeva ben poco… eccomi qui al museo che lo celebra e in cui l’intero primo piano gli è dedicato, mentre quello superiore è interamente ispirato alla seconda moglie, al suo libro di ricette e alle sue passioni, nonostante egli ben presto provvedette a divorziare dalla medesima, molto più giovane del barone e alla fine estremamente ambiziosa e poco dedita alle incombenze familiari.

La fontana ispirata al barone nel centro della cittadina
I particolari della fontana
Le vie del centro con le casette a graticcio

Lasciata questa graziosa cittadina ci siamo diretti verso Polle, piccolo centro che ospita il castello che ispirò la fiaba di Cenerentola: purtroppo le poche notizie disponibili erano tutte in tedesco quindi mi limito a condividerne le foto, tanto la storia la conosciamo tutti, no?

L’ingresso del castello
Saliamo sulla torre
Il paesaggio è una meraviglia

Ultima tappa a Trendelburg, dove sorge l’omonimo castello con la torre di Raperonzolo, dalla quale ancora pende la sua treccia (e sì, lo confesso, anche qui sono un po’ impreparata e corro immediatamente a farmi una cultura raperonzolesca); c’è poco da dire in merito se non guardare la torre dal basso (ci si può anche salire ma non ero interessata a farmi altri gradini visto che il bello era proprio vedere la treccia scendere dall’esterno), dato che il paesino non offre null’altro.

La torre con la treccia

Domani proseguiremo nella lettura del nostro libro di fiabe e non avete nemmeno idea di quanto mi dispiaccia ritardare la pubblicazione di questi post (a meno che non riesca a trovare una connessione wifi)…

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Hameln, case a graticcio, topolini e pifferaio magico – giorno 8 (parte 2)

Le targhette che popolano la pavimentazione della città

Riprendiamo la nostra giornata turistica dopo un piatto di pasta, un caffè e qualche minuto di riposo, partendo dall’area di sosta di Hameln,, raggiunta brevemente dopo la visita al castello. Costeggiamo il fiume Weser, nuovamente, e raggiungiamo il centro in pochi minuti: è un centro da vivere tra stradine costeggiate da case a graticcio, passeggiando sopra migliaia di targhette bronzee raffiguranti un topolino, simbolo della città del Pifferaio Magico.

Il pifferaio
La casa in cui si narra visse il pifferaio

È un centro pieno di vita, di giovani che affollano il centro completamente e magnificamente pedonalizzato, pieno di biciclette con qualsiasi condizione meteorologica, dove i bambini non mancano e ciò è una gioia… vi lascio alle immagini perché non c’è nulla da aggiungere se non quella di viversi la città perché è deliziosa!

Una delle molteplici case a graticcio
Da camminare sempre con il naso all’insù

A domani per un’altra fiaba…

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Castello di Hämelschenburg – giorno 8 (prima parte)

L’ingresso principale

Questa mattina lasciamo la bellissima Brema alla volta di Hameln ma, prima di visitarla, sostiamo presso il castello di Hämelschenburg, che sorge nel Niedersachsen: l’impatto è assolutamente meraviglioso nonostante una parte sia in ristrutturazione, ma veniamo a qualche notizia in merito.

Quanto rimane del fossato

Il complesso sorge tra il 1409 e il 1414 ad opera dei conti di Everstein e viene eretto sul monte Waldau, sopra la valle del fiume Emmer e, dal 1437, esso diviene proprietà della famiglia Klencke, feudatari sufficientemente danarosi da riuscire a ricostruirlo nonostante esso venga distrutto dal duca Guglielmo IV di Braunschweig-Lüneburg nel corso di un assedio. Gli interni sono perfettamente mantenuti, anche grazie ad un recente restauro, e fanno ben comprendere la vita agiata degli abitanti del castello i quali spesso offrirono rifugio, soprattutto ad opera di Anna von Holle, a chiunque fosse perseguitato nel corso della Guerra dei Trent’anni, anche a rischio della propria sicurezza, fornendo cibo e conforto alla propria tavola, sempre facendo presente che ognuno “potesse mangiare a proprio piacimento, anche a costo di ingrassare, purché non parlasse di politica”.

Proseguiamo verso gli interni
La sala imperiale

Attualmente risulta visitabile una buona parte dell’edificio nonché il giardino che lo circonda, affiancato da un fossato, pur se oramai parzialmente interrato, mentre la sala principale ancor oggi è utilizzata per la celebrazione dei matrimoniali civili.

La sala utilizzata per i matrimoni

Non mi voglio dilungare sulle storie relative alla famiglia che nelle generazioni ha abitato queste magnifiche stanze, ma solo condividere alcuni scatti, quelli che sono riuscita ad estrapolare evitando la massa di persone che seguita la visita guidata perché mi sento di consigliarne la visita.

Terminata la passeggiata al castello e goduto del panorama spettacolare che lo circonda abbiamo pranzato per poi raggiungere Hameln (ho diviso il post in due parti a causa delle tante foto, nonostante si tratti di una minima parte di quelle che ho scattato)… ci vediamo tra un po’?

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La meravigliosa Brema tra modernità, tradizione e bellezza – giorno 7

Il Weser
Con le sue imbarcazioni utilizzate come ristoranti, alberghi e bar

Mi ha sempre incuriosita pur vedendola come una meta troppo lontana per una visita nell’immediato, un po’ un miraggio scaturito dalle letture dell’infanzia, da quei musicanti che mi hanno sempre attratta all’inverosimile.

Ti immergi nella modernità più assoluta
E passeggiando lungo la zona pedonale ti trovi davanti al monumento eretto in ricordo di un originale abitante che usava passeggiare con i propri maialini

Eppure ci sono arrivata, sono qui e l’aspettativa non solo è stata appagata ma addirittura superata, il tempo di arrivare al ponte sul Weser, attraversarlo, percorrere poche stradine e… rimanere a bocca aperta dinanzi alla maestosità del Markt! Mi sembrava uno di quegli scorci raffigurati sui volantini turistici di Edimburgo, quell’atmosfera magica, piacevolmente cupa, maestosa, da togliere il fiato… siamo in pieno centro e le foto non rendono giustizia, ma il centro era pieno di vita all’inverosimile e anche scattare con calma non era semplice.

Ma poi inizia la meraviglia del centro storico
Particolare della balena sulla sommità della Casa dei Dazi
Ed eccoli qui i Musicanti di Brema della nostra infanzia 😀
L’altes Rathaus, patrimonio Unesco

Ci si trova nel mezzo di una meraviglia e non si sa dove guardare, da una parte l’Altes Rathaus (il vecchio municipio), dall’altra i palazzi storici, la camera di commercio, la Sparkasse, la statua di Roland, il duomo di St. Petri, in un continuum stilistico di una maestosità inaspettata e che ti fa rimanere pietrificato a dire “wooowwww”… almeno è stato questo l’effetto su di me che, con il naso all’insù ho proferito solo mille volte la stessa esclamazione: che bello…..

La statua di Roland, patrimonio Unesco unitamente al Rathaus, il paladino Orlando raffigurato con la spada e lo scudo rivolti verso il Dom a simboleggiare la lotta della borghesia contro le pretese del clero
Con le ginocchia dotate di spuntoni, utilizzati dai commercianti di tessuti quale unità di misura per la stoffa
Il Dom St. Petri
Alcuni interni
La cripta
Gli interni

L’architettura incredibile coesiste con un centro modernissimo e, nel contempo, con lo Schnoor, una sorta di villaggio rimasto fermo nel tempo tra botteghe artigianali e vicoli nei quali passa a stento una persona, ricco di angoli deliziosi, di localini particolarissimi e di negozietti strepitosi.

Tra i vicoli dello Schnoor

E ancora non si è visto tutto perché, passeggiando lungo il centro, si raggiunge la Böttcherstrasse, un angolo del centro storico sorto grazie a Ludwig Roselius, commerciante di caffè ed inventore del decaffeinato, nonché finanziatore di strampalate indagini alla volta della ricerca delle origini della razza germanica nella scomparsa Atlantide, certamente visionario ma autore di questo meraviglioso angolo al tempo abitato dai lavoratori di rame e oggi sede di botteghe artigianali. Vi si accede da una porta sormontata dal rilievo dorato Der Lichtbringen (il portatore di luce) e ci si addentra in un’incantevole via racchiusa da edifici in mattoni rossi dove si può assistere allo spettacolo del carillon che illustra scene della storia cittadina accompagnate dal suono delle campanelle di porcellana di Meissen poste sulla sommità dell’edificio.

L’accesso alla Böttcherstrasse
Il carillon
Le campanelle di porcellana di Meissen

Il tutto è magia tra il profumo delle svariate botteghe di sapone, di quella di caramelle in cui è possibile ammirarne la lavorazione a partire da gomitoli di melassa, di un negozio in cui è sempre Natale, del tintinnio dei campanellini, dei vicoli da fiaba e dai palazzi stretti tra di loro a creare un villaggio fuori dal tempo.

Qui è Natale tutto l’anno
Brema è anche sede della fabbrica della Becks
Ovviamente era nostro dovere testarne la bontà
E dopo aver preso anche tanta pioggia non vuoi farla una tappa da Starbucks?🤣

Brema, piena di vita, di giovani, di allegria… ma quanto sei bella…

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Flensburg, incantevole fiordo sul Mar del Nord – giorni 5 e 6

Oggi vi accorpo due giornate perché sono stata male e il giro della città l’ho fatto con gran fatica, a dire il vero già la notte prima ho avuto la febbre, probabilmente a causa del gran freddo patito in Danimarca in quanto il tempo ha cambiato improvvisamente direzione poco prima che arrivassimo in camper, il che evidentemente è stato sufficiente a crearmi dei guai. Tuttavia ho affrontato la giornata imbottita di antipiretico, di certo non potevo rinunciare avendo organizzato le tappe fin nei minimi particolari e avendo già perso del tempo a causa dei rallentamenti stradali dell’andata, ma l’area di sosta camper distava più di tre chilometri dal centro, il che mi ha portato a percorrerne quasi dodici complessivamente.. lasciamo perdere come stavo la sera ma ne è valsa davvero la pena!

Flensburg si snoda lungo un fiordo che si affaccia sul Mare del Nord, non particolarmente ricca di attrazioni artistiche (sono riuscita a visitare solo una chiesa luterana, tutto il resto era chiuso), ma è tutta da vivere, con i localini che costeggiano la marina, deliziosi e a prezzi abbordabilissimi: mio marito si è fermato per pranzare con un piatto di pesce ed una birra locale, deliziosa, mentre io mi sono accontentata di un dolcetto alle mele a causa del malessere che continuava a disturbarmi, il tutto con porzioni abbondantissime.

Abbiamo passeggiato lungo tutto il fiordo, girellato nel centro pedonale, carinissimo, ricco di negozi e di locali con tavolini all’aperto… e grazie al cielo anche di panchine perché la mia resistenza è stata messa a dura prova!

Le vie del centro
Una porta della città

Vi lascio un po’ di scatti e, se siete in zona, fermatevi perché merita davvero una visita e, se doveste andarvi in camper, c’è ovunque la possibilità di sosta gratuita, noi abbiamo dormito in un’area camper in cima al fiordo e lungo il mare, tranquillissima e gratuita nel limite di una notte.

La banchina ospita imbarcazioni di ogni tipo, oltre a molti scafi storici

La mattina di oggi, ritemprata da un’altra dose di antipiretico (visto il febbrone post sfacchinata) e da una lunga notte di sonno ristoratore, siamo ripartiti alla volta di Brema, ma questa la vediamo domani!

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