Letture

“Tutte le mattine di Sybil” di Virginia Evans

“Esistono quattro stagioni per definizione, che si ripetono a cadenza regolare anno dopo anno. Poiché nella vita umana non esiste un ritmo del genere, devo pensare che, se si parla di stagioni, ci spetta a tutti una sola tornata. In primavera nasciamo e cresciamo, l’infanzia. In estate viviamo i gloriosi, vivaci anni interessanti dei ventenni, trentenni, quarantenni. Ci assestiamo in ciò che siamo con l’autunno, un tempo fresco ma non ancora freddo, ricco e pieno d’aromi. E in inverno invecchiamo (brutalmente) e moriamo”.

Questo è uno dei romanzi più ricercati dell’ultimo periodo, cosa che ha fatto sì io avessi la curiosità di leggerlo e che, ammetto, ha suscitato in me sentimenti contrastanti a fasi alterne: inizialmente l’aspettativa, poi un pizzico di delusione avendovi trovato una struttura esclusivamente epistolare, per poi apprezzarlo grazie alla scrittura fluida e bellissima e alla poesia che lo intride.

Sybil è un’anziana signora con la passione per la scrittura, tant’è che ogni mattina adempie con cura e pazienza alla redazione di una serie di missive, destinate ad amici, parenti, romanzieri (notevoli le lettere destinate a Joan Didion, che la accomuna nella narrazione del dolore), ma anche al suo “Puledrino”, il figlio perduto in tenera età. Molte di esse non verranno mai spedite costituendo esclusivamente un flusso di coscienza con il quale Sybil affronterà il proprio dolore e i sensi di colpa, dal dolore lacerante per la perdita del figlio a quello per aver lasciato andare l’amore per un uomo buono.

In questa sua “seconda vita” Sybil si trova a dover scegliere tra l’interesse che due uomini, profondamente diversi l’uno dall’altro, provano per lei nonostante il suo desiderio di indipendenza, purtroppo minato da un serio problema alla vista che rischia di toglierle per sempre la possibilità di soddisfare il suo amore per la lettura e per la scrittura; infatti spesso al termine di ogni missiva si rinviene qualche suggerimento di lettura scambiato tra il mittente e l’interlocutore, cosa niente affatto sgradita.

“Al contrario, se ci si affida alla pagina, la tragedia che ho appena delineato non avverrà. Immagini le lettere spedite per il mondo, le lettere ricevute in risposta: sono le tessere di un grandioso puzzle o, con una metafora migliore per quanto datata, gli anelli di una lunga catena, e anche nel caso che gli anelli non vengano ricongiunti, come di certo accadrà, anche se per il resto del tempo rimarranno dispersi sulla terra come i fragili semi soffiati via da un tarassaco morente, non c’è forse qualcosa di meraviglioso nel pensare che la storia di una vita in qualche modo si conserva, che un giorno per qualcuno questa lettera potrà significare qualcosa, anche una cosa piccolissima?”

In aggiunta a questa vita già di per sé singolare si snodano anche le vicende legate alle origini di Sybil, che sin dalle prime pagine risultano chiaramente legate ad una famiglia adottiva che però non nasconde nulla ai propri figli in merito alla scelta di averli accolti per dare loro amore e stabilità.

“Quando crescerà, se saprà di me, e se voi vorrete, spero che le direte che era una bambina perfetta nata all’alba, mentre il sole sorgeva color rosa”.

Posso dire che sia un libro sul dolore, ma vissuto con capacità di analisi e sempre con una traccia di speranza intrisa nelle bellissime parole vergate dall’autrice, sempre velate da un tono di raffinata poesia, come emerge dai passaggi che vi ho riportato, il tutto con una scrittura scorrevole e bellissima che mi ha portato a rivalutare la struttura epistolare nel corso della lettura.

“Com’è crudele che la vita duri solo quel tanto. Ora che lo capisco con chiarezza vorrei avere più tempo”.

Potrei quasi dire di trovarmi davanti ad un romanzo da cinque stelle, al quale mi sono sentita di toglierne una solo a causa della struttura epistolare che io purtroppo non gradisco; secondo me questo libro, scritto diversamente, sarebbe stato un’opera meravigliosa, poetica, unica… Il solo vantaggio della struttura scelta è stato l’estrema scorrevolezza, purtroppo a discapito dell’approfondimento caratteriale e dal relativo tratteggio dei personaggi, il tutto minato da un’eccessiva frammentazione narrativa.

“Non bisogna andare di fretta. La fretta può farci mettere su carta certe cose che non intendevamo e ci si svuota. Ci vuole pazienza per dire esattamente quello che si intende dire, per pensare alla parola giusta. A volte scrivo una brutta copia e l’annoto, poi riscrivo tutto in bella e poi spedisco. Sono convinta che si debba stare molto attenti a come si comunica. Ricorda: le parole, soprattutto quelle scritte, sono immortali”.

Mi sento però di annotare l’ennesimo errore, non sfuggito al correttore di bozze suppongo, ma proprio frutto di un’errata traduzione che, visto il costo dei libri, non ammetto e che questa volta mi sento in dovere di evidenziare in quanto passi uno scivolone ma non conoscere la lingua italiana è inammissibile, stante il fatto che i libri servono per apprendere e quindi devono essere inappuntabili. Vi lascio questa chicca…

Pag.73: Debbie vuol far sfilare il figlio come in un cane al Club cinefilo americano (cinofilo???).

Comunque leggetelo, lo divorate in due o tre giorni, è un libro coccola e, questo strafalcione a parte, è scritto davvero bene!

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2 Comments

  • Reply
    Silvia
    13 Ottobre 2026 at 18:04

    Grazie mille! Lo segno ed entra a piè pari nella mia TBR ❤️

    • Reply
      Tatiana
      13 Ottobre 2026 at 18:22

      Grazie a te per la fiducia 🧡. Un bacio!

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