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Letture

“L’estate che sciolse ogni cosa” di Tiffany McDaniel

“E’ detta la Scala della Caduta, ed è così che viene spinto giù dal paradiso chi non merita di restarvi, come me. E’ un volo spaventoso, un ruzzolone di sette milioni di gradini, una punizione che non può essere dimenticata. Precipitando, si sbatte contro ogni singolo gradino, sette milioni di spigoli fatti per fare male, e farti riflettere sugli errori della tua sfida. Il dolore è abbastanza vivo da strappare uno spazio alla poesia, dove ogni livido è un verso e le rime sono gemiti che fanno eco una all’altra. E’ una cosa terribile per un angelo, perché le ali non sopravvivono alla caduta. Il volo di un tempo diventa magia da uccelli che non si sperimenterà mai più. Com’è poco duratura la piuma per l’angelo che conosce lo scontento. In fondo, non fu forse questa, la mia caduta? L’insoddisfazione di non potermi muovere da un solo posto, di non poter mai cambiare vestito. Ma io ero stanco di essere il figlio obbediente che si umilia coltivando gli ordini del padre. Volevo la mia vita. Volevo una buona vita.

Dio non è uno stolto. Ha fatto in modo che la caduta sia una tortura penosa. A ogni gradino ti si presenta una mano che sembra offrirti una possibilità. Tu ti volgi indietro e la afferri, persuaso che così facendo non verrai più cacciato. Ma nessuna tua supplica, nessuna tua resa in realtà è sufficiente a revocare la punizione. E’ questo l’inalienabile tormento della caduta. Benché si tratti di un evento divino, lo strazio è alquanto ordinario. Il supplizio di provare speranza solo per scoprire che non esiste speranza. Sperare significa cedere alla seduzione della leggenda secondo cui ci viene data una seconda possibilità nella vita.

Quando giunsi all’ultimo gradino, il sette milionesimo, mi fu offerta una mano diversa dalle altre. Erano dita che avevano modellato l’argilla, come intorpidite dal lungo lavoro della creazione. Quella mano mi portò alle labbra la parola Dio.

Le altre sapevano sin dal primo momento che alla fine mi avrebbero lasciato andare e in quel loro gesto c’era solo crudeltà. Ma la sette milionesima mano si trovava davanti a una scelta. Mi avrebbe lasciato o mi avrebbe tirato su? Mi avrebbe restituito le mie piume? Mi avrebbe perdonato? Mi avrebbe chiamato ancora una volta figliolo?

La prima natura di quella mano è il calore. La seconda, di dare dignità alla mia speranza stringendomi con più forza di tutte le altre. Ma soprattutto, era puro amore. Accostando tutti i cuori di questo mondo non si giungerebbe nemmeno a immaginare cosa possa voler dire essere amato a quel modo. Fu così che capii che la sette milionesima mano era quella di Dio.

Mentre penzolavo dal cielo appeso alla Sua mano, sapevo che Egli non desiderava lasciarmi andare. Ma sapevo che se non lo avesse fatto, quella sarebbe stata la Sua rovina. Così, davanti a una simile scelta, fui io a mollare la presa. Per il Suo bene. Dovevo cadere. Dovevo essere il Diavolo, perché Lui potesse essere Dio”.

Tratto dal capitolo VII.


Ho iniziato questa lettura aspettandomi nulla più di un romanzetto leggero, quasi un libercolo da spiaggia, e invece mi sono trovata dinanzi una narrazione che mi ha spiazzata, ricca di temi trattati e che mi ha portata a divorare pagine su pagine in pochissimi giorni.

Siamo dinanzi alla dicotomia tra il Bene e il Male, i due opposti della nostra esistenza, della nostra morale e delle nostre azioni, e ciò si pone alla base di un racconto leggero ambientato in una cittadina americana, nel 1984, anno in cui questa vede l’arrivo di Sal, un ragazzo dalla pelle nera e gli occhi verdi e che afferma di essere il diavolo. L’intero romanzo, di fatto, è una continua discesa agli inferi grazie al male dilagante in un’atmosfera erosa da un calore anomalo che divora letteralmente la cittadina di Breathed, in un continuo e costante sciogliersi di ogni cosa, dall’equilibrio degli abitanti alla capacità di discernimento degli stessi, in una sempre maggior confusione tra il bene e il male.

Chi è Sal? E’ veramente il Diavolo? E’ Lucifero? Non voglio spoilerare nulla perchè questo libro è un capolavoro assoluto, è poesia pura, è una pugnalata al cuore, con un finale che comunque lascia molti interrogativi e spazio interpretativo, tuttavia ciò che realmente conta è quanto accade nel viaggio della lettura e anch’io, che sono contraria ai finali poco definiti, questa volta sono disposta a soprassedere e a promuovere a pieni voti questa chicca. Leggetelo, non ve ne pentirete.

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