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“Darkly” di Marisha Pessl

Avevo notato questo volume, bellissimo a livello estetico, ad inizio autunno all’ingresso di una libreria, me n’ero innamorata follemente ma alla fine non lo avevo acquistato, quasi sentissi un sesto senso a frenarmi. E avevo ragione. Ma procediamo con ordine.

Siamo davanti ad un fantasy in cui la protagonista Arcadia (Dia) Gannon, apparentemente una comune adolescente, che si districa quotidianamente tra lo studio e la gestione del negozio di famiglia, alquanto complessa vista l’incapacità materna di occuparsene, grazie alla passione per i giochi da tavolo, soprattutto per quelli della Darkly, ottiene uno stage organizzato proprio dal suddetto brand insieme ad altri ragazzi provenienti da tutto il mondo. La Darkly è accompagnata dalla fama della sua fondatrice, tale Louisiana Veda, la cui misteriosa morte ha ammantato di fama tutte le sue creazioni, ovviamente trasformate in oggetti di culto che vengono battuti all’asta per cifre immense, come ben si può immaginare viste le leggi del mercato.

Dia è una ragazza inquieta, timida e studiosa, chiamata “nonnetta” dai compagni visto il suo aspetto ordinario che non segue le mode del momento, ma estremamente intelligente, dote che le verrà in aiuto nel corso dello stage al quale viene inaspettatamente ammessa; infatti ella ha una passione per i mondi alternativi, costruiti secondo logica, in cui si seguono regole chiare e logiche, dove non c’è spazio per il caos ma solo per il ragionamento, inoltre è una ragazza dalle ottime capacità di osservazione e in grado di cogliere le connessioni che passano inosservate a molti e che quindi la portano a risolvere i rompicapo che si trova davanti nel corso dello stage, spesso sfidando rischi e pericoli, ma riuscendo a portare fino in fondo le sfide che le si pongono dinanzi.

“Darkly” è piaciuto a molti ed è stato osannato con generosità, ma veniamo alle mie considerazioni: la scrittura raggiunge pienamente la sufficienza ma nulla di più, comunque non ho riscontrato degli strafalcioni e di questi tempi già mi consola, mentre per quanto concerne la trama ammetto di essermi trovata in grosse difficoltà all’inizio in quanto non riuscivo a comprendere dove la narrazione volesse andare a parare, per poi districarsi nel corso del prosieguo, rendersi quasi interessante verso i tre quarti del libro e crollare miseramente nel finale, confuso ed estremamente carente in quanto molti punti vengono lasciati irrisolti, inammissibile per un romanzo autoconclusivo. L’atmosfera è gradevole, il world building è strutturato bene e i personaggi sono ben delineati ma una trama così ricca di particolari e complessa alla fine è quasi implosa su se stessa, come se la stessa autrice si fosse ingarbugliata nel non riuscire a dipanare la matassa entro un numero limitato di pagine. Forse, e per una volta affermo il contrario di quanto io scriva di solito, in questo caso qualche capitolo in più sarebbe risultato utile a sviluppare al meglio una storia che in sè ha sicuramente del potenziale.

Promosso con fatica e con riserva.

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