
Con questo autore avevo già avuto uno scontro abbastanza sentito con “Il giorno dell’ape”, tuttavia ho voluto dargli una seconda possibilità vista l’enorme apprezzamento di questo romanzo, purtroppo è stata una fiducia mal riposta, ma proprio malissimo!
La narrazione si apre con la morte di Daniel “Skippy” Juster, un quattordicenne che si accascia nel corso di una gara di ciambelle, all’interno della mensa del Seabrook College, un rigido collegio maschile situato nei pressi di Dublino (quindi non vi sto spoilerando alcunchè), mentre il resto del romanzo è strutturato su un salto temporale pregresso, ricostruendo quindi le settimane e i mesi precedenti l’evento.
Indubbiamente Murray affronta il bullismo, le tematiche principali della vita adolescenziale, i primi amori, ma anche il consumo di stupefacenti e l’isolamento che molti ragazzi provano sulla propria pelle, mentre il mondo degli adulti, cui fanno parte genitori e corpo docente, è incapace di inserirsi in quello dei ragazzi, lasciandoli spesso soli e disagiati, tra i quali le figure di spicco sono il professor Howard, che ci prova essendo affezionato ai suoi studenti, ma caratterialmente troppo debole per realizzare qualcosa di concreto, e padre Green, una personalità abbastanza controversa.
L’immagine forse più interessante è quella di Ruprecht, il compagno di stanza di Skippy, un genio della matematica e della fisica che, per il tramite della teoria delle stringhe, cerca di dimostrare l’esistenza di un sistema di universi paralleli al fine di tentare un contatto con l’amico scomparso del quale sente una dolorosa mancanza.
Detto così sembra un bellissimo romanzo e indubbiamente la trama sarebbe stata interessante viste le tematiche trattate, tra la malinconia adolescenziale, la vulnerabilità dei ragazzi, il bullismo e la fatica di crescere, specie in un ambiente così rigido e privo di rapporti empatici, tuttavia l’autore, come già riscontrato in precedenza, è terribilmente caotico nella narrazione e ciò, a fronte della lunghezza del romanzo (siamo oltre le seicento pagine) è un grossissimo problema; oltretutto vi sono troppi passaggi narrativi che portano ad allungare eccessivamente e, soprattutto, inutilmente, la trama complessiva. Comprendendo questi due punti critici posso dire che la noia è stata immensa, che la scrittura è tremendamente caotica e pregna di passaggi totalmente inutili al contesto, che gli ultimi capitoli ho quasi finto di leggerli perchè non ne potevo più ed, in tutta onestà, continuo a non comprendere come sia possibile che alcuni romanzi siano portati così tanto alle stelle. I miei dubbi sono quindi legati sia alle case editrici che spingono alcuni titoli per il tramite del bookstagram ma anche ai molti lettori privi di un’educazione letteraria e quindi incapaci di apprezzare, se non un capolavoro, almeno un buon romanzo. E visti gli strafalcioni che troppo spesso leggo in giro mi viene il dubbio che la capacità di discernimento letterario sia oramai perduta nel nulla e nei vari Murray che popolano immeritatamente gli scaffali delle librerie.



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