Arte, storia ed architettura/ Egitto

Edfu Temple

Nel corso della mini crociera lungo le acque del Nilo siamo sbarcati ad Edfu, sita nel Governatorato di Aswan, dove sorge uno dei più bei templi dell’antico Egitto nonché il meglio conservato. Esso risale all’Antico Regno e venne restaurato, nel corso del Nuovo Regno nella XVIII dinastia, da Thutmosi III e successivamente inglobato nella nuova ricostruzione nel corso della dinastia tolemaica, le cui vestigia sono ancora visibili. Nel corso del 1860 venne liberato, ad opera dell’archeologo Auguste Mariette, dalle sabbie che lo seppellivano quasi totalmente, rivelando in tal modo l’ottima conservazione dell’edificio, compreso il naos e le tre colossali statue in granito nero rappresentanti altrettanti falchi dotati della doppia corona dell’Alto e Basso Egitto.
Il tempio rappresenta l’archetipo del tempio con struttura “a cannocchiale”, con una teoria di sale sempre più piccole e più buie, fino al sacrario del naos, completamente avvolto dall’oscurità, perfetta antitesi del modello del tempio solare.
Esternamente il pilone presenta, nei decori, delle rappresentazioni di Tolomeo XII nell’atto di sacrificare dei prigionieri al dio, altri sovrani tolemaici e la locale triade composta da Horo di Behedet, Hathor ed il figlio Ihi, oltre ad antichi dogmi religiosi tra i quali i quattordici ka del dio Ra ed altre divinità, tra le quali Ra-Harakhti, Hathor e Horo Sema-tawi, ossia “Horo che unisce le due Terre”.

Il mammisi del tempio, ossia il “luogo del parto”, sezione del tempio dedicato alla maternità
Il passaggio da una stanza all’altra, dalla luce esterna verso il cuore dell’edificio
I capitelli sono qualcosa di spettacolare in tutto il paese
Incisioni e capitelli ovunque

Tra i numerosi dettagli vi è la ricorrente immagine della barca solare, la “Festa annuale di Opet”, la posa della prima pietra del tempio e numerose altre che non sto ad elencarvi per non annoiarvi, del resto ciò che vi suggerisco, se ne avrete la possibilità, è di fermarvi a visitarlo perché ne vale davvero la pena. Tuttavia merita un cenno il sacrario, contenente il tabernacolo monolitico in granito, con la statua del dio falco Horo, eretto dal sovrano Nectanebo I della XXX dinastia, essendo il reperto più antico unitamente al supporto della barca sacra.
Il tempio fu terminato il 5 dicembre del 57 a.C. dopo ben due secoli di lavori e risulta essere il secondo, per dimensione, dopo quello di Karnak, grazie ai quasi settemila metri quadrati che lo contraddistinguono, compreso anche il mammisi realizzato da Tolomeo VIII, pur se solo successivamente decorato ad opera di Tolomeo IX Soter II. Vi si svolgevano cerimonie religiose quali la Festa del Nuovo Anno, il matrimonio annuale di Horus con Hathor di Dendera e la vittoria del dio su Seth oltre alla suggestiva incoronazione annuale di un falco vivo, appositamente allevato nel tempio dai sacerdoti, del quale ancora oggi sopravvive la statua zoomorfa che sfida lo scorrere dei secoli.

La barca (questa è una riproduzione) nel naos
La barca, onnipresente nelle incisioni
Il dio falco con la doppia corona del’Alto e Basso Egitto

Oggi ho dedicato il post ad un’unica visita perché il prossimo che vi proporrò sarà già molto complesso di suo e temo dovrò frazionarlo, quindi ne approfitto per lasciarvi qualche scatto di quella che è la vita locale, quella lontana dalle mete turistiche patinate in quanto, nonostante gli sfarzi di un’antica civiltà, ad oggi questo paese meraviglioso è abbastanza malmesso, la miseria si tocca con mano e vedere dei bimbi seminudi che giocano nella polvere sotto un ponte ti spezza il cuore… posso solo dirvi che l’umanità della gente ti accarezza il cuore e che ci tornerei mille volte, nella polvere, sotto un sole impietoso, ma davanti al paese vero, quello che in tutte le sue sfaccettature ti ruba l’anima.

I tuk-tuk, presenti ovunque e spesso guidati da ragazzini
Scorci di vita in un paese dove l’infanzia non esiste

Vi lascio con questi pochi scorci, cui ne seguiranno degli altri, di spaccati di vita perché, al di là delle vestigia storiche che mi sono state presentate, il fascino di un paese nasce sempre da come lo vivi.

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2 Comments

  • Reply
    Daniela Gambarin
    13 Giugno 2024 at 10:29

    Che spettacolo di viaggio tati quanto ti invidio!!!farebbe voglia anche alla mia amica ary un viaggio così lei che è sempre pronta a partire e fare nuove avventure e scoperte.
    Cn la bimba piccola che soffre l auto anche quest estate stiamo a casa😭😭😭

    • Reply
      Tatiana
      14 Giugno 2024 at 13:17

      È stato incredibile, un’emozione dietro l’altra, tant’è che anche i post li sto realizzando un po’ alla volta perché ho visto tante di quelle bellezze che necessitano essere metabolizzate! Oggi sono nuovamente in partenza ma prima di parlarne voglio esaurire tutte le emozioni egiziane 😃
      Un abbraccio!

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